Personalità informatiche

Per una tecnologia che abbia successo, la realtà deve avere la precedenza sulle pubbliche relazioni, perché la natura non può essere imbrogliata. (Richard Feynman, Report of the PRESIDENTIAL COMMISSION on the Space Shuttle Challenger Accident, 1986)

Parlando con amici della differenza tra nozionismo e apprendimento, mi è venuto in mente un episodio che avevo letto tempo fa su un libro del grande Richard Feynman, fisico statunitense, Premio Nobel per la fisica nel 1965.

<Feynman è un ragazzino, gioca per i giardini di Manhattan e un amichetto gli dice: “Lo vedi quell’uccello? Lo sai che uccello è?” e Richard risponde: “Non ne ho la più pallida idea” e l’altro: “E’ un tordo dalla gola marrone. Ma il tuo papà non ti insegna proprio niente?” Era esattamente il contrario. Lo vedi quell’uccello? – diceva mio padre – E’ l’usignolo di Spencer. Sapevo che non ne conosceva il nome corretto… Puoi saperne il nome in tutte le lingue del mondo, ma quando l’hai imparato non sai assolutamente niente dell’uccello. Saprai qualcosa degli uomini nei vari posti, il nome che essi danno all’uccello.

Guardiamolo invece per vedere cosa sta facendo, è questo che conta”. Apprezzai molto presto la differenza tra conoscere il nome di una cosa e guardare una cosa. Per esempio mi diceva: “Guarda quell’uccello, continua a beccarsi le piume. Vedi come le liscia col becco mentre cammina?” “Sì” “Secondo te perché lo fa?” “Magari gli si spettinano le piume mentre vola, allora le becca per rimetterle a posto” “Se fosse come dici tu, lo farebbe soprattutto appena dopo aver volato. Dopo essere rimasto per un po’ a terra la smetterebbe. Capisci cosa voglio dire?” “Sì” “Vediamo allora se se le liscia di più dopo aver toccato terra”. Non era difficile, ma non c’era molta differenza tra gli uccelli che avevano camminato per un po’ e quelli appena tornati a terra. “Mi arrendo: perché l’uccello si liscia le piume?” “Perché – rispondeva mio padre – gli danno fastidio i pidocchi che mangiano le squame di proteine venute via dalle piume. I pidocchi hanno sulle zampe una sostanza cerosa – mi spiegava – che viene mangiata da alcuni piccoli acari. Ma gli acari non la digeriscono perfettamente e quindi dall’estremità del corpo emettono una sostanza simile allo zucchero sulla quale crescono dei batteri” E concludeva: “Vedi? Ovunque ci sia una fonte di cibo, c’è una qualche forma di vita che la scova”.>

Negli ultimi anni i computer e l’informatica sono diventati sempre più un pilastro delle nostre vite. Ogni giorno diventa più difficile fare parte della società senza avere un indirizzo email, un account su WhatsApp, una pagina Facebook. Siti, computer e applicazioni cambiano le nostre vite ogni giorno, permettendoci di essere più efficaci, connessi, veloci e offrendoci soluzioni a problemi che non sapevamo nemmeno di avere. I processori audio presenti nei nostri smartphone sono superiori a quelli presenti negli impianti stereo (lo ha detto il mio amico Paolo, ed io mi fido). Ovviamente, le persone dietro a questi strumenti, nel bene e nel male rivoluzionari, sono diventati eroi dei nostri giorni. Mark Zuckerberg soltanto vent’anni fa sarebbe stato visto come un nerd senza pari. Oggi, per molti (non per me, n.d.a.), è un mito da imitare.

La maggior parte di questi eroi dell’informatica — da Bill Gates a Steve Jobs, da Sergey Brin allo stesso Zuckerberg — sono maschi. E quello dell’informatica è un mondo ancora dominato dagli uomini e noto per essere molto ostile nei confronti delle donne che cercano di entrarci e di lavorarci. Quello che molti non sanno, però, è che se torniamo indietro e guardiamo all’alba dell’era dei computer, è una donna che dobbiamo ringraziare per aver inventato alcuni dei concetti fondamentali che oggi definiscono cosa i nostri computer possono fare. Il suo nome è Ada Lovelace.

Augusta Ada Byron, meglio nota come Ada Lovelace (Londra, 10 dicembre 1815 – Londra, 27 novembre 1852), è stata una matematica inglese, nota soprattutto per il suo lavoro alla macchina analitica ideata da Charles Babbage. Tra i suoi appunti sulla macchina di Babbage si rintraccia anche un algoritmo per generare i numeri di Bernoulli, considerato come il primo algoritmo espressamente inteso per essere elaborato da una macchina, tanto che Ada Lovelace è spesso ricordata come la prima programmatrice di computer al mondo.

Ada fu la sola figlia legittima del poeta Lord Byron e della matematica Anne Isabella Milbanke. Non conobbe il padre, che lasciò la famiglia quando lei non aveva ancora un anno di vita. Fin da giovane s’interessò alle scienze matematiche, e in particolare al lavoro di Babbage sulla macchina analitica. Anche se la macchina di Babbage non fu mai costruita, gli studi della Lovelace sono importanti per la storia del computer. Ada Lovelace aveva previsto anche la capacità dei computer di andare al di là del mero calcolo numerico, mentre altri, incluso lo stesso Babbage, si focalizzavano soltanto su questa capacità.

Ada Lovelace, nata il 10 dicembre 1815, era l’unica figlia legittima del poeta Lord Byron e di sua moglie, Anne Isabella Milbanke (detta “Annabella”). Sia Byron, sia molti suoi conoscenti prevedevano che la piccola sarebbe diventata una bambina prodigio. Le fu dato il nome della sorellastra del padre, Augusta Leigh, ma anche quest’ultimo la chiamava Ada.

Il 16 gennaio del 1816 Annabella, per ordine di Byron, lasciò la casa del marito e si trasferì in quella dei suoi genitori a Kirkby Mallory, portando con sé la piccola Ada, che aveva appena un mese di vita. Nonostante la legge inglese desse al padre piena custodia dei figli in caso di separazione, Byron non rivendicò i suoi diritti di paternità. Il 21 aprile Byron firmò l’atto di separazione e, sebbene con riluttanza, lasciò per sempre l’Inghilterra alcuni giorni dopo. Byron non ebbe alcuna relazione con sua figlia e morì nel 1824, quando lei aveva solo 9 anni; per Ada la madre fu la sola figura familiare importante. La piccola era spesso malata, fin dalla prima infanzia: all’età di otto anni soffriva di cefalea, che le procurava problemi alla vista.

Quando Ada aveva 12 anni voleva volare. Cercò di affrontare il problema da un punto di vista metodico, esaminando gli uccelli e provando a capire vari materiali che potevano essere in grado di diventare delle ali: carta, seta. Nel corso della sua ricerca, cominciata nel febbraio del 1828, Ada tenne traccia dei suoi studi in una guida illustrata che chiamò “Flyology”. Nel giugno del 1829, a causa del morbillo, rimase paralizzata e costretta a rimanere a letto per quasi un anno. Solo nel 1831 tornò a camminare con l’aiuto di grucce.

Nonostante le malattie, Ada continuò il suo percorso di istruzione: su iniziativa della madre, terrorizzata dall’idea che potesse dedicarsi alla poesia come il padre, all’età di 17 anni fu istruita in matematica e scienze da William Frend, William King e Mary Somerville, illustre matematica che aveva tradotto in inglese i lavori di Laplace e aveva scritto dei testi utilizzati all’Università di Cambridge. La Somerville incoraggiò Ada nel proseguire gli studi matematici e tentò inoltre di farle apprendere i principi fondamentali della scienza, ponendoli in una dimensione più vicina alla sfera filosofica e poetica. In seguito ebbe come tutore il celebre matematico e logico Augustus De Morgan, professore all’Università di Londra, che si occupò negli anni successivi di introdurre Ada a studi di livello più avanzato di algebra, logica e analisi, fatto inconsueto per una donna del suo tempo. Dal 1832 l’abilità di Ada cominciò ad emergere ed il suo interesse per la matematica dominò tutta la sua vita anche dopo il matrimonio. In una lettera alla madre di Ada, De Morgan l’informò dell’abilità di sua figlia e le disse che poteva diventare “un eccellente ed originale matematico”, addirittura “un’eminenza di prima categoria”. Ada era anche dedita alla musica, in particolare amava suonare l’arpa.

Il 5 giugno 1833, ad un ricevimento tenuto dalla Somerville, Ada ebbe modo di incontrare il matematico Charles Babbage, all’epoca già autore della macchina differenziale. Altre conoscenze di rilievo furono Sir David Brewster, Charles Wheatstone, Charles Dickens e Michael Faraday. Dal 1834 frequentò regolarmente la Corte. Ada ballava talmente bene da incantare molte persone; John Hobhouse, amico di Byron, fu l’unico a non apprezzarla, definendola come una “giovane donna grassa, dalla pelle ruvida, ma con qualche caratteristica del padre, particolarmente la bocca”. A causa di ciò, il 24 febbraio 1834, durante una riunione, Ada avvicinò Hobhouse e gli disse chiaramente che non aveva una buona opinione di lui, probabilmente a causa dell’influenza della madre che la portò ad odiare tutti gli amici del padre. Questo astio non durò a lungo; più avanti i due divennero, infatti, amici.

Ada Lovelace incontrò e corrispose in molte occasioni con Charles Babbage. Rimase affascinata dall’universalità delle sue idee e, interessatasi al suo lavoro, iniziò a studiare i metodi di calcolo realizzabili con la macchina differenziale e la macchina analitica. Babbage fu colpito dall’intelligenza della Lovelace e dalla sua abilità: la soprannominò l’Incantatrice dei Numeri e nel 1843 le scrisse:

« Forget this world and all its troubles and if possible its multitudinous Charlatans—everything in short but the Enchantress of Numbers. »

« Dimentica questo mondo e tutti i suoi guai e, se è possibile, con tutti i suoi numerosissimi ciarlatani—ogni cosa insomma, tranne l’Incantatrice dei Numeri. »

Nel 1842 Charles Babbage fu invitato a tenere un seminario sulla sua macchina analitica al secondo Congresso degli scienziati italiani, che si teneva presso l’Università di Torino. Luigi Menabrea, giovane ingegnere italiano e futuro primo ministro del Regno d’Italia, si dedicò successivamente a una descrizione del progetto di Babbage, che pubblicò col titolo Notions sur la machine analytique de Charles Babbage nell’ottobre del 1842 alla Bibliothèque Universelle di Ginevra. Babbage chiese ad Ada Lovelace di tradurre in inglese il saggio di Menabrea e di aggiungere eventuali note. Durante un periodo di nove mesi, tra il 1842 e il 1843, Ada si occupò di tradurre e commentare tale materiale, che di seguito fu pubblicato su “The Ladies Diary” e “Scientific Memoirs” sotto le iniziali A.A.L.. Il lavoro della Byron fu talmente accurato che il testo di Menabrea si ampliò, dalle venti pagine originali, a circa cinquanta in virtù delle note aggiunte dalla curatrice.

Ada Lovelace avviò una corrispondenza con Menabrea. Egli la spinse ad integrare nella pubblicazione le sue note; inoltre i due matematici si scambiarono idee e prospettive sulle future possibilità delle macchine analitiche. Nel suo articolo, pubblicato nel 1843, la Lovelace descriveva tale macchina come uno strumento programmabile e, con incredibile lungimiranza, prefigurava il concetto di intelligenza artificiale, spingendosi ad affermare che la macchina analitica sarebbe stata cruciale per il futuro della scienza, anche se non riteneva che la macchina potesse divenire pensante come gli esseri umani.

Nel 1953, più di cento anni dopo la sua morte, furono ripubblicate le note della Lovelace sulla macchina analitica di Babbage. La macchina è stata riconosciuta come un primo modello per il computer e gli appunti di Ada come una descrizione di un computer dotato di software. Le sue note furono identificate alfabeticamente dalla A alla G. Nella nota G, Ada descrive un algoritmo per la macchina analitica per calcolare i numeri di Bernoulli, che oggi viene generalmente riconosciuto come il primo programma informatico della storia, motivo per il quale è considerata da molti come la prima programmatrice della storia dei computer.

Babbage tuttavia non dava credito a significative influenze altrui in merito ai risultati da lui ottenuti, sia oralmente sia per iscritto, e i biografi dibattono l’estensione dei contributi originali di Ada; l’autrice Dorothy Stein, nel suo “A Life and a Legacy”, sostiene che i programmi furono scritti soprattutto da Babbage. In “Passages from the Life of a Philosopher” (1946), Babbage scrisse:

“Io le suggerii di aggiungere delle note alla monografia di Menabrea, un’idea che immediatamente fu adottata. Noi discutemmo insieme alle varie illustrazioni che sarebbero state presentate: io ho contribuito molto anche se lei ha dato un suo determinante tocco personale. Così pure, era stato nel lavoro del programma per la macchina, volto a calcolare i numeri di Bernoulli, dove la Lovelace riuscì anche ad individuare un gravissimo errore compiuto da me.”

Ada però fu una delle poche persone a capire pienamente le idee di Babbage e grazie a ciò riuscirono a creare un programma per la macchina analitica. Vi sono, in effetti, degli indizi dove probabilmente Ada suggerisce anche l’uso di schede perforate del Telaio Jacquard per la seconda macchina di Babbage. Successivamente Ada intraprese una corrispondenza anche con altri illustri scienziati, come Michael Faraday e John Herschel.

Ada Lovelace fu colpita da un cancro uterino, con un quadro clinico probabilmente aggravato dai salassi ai quali il medico la sottoponeva. La sua malattia durò alcuni mesi, nei quali subì il controllo della madre, che tenne lontano da lei amici e confidenti. Precedentemente convinta materialista, subì il suo influsso anche dal punto di vista religioso e fu persuasa a pentirsi della sua precedente condotta di vita e a nominare la madre quale esecutrice testamentaria. Dal 30 agosto del suo ultimo anno di vita perse il contatto con suo marito, dopo avergli confessato qualcosa che lo spinse ad abbandonarla: non è nota la natura di tale confidenza, ma si ipotizza che potesse trattarsi di adulterio.

Ada Lovelace morì il 27 novembre 1852, all’età di 36 anni, e fu seppellita accanto al padre nella chiesa di santa Maria Maddalena ad Hucknall (nel Nottinghamshire), dietro sua richiesta. Alla sua figura è ispirato un film del 1997, “Conceiving Ada”, diretto da Lynn Hershman Leeson, ed è presente nel romanzo steampunk del 1990 “La macchina della realtà” di Bruce Sterling e William Gibson.

Alla fine degli anni Settanta, il Dipartimento della Difesa ha sviluppato un linguaggio software che chiamato Ada-uno e che riunisce un certo numero di diversi linguaggi di programmazione. Mi sembra giusto che sia stato dedicato alla Lovelace, una donna che cavalcava cavalli, suonava l’arpa e leggeva poesie per legare elementi apparentemente così disparati insieme.

 

 

Fonti:          Sta scherzando Mr. Feynman!, Richard P. Feynman, Zanichelli, 2007
                        http://it.wikipedia.org/wiki/Ada_Lovelace
                        http://www-history.mcs.st-andrews.ac.uk/Biographies/Lovelace.html

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