Svangerskabsforebyggendemiddel?

Parlavo qualche giorno fa con il mio amico Paolo (appassionato di informatica come me) della scomparsa di Ray Tomlinson. Carneade! Chi era costui? (Carneade, oggi simbolo del perfetto sconosciuto, fu un filosofo greco vissuto attorno al 200 a.C.. Nato a Cirene e morto ad Atene, è considerato il maggior rappresentante della Media Accademia. La diffusione del detto è dovuta ad Alessandro Manzoni, che nei “Promessi Sposi” (cap.VIII) per meglio illustrare il personaggio di Don Abbondio, gli fa dire con aria perplessa di fronte al nome di questo personaggio incontrato casualmente in un libro: “Carneade. Chi era costui?”).

Raymond Samuel “Ray” Tomlinson (Amsterdam, 23 aprile 1941 – Lincoln, 5 marzo 2016) è stato un programmatore statunitense, inventore della email nel 1971. Impegnato nello sviluppo di ARPANET (la rete di computer del Dipartimento della Difesa americano che costituisce l’embrione di Internet), utilizzò questa procedura di invio di posta elettronica tra le diverse Università collegate attraverso questa rete. Il primo messaggio da lui inviato, e la prima mail inviata quindi nella storia, non fu “QWERTYUIOP” ma qualcosa di simile. Scelse il simbolo @ per collegare username e indirizzo email di destinazione.

A quel punto il discorso è virato inevitabilmente sull’individuazione degli inventori di oggetti diffusissimi. Abbiamo parlato di tappi, di strisce di velcro e di cerotti, senza però individuare gli autori di queste invenzioni. Come disse Albertone (Alberto Sordi) in “Un americano a Roma”, <Macaroni … m’hai provocato e io te distruggo, macaroni! Me te magno!>… Mi sono armato di computer e di pazienza e ho scovato decine di invenzioni usatissime da tutti noi di cui si ignora (almeno io ne ignoro) l’origine e soprattutto l’inventore.

Oggi, tanto per cambiare, parlerò di mentine, preservativi, fotocamere digitali, cerotti e tanto altro ancora…

Mentine. Gli antichi egizi usavano piccole scaglie di miele, incenso, mirra e cannella sulla lingua per rinfrescare l’alito. Nell’antica Roma in molti masticavano prezzemolo, mentre nel Medioevo andava per la maggiore una sorta di grande caramella fatta con chicchi di garofano e cardamomo. In epoca vittoriana si diffusero piccole liquirizie chiamate Sen-Sen. Le pastiglie alla menta per lungo tempo furono utilizzate solo nella medicina. Le Altoids, mentine ideate nel 1780, furono vendute per decenni come rimedio contro il mal di stomaco. La mentina per come la conosciamo oggi nacque più di un secolo fa, nel 1912 da un laboratorio di un produttore di dolciumi nell’Ohio. Si chiamava Clarence Crane e per la sua invenzione sfruttò una pressa di solito usata per creare le pillole medicinali. Poi ci fece un buco in mezzo e, visto che assomigliavano a salvagenti, li chiamò “Life Savers” (che in inglese significa, appunto, salvagente), dalle nostre parti sono note come “Polo”. L’invenzione ottenne un grande successo negli anni del proibizionismo: le caramelle erano vendute nei locali dove si vendevano bevande alcoliche, come rimedio per mascherare l’odore d’alcol nell’alito. Noi provavamo a farlo di ritorno dalla discoteca: ragazzi, non funziona, le mamme sentono l’odore di alcool e sigarette prima che apriate la porta…

Preservativo. Intorno alla metà del Cinquecento, l’anatomista italiano Gabriele Falloppio sostenne di avere testato un nuovo sistema per evitare la sifilide durante i rapporti sessuali. La soluzione consisteva nell’inserire sul glande, la parte terminale del pene, un cappuccio di lino. Nei secoli seguenti i sistemi per avere rapporti sessuali più sicuri si evolsero notevolmente: nel XVIII secolo in Europa esistevano svariati tipi di preservativi, di solito realizzati utilizzando l’intestino degli animali. Si dice persino che Casanova intrattenesse le donne con cui giaceva gonfiando i preservativi come palloncini. I profilattici divennero economici e più diffusi quando società come Hancock e GoodYear iniziarono a vulcanizzare la gomma, nel 1844. I preservativi di gomma non erano molto pratici e resistenti, ma le cose migliorarono negli anni ’30 del Novecento con la diffusione del lattice. Negli anni seguenti iniziò la produzione di massa: gli Stati Uniti li resero obbligatori negli spacci delle proprie basi ai tempi della Seconda guerra mondiale. E fu una buona idea: la generazione di soldati precedente aveva perso quasi sette milioni di giorni di servizio a causa delle malattie trasmesse sessualmente. E, immagino, di congedi per maternità…

Fotocamera digitale. Nel 1974, Steve Sasson era stato da poco assunto nel laboratorio di ricerca di Kodak quando gli fu assegnato lo studio di un nuovo affare, un sensore chiamato “dispositivo ad accoppiamento di carica” (in inglese Charge-Coupled Device, CCD). Dopo un anno di lavoro, Sasson aveva realizzato un primo prototipo di “macchina fotografica senza pellicola”, con cui scattò una foto a Joy, una sua collega di lavoro. Il CCD della fotocamera utilizzava una griglia di condensatori che rilevavano i fotoni (“pacchetti” di luce) e li convertivano in segnali elettrici in base alla loro intensità. Sasson non si era inventato il CCD, ma aveva trovato il modo di trasformare le informazioni che il sistema raccoglieva in una immagine che poteva essere poi mostrata su uno schermo. La prima foto aveva una definizione di 100 x 100 pixel. Nei venti anni successivi, i tecnici Kodak lavorarono sodo per perfezionare le fotocamere digitali e sviluppare nuove tecnologie. Kodak è fallita nel 2013, a causa di scelte imprenditoriali poco felici e lungimiranti, proprio nel settore della fotografica digitale, dove ha perso molto terreno rispetto alla concorrenza. Tutti quelli della mia generazione ne hanno avuta una in casa e, vi assicuro, non si facevano le foto alle cose che mangiavamo…

Cerotto. Josephine Dickson era una casalinga del New Jersey, e le capitava spesso di ferirsi e tagliarsi durante i lavori domestici, soprattutto con i coltelli della cucina. Il marito, Earle, che lavorava nel settore del cotone, si ingegnò per trovare un sistema semplice e pratico per proteggere i piccoli tagli della moglie. Prese una striscia di garza, la fece aderire a un nastro adesivo per uso medico e su entrambi mise uno strato di crinolina, per evitare che i lembi della medicazione si incollassero tra loro. In questo modo, quando si feriva, Josephine poteva tagliare un pezzo di nastro e medicarsi, senza dovere ricorrere ai macchinosi sistemi degli anni Venti: una striscia di garza tenuta aderente alla ferita con uno spago. Earle Dickson all’epoca lavorava per Johnson & Johnson, che tra i propri prodotti vendeva già diverse cose per eseguire i bendaggi. Mostrò la sua idea ad alcuni dirigenti, che ne compresero l’utilità e misero in produzione i primi cerotti. Nei primi anni le vendite non andarono un granché bene, le cose cambiarono dopo diverse campagne pubblicitarie per farli conoscere, compresa la gratuita distribuzione di cerotti ai Boy Scout. Ricordo la famosa pubblicità: “Non fa male / quando si leva / Sal-ve-lox”.

Bianchetto. Anni Cinquanta. Bette Nesmith Graham era una madre single e lavorava come segretaria a Dallas di giorno e come disegnatrice per promuovere prodotti la notte. Osservando i suoi strumenti usati per disegnare, un giorno si rese conto di avere davanti la soluzione per creare un sistema più rapido per correggere gli errori di battitura, fatti di giorno alla macchina da scrivere in ufficio. Graham mischiò alcune tempere, che aveva a casa, per riprodurre il colore della carta su cui lavorava in ufficio, e si portò dietro la miscela in una boccetta per lo smalto. Le sue colleghe notarono quanto pratico fosse il sistema e le chiesero di poterlo usare anche loro. La cosa continuò a ingrandirsi, Graham riuscì a farci dei soldi sopra e ideò il marchio Liquid Paper (letterlamente “Carta Liquida”), che esiste ancora e che è tra i più grandi produttori di bianchetti al mondo. La proprietà dal 1979 è della multinazionale Gillette (di cui ho parlato in “La vita comincia a…”).

Assorbenti interni. Nel XIX secolo rotoli di tessuto, chiamati tamponi, erano spesso utilizzati per fermare le emorragie dei soldati feriti dai pallettoni dei fucili. Le donne facevano qualcosa di simile da secoli per proteggere i loro vestiti durante il periodo delle mestruazioni. Le native americane usavano le spighe cilindriche di una pianta che si chiama tifa, mentre in Giappone si usavano pezzi di carta arrotolata. Negli anni Venti, John Williamson, che lavorava per Kimberly-Clark Corporation, mostrò al padre un preservativo riempito con Cellucotton (realizzato con la cellulosa). Ne aveva tagliato l’estremità per lasciare esposta la fibra, cosa che lo avrebbe reso un efficace assorbente interno per le donne con le mestruazioni. L’idea non piacque per nulla al padre di Wlliamson, impiegato nella stessa azienda del figlio. La cosa comunque andò avanti e, tra la riprovazione dei più bigotti, il tampone per le mestruazioni iniziò ad affermarsi. Nel 1931 un osteopata che si chiamava Earle Haas, inventò un applicatore telescopico di cartone per inserire più facilmente i tamponi. Fu venduto con il nome di Tampax e divenne un successo.

Tornello. I primi tornelli erano particolari cancelli utilizzati nei recinti per consentire agli allevatori di entrare e di uscire più facilmente, evitando che gli animali potessero scappare. Negli anni Venti i tornelli furono installati nelle fermate della metropolitana di New York: erano però molto ingombranti, rallentavano il flusso dei passeggeri da e verso i binari, e poiché erano alquanto rudimentali capitava spesso che qualcuno ci rimanesse impigliato dentro. Nel 1929 a John Perey, un ingegnere della Perey Turnstile Company di Park Avenue, venne in mente una soluzione per migliorare i tornelli: un disco verticale con tre sole aste che si dipartono dal suo centro. Al progettista John Vassos spettò il compito di realizzare un primo progetto e di rendere esteticamente gradevoli i nuovi tornelli. Dobbiamo alla sua inventiva e al suo gusto per il design industriale la particolare forma con cui ancora oggi sono fatti i tornelli. Anche se in metropolitana saranno presto sostituiti da una sorta di sportelli automatici (ed in alcune lo sono già).

Air Bag. Un giorno del 1952 l’ex ingegnere John W. Hetrick era alla guida della sua Chrysler e per poco non fece un incidente con un’altra automobile. Lungo il resto del suo tragitto rimuginò a lungo su che cosa avrebbe potuto attutire l’impatto se questo si fosse verificato. Un anno dopo l’Ufficio brevetti gli riconobbe l’idea: “un dispositivo che gonfia un cuscino quando si verifica una rapida riduzione della velocità”. Furono necessari anni per perfezionare l’idea, trovare una soluzione per fare gonfiare con la sufficiente rapidità il cuscino, e senza che potesse ferire il conducente. Alla fine degli anni Sessanta, Allen Breed trovò la soluzione: una calamita che tiene ferma una biglia di metallo che, liberata quando si verifica una forte decelerazione, innescava il meccanismo per fare gonfiare l’air bag. Negli anni seguenti si passò dall’utilizzo dell’aria compressa all’azoto, per una risposta più rapida del dispositivo. Ford e General Motors iniziarono a montare i primi air bag sulle loro auto negli anni Settanta. Ma solo dagli anni Novanta il sistema divenne una dotazione fissa di molte automobili, anche in seguito a regole e linee guida emanate dalle autorità di controllo per la sicurezza stradale. Io non sono un sostenitore assoluto dell’air bag, che (spero) sicuramente sarà migliorato nei prossimi anni.

Aria condizionata. Il padre dell’aria condizionata, o come meglio si dovrebbe chiamare del “condizionamento ad aria” (dall’inglese air conditioning), è l’ingegnere americano Willis Haviland Carrier. Nel 1901, all’età di 25 anni, da poco conclusi gli studi di ingegneria meccanica, Carrier ideò una macchina per la riduzione dell’umidità  e della temperatura nell’aria. Il sistema, brevettato nel 1906, si basava sul principio teorizzato dal chimico e fisico inglese Michael Faraday che, circa un secolo prima, aveva scoperto come la compressione e la successiva espansione di un gas avevano come conseguenza il raffreddamento del gas stesso. Il primo condizionatore fu installato il 17 luglio 1902 in una tipografia di Brooklyn, a New York, dove i continui sbalzi di umidità rendevano difficile il corretto trattamento della carta e degli inchiostri. Le applicazioni si estesero rapidamente all’industria tessile, quindi agli uffici (per aumentare il rendimento degli impiegati), infine, nel secondo dopoguerra, arrivarono alle abitazioni private e alle automobili. I gas utilizzati nei primi condizionatori, clorometano e ammoniaca, erano altamente tossici e l’accidentale rottura dei compressori poteva essere fatale. Fu solo nel 1928 che tali gas furono sostituiti con i clorofluorocarburi, derivati dal metano e conosciuti sotto l’unico nome di freon, che hanno ottime proprietà refrigeranti e sono innocui per l’uomo; purtroppo, però, sono molto dannosi per l’ozono atmosferico. Quindi dal gennaio 2015 sono stati per legge rimpiazzati da una miscela di idrocarburi fluorurati, che non contenendo atomi di cloro non danneggia lo strato di ozono.

Velcro. Georges de Mestral (Nyon, 19 giugno 1907 – Commugny, 8 febbraio 1990) è stato un ingegnere svizzero. Spesso, dopo le passeggiate che faceva con il suo cane, doveva togliere dal suo maglione e dai peli del cane piccole palline (frutti di bardana) che vi si aggrappavano. Le osservò al microscopio e si accorse che avevano piccoli uncini elastici che una volta messi a contatto con un tessuto si aggrappavano alle maglie. Una volta tolti, gli uncini ritrovavano la loro forma originaria. Immaginò 2 pezzi di tessuto in nylon, l’uno con migliaia di piccole anse e l’altro con migliaia di piccoli uncini elastici. Con l’aiuto di un fabbricante di tessuti di Nylon nacque così il velcro. Grazie alle sue caratteristiche di resistenza e di facile e rapida apertura/chiusura, il velcro è molto spesso utilizzato per confezionare chiusure a strappo. Le chiusure a strappo (o velcro) sono molto comuni nell’industria tessile e delle confezioni, sostituendo bottoni o cerniere lampo. La resistenza della chiusura a strappo la vede applicata ampiamente nella costruzione di automobili, così come nell’industria elettronica come chiusura per custodie di computer o per valigie e zaini. Viene utilizzato per la chiusura di indumenti, scarpe, borse, zanzariere e articoli sportivi. Si trova in commercio oltre che a strisce anche sagomato e con diversi colori. Il velcro viene usato nella confezione di tendaggi e moquette ed è parte integrante di certi bendaggi ortopedici. Grazie a questa caratteristica, i tecnici aerospaziali della NASA hanno pensato di equipaggiare gli astronauti di questa invenzione nei loro viaggi, nei quali serve per tenere temporaneamente in una posizione fissa tutti gli oggetti dell’abitacolo. Sulle navi è utile per evitare la caduta di oggetti non molto pesanti durante il rollio con mare mosso. Il compianto Bruno Lauzi, cantautore italiano scomparso nel 2006, ideò delle camicie con il velcro al posto dei bottoni per i malati del Morbo di Parkinson (del quale era malato lui stesso), i cui ricavati erano devoluti alla lotta contro la terribile malattia.

Carta igienica. Le prime tracce dell’utilizzo della carta igienica risalgono al XIV secolo in Cina ad utilizzo della famiglia imperiale. Nel 1857 negli Stati Uniti d’America viene prodotta industrialmente la prima carta per uso esclusivamente igienico da un tal Joseph Gayetty, il cui nome era stampato su ogni singolo foglio e poi nel 1879 la Scott Paper Company a Philadelphia nello Stato della Pennsylvania, mette in commercio la prima carta igienica in rotoli continui, seguiti poco dopo da quelli suddivisi in fogli, uniti tra loro da perforazioni in modo da poterli strappare e utilizzare singolarmente. Nel 1942 viene prodotta nel Regno Unito la prima carta a doppio velo, la St. Andrew’s Paper Mill, primo prodotto ad avere una carta più soffice e robusta. In Italia la carta igienica fu considerata un lusso fino alla seconda metà del XX secolo, quando divenne un prodotto di uso popolare. I nostri nonni (per chi non lo sapesse) usavano la carta che oggi si usa per avvolgere il pane…

Nastro adesivo. In una città di provincia dello stato americano del Minnesota, St. Paul, dal 1902 esisteva la ditta «Minnesota Mining and Manufacturing Company», in breve 3M. Nel 1923 Richard Drew, ventiquattrenne, fu assunto dalla 3M per vendere la carta vetrata; osservando il lavoro dei verniciatori Drew pensò a qualcosa che permettesse di «mascherare» la superficie che non doveva essere sporcata dalla vernice e inventò un nastro di carta con una faccia ricoperta di un adesivo. Ci voleva qualche adesivo capace di fissare il nastro sul metallo con la pressione della mano; nello stesso tempo l’adesivo non si doveva appiccicare alla base di carta del nastro, il nastro doveva essere arrotolabile e staccabile alla fine dell’uso. Negli stessi anni era cominciata anche negli Stati Uniti la produzione del cellophane, una pellicola trasparente ottenuta trattando la cellulosa col processo della viscosa, inventato nel 1908 dallo svizzero Jacques Branderberger (1872-1954). Dopo molti tentativi nel 1930 Drew pensò di usare questa pellicola come base per un nastro adesivo questa volta trasparente, che la 3M mise in commercio con il nome «scotch» e fu un immediato successo. A tale successo contribuì molto l’invenzione della scatoletta che consente di svolgere il nastro e di tagliarlo prima dell’uso. Questa invenzione fu fatta da un altro dipendente della 3M, John Borden, nella forma che tutti conosciamo, con una lametta seghettata incorporata capace di tagliare il nastro adesivo alla lunghezza voluta.

Sono tutti, più o meno, oggetti di uso comune, che in un modo o nell’altro hanno cambiato la nostra vita. Immaginate la vostra vita d’estate con o senza l’aria condizionata o al lavoro/scuola senza bianchetto e scotch… Ma queste invenzioni sono vero progresso? Cito un episodio accaduto ad Isaac Asimov durante la discussione con un tizio:

< Tizio: “Lei usa il computer?”
Asimov: “Sì”
“Riesce ad immaginare cosa sarebbe successo a Guerra e Pace se Dostoevskij avesse avuto un computer?”
“Proprio nulla, dato che Guerra e Pace è un’opera di Tolstoj”.>

Per quello vi ho scritto delle invenzioni che hanno cambiato il mondo e, soprattutto, di chi le ha inventate…

P.S.: Il titolo dell’articolo è la parola “preservativo” in danese…

 

 

 

 

Fonte: http://www.nytimes.com/packages/html/magazine/2013/innovations-issue/#/?part=introduction

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