La strana storia di Bob Geldolf, Paula Yates e Michael Hutchence

Negli anni ‘80 salì agli onori della cronaca un cantante di nome Bob Geldolf. Nato a Dún Laoghaire, Irlanda, il 5 ottobre 1951, fondò il gruppo dei “The Boomtown Rats” nel 1975. Non ebbe un grandissiomo successo fin quando fu chiamato dai Pink Floyd per recitare la parte di protagonista nel film “The Wall”, nel 1982.

Negli anni immediatamente successivi si dedicò quasi completamente all’organizzazione di concerti di beneficenza, fino al mega concerto dell’85, Live Aid. Primo evento mondiale del suo genere, il Live Aid fu un concerto rock tenutosi il 13 luglio 1985. L’evento fu organizzato da Geldof e da Midge Ure degli Ultravox, allo scopo di ricavare fondi per alleviare la carestia in Etiopia. Diventò uno dei più grandi eventi rock della storia e indubbiamente caratterizzò gli anni ottanta. I luoghi principali dell’evento furono il Wembley Stadium di Londra con circa 72.000 presenze, e il John F. Kennedy Stadium di Filadelfia con approssimativamente 90.000 presenze; altri luoghi furono Sydney e Mosca. È stato il più grande collegamento via satellite e la più grande trasmissione televisiva di tutti i tempi: si stimano infatti due miliardi e mezzo di ascoltatori in cento paesi che videro la trasmissione in diretta.

Il concerto era in realtà stato concepito come seguito di un altro progetto di Geldof e Ure, il fortunato singolo “Do They Know It’s Christmas?”, eseguito da un gruppo di artisti provenienti dal Regno Unito e dall’Irlanda, chiamati Band Aid. Sulla base di quell’esperienza, un folto gruppo di artisti americani volle portare il proprio contributo e nel 1985 parteciparono a USA for Africa, un supergruppo di 45 celebrità della musica pop tra cui Michael Jackson, Lionel Richie, Stevie Wonder e Bruce Springsteen, cantando “We Are the World” prodotta da Quincy Jones. Il concerto crebbe di dimensioni man mano che si aggiungevano nuove performance di artisti dalle due parti dell’Oceano Atlantico. La raccolta di fondi superò gli obiettivi, infatti raccolse più di $ 140.000.000.

In quegli anni, Bob aveva una ragazza di nome Paula Yates. Si frequentavano dal 1976. Era una groupie del gruppo di Geldolf, senza dubbio molto bella e altrettanto intelligente, anche se l’infanzia travagliata la induceva a fare uso di droghe. Pubblicò anche una cover del pezzo di Nancy Sinatra “This boots are made for walkin’” che ebbe un discreto successo di vendite. Con l’aiuto di Bob, la Yates diventò giornalista musicale e scriveva anche per il “Daily Mirror”. Da lì a diventare presentatrice tv il passo fu breve: presentava uno show, “The Tube”, che era una sorta di versione britannica di “American Bandstand”, programma famosissimo per aver lanciato negli Stati Uniti decine di cantanti, essendo durato dal 1957 al 1987 (per capire il genere, guardate lo spassosissimo “Hairspray – Grasso è bello”, con John Travolta “en travesti”).

Nel 1983 Geldolf e la Yates ebbero la loro prima figlia, Fifi Trixibelle e nell’86 si sposarono. Testimoni furono Dave Stewart e Annie Lennox degli Eurythmics e Simon Le Bon dei Duran Duran. La maternità sembrava aver cambiato la Yates, tanto che ebbero altre due figlie, Peaches Honeyblossom Michelle Charlotte Angel Vanessa e Little Pixie. In quel periodo, la popolarità di Paula Yates era così alta da oscurare persino quella dello stesso Geldof, che veniva soprannominato “Mr. Yates”. Nel 1994 Paula conduceva un programma chiamato “Big Breakfast”. Il programma era essenzialmente un talk show che aveva luogo in un letto che Paula e l’ospite del giorno condividevano durante l’intervista. Lo show aveva un grande successo, ma un giorno l’ospite fu Michael Hutchence, cantante della rock band INXS.

Frontman dalla presenza carismatica, Australiano, ma cresciuto tra Hong Kong e la natìa Sidney, Hutchence fu tra i fondatori del gruppo. Nata nel 1977 a Sydney sotto il nome di Farriss Brothers, per cambiarlo nel 1980 in INXS, come l’album di debutto, la band era composta dai tre fratelli Farriss, Tim, John ed Andrew, Michael Hutchence, Kirk Pengilly  e Garry Beers. I motivi del successo della band, oltre al carisma di Hutchence, era quella tipologia di suono sospesa a metà tra il rock ed il sinth pop, cosa che però ne decretò anche la veloce fine.

Tornando a quel 1994, Paula e Michael si innamorarono e già nel 1995, dopo il divorzio della Yates con Geldolf, andarono a vivere insieme. La causa per l’affidamento delle tre bambine fu una delle notizie più pubblicate in quegli anni dai tabloid inglesi, e alla fine Paula ottenne l’affidamento delle figlie. Nel 1996, la Yates e Michael ebbero una figlia, Hiraani Tiger Lily.

A questo punto, accadde qualcosa di strano. Il fratello di Michael afferma che il cantante, abitualmente aperto, simpatico ed estroverso, cambiò completamente comportamento dopo una caduta. Nel corso di un diverbio con un conducente di taxi, il cantante scivolò e si ruppe il cranio sul marciapiede. “Da quel momento vidi un Michael diverso. Aveva perso l’80% dell’odorato e sentiva poco anche i sapori. Inoltre si arrabbiava facilmente. L’incidente lo condusse a crisi depressive”, scrive Rhett. Circa un mese prima della sua scomparsa, Michael iniziò ad interessarsi a pratiche di autoerotismo anche grazie a due prostitute che aveva conosciuto. Lo trovarono col collo stretto in una cintura che pendeva dalla maniglia della porta della camera 524 dell’albergo Ritz Carlton di Sidney. Rhett afferma che il verdetto del medico legale, suicidio, è sì tecnicamente corretto ma anche che il fratello fu portato sulla cattiva strada da altri. E scrive: “Il giorno prima del funerale andammo a rendergli l’estremo omaggio. Nella bara, Michael aveva un vestito di Vivienne Westwood. Gli misi una Marlboro Light in tasca perché mi chiedeva sempre sigarette. Più tardi Paula Yates mi disse d’avergli messo nell’altra tasca un grammo di eroina”.

Paula soffrì immensamente per la scomparsa di Michael. A peggiorare la situazione, la famiglia di Hutchence iniziò delle azioni legali per strapparle la custodia di Tiger (e, guarda caso tutti i soldi di Michael). Paula Yates fu trovata la mattina di domenica 17 settembre 2000, giorno del decimo compleanno della figlia Pixie, priva di vita nella sua casa di Notting Hill, a Londra. A rinvenire il corpo fu un’amica della Yates, la giornalista, Josephine “Jo” Fairley Sams, accorsa preoccupata dopo tre telefonate, a cui aveva risposto la figlia di 4 anni della conduttrice televisiva, Tiger, che disse di non riuscire a svegliare la madre. Giunta sul posto intorno alle 10:10, la Sams trovò l’amica riversa sul letto, svestita, con uno strano colorito e coperta del proprio vomito e con a fianco alcune bottiglie di vodka vuote. Dopo l’arrivo dei soccorritori, Paula Yates fu dichiarata morta alle ore 11:15. Sul posto, gli inquirenti di Scotland Yard, guidati dal Det. Ann Christensen, rinvennero tracce di eroina su un tavolino, di cocaina in una banconota da 5 sterline e tracce di marijuana. Secondo quanto dichiarato poi dal gestore di un magazzino del quartiere dove viveva la Yates, la sera precedente, intorno alle ore 22.00, la Yates era stata vista passeggiare per strada ubriaca, con i capelli trasandati e a piedi nudi, dopo che – com’era sua abitudine – era entrata per varie volte (ben quattro) nell’esercizio per acquistare delle bottiglie di vodka.

Incredibilmente, dopo una sorta di coma vigile, come da lui stesso raccontato, Bob Geldolf entrò in azione. Geldof fece tutti i preparativi per il funerale di Paula, pagò tutto, e poi presentò istanza di affidamento temporaneo delle figlie unitamente alla piccola Tiger, dichiarando: “ha bisogno di essere con le sue tre sorellastre in questo momento difficile”. L’appello di Geldof ebbe successo. Nonostante i tentativi da parte della famiglia Hutchence, la ragazza ha continuato a vivere con le sue sorellastre.

Purtroppo, il 7 aprile 2014, Peaches Honeyblossom, la secondogenita, fu trovata morta nella sua villa del Kent; il decesso fu definito improvviso e inspiegabile. II 1º maggio 2014 il Times riferì che i test tossicologici effettuati hanno rilevato che la Geldof è deceduta a causa di un’overdose d’eroina, esattamente come era successo alla madre. In un’intervista, Peaches aveva dichiarato di non essere riuscita a superare il lutto per la scomparsa della madre se non dopo anni. “Ricordo il giorno in cui morì mia madre”, disse. “Il giorno dopo andai a scuola e feci come se non fosse successo nulla. E tutti pretendevano che non fosse successo nulla. Ma era successo. Non mi lamentai, non piansi ai funerali. Non potevo esprimere nulla perché ero come paralizzata”.

Avere esempi negativi nella vita non insegna a non sbagliare, evidentemente.

5 pensieri su “La strana storia di Bob Geldolf, Paula Yates e Michael Hutchence

  1. nikcrown ha detto:

    Vorrei precisare che Sir Bob Geldof non fu ‘l’ artefice’ di ‘USA for Africa’ (così chiamato il Super gruppo che fu fatto in America, e non in Inghilterra grazie alla collaborazione tra Michael Jackson e Quincy Jones; e che portò al brano: ‘We Are the World’, nel 1985), ma bensì del progetto Inglese ‘Band Aid’ (stesso progetto con un ‘Super gruppo’ di musicisti, ma ben un anno prima), e che portò al singolo: ‘Do They Know It’s Christmas?’, uscito il Natale del 1984 !!!!!.
    Il resto è Storia….

    P. S
    Tengo a precisare che ho scritto a memoria (vista la mia età), ma nell’era di Internet è veramente difficile commettere un così grossolano errore, visto che tutto il resto del pezzo scritto, fa un uso abbastanza abbondante del suddetto…..
    Grazie comunque, e spero nella pubblicazione.

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