Propositi per il nuovo anno?

Ogni anno, in questo periodo, si fanno i consuntivi dell’anno passato e ci si pone degli obiettivi per il nuovo anno. Ma come si costruisce un obiettivo?
Ci sono tante teorie filosofiche sull’argomento, sia antiche che moderne,  ma io vorrei provare a vedere la cosa da buon vecchio logista, stilando una check-list (va bene, elenco, lascio gli inglesismi al mio amico da Londra…). Vediamo un po’ come viene…

II decalogo del buon obiettivo.

Ci sono delle caratteristiche che rendono un obiettivo più o meno raggiungibile già dalla stessa stesura. Molto spesso non raggiungiamo un obiettivo perché abbiamo sbagliato già in partenza nel definirlo, complicandoci la vita da subito.
Vediamo che caratteristiche deve avere un buon obiettivo:

Deve essere preciso.

Primo scalino nel quale le persone inciampano e che impedisce a molta gente di raggiungere ciò che desidera: spesso ci si limita a vaghe indicazioni tipo «Voglio fare carriera», «Mi piacerebbe migliorare». Affermazioni così generiche non significano nulla, sono poco chiare e non indicano una meta. Sarebbe come dire: «Voglio andare in vacanza»; molto vago rispetto a «La prossima estate voglio andare a Londra, nel quartiere di Greenwich, ospite di un mio amico, per due settimane»,  che sicuramente è in grado di focalizzare qualcosa di preciso e definito.

Deve avere una scadenza.

Se un obiettivo dev’essere misurabile, ovviamente dev’esserlo anche sulla scala del tempo. Entro quando sei impegnato a ottenere quel risultato? Avete notato che, quando abbiamo delle scadenze, ci attiviamo in maniera diversa rispetto a quando non ne abbiamo? L’approssimarsi della data prefissata crea indubbiamente pressione, ma stabilisce un passo, un ritmo da seguire. Infatti, senza un tempo limite, potremmo cadere nel «prima o poi lo farò», scusa numero uno per rimandare le cose. E non vale fare come quel mio amico che sulla lavagna in cucina aveva scritto : “da lunedì prossimo smetto di bere”.

Deve essere espresso in modo positivo.

È più importante sapere cosa si vuole, rispetto a ciò che non si vuole. Quindi non diremo «Non voglio più pesare novanta chili», ma piuttosto «Voglio pesare ottanta chili»; non dirò «Non voglio andare in confusione quando vado a un colloquio di lavoro», ma piuttosto «Voglio essere tranquillo e disinvolto ad un colloquio di lavoro». Questo punto è molto controverso, ma trattandosi di un aspetto prettamente psicologico passo oltre.

Deve essere attuabile.

Spesso le persone si pongono obiettivi davvero irrealizzabili. Se guadagni mille euro al mese e ti metti in testa di diventare milionario in una settimana, è evidente che la cosa è impossibile.
La gente tende a sopravvalutare ciò che può fare in un anno e a sottovalutare quello che potrebbe fare in cinque o dieci. In cinque anni si può fare tantissimo, con un po’ di costanza e lungimiranza: si fondano e si consolidano aziende, famiglie, esistenze, ci si può laureare o crearsi una cultura enorme su argomenti che non si conoscevano neppure, si impara a suonare uno strumento, si può diventare professionisti in uno sport, acquisire una qualsiasi abilità che adesso nemmeno esiste. Mi è capitato spesso nella vita di conoscere persone che fino a cinque anni prima facevano tutt’altro e poi, con costanza ed applicazione, hanno ribaltato tutto.

Deve motivare.

Se l’obiettivo prefissato fosse quello di guadagnare un solo euro in più il prossimo mese, sicuramente sarebbe più che fattibile, ma non potrebbe mai essere motivante! Chi si impegnerebbe mai per un obiettivo così modesto? Quindi un buon obiettivo presenta un giusto mix tra la realizzabilità e lo stimolo positivo che ci dà l’idea di superare i nostri limiti e fornire la nostra migliore prestazione possibile.

Deve essere scritto.

Nella nostra cultura mettere le cose per iscritto è indubbiamente più impegnativo che pronunciarle solamente. «Verba volant scripta manent» dicevano i latini, e tutti sappiamo che di certo i pensieri e le parole tendono a sparire velocemente dalla nostra memoria o, quanto meno, a cambiare nel tempo. Quante volte succede di avere una buona idea e, non avendola appuntata, perderla nei meandri della nostra mente per non ritrovarla mai più. Metterli per iscritto ci permette di fissare indelebilmente i nostri obiettivi e, nel farlo, ci fa prendere un impegno psicologico con noi stessi e, soprattutto, ci fa fare il primo passo verso il loro raggiungimento. Scrivere ci permette di stabilire priorità e scadenze, di verificare eventuali conflitti tra attività relative all’obiettivo e di controllarne lo sviluppo. È anche per questo che uso un blog e non un audiolibro.

Non deve essere in contrasto con i propri valori.

I nostri valori sono ciò che è veramente importante per noi, le sensazioni che più vorremmo vivere nella nostra vita. Qualsiasi obiettivo che entri in conflitto con essi sarà alla lunga destinato a morire, perché non faremo qualcosa che ci costringa a provare una sensazione di malessere nel profondo. Quindi se il mio obiettivo è guadagnare di più e mi viene proposto, per realizzare molto rapidamente quel risultato, di fare una rapina in banca o di spacciare droga, non potrò mai, se per me l’onestà è un valore importante, accettare, anche se farlo mi permetterebbe di raggiungere facilmente il mio obiettivo!

Lo devi condividere.

Questo punto è abbastanza controverso e ci sono diverse opinioni al riguardo. C’è chi sostiene che è bene far sapere al mondo dei propri obiettivi, parlandone con quante più persone possibile e in ogni situazione, così da mettersi con le spalle al muro e non poter più tornare indietro, pena una figuraccia terribile con tutta quella gente che è lì, testimone. Di certo questa strategia crea una pressione notevole, e in alcuni casi si rivela vincente. C’è poi chi crede nella strategia opposta: tenere per sé i propri piani e stupire le persone a fatti compiuti. Personalmente ritengo che una via di mezzo sia l’opzione più saggia e redditizia: condividere i propri obiettivi con persone a noi vicine, delle quali ci fidiamo e che possono supportarci ed eventualmente aiutarci se ce ne fosse bisogno.

A questo punto siamo alla fine dell’elenco.  Qualcuno forse noterà che i punti sono otto (allora non è un decalogo!!!) invece di dieci (appunto!). Quelli che ho scritto sono quelli oggettivi, cioè quelli che ritengo valgano per tutti. Gli ultimi due scriveteli voi (potrò fare tutto io?), secondo me c’è spazio e modo per fissare altri due punti.
Io intanto vado ad organizzare la campagna elettorale per diventare Presidente degli Stati Uniti, anche perché la prossima settimana voglio andare su Marte.

 

 

Fonti: Roberto Re, Leader di te stesso, Bestsellers Mondadori, 2006

 

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