Supereroi

Alla fine degli anni 70 e negli anni 80 del ‘900 erano in voga tra i ragazzi dei rettangoli di carta con dei disegni sopra (descrivo così per le nuove generazioni) che si chiamavano fumetti. In effetti esistevano da prima ed esistono anche oggi, ma io in quel periodo ero adolescente e ne leggevo parecchi, tra gli altri, Tex, Mister No, Cocco Bill, Pippo, Pertica e Palla, Alan Ford, Corto Maltese, Lupo Alberto, Nick Carter, Topolino, che non erano supereroi in senso stretto, più tutti quelli della Marvel e della DC, come Uomo Ragno, Fantastici Quattro, X-Men, Capitan America, Devil, Hulk, Iron Man, Silver Surfer, Thor, Superman, Batman, Wonder Woman, Lanterna Verde, Flash e tanti altri

Senza voler tediare nessuno sulla storia dei fumetti, a me particolarmente cari sono due periodi, soprattutto del fumetto USA, Golden Age e Silver Age (età dell’oro e dell’argento, rispettivamente).

La Golden Age nella storia dei fumetti statunitensi è un periodo durato indicativamente dagli anni trenta fino al primissimi anni cinquanta. Durante tale periodo i fumetti godettero di un incremento di popolarità, venne creato e definito l’archetipo del supereroe e molti dei supereroi più famosi fecero il loro debutto. Con Silver Age si indica il periodo della storia dei fumetti statunitensi che dura dal 1956 (circa) al triennio 1969-1971.

Viste dalla prospettiva attuale, le storie della Silver Age sembrano pervase da un atteggiamento ottimista e un’indole gioiosa degni di Pollyanna. I personaggi di quel periodo, reinventati da Julius Schwartz e dai suoi colleghi della DC Comics alia fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta, come Flash, Lanterna Verde o Freccia Verde (un misto di Batman e Robin Hood, con una faretra piena di «frecce gadget» come una «freccia guantone da boxe» o una «freccia manette», il cui funzionamento violava parecchi principi fondamentali dell’aerodinamica), riprendevano l’atteggiamento positivo e virtuoso dei loro predecessori della Golden Age e le loro storie non lasciavano molto spazio allo sviluppo psicologico dei personaggi. Nei fumetti DC, un tipico eroe della Silver Age acquisiva i superpoteri con qualche meccanismo poco plausibile e poi decideva, come conseguenza naturale, di usarli per lottare contro il crimine e migliorare l’umanità (naturalmente dopo aver indossato un costume variopinto), senza mai mettere in dubbio questa scelta di carriera.

Era molto diversa la situazione dei supereroi creati dal principale concorrente della DC, la Marvel Comics, i cui personaggi, come Hulk e gli X-Men, si lamentavano di essere vittime della cattiva sorte. La Marvel attraversò varie crisi, una agli inizi degli anni sessanta e una, ancora più grave, nel ’96, in cui era addirittura sull’orlo del fallimento; dall’apice raggiunto nella Golden Age, quando pubblicava i fumetti della Torcia Umana, di Namor il Sub-Mariner e Capitan America, era decaduta fino a sopravvivere a stento con fumetti di mostri, western, storie divertenti di animali e d’amori giovanili. La prima delle due grandi crisi ebbe una svolta grazie a partita a golf tra Jack Liebowitz, capo della DC Comics, e Martin Goodman, editore della Marvel Comics. Liebowitz vantava il successo che la DC stava ottenendo con un certo titolo, «Justice League of America», che annoverava una squadra di supereroi tra cui Wonder Woman, Flash, Lanterna Verde, Aquaman, Martian Manhunter e altri, uniti nella lotta contro il supercattivo del mese. Tornato in ufficio, Goodman diede istruzioni al suo redattore (e nipote acquisito, l’ultimo dipendente a tempo pieno rimasto) Stan Lee di ideare un fumetto con una squadra di supereroi come protagonisti. All’epoca la Marvel non pubblicava fumetti di supereroi, e quindi Lee non poteva assemblare storie collettive riprendendo personaggi di altri albi, come aveva fatto la DC. Cosi creo invece una nuova squadra di supereroi partendo da zero. II titolo che ne risultò, «Fantastic Four», scritto da Lee e disegnato da Jack Kirby, divenne un successo di vendite e segnò la riscossa della Marvel : il contributo fondamentale di Lee e Kirby fu di aggiungere alle proprie storie lo sviluppo psicologico dei personaggi e delle personalita distinte. I supereroi della Marvel, a differenza di quelli della DC, non vedevano i propri superpoteri come un dono, anzi spesso inveivano contro il loro destino. Quando, in «Fantastic Four», le radiazioni cosmiche trasformarono Ben Grimm nella grande Cosa arancione con la pelle di roccia, egli non festeggiò la sua nuova forza sovraumana, ma maledì questa trasformazione in un patio di mattoni ambulante, e non voleva altro che riprendere il suo aspetto umano. Ma nell’universo Marvel il personaggio che più si lamentava del proprio destino era l’Uomo Ragno.

In «Amazing Fantasy» n. 15, scritto da Lee e disegnato da Steve Ditko nel 1962, il giovane Peter Parker era uno studente di scuola superiore magro e secchione, tormentato senza sosta dai compagni piu sportivi e ammirati. Parker era orfano e viveva con due parenti anziani e iperprotettivi, zia May e zio Ben. Un giorno Peter andò ad assistere a una dimostrazione sulla radioattività in un laboratorio di fisica. Come accadeva con una frequenza preoccupante nei fumetti della Silver Age, il dono dei superpoteri venne da un incidente con la radioattività. In questa caso, durante la dimostrazione, un ragno fu irradiato inavvertitamente e prima di morire morse Peter Parker, iniettandogli così il suo sangue radioattivo.

Parker scopri di avere acquisito, in seguito al morso del ragno, varie caratteristiche degli aracnidi, tra cui una maggiore agilità e la capacità di aderire ai muri. Dato che un ragno è in grado di sollevare un peso varie volte superiore al suo, Peter ora riusciva a fare lo stesso, con un aumento della propria forza che nel fumetto era definito «proporzionale». Inoltre Peter sviluppò un «sesto senso», che lo avvertiva dei potenziali pericoli, un cosiddetto «senso di ragno». Si può solo ipotizzare che Stan Lee, frustrato dai tentativi non riusciti di uccidere dei ragni veri in bagno, avesse dedotto che gli aracnidi usino la percezione extrasensoriale per non essere schiacciati. Probabilmente bisogna ringraziare la protettiva Comics Code Authority se Peter non ha acquisito dal ragno anche la capacita di espellere la tela organica dall’ano, e ha invece usato le sue conoscenze di chimica e meccanica per costruire dei sistemi tecnologici con cui sparare la tela dai polsi. Dopo una vita di umiliazioni e abusi da parte dei coetanei, inizialmente Peter vede i suoi nuovi poteri come un modo per ottenere fama e fortuna. Dopo aver provato le proprie capacità nella lotta professionistica, crea un costume e una maschera rossoblu per entrare nella show business. Sentendosi pieno di potere, alla vigilia del debutto televisivo si rifiuta con arroganza di aiutare una guardia di sicurezza a fermare un rapinatore in fuga, nonostante possa farlo facilmente. Una volta tornato a casa, però, viene a sapere che il mite zio Ben è stato assassinato da un intruso. Catturato l’omicida grazie ai suoi nuovi poteri, Peter rimane sconvolto nel vedere che si tratta del rapinatore che avrebbe potuto fermare quello stesso giorno. Resosi conto ormai tardi che, come gli aveva insegnato profeticamente lo zio, «da un grande potere derivano grandi responsabilità, Peter Parker diventa l’incredibile Uomo Ragno, e dedica la sua vita a combattere il crimine e sanare i torti.

In ogni caso continuava a lamentarsi della propria vita, almeno tre volte per ogni storia. Una delle novità introdotte da Lee e Ditko nel fumetto dell’Uomo Ragno era una serie di preoccupazioni e difficoltà della vita reale che lo tormentavano quasi quanto la sua vivace galleria di supercattivi. Peter Parker affrontava delle frementi storie d’amore e gelosia a scuola, problemi economici, ansia per la salute della zia anziana, attacchi di allergie e perfino un braccio slogato e tutto ciò mentre cercava di tenere a bada l’Avvoltoio, l’Uomo Sabbia, il Dottor Octopus e Goblin. Ma la maggiore intrusione della realtà, che avrebbe segnato la fine dell’innocente Silver Age, arrivo nel 1973 in «Amazing Spider-Man» n. 2, quando mori Gwen Stacy, la ragazza di Peter Parker. Come vedremo ora, la sua morte fu voluta non da autori, redattori o lettori, ma dalle leggi della dinamica di Newton.

Goblin era un misterioso superboss del crimine e divenne uno dei piu pericolosi nemici di Spiderman. Oltre ad avere una notevole forza e un arsenale di armi tecnologiche, come un aliante con motore a turbina e delle bombe-zucca, Goblin riuscì a smascherare l’Uomo Ragno e conoscerne l’identita segreta nel classico «Amazing Spider-Man» n. 39.

Sapere che Peter Parker in realta era l’Uomo Ragno dava a Goblin un netto vantaggio nei combattimenti. In «Amazing Spider-Man» n. 2 Goblin rapisce la ragazza di Parker, Gwen Stacy, e la porta in cima al ponte George Washington, usandola come esca per attirare l’Uomo Ragno fino allo scontro. A un certo punto, durante la lotta, Goblin butta Gwen dalla palla del ponte, facendola cadere verso una morte sicura.

All’ultimo momenta l’Uomo Ragno riesce ad afferrare Gwen con la tela, evitando per un soffio che finisca nel fiume sottostante ma, riportandola in cima al ponte, e sconvolto nel vedere che in realta Gwen e morta, nonostante il suo salvataggio in extremis. «Era morta gia prima che la tua ragnatela la raggiungesse,- si vanta Goblin.- Una caduta da quell’altezza ucciderebbe chiunque, ancora prima di arrivare a terra!» Evidentemente Goblin, creatore di tecnologie avanzate come l’« aliante di Goblin» e le bombe-zucca, ignora il principia basilare della conservazione della quantita di moto.

Naturalmente, se fosse vero che la povera Gwen e morta per «la caduta», allora vorrebbe dire che sul destino di tutti i paracadutisti c’e un’enorme congiura del silenzio da parte dell’industria aeronautica. In ogni caso, gli appassionati di fumetti discutono da tempo sul fatto che a uccidere Gwen Stacy sia stata effettivamente la caduta o invece la ragnatela.

Ora pensiamo alia fisica, per accertare una volta per tutte la vera causa della morte di Gwen Stacy.

La domanda fondamentale da porsi e questa: quanto è grande la forza esercitata dalla tela dell’Uomo Ragno quando ferma la caduta di Gwen Stacy? Per determinare le forze che hanna agito su Gwen Stacy, prima dobbiamo sapere a che velocità stava cadendo quando la tela l’ha fermata.

II processo è la caduta da un’altezza h con velocita iniziale v = 0,con un aumento di velocità dovuto all’attrazione costante della gravità.

E’ per questo che in molte citta è vietato l’uso delle armi da fuoco, perfino nei festeggiamenti di Capodanno. Un proiettile che esce da una pistola con una velocita di oltre 450 metri al secondo rallenta a causa della gravità e accelera mentre cade, fino ad arrivare a terra. La velocità finale è minore di quella iniziale, a causa di una certa perdita di energia per la resistenza dell’aria (durante la salita questa perdita di energia dovuta alla resistenza dell’aria diminuisce leggermente l’altezza finale raggiunta dal proiettile), rna ciò che sale deve scendere, e atterrerà con una velocità quasi uguale a quella con cui è partito.

Dopo un po’ di calcoli, si può dimostrare che il pericolo per lei non consiste nella velocità, bensi nell’arresto improvviso che il fiume provocherebbe.

Per cambiare la velocita di Gwen Stacy da 50 a 0 km/h c’è bisogno di una forza esterna, fornita dalla tela dell’Uomo Ragno. Quanto più grande è la forza, tanto più grande è la variazione nella velocita di Gwen e la sua decelerazione. Per calcolare la forza necessaria a fermare Gwen prima che finisca in acqua, ci basiamo ancora una volta sulla seconda legge di Newton, F=ma. L’accelerazione è uguale alla variazione della velocità diviso il tempo della sua durata; moltiplicando entrambi i lati dell’espressione F = ma per il tempo in cui la velocita diminuisce, possiamo riscrivere la seconda legge di Newton nel modo seguente:

(forza) x (tempo) = (massa) x (variazione di velocità)

Si definisce quantità di moto di un corpo il prodotto della sua massa per la sua velocità (il lato destro dell’equazione precedente). Il prodotto di (forza) x (tempo) sul lato sinistro dell’equazione è detto impulso. Quindi l’equazione precedente ci dice che, per cambiare la quantità di moto di un corpo in movimento, dev’essere applicata una forza F per un determinato tempo; maggiore è l’intervallo di tempo, minore è la forza necessaria per ottenere la stessa variazione della quantita di moto.

E’ su questo principio che si basano gli airbag. Quando la vostra auto viaggia in autostrada a una velocità, per esempio, di 100 km/h, naturalmente anche voi che la guidate vi state muovendo alla stessa velocità. Se l’auto colpisce un ostacolo e si ferma, voi continuate ad andare avanti a 100 km/h, perchè un corpo in movimento resterà tale se non subisce una forza esterna. Quando non esistevano ancora le cinture di sicurezza e gli airbag, in genere questa forza esterna veniva dal piantone della sterzo. Il contatto fra la testa e il volante aveva una durata breve, quindi c’era bisogno di una grande forza per arrestare il movimento della testa, con conseguenze il più delle volte letali. Invece, nel caso dell’airbag, che si gonfia rapidamente ed è progettato per deformarsi sotto pressione, il contatto ha una durata maggiore rispetto a quello con il volante, e il movimento della testa richiede una forza minore per fermarsi. Anche la distribuzione della forza sulla superficie dell’airbag, più grande, contribuisce a ridurre le lesioni provocate da un impatto brusco. Spesso questa forza è comunque abbastanza grande da far perdere i sensi al guidatore, ma l’importante è che non sia più letale. Inoltre questo spiega dal punta di vista fisico perchè i pugili attutiscano i colpi arretrando: aumentano la durata del contatto tra il loro viso e il pugno dell’avversario, in modo da diminuire la forza necessaria per fermare il pugno stesso.

Tornando all’Uomo Ragno, la sua tela ha sì delle proprieta elastiche, il che è una buona cosa per Gwen Stacy, ma il tempo disponibile per rallentare la sua caduta è breve, il che è terribile. Più breve è il tempo, maggiore dev’essere la forza per ottenere una determinata variazione della quantità di moto. Per Gwen la variazione di velocita è 50 km/h, e possiamo supporre che la sua massa sia di 50 kg. Se la ragnatela riesce a fermare la caduta in soli 0,5 secondi circa, applica una forza intorno ai 440 kg, pari a quasi nove volte il peso di Gwen.

Ricordando che il peso di un corpo è P = mg, dove g è l’accelerazione di gravità, si può dire che la tela applica una forza equivalente a 9 g in un di tempo di 0,5 secondi. Quando la tela ferma Gwen una semplice onomatopea scritta vicino al collo (lo «Snap!» sentito in tutto il mondo dei fumetti) indica il probabile effetto di .una forza così grande applicata in un tempo così breve. I praticanti del bungee jumping, invece, calcolano una distanza sufficiente a fare estendere l’elastico per vari secondi, in modo da mantenere la forza di decelerazione al di sotto di un livello fatale.

Se si viaggia a una tale velocità si decelera in un tempo così breve, non c’è una differenza sostanziale fra il contatto con la tela e quello con l’acqua.

Quanta a casi più frequenti, i suicidi che si buttano dai ponti non muoiono annegati, bensi per la rottura dell’osso del collo. A quella velocità l’impatto con l’acqua ha lo stesso effetto di quello con un terreno solido, perchè la resistenza del fluido allo spostamento aumenta insieme alla velocità con cui si cerca di muoversi in esso.

Questo è un altro caso, tragico per Gwen Stacy e anche per l’Uomo Ragno, in cui i fumetti hanno rappresentato correttamente la fisica, senza che noi lettori avessimo bisogno di una sospensione dell’incredulità, per quanto non ci volessimo credere.

Sembra che poi l’Uomo Ragno abbia imparato questa lezione di fisica sull’impulso e la variazione della quantita di moto. In una storia di «Spider-Man Unlimited» n. 2 dal titolo azzeccato “Tests”, Spiderman si sta arrampicando in cima a un grattacielo quando uno sfortunato lavavetri precipita davanti a lui. Lanciandosi verso l’operaio in caduta, l’Uomo Ragno deve risolvere un problema di fisica nella vita reale, con una pressione maggiore rispetto a quella di un’esame. Mentre sta raggiungendo il lavavetri (essendosi spinto giù dal grattacielo a una velocità iniziale maggiore rispetto alla sua), pensa: «Ok, non devo sbagliare. Non posso afferrarlo con una ragnatela perche il colpo di frusta lo ucciderebbe». l’Uomo Ragno capisce che la soluzione migliore è decelerare fino alla velocità dell’operaio e quindi prenderlo quando sono quasi fermi l’uno rispetto all’altro (non so bene come faccia a rallentare per avere la stessa velocita del lavavetri – forse trascinando i piedi lungo la parete del grattacielo ?) Quindi lancia una tela e, grazie alla sua forza di ragno, il suo braccio riesce a resistere al notevole impulso provocato dalla variazione immediata della quantità di moto.

Questa soluzione fu usata anche nel film Spider-Man del 2002: quando Goblin butta Mary Jane Watson da una spalla del ponte di Queensboro, l’Uomo Ragno non ferma la sua caduta rapida con la tela; si butta invece al suo inseguimento, e solo dopo averla afferrata lancia la tela per oscillare con lei in (relativa) sicurezza.

Evidentemente, un segno distintivo di un eroe e la capacita di imparare dai propri errori.

Due· anni più tardi, nell’agosto 2002, «Peter. Parker: Spider-Man» n. 45 (scritto da Paul Jenkins e disegnato da Humberto Ramos) presentò una storia in cui Goblin dimostrò che finalmente anche lui aveva imparato la lezione di fisica. In questa numero Goblin aveva mandato un filmato della morte di Gwen Stacy ai mezzi di informazione, per torturare psicologicamente l’Uomo Ragno. Dipingendosi come l’eroe riluttante di questa tragedia, nel filmato Goblin racconta: « Vedendo che la ragazza era caduta, naturalmente feci una correzione di rotta con l’aliante per cercare di salvarla.Ma prima che potessi raggiungerla, l’Uomo Ragno fece qualcosa di incredibilmente stupido: nonostante la velocita di caduta, scelse di afferrarla con quella: sua ragnatela di gomma. Un attimo dopa lei aveva il collo spezzato come un rametto marcio».

Anche se gli ci sono voluti quasi trent’anni, evidentemente Goblin ha capita che non fu «la caduta» a uccidere Gwen Stacy, bensì l’arresto improvviso. Se un folle dalla mente contorta e perfida come Goblin puo imparare la fisica, tutti noi possiamo sperare di farlo.

 

 

Fonti: La fisica dei supereroi – Kakalios James – Einaudi – 2007

6 pensieri su “Supereroi

  1. Quando hai nominato Devil mi hai fatto sciogliere: è il mio supereroe preferito da quando ero bambino.
    Qualche anno fa tuttavia mi ero un po’ allontanato da lui: infatti Brian Michael Bendis aveva dato alla serie un’impronta troppo depressa e depressiva, che fu sciaguratamente imitata anche dal suo successore Ed Brubaker. Non è un caso che dopo questi 2 cicli la Marvel abbia deciso di dare alla serie un’atmosfera completamente diversa, e i fan l’hanno apprezzato: a mio parere infatti il successivo ciclo di Mark Waid non è questo granché, ma ha portato una ventata di freschezza dopo anni di tragedia greca, e questo l’ha portato a venire elogiato anche oltre i suoi meriti.
    Adesso anche il ciclo di Waid si è chiuso: l’attuale scrittore di Daredevil (Charles Soule) ha scelto di rimanere in una via di mezzo tra l’atmosfera leggera di Waid e quella troppo pesante di Bendis e Brubaker, e finora il risultato è davvero ottimo. Del resto, non mi aspettavo niente di diverso: avevo già ammirato le sue qualità leggendo il suo splendido ciclo di Swamp Thing.
    Anche un altro supereroe che hai nominato (Freccia Verde) sta vivendo un ottimo momento di forma: se non lo stai già seguendo, ti consiglio caldamente di aggiungerlo alle tue letture.

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