Primo potere

Ieri mi hanno fatto ricordare un monologo che avevo riposto in un cassetto della memoria e, come si dice, rimosso dai ricordi coscienti.
Nel 1976 il genio di Sidney Lumet vinse 4 Oscar con un film che avrebbe fatto epoca, “Quinto Potere”.

Nel film si narra di Howard Beale, commentatore televisivo stanco e sfiduciato della UBS di Los Angeles, un’importante rete nazionale appena acquistata da un’altra società, che viene licenziato con un preavviso di due settimane, dopo undici anni di presenza sui teleschermi. L’indice di gradimento della sua trasmissione è sceso troppo. Tuttavia, prima di congedarsi e senza preavvertire colleghi e superiori, Beale annuncia il proprio suicidio in diretta, che avrà luogo, dice, fra una settimana. Scoppia uno scandalo: Beale viene costretto a smentire il suo sensazionale annuncio il giorno dopo, durante una trasmissione in cui rivela ai telespettatori, con un linguaggio piuttosto grave, il proprio licenziamento. Diana Christensen, giovane e rampante responsabile dei programmi (fra i quali tuttavia non sono inclusi i notiziari) fiuta l’affarone; Frank Hackett, proconsole dei nuovi padroni nella UBS, l’appoggia, mentre Max Schumacher, amico e superiore diretto di Howard, perde il posto per essersi rifiutato di accettare il massacro intellettuale del medesimo. In un rivoluzionario giornale-spettacolo, messo insieme cinicamente da Diana, sotto la cui direzione sono passate anche le trasmissioni di cronaca, il presentatore diventa l’ascoltatissimo “pazzo profeta dell’etere” (ma in inglese mad può anche significare “incazzato”, in riferimento alle stesse parole che aveva proferito in precedenza).

Le sue feroci critiche, mentre entusiasmano il pubblico, allarmano i vertici e il presidente della UBS, Arthur Jensen, con il quale il subordinato Hackett ha uno stretto legame, induce il divo a propagandare la sottomissione al sistema. L’UBS, che aveva visto le sue sorti brillantemente risollevatesi grazie all’alto share di ascolto raggiunto dalla trasmissione, un po’ pazzoide e di stampo anarchico-rivoluzionario, di Howard, subisce un nuovo, lento declino; ma Jensen, che ha personalmente convinto Howard a cambiare indirizzo, non recede dalla linea: Howard deve continuare il suo show, anche se calano gli ascolti. Diana, Frank e gli altri responsabili della rete decidono che l’unica possibilità di salvezza per l’UBS sta a questo punto nell’eliminazione fisica di Howard, della quale incaricano alcuni componenti di un gruppo terroristico specializzato in rapine e rapimenti, che erano stati scritturati dalla stessa Diana per fornire alla rete le riprese in diretta dei loro assalti. Durante il suo show, due killer del gruppo sparano ad Howard uccidendolo.

Il commento finale è affidato alla voce fuori campo, che ha sempre, discretamente, accompagnato le vicende del film: «Questa è la storia di Howard Beale, il primo caso conosciuto di un uomo che fu ucciso perché aveva un basso indice di ascolto.» Il film è una feroce parodia del mondo della televisione, dei cui artefici espone il cinismo e la totale mancanza di sensibilità morale. Bersaglio particolare è Diana Christensen, talmente calata nel mondo irreale della TV e nelle sue mire di carrierista, da arrivare a sproloquiare di palinsesti e di prospettive delle prossime trasmissioni persino durante i frenetici ma brevissimi amplessi con il suo maturo amante, uno stralunato ed irriconoscibile William Holden, il cui personaggio, Max Schumacher, ha nel film l’unica funzione di porre in maggior risalto il cinismo e la TV-dipendenza di Diana. Il commento finale della voce fuori campo, di cui si è detto, sdrammatizza la situazione, conferendo all’ultimo momento alla vicenda un’aura di presa in giro.

Ma la parte che ritengo faccia riflettere un po’ di più è uno dei monologhi di Beale, in cui incita le persone a prendere coscienza della situazione in cui vivono.

Lo riporto per intero, poi faremo un gioco…

«Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male. Abbiamo una crisi. Molti non hanno un lavoro, e chi ce l’ha vive con la paura di perderlo. Il potere d’acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c’è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l’aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati 15 omicidi e 63 reati di violenza come se tutto questo fosse normale, sappiamo che le cose vanno male, più che male. È la follia, è come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto: “Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere! Lasciatemi il mio tostapane, la mia TV, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente ma… ma lasciatemi tranquillo!” Be’, io non vi lascerò tranquilli. Io voglio che voi vi incazziate. Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore, perché non saprei cosa dirvi di scrivere: io non so cosa fare per combattere la crisi e l’inflazione e i russi e la violenza per le strade. Io so soltanto che prima dovete incazzarvi. Dovete dire: “Sono un essere umano, porca puttana! La mia vita ha un valore!” Quindi io voglio che ora voi vi alziate. Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l’apriate e vi affacciate tutti ed urliate: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”. Voglio che vi alziate in questo istante. Alzatevi, andate alla finestra, apritela, mettete fuori la testa e urlate: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Le cose devono cambiare, ma prima vi dovete incazzare. Dovete dire: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Allora penseremo a cosa fare per combattere la crisi, l’inflazione e la crisi energetica, ma Cristo alzatevi dalle vostre sedie, andate alla finestra, mettete fuori la testa e ditelo, gridatelo: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”.»

Ora, il gioco.

Sostituite la parola “dollaro” con “euro”, la parola “tostapane” con “smartphone” e la parola “bicicletta” con “auto”. Poi “russi”… vabbè, lasciate russi…

Ora rileggete.

Cambiare tutto per non cambiare nulla?

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