Dora Musumeci

Giulia Isidora Musumeci, nota come Dora Musumeci, nacque a Catania nel 1934. Il padre Salvatore Musumeci, detto Totò, era violinista presso il Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, ed avviò la figlia allo studio della musica sin da bambina. Antonio Musumeci aveva intuito l’eccezionale talento musicale della figlia, che infatti in breve tempo divenne una vera e propria bambina prodigio, iniziando ad esibirsi all’età di sette anni ed entrando, nel 1944, in un’orchestra con cui effettuerà nel dopoguerra un tour in Tripolitania.

Appassionatasi al jazz, dopo il diploma al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli abbandonò la musica classica, pur sapendo di dare un dispiacere al padre, divenendo la prima pianista jazz italiana ed ottenendo, nel 1947, il primo articolo monografico su di lei pubblicato su Musica Jazz. Iniziò ad esibirsi sia in Italia che all’estero, suonando con grandi nomi come Lionel Hampton e Dizzy Gillespie, e pubblicò le prime incisioni; formò quindi un proprio complesso, il cui bassista e cantante era Roby Matano (in seguito componente de “I Campioni”), ed iniziò ad incidere anche i suoi primi album.

Nel 1956 vinse il Festival del Jazz di Modena e pubblicò l’album “La regina dello swing” per la Cetra di Torino. Veniva spesso ospitata in trasmissioni televisive e radiofoniche, e continuò a pubblicare dischi per varie case discografiche; dal vivo inoltre eseguiva spesso arrangiamenti jazz di canzoni di musica leggera. Formò un quartetto a suo nome (composto, oltre che da lei, da “fair” Little Cickets alla chitarra, Tonino Ferrelli al contrabbasso e Roberto Petrin alla batteria), con cui incide per l’etichetta Consorti, legata ad un noto negozio di dischi della capitale.

Al talento, Dora univa una eccezionale qualità mnemonica che le permetteva di suonare senza spartito: infatti Dora aveva un talento straordinario che la portava a riprodurre brani ascoltati una volta sola nella vita. Si dice che a Roma, nel 1955, in un locale di via Margutta la Musumeci giocò “un tiro mancino” ad un uomo che aveva provato a comporre una melodia mai sentita prima al pianoforte: “Nuova? Ma io la conosco da quand’ero bambina. Ascolti.”

Negli anni ’60 si esibì al Piper Club di Roma insieme a Romano Mussolini, Giovanni Tommaso e Lionel Hampton, portando quindi il jazz nel tempio della beat; partecipò inoltre anche alla registrazione di alcune colonne sonore, lavorando tra gli altri anche con Ennio Morricone. Abbandonò progressivamente il jazz per riavvicinarsi alla musica classica, e divenne anche insegnante di pianoforte al Conservatorio Francesco Cilea di Reggio Calabria; pubblicò molti studi per pianoforte con scopi didattici.

Tra gli anni Cinquanta e Settanta, Dora girò molte volte l’Europa esibendosi nelle radio, in tivù, nei concerti e nei festival, arrivando a conoscere e a lavorare gomito a gomito con alcuni dei direttori d’orchestra più noti al mondo come Scherchen, Urbini, Somogyi, Fistoulari. Si dedicò inoltre alla composizione di musiche per spettacoli radiofonici, tra cui nel 1972 “La scuola dei buffoni” di Michel de Ghelderode, per la regia di Romano Bernardi, o teatrali, come “L’aria del continente” di Nino Martoglio (nell’allestimento di Turi Ferro). Continuò a incidere fino al 1961 e nel 1993 le fu conferito il titolo di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana.

Nel settembre del 2004, un pirata della strada la investì; morì all’ospedale Garibaldi di Catania dopo un coma di 20 giorni, a seguito delle numerose fratture agli arti e violenti traumi riportati alla schiena e ai polmoni.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Dora_Musumeci

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