Teorie e contro-teorie fantascientifiche

Mi sono sempre immaginato come doveva essere bello avere vent’anni e contemporaneamente amare la fantascienza negli anni ’40-’50, la cosiddetta età dell’oro. Soprattutto negli Stati Uniti ma di riflesso anche in Europa Occidentale in quegli anni ci fu un fiorire di riviste e pubblicazioni di fantascienza. Come tutte le cose, l’evoluzione ti dà e ti toglie; la diffusione della televisione negli anni ’60 e la realizzazione di film e telefilm resero obsolete le pubblicazioni con i racconti di fantascienza, così che riviste come “Astounding Science Fiction” dovettero cambiare linea editoriale per sopravvivere.

A me piacevano sia i romanzi che i racconti di fantascienza e penso di averne letti a migliaia, (grazie Urania!) soprattutto racconti brevi. Uno dei miei preferiti non durava che poche pagine…

I nove miliardi di nomi di Dio (in inglese The Nine Billion Names of God) è un racconto di fantascienza di Arthur C. Clarke pubblicato nel 1953, vincitore del premio Hugo per il miglior racconto breve. Il racconto è stato pubblicato in italiano per la prima volta nel 1973 col titolo Operazione Shangri-La.

Una società americana produttrice di elaboratori elettronici riceve una strana richiesta di noleggio di una loro macchina da parte di un monastero tibetano.

I monaci sono impegnati in un particolare progetto: compilare una lista di tutti i nomi di Dio. Secondo la filosofia dei monaci, infatti, lo scopo dell’umanità sarebbe quello di trovare tutti i possibili nomi di Dio, che sarebbero composti da non più di nove lettere di un alfabeto di loro invenzione. Per trovare tali nomi, da trecento anni essi stanno compilando una lista di tutte le permutazioni di queste nove lettere. Le combinazioni sono circa nove miliardi e i monaci hanno stimato che per completare il lavoro da loro intrapreso occorrerebbero altri quindicimila anni; hanno pertanto deciso di ricorrere ad un computer che possa terminare il progetto nell’arco di cento giorni.

La ditta accetta di inviare al monastero un elaboratore e un paio di tecnici, Chuck e George, per tutta la durata del lavoro. Giunti a pochi giorni dalla fine del lavoro, George scopre che, secondo la filosofia dei monaci, appena la compilazione della lista dei nomi di Dio sarà completa, l’umanità avrà esaurito il suo compito e pertanto finirà il mondo.

Ovviamente i due americani non credono a questa storia, tuttavia sono preoccupati per il fatto che quando la macchina terminerà l’elaborazione e non sarà successo nulla, i monaci possano prendersela con loro. Per precauzione organizzano le cose in modo da partire dal monastero con alcune ore di anticipo in modo da essere presumibilmente già in viaggio al momento dell’ultima “stampata”.

Così, quando la macchina sforna l’ultimo dei nomi, George e Chuck stanno già scendendo nel cuore della notte a cavallo verso il fondovalle, dove li aspetta l’aereo per riportarli in America.

Ma ad un certo momento Chuck invita George a guardare in cielo; questi alza lo sguardo a sua volta e vede che le stelle ad una ad una si stanno, senza fare troppo chiasso, spegnendo.
Il tema di questo racconto lega anche con la matematica, infatti i monaci tibetani avevano calcolato in quanto tempo sarebbero riusciti a scrivere i nomi di Dio calcolando tutte le possibili permutazioni con 9 lettere.

Questo mi fa venire in mente una teoria e la sua contro-teoria…

Il teorema della scimmia instancabile o teorema delle scimmie infinite afferma che una scimmia che prema a caso i tasti di una tastiera per un tempo infinitamente lungo quasi certamente riuscirà a comporre qualsiasi testo prefissato. Ad esempio la Divina Commedia.

Questa formulazione del problema è stata data da Émile Borel. La (o le) “scimmie” che battono a macchina rappresentano soltanto un meccanismo per produrre una sequenza infinita di caratteri casuali. (Douglas Adams nella Guida galattica per gli autostoppisti fra gli eventi osservati da Arthur Dent durante la propulsione ad improbabilità infinita cita «un’incredibile moltitudine di scimmie che vogliono parlarci di una sceneggiatura dell’Amleto che avrebbero appena finito di scrivere»).

Richard Dawkins ha osservato che al ritmo di una lettera al secondo il tempo trascorso dalla nascita dell’universo ad oggi non sarebbe stato (quasi sicuramente) sufficiente alla scimmia per terminare il proprio lavoro. In particolare ha provato, con un programma che genera casualmente lettere dell’alfabeto, che la probabilità per una scimmia di scrivere soltanto le prime 28 battute di una frase di Shakespeare è appena di 1 su 10.000 milioni di milioni di milioni di milioni di milioni di milioni. Per avere un riferimento basti pensare che le probabilità di vincere al superenalotto sono di 1 su 622 milioni.

Questo se si usa una scimmia sola. Ma se si usano centomila milioni di scimmie le probabilità aumentano e il tempo diminuisce.

Ma c’è un problema:

Centomila milioni di scimmie che battono a casaccio su una tastiera produrranno si’ il miglior romanzo della storia, ma produrranno anche una catastrofica, cataclismica, gigantesca, sterminata, montagna di merda.

E questo è quanto sta accadendo oggi nel mondo virtuale di internet.

Nel momento in cui la gente era limitata e poteva solo leggere i mass media, o poteva solo ascoltarli, tutto andava bene, o quasi. Erano comunque delle élite che battevano sui tasti, e anche se non era sicuro che avrebbero scritto il migliore romanzo della storia, era comunque garantita una certa qualità.

Quando le scimmie (la gente comune) iniziarono a battere sui tasti, iniziò la produzione della “montagna”, soprattutto con la pubblicazione da parte dei cosiddetti complottisti di articoli pseudo-scientifici; il problema allora sembrava quasi approcciabile: ci furono persone, dette “debunkers”, che iniziarono a contestare le teorie delle scimmie.

C’era un errore di base in questa idea di debunking, ed era molto semplice: chi si proponeva di informare meglio aveva studiato. Chi andava informato no. E l’ipotesi ottimistica dei debunkers era che bastasse informare per capire. Però è la stessa idea dei ciarlatani, che dicono sempre la stessa cosa: “informatevi”. Senza nessuno che dica loro: no, informarsi non serve, quel che serve è studiare.

Ma specialmente, senza nessuno che faccia notare loro che informarsi dentro una montagna di merda prodotta da scimmie che battono a casaccio serve solo a leggere merda. Ovvero, a niente. Per battere un ciarlatano occorre un esperto.

Quando tutte le scimmie battono stronzate, se volete smentirle dovete chiamare un esperto. Il guaio è che milioni di scimmie che scrivono stronzate lo fanno volontariamente e gratis. L’esperto invece vi costa. Anche se aveste un esperto qualificato per ogni scimmia, la differenza di costo renderebbe più economico riempire internet di merda, di quanto non sia economico ripulirla.

Come se non bastasse, la scimmia incompetente non accetta di essere smentita da una scimmia sua pari. No: vuole un esperto, (e se l’esperto smentisce poi si discute dell’esperto), e il motivo per cui lo fa è che sa bene che un esperto costa molto più di lui. Il fesso che sta ammorbando la internet italiana con le scie chimiche non accetta che una persona qualsiasi dica “stronzate”, lui pretende che si creino costosissime commissioni parlamentari, pretende i massimi esperti di aviazione, chimica, fisica, meteorologia.

Questo è ovvio: lui, che si dedica alle “stronzate” 24 ore al giorno , può apparire in TV al semplice gettone di presenza, mentre un esperto, oltre ad essere più costoso, ha anche altro da fare nella vita. Per esempio, andare al lavoro.

Il concetto è che i ciarlatani possono produrre molta più merda di quanta non possiate spalarne. Provare a spalarla è inutile, non potete vincere.

Allora come si può fare con questi elementi?

Un trucco c’è: ammettere tutto.

Si, voi siete membri di questa cosa delle scie chimiche. Gli mostrate pure la tessera (se li avete, bastano pochi minuti per stamparsene una online). Voi siete parte del Bildberg e siete dalla loro parte.

Perché volete dominare il mondo? Perché la classe politica è fatta di Gasparri. È chiaro che se il grande complotto, della durata di migliaia di anni, condotto con intelligenza sovrumana, su decine di piani diversi e su scala globale, prendesse il posto di Gasparri, il mondo ne gioverebbe.

Perché volete che gli alieni invadano il mondo? Perché è ora che il genere umano si evolva e mediante innesti genetici diventi piu’ simile agli alieni.

Ma non dovete farlo per scherzo. Dovete farlo parlando seriamente. Dovete davvero difendervi da ogni accusa dicendo che il Complotto fa bene a fare ciò che fa. Non dovete negare che lo faccia, dovete solo dire che fa bene a farlo. Che è giusto così, e che voi date il vostro contributo come potete.Se vi dicono che il vostro piano vuole uccidere il 90% della popolazione, fate l’impossibile e dite “Sì, noi uccideremo ogni imbecille sul pianeta”. È possibile difendere qualsiasi posizione, semplicemente aggiungendo un’informazione. È la loro tecnica (in questo caso abbiamo aggiunto il fatto che i morituri siano gli imbecilli).

È il momento in cui si sgonfiano. Il momento in cui si rendono conto che non possono più rubarvi energia. E loro non sanno come rispondere, perché dentro di loro sanno che sono palle, ma specialmente, di fronte alla domanda “ok, e’ tutto vero. E adesso che fai”? scoprono come la loro “lotta” non serva assolutamente a nulla.

E la montagna di merda si sgonfia.

E magari tutti torneranno a leggere un buon libro di fantascienza…

 

 

 

Fonti:
keinpfusch.net
I nove miliardi di nomi di Dio [Le Grandi Storie della Fantascienza],Armenia Editore, 1987
“Mécanique Statistique et Irréversibilité” del 1913
“Le Hasard” del 1914

 

 

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