Anonima Lombarda Fabbrica Automobili

Il 1972 è un anno molto importante nella mia vita (va bene, è nata mia sorella, ma non per quello, non me ne voglia…). Infatti quell’anno la mia famiglia si trasferì dalla natia Taranto a Pomigliano d’Arco, per lavoro (non mio, avevo 4 anni…). Mio padre venne assunto all’Alfasud in quello che allora si chiamava “reparto meccanografico” e che oggi è noto più comunemente come “centro elaborazione dati”. Si era agli albori dell’informatica, i computer non erano ancora “personal” ed occupavano intere stanze.

L’altro giorno, a margine di un convegno, ho visitato il museo storico dell’Alfa Romeo ed ho scoperto cose che non sapevo. Intanto, come qualcuno avrà compreso dal titolo di questo articolo, Alfa è un acronimo! (Ho scoperto che anche Standa è un acronimo, di Società Anonima Tutti Articoli Nazionali Dell’Arredamento e Abbigliamento).

L’«Anonima Lombarda Fabbrica Automobili» venne fondata a Milano nel 1910 e oggi vi scriverò della sua storia…

Tutto nasce a Napoli, nel 1906, quando venne fondata la «Società Italiana Automobili Darracq», che produceva su licenza alcuni modelli della casa madre francese; alla fine dello stesso anno l’azienda fu trasferita a Milano con la costruzione di uno stabilimento in zona Portello. Le vendite si dimostrarono insufficienti a garantire la sopravvivenza dell’attività produttiva; alla fine del 1909 la società fu posta in liquidazione e venne rilevata da alcuni imprenditori lombardi il 24 giugno 1910, quando l’azienda mutò il nome in A.L.F.A..

Già nel 1910 fu lanciato il primo modello di autovettura, l’”ALFA 24 HP”. Prima dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, le vendite dell’ALFA aumentarono gradualmente per poi calare nel 1915. Infatti con lo scoppio del conflitto e l’entrata in guerra dell’Italia, la casa automobilistica entrò in crisi poiché priva delle risorse finanziarie necessarie per convertirsi alla produzione bellica.

La proprietà decise pertanto di vendere l’ALFA alla Banca Italiana di Sconto, che individuò l’acquirente in Nicola Romeo, un ingegnere meccanico di Sant’Antimo che produceva compressori ed aveva bisogno di espandere la propria attività. Il 4 agosto 1915 Nicola Romeo fu nominato direttore dello stabilimento del Portello e nel giro di due anni il suo gruppo industriale acquisì il controllo della società, che si concentrò nella fabbricazione di compressori, munizioni, motori aeronautici e attrezzature da miniera, interrompendo temporaneamente la produzione di autovetture. Terminata la guerra Romeo riconvertì le attività dell’azienda nella produzione di autovetture e ne modificò la denominazione in “Alfa Romeo”. L’atto ufficiale della nascita dell’Alfa Romeo è datato 3 febbraio 1918. La commercializzazione della prebellica “ALFA 15-20 HP” ricominciò nel 1919. Nel 1920 venne lanciata l’Alfa Romeo “20-30 HP”, il primo modello da strada a essere commercializzato con la nuova denominazione della società, ma gli affari peggiorarono a causa delle basse vendite dovute all’assenza quasi totale di una rete di concessionari e nella disorganizzazione della società, che iniziò a indebitarsi con le banche.

La situazione finanziaria peggiorò con il fallimento nel 1921 della Banca Italiana di Sconto, che fu rilevata dalla Banca d’Italia attraverso la Banca Nazionale di Credito. Di conseguenza, l’Alfa Romeo divenne di fatto controllata dallo Stato anche dal punto di vista amministrativo. Nel 1925 la Banca Nazionale di Credito estromise Romeo. L’appannamento del marchio fu mitigato dai successi nelle competizioni, e in particolare dal trionfo dell’Alfa Romeo “P2” nel primo campionato del mondo di automobilismo organizzato nella storia (1925). Iniziò così un periodo di grandi di successi sportivi e di avanzamenti tecnologici che avrebbero portato al rilancio dell’azienda e alla fama internazionale. La situazione finanziaria continuò però a peggiorare e venne ventilata l’ipotesi di chiusura. Intervenne però Benito Mussolini: poiché riteneva che le vittorie dell’Alfa Romeo dessero prestigio all’Italia decise di evitarne la chiusura.

Nel 1933 il governo italiano decise di rilevare le quote dell’Alfa Romeo che erano di proprietà delle banche acquisendo ufficialmente il controllo dell’azienda, che diventò pertanto statale. Mussolini decise, attraverso l’IRI, di andare contro l’opinione di alcuni membri del governo, che propendevano per la chiusura, e diede a Ugo Gobbato l’incarico di riorganizzare l’Alfa Romeo da un punto di vista sia finanziario sia produttivo.

Quindi, altra cosa che ignoravo o non ricordavo, l’Alfa Romeo appartenne allo Stato italiano dal 1933 al 1986!

Interessante anche l’evoluzione del marchio. Sin dalla nascita l’Alfa ha scelto come emblema un logo circolare suddiviso verticalmente in due parti. Sul settore sinistro è presente lo stemma di Milano, la croce rossa in campo bianco (simbolo medioevale del comune), mentre sul lato destro è raffigurato il serpente visconteo (il “Biscione”). Infatti è così che viene chiamata da sempre, casa automobilistica “del Biscione” (questo lo sapevo, dai…).

Inizialmente le modifiche hanno riguardato il settore circolare esterno: nel primo logo dell’azienda erano presenti le scritte Alfa e Milano divise da due nodi sabaudi in omaggio alla Casa regnante italiana. Nel 1919, dopo l’acquisizione del controllo dell’azienda da parte di Nicola Romeo, è stata inserita la dicitura Romeo. Nel 1925 è stata aggiunta una corona d’alloro in ricordo della vittoria dell’Alfa Romeo “P2” al primo campionato del mondo di automobilismo organizzato nella storia.

Nel 1946, dopo la vittoria della Repubblica al referendum del 2 giugno, sono state inserite due linee ondulate in sostituzione dei nodi sabaudi, utilizzando come materiale di base una lamiera rossa. Nel 1950 il marchio è ritornato all’ottone smaltato. Nel 1982 viene abbandonata la corona d’alloro e il logo ha lo sfondo integralmente dorato (smalto su ottone), compresa la scritta.

Nel 2015, in occasione del 105º anniversario della fondazione dell’Alfa Romeo e della presentazione della nuova Giulia, il logo è stato rinnovato. È scomparsa la bipartizione verticale: lo stemma di Milano e il Biscione ingollante si abbracciano ora su un unico sfondo con effetto fibra di carbonio bianco; i dettagli dorati sono diventati argentei, l’uomo che esce dalla bocca del Biscione è anch’esso argenteo, la scritta Alfa Romeo è stata rinnovata nel carattere, la cornice blu è diventata più scura.

Il secondo sito produttivo ad essere attivato fu quello di Pomigliano d’Arco. I lavori di costruzione iniziarono nel 1938 con l’obiettivo di destinare il nuovo sito produttivo alla progettazione e all’assemblaggio di motori aeronautici. Con la finalità di favorire l’occupazione delle regioni del Sud Italia, negli anni sessanta Giuseppe Luraghi decise di convertire lo stabilimento in un sito produttivo di automobili. La prima vettura Alfa Romeo prodotta a Pomigliano d’Arco fu l’Alfasud, il cui assemblaggio iniziò nel 1972.

Con l’avvicinarsi della seconda guerra mondiale, la produzione dell’Alfa Romeo fu orientata verso l’assemblaggio di motori aeronautici e autocarri, che sarebbero stati più utili all’Italia in caso di conflitto armato. La produzione aeronautica negli anni precedenti alla guerra arrivò a generare quasi l’80% del fatturato dell’Alfa Romeo. Durante il conflitto gli stabilimenti dell’Alfa Romeo furono bombardati più volte fino a causarne la chiusura: nel 1943 Pomigliano d’Arco, nel 1944 il Portello.

Nel 1945 l’Alfa Romeo ritornò alla tradizionale attività di produzione di automobili. La nuova “1900” debuttò nel 1950 e fu decisiva per risollevare le sorti dell’azienda. I costi di produzione vennero fortemente ridotti grazie all’introduzione anche al Portello, nel 1952, della catena di montaggio. Con la “1900”, l’Alfa Romeo passò quindi da casa automobilistica che assemblava modelli di lusso, a livello quasi artigianale, a marchio che produceva industrialmente i propri prodotti, con l’abbattimento dei costi di produzione. Il primo anno di produzione della “1900” furono prodotte più vetture di quante ne erano state prodotte in tutti gli anni precedenti messi assieme.

La nuova vettura destinata alla media borghesia, in un mercato automobilistico italiano che nella seconda parte degli anni cinquanta si era pienamente ripreso dalla crisi postbellica fu la “Giulietta”, cioè un modello di minori dimensioni, meno costoso e costruttivamente più semplice della “1900”. La vettura ebbe un successo senza precedenti e si guadagnò il soprannome di “fidanzata d’Italia”. Grazie al lancio della “1900” e della “Giulietta”, le vendite dell’Alfa Romeo ebbero un cospicuo incremento, e ciò consentì la salvezza del marchio.

Il terzo sito produttivo costruito in ordine di tempo dall’Alfa Romeo fu invece quello di Arese, inaugurato nel 1963. La fabbrica di Arese toccò l’apice della capacità produttiva negli anni settanta e ottanta, dopo di cui venne progressivamente ridimensionata per poi essere chiusa nel 2005.

Il modello che sostituì la Giulietta, la Giulia, venne introdotta sui mercati nel giugno del 1962 e negli anni seguenti furono lanciate sul mercato molte varianti, che completarono la gamma del modello anche con versioni spiccatamente sportive come la Giulia GT. Nel 1972 fece il suo esordio l’”Alfasud”, cioè un modello medio-piccolo che segnò l’ingresso della casa del Biscione in questo segmento; fu la prima Alfa Romeo a trazione anteriore e fu il primo modello della casa del Biscione a installare il motore boxer Alfa Romeo.

All’”Alfasud”, che ebbe un buon successo commerciale, sempre nel 1972 fu affiancata l’”Alfetta”, una berlina di fascia medio-alta con una meccanica completamente nuova. Tuttavia gli anni settanta non continuarono a essere fortunati riguardo alla produzione di serie, soprattutto a causa della crisi petrolifera del 1973 che colpì pesantemente il comparto dell’auto. Le vendite di autovetture registrarono infatti un vistoso calo a causa del rapido e vertiginoso aumento del prezzo dei carburanti. Per quanto riguarda i nuovi modelli, la “Giulia” fu sostituita nel 1977 dalla nuova “Giulietta” e, poco più tardi, venne introdotta la nuova ammiraglia, l’”Alfa 6” (1979), che si rivelò però un flop commerciale.

Migliorò temporaneamente la situazione il lancio, nel 1983, del modello che sostituiva l’”Alfasud”, la “33”, che ebbe un ottimo riscontro commerciale. Al contrario l’”Arna”, sempre del 1983 e frutto di una joint venture con la Nissan, fu un clamoroso fallimento commerciale. Con questo modello, il prestigio dell’Alfa Romeo raggiunse probabilmente il punto più basso nella sua storia.

A questo punto l’Alfa Romeo, priva della liquidità necessaria per rinnovare la gamma, lanciò sul mercato una nuova ammiraglia basata sui modelli precedenti, la “90” (1984). Anche la “75” (1985) fu l’ennesimo frutto della strategia di derivare i nuovi modelli da vetture precedenti; ebbe un buon successo e fu il primo modello a montare il nuovo motore Twin Spark. I conti tuttavia rimasero in rosso per gli alti costi di produzione; ad esempio, all’inizio degli anni ottanta, l’Alfa Romeo per assemblare un’”Alfetta” spendeva una cifra tripla rispetto al prezzo a cui il modello era poi venduto al pubblico. Così il presidente dell’IRI, Romano Prodi, decise di vendere la casa automobilistica a un gruppo privato. Nel 1986, dopo un’accesa battaglia con la Ford, il gruppo Fiat acquisì l’Alfa Romeo grazie all’intercessione dello stesso Prodi. Nel 1987 venne introdotta la “164”, un’ammiraglia che rappresentò una pietra miliare nella storia della casa, dato che fu il primo modello Alfa Romeo di questo segmento a trazione anteriore.

Oltre alle autovetture, l’Alfa Romeo ha anche prodotto veicoli commerciali, materiale rotabile, mezzi pubblici, motori marini e aeronautici. All’inizio degli anni settanta, al culmine della capacità manifatturiera, la forza lavoro sfiorava i 29.000 dipendenti distribuiti nei tre stabilimenti produttivi dell’epoca (Portello, Arese e Pomigliano d’Arco).

A proposito di innovazioni tecnologiche, dobbiamo dire che durante la sua storia la casa “del Biscione” ha realizzato molte vetture da strada e concept car che hanno segnato, in parte, la storia del design dell’industria automobilistica italiana. Da un punto di vista tecnologico, l’Alfa Romeo è considerata tra le case all’avanguardia del panorama automobilistico mondiale grazie alle innovazioni che hanno esordito sulle sue vetture. Tutto ciò ha portato alla nascita di una tradizione che si è rinnovata fino al XXI secolo e che colloca l’Alfa Romeo tra le case più all’avanguardia nel panorama automobilistico mondiale.

Una delle prime applicazioni della distribuzione bialbero fu quella del 1914 sulla Grand Prix, che segnò l’esordio di questa tecnologia su un modello Alfa Romeo. Nel 1940 l’Alfa Romeo provò uno dei primi sistemi a iniezione su una “6C 2500”. La “1900” fu uno tra i primi esempi di autovettura con struttura a monoscocca. Un altro modello tecnologicamente avanzato fu la “Giulia”, in grado di erogare prestazioni di alto livello grazie alla presenza di sospensioni indipendenti e di una nuova versione del motore bialbero Alfa Romeo. La tradizione dell’uso di una meccanica avanzata continuò con l’”Alfetta”, che aveva una perfetta distribuzione dei pesi grazie alla presenza di una trasmissione transaxle. Questo sistema prevedeva il cambio e la frizione montati in blocco nel retrotreno e ciò equilibrava il peso del motore, che era anteriore.

Il variatore di fase è stato montato per la prima volta nella storia nel 1980 sulla Spider “Duetto”. In seguito questa tecnologia ideata dall’Alfa Romeo è stata applicata da quasi tutti i costruttori automobilistici. Un’innovazione più recente è stato il cambio robotizzato Selespeed. Tale componente, utilizzato per la prima volta sulla “156”, ha rappresentato il primo cambio manuale automatizzato mai montato su una vettura di serie. La “156” è stata anche la prima autovettura al mondo a montare un motore turbo Diesel common rail. Anche questa tecnologia si è poi diffusa sui modelli Diesel di quasi tutte le altre case automobilistiche mondiali. Sulla “MiTo” hanno esordito il sistema di monitoraggio Alfa Romeo DNA e il nuovo tipo di cambio a doppia frizione “TCT”.

L’Alfa ha partecipato con successo anche a diverse competizioni automobilistiche.

Negli anni venti l’Alfa Romeo ampliò l’attività sportiva grazie a piloti del calibro di Antonio Ascari, Giuseppe Campari, Enzo Ferrari e Ugo Sivocci. Nel 1923 la casa del Biscione conquistò il primo grande successo imponendosi alla Targa Florio con una doppietta. Ugo Sivocci e Antonio Ascari tagliarono infatti il traguardo al primo e al secondo posto a bordo di due “RL”. In questa occasione apparve per la prima volta il simbolo del quadrifoglio Alfa Romeo che, da allora, sarebbe comparso in tutte le attività competitive della casa del Biscione e sulle versioni più sportive delle sue vetture. Nel 1925 l’Alfa Romeo vinse il primo campionato del mondo di automobilismo organizzato nella storia imponendosi nel Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps e nel Gran Premio d’Italia a Monza grazie alle vittorie ottenute, rispettivamente, da Antonio Ascari e da Gastone Brilli-Peri su delle P2.

Gli anni trenta furono caratterizzati da un’assidua frequentazione delle gare destinate agli sport prototipi. Con varie vetture l’Alfa Romeo vinse sei edizioni consecutive della Targa Florio dal 1930 al 1935 e conquistò tutte le edizioni della Mille Miglia dal 1928 al 1938 a eccezione di quella del 1931, che fu appannaggio della Mercedes-Benz. Partecipò anche alla 24 Ore di Le Mans, vinta quattro volte consecutive dal 1931 al 1934. La casa del Biscione vinse le prime due edizioni del campionato europeo con Ferdinando Minoia e Tazio Nuvolari (1931 e 1932) e due campionati europei della montagna (1932 e 1933) con Rudolf Caracciola, Carlo Felice Trossi e Mario Tadini. Dopo queste vittorie l’Alfa Romeo si ritirò momentaneamente dalle competizioni a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale.

L’inizio degli anni cinquanta fu caratterizzato dalle due vittorie al Mondiale di Formula 1. L’Alfa Romeo conquistò infatti le prime due edizioni di questo campionato aggiudicandosi il titolo nelle stagioni 1950 e 1951 grazie, rispettivamente, a Nino Farina a bordo di una “158” (soprannominata “Alfetta” per le dimensioni contenute) ed a Juan Manuel Fangio, che invece pilotava una “159”. Dopo questi due allori l’Alfa Romeo si ritirò momentaneamente da questo campionato.

Un mio amico e collega si chiama Manuel proprio perché i genitori erano fan di Manuel Fangio.

Negli anni settanta l’Alfa Romeo continuò e fornire motori a scuderie minori di Formula 1. McLaren, March ed infine Brabham utilizzarono propulsori Alfa Romeo.

L’Alfa Romeo fornisce da decenni autovetture alle forze dell’ordine italiane. Il primo modello utilizzato come auto di servizio fu la 1900, che venne soprannominata “Pantera” per via del colore nero prescelto, delle forme aggressive e delle prestazioni scattanti. Le Alfa Romeo utilizzate da tale corpo di polizia cambiarono però livrea già alla fine degli anni cinquanta diventando di colore verde chiaro. Nel 1975 mutarono nuovamente colorazione divenendo azzurre e bianche.

La prima vettura acquistata dall’Arma dei Carabinieri fu invece la Matta, che fu acquistata anche dalla Polizia di Stato. Poi fu la volta della Giulietta, che venne utilizzata anch’essa da entrambi i corpi di polizia. I modelli in dotazione negli anni sessanta furono invece la Giulia e la 2600: la prima era fornita ad entrambi i corpi, mentre la seconda alla sola Polizia. Nel decennio citato si cominciò ad utilizzare il soprannome “Gazzella” per designare le vetture Alfa Romeo in dotazione all’Arma dei Carabinieri. Fu scelto il soprannome “Gazzella” per sottolineare, anche in questo caso, le prestazioni scattanti delle vetture impiegate. Per quanto riguarda la loro livrea, le auto in servizio all’Arma dei Carabinieri passarono, nel 1969, dall’originale colore caki a una livrea blu scuro. Autovetture Alfa Romeo sono fornite anche ad altri corpi di polizia e sicurezza italiani quali la Guardia di Finanza, la Polizia penitenziaria, il Corpo forestale dello Stato, la Polizia provinciale, la Polizia municipale e i vigili del fuoco.

Last but not least, il termine “alfista”: nacque con la Giulietta negli anni cinquanta e definisce un pilota di una vettura Alfa Romeo oppure un appassionato del marchio del Biscione. Nel corso degli anni gli alfisti hanno costituito, sia in Italia che in altri Paesi, numerosi club. Ad Arese ha sede il RIAR (acronimo di “Registro Italiano Alfa Romeo”), che è il club ufficiale dell’Alfa Romeo.

L’Alfa Romeo è proprietaria di 250 vetture e 150 motori storici. Di questi, 110 modelli, 25 motori automobilistici e 15 propulsori aeronautici sono esposti al museo di Arese, che possiede almeno un esemplare di ogni vettura assemblata dalla casa del Biscione. Il parco auto del museo comprende auto prodotte in serie, modelli da competizione, prototipi e concept car, e il 60% di essi è ancora funzionante. Molte di queste vetture sono pezzi unici. Il museo di Arese ospita anche foto d’epoca e manifesti promozionali che sono stati raccolti dal “Centro Documentazione Storica”.

La visita al museo è stata una giornata di ricordi e meraviglia, soprattutto pensando al fatto che in passato, in Italia, c’è stata un’azienda di proprietà pubblica con idee innovative ed all’avanguardia nel settore della produzione industriale. Quelle capacità non sono andate perdute, sono solo nascoste sotto una spessa coltre di nubi che dovrà essere spazzata via dalle prossime generazioni.

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