Austerità

Ho sentito negli ultimi anni un abuso della parola austerity, soprattutto in tema di politica economica.
Io ho compiuto una scelta grazie all’austerity, che di tutte le scelte azzeccate (poche) della mia vita, è stata la migliore…Ma vi spiego com’è andata…
Il termine austerity ha indicato un periodo della storia a cavallo tra il 1973 ed il 1974, durante il quale molti governi dei Paesi occidentali, compreso quello italiano, furono costretti ad emanare disposizioni volte al drastico contenimento del consumo energetico, in seguito alla crisi petrolifera del 1973. Alcuni fattori politico-economici internazionali che determinarono la crisi furono l’aumento dei costi di trasporto petrolifero dipendente dalla chiusura del Canale di Suez, diventato impraticabile con le guerre arabo-israeliane tra il 1967 ed il 1973 tanto che le petroliere dovevano circumnavigare il continente africano; l’aumento delle royalty dei paesi mediorientali produttori di greggio; l’embargo petrolifero da questi a danno di Europa e USA, alleati di Israele, a seguito della sconfitta egiziana, dopo l’attacco allo Stato ebraico nell’ottobre 1973, meglio noto come la Guerra dello Yom Kippur.
In Italia dalla domenica 2 dicembre del 1973 fu imposto il divieto assoluto di circolazione dei mezzi privati, pena pesanti sanzioni amministrative fino ad un milione di lire.
Fece scalpore l’attrice sex symbol Sylva Koscina, passeggera di un’automobile che aveva tentato di violare il divieto. Anni dopo questo episodio fece quasi tenerezza in confronto all’utilizzo di un’ambulanza da parte di un politico per evitare il traffico (vero, Selva?).
Per gli spostamenti domenicali i cittadini ripiegarono sul trasporto pubblico, bus turistici e sull’uso della bicicletta. Erano bandite le insegne luminose animate e di grandi dimensioni. I cinema chiudevano alle 22.
Le trasmissioni televisive RAI, allora monopolio statale, terminavano alle 22.45. Il telegiornale serale del Programma Nazionale fu anticipato dalle 20.30 alle 20. Ora, tenete a mente questo…
Le misure varate, immediatamente esecutive, ebbero un impatto tangibile sul modo di vita degli italiani. Fu varata una campagna per la sensibilizzazione dei cittadini all’impiego di isolanti per coibentare le abitazioni e di termostati, con limiti di temperatura e di periodi di accensione degli impianti di riscaldamento. La crisi sensibilizzò il pubblico sull’eventualità non troppo remota dell’esaurimento delle risorse energetiche, al punto da paventare un ritorno alla civiltà preindustriale, stimolando la fantasia di scrittori e cineasti come testimoniato dalla commedia fantasy “Conviene far bene l’amore”, di Pasquale Festa Campanile, interpretata da Gigi Proietti e Christian De Sica.
Il film narra come in un prossimo futuro, in un mondo privo di risorse energetiche e tornato ad un’epoca preindustriale – il cavallo e la bicicletta quali unici mezzi di locomozione, il gas unica fonte di illuminazione – un eccentrico scienziato, Enrico Coppola, idea un apparecchio che ricava energia elettrica dai rapporti sessuali, sperimentandolo in una corsia dell’antico Policlinico romano.
Il giovane prestante Daniele e la procace Francesca vengono ricoverati inspiegabilmente in una stessa stanza, avendo subito incidenti procurati dallo stesso Nobili. Una volta sviluppatasi attrazione tra i due l’esperimento ha successo e delle antiche lampadine emanano dopo decenni la luce.
Al fine di ripetere l’esperimento a conferma delle teorie, segue un esilarante tentativo di far ricongiungere le due cavie involontarie, dal momento che la giovane assistente Piera non dispone della sensualità sufficiente onde sviluppare energia apprezzabile.
L’invenzione viene in seguito rubata ma al ricercatore spetta la soddisfazione di rivedere un mondo tornato ai fasti del secolo XX, nonostante la nuova forma di sfruttamento che priverà le masse dell’ultimo piacere concesso, appunto quello sessuale.
Ma quelli della mia generazione ricordano quel periodo per un altro motivo.
Ricordate quello che vi dicevo sugli orari televisivi?
Per quasi un ventennio un bambino che cresceva in Italia aveva una sola abitudine in comune con tutti gli altri bimbi italiani (dall’alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno, direbbe qualcuno) : il Carosello.
Carosello è stato un programma televisivo italiano andato in onda sul Programma Nazionale e poi sulla Rete 1 della Rai dal 3 febbraio 1957 (ma originariamente era stato previsto per il 1º gennaio) al 1º gennaio 1977.
Veniva trasmesso quotidianamente dalle 20:50 alle 21:00, tranne il Venerdì Santo e il 2 novembre.
Ricordate ora? Per effetto dell’austerity, che spinse la Rai ad anticipare tutti i programmi della serata a partire dal Telegiornale, dal 2 dicembre 1973 fu trasmesso alle 20:30.
Ma noi avevamo il nostro ritmo “circadiano” ormai impostato di default su “a nanna dopo il carosello!”. Quei venti minuti in più li passavamo svegli nel letto a fantasticare.
Qualche tempo prima ero stato in visita nella caserma dove faceva servizio un cugino di mia madre e ne ero rimasto talmente affascinato che avevo detto al nostro accompagnatore (un Capitano magro e con degli occhiali di corno, che parlava con accento napoletano) che sarebbe stato un mio desiderio compiere il percorso di mio cugino (di secondo grado).
In quei venti minuti giornalieri trascorsi a pensare in attesa del sonno maturai la decisione di frequentare una scuola che mi permettesse di entrare in quella caserma, quindi dopo le medie frequentai il classico e a sedici anni entrai alla Scuola Militare Nunziatella, esperienza che ancora oggi, a trent’anni di distanza, segna la mia vita in modo positivo.
E tutto questo grazie all’austerity!!!
P.s.: Quando divenni allievo, quel Capitano c’era ancora ed era Maggiore. Quindi un po’ di merito va anche all’allora Capitano Cortese!

 

 

Fonti:

D.L.23 novembre 1973, n. 741 (pubblicato in G.U. 26 novembre, n. 304), convertito in legge 842/1973

Pasquale Festa Campanile, Conviene far bene l’amore, Bompiani, Milano 1975

A. Grasso, Storia della televisione italiana, Garzanti Libri

 

 

 

 

 

 

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