Personalità evolute

Ogni civiltà nata sulla Terra ha sviluppato fin dalle più lontane origini un vasto repertorio di miti: l’esigenza di rispondere alle grandi domande sull’origine dell’universo e dell’uomo, sull’alternarsi delle stagioni, sui fenomeni naturali, sulla vita, la morte e il dolore, sul destino, ha indotto l’uomo a fornire spiegazioni su tutte queste cose. Anticamente non si faceva fatica a credere che un terremoto fosse causato dall’incedere di un gigante particolarmente arrabbiato o che i fulmini fossero in realtà gli strali di Giove. Quello che (mi) stupisce è che ancora oggi vi sia una profonda ignoranza (condizione che qualifica una persona, detta ignorante, cioè chi non conosce in modo adeguato un fatto o un oggetto, ovvero manca di una conoscenza sufficiente di una o più branche della conoscenza) sulla maggior parte dei fenomeni che influenzano la vita dell’uomo. Nel primo articolo di questo blog, “Astronomia e astrologia”, parlavo proprio di come ci sia ancora gente disposta a pagare per conoscere il proprio destino in rapporto alla posizione dei pianeti. Oggi scriverò di una persona che ha scosso un gran numero di superstizioni e credenze della sua epoca (e della nostra).

Forse nessuno ha influenzato la nostra conoscenza della vita sulla Terra tanto quanto il naturalista inglese Charles Darwin. La sua teoria dell’evoluzione è riuscita nell’intento di spiegare le incongruenze fino ad allora presenti nello studio dei reperti fossili, della distribuzione geografica delle specie, dell’embriologia e della tassonomia. Nessun’altra spiegazione precedente o successiva ha avuto l’impatto della teoria darwiniana. Egli è riuscito a dimostrare che tutto in geologia, in zoologia, in tassonomia, in botanica, in paleontologia, in filosofia, in antropologia, in psicologia, in letteratura e in Teologia è legato in maniera profonda, con trasformazioni che in alcuni casi sono ancora in corso. Anche senza le sue teorie sull’evoluzione, le opere di Darwin sarebbero difficili da eguagliare. Il suo lavoro brillantemente originale in geologia, botanica, biogeografia, zoologia degli invertebrati e psicologia farebbe comunque di lui uno degli scienziati più originali e influenti nella Storia.

Charles Robert Darwin nacque nel 1809 a Shrewsbury, città inglese, capoluogo della contea di Shropshire, non molto lontana dalla frontiera con il Galles, quinto di sei figli di una famiglia benestante. Suo padre, Robert Waring Darwin era un medico di successo e a sua volta figlio del celebre poeta, Erasmus Darwin. La madre, Susannah Wedgwood, morì quando Charles aveva otto anni.

Nell’ottobre del 1825 Darwin andò all’Università di Edimburgo con suo fratello Erasmus per studiare medicina; lì studiò gli invertebrati marini sotto la guida di Robert Grant, che addirittura lo citò in un suo articolo. La rozzezza della chirurgia del tempo e il suo disgusto per la dissezione (si narra che, su due interventi chirurgici cui assistette, in entrambi i casi si sentì male) lo portarono ad abbandonare la Scuola di Medicina nel 1827, senza laurearsi, così suo padre gli propose la carriera clericale come alternativa rispettabile. Il vantaggio di diventare pastore, come Darwin presto si avvide, era di avere molto tempo per perseguire il suo crescente interesse nella storia naturale. Per essere ordinato nella Chiesa d’Inghilterra egli dovette prima ottenere un grado di Bachelor of Arts da un’università inglese.

Il Bachelor of Arts (B.A., letteralmente “baccellierato in arti”) è un corso universitario che rilascia un titolo di primo livello. Dura in generale tre anni nel Regno Unito (salvo che in Scozia), in Nuova Zelanda, in Australia e nel Québec e quattro anni negli Stati Uniti, in Irlanda, in Scozia e nel resto del Canada. Negli Stati Uniti e in Canada, un Bachelor of Arts esige che lo studente abbia frequentato una maggioranza dei suoi corsi (la metà o i tre quarti) nelle arti, termine che raggruppa le scienze sociali, le lettere, la musica o le arti plastiche. Si dà questo titolo anche agli studenti che abbiano seguito principalmente corsi nei campi delle scienze fisiche come la biologia e la chimica. Questo è frequente in alcune delle più prestigiose università statunitensi della Ivy League, come l’Università di Princeton, e le scuole superiori. In Gran Bretagna, la maggior parte delle università mantiene la distinzione tra le arti e le scienze, ma certune, come l’Università di Oxford e quella di Cambridge, conferiscono B.A. ad ogni studente qualunque sia la sua specializzazione.

Nell’ottobre del 1827 fu ammesso al Christ’s College di Cambridge, ma avendo delle lacune in greco, studiò con un insegnante privato e non poté entrarvi prima del gennaio 1828; si immatricolò dunque il 26 febbraio 1828. Darwin non fu mai uno studente modello, ma si appassionò facendosi coinvolgere da alcuni colleghi laureandi e diventò un buon naturalista dilettante. Iniziarono a classificare dei coleotteri e il lavoro fu pubblicato dall’entomologo inglese James Francis Stephens (1792 – 1852) nell’opera “Illustrations of British Entomology” nel 1829. Charles ne fu talmente colpito che una volta scrisse “Nessun poeta si sentì più deliziato nel vedere il suo primo poema pubblicato di quanto fossi io nel vedere nell’opera di Stephens Illustrations of British Insects le parole magiche, ‘catturato da C. Darwin, Esq.’”

Darwin diventò seguace del professore di botanica John Stevens Henslow (1796-1861) e grazie alla loro frequentazione imparò molto della pratica della scienza naturale; passò così l’esame di Bachelor of Arts nel gennaio del 1831. Poco dopo imparò i primi rudimenti di rilevamento geologico dal professore Adam Sedgwick (1785-1873) durante un tour nel Galles del Nord. Henslow riuscì a far imbarcare Darwin su una nave comandata dal Capitano Robert FitzRoy (1805-1865). La HMS Beagle fu un brigantino a dieci cannoni della Royal Navy, il cui nome deriva dalla razza canina beagle. Fu varato l’11 maggio 1820 dai cantieri di Woolwich sul fiume Tamigi e costò 7.803 sterline dell’epoca. Nel luglio dello stesso anno prese parte alla parata navale per la celebrazione dell’incoronazione di re Giorgio IV del Regno Unito durante la quale fu la prima nave a veleggiare sotto il nuovo London Bridge. Dopo quell’occasione non ci fu nessun immediato bisogno della Beagle, che fu perciò tenuta in riserva per cinque anni e “mantenuta in servizio”, in acqua, ma senza equipaggio. Fu poi adattata a unità di ricognizione e prese parte a tre spedizioni. La seconda di queste ospitò Darwin.

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Nel mese di dicembre del 1831, dunque, Charles Darwin salpò dal porto inglese di Plymouth. Quando il brigantino Beagle, durante il suo viaggio lungo le coste del Sud America, gettava le ancore per fare rifornimento d’acqua e di provviste alimentari, Darwin lasciava spesso la nave per esplorare le regioni interne, osservare i ricchi depositi fossiliferi tenendo ben presenti le teorie di Lyell e collezionare esemplari di molti nuovi tipi di animali e di piante.

In particolare, Darwin osservò con notevole interesse gli animali e le piante che popolavano un piccolo arcipelago di isole quasi aride, le Galápagos, che si trova a 950 kilometri dalla costa pacifica del Sud America. Queste isole, su cui Darwin rimase poco più di un mese, prendono il nome dai loro abitanti più spettacolari, le testuggini (galápagos, in spagnolo), alcune delle quali arrivano a pesare anche più di un quintale. Nonostante queste isole siano relativamente vicine, ciascuna di esse ha il suo tipo di testuggine; i marinai caricavano a bordo queste testuggini per tenerle come riserva di carne fresca durante i loro lunghi viaggi, e alcuni di loro erano capaci di distinguere da quale isola le varie specie provenissero.

Oltre alle testuggini, le Galápagos erano abitate da un gran numero di fringuelli, distinti in quattordici specie differenti; nonostante vivessero nello stesso arcipelago, questi uccelli differivano tra loro sia per la grandezza e per la forma dei corpi e dei becchi sia, in particolare, per il tipo di cibo di cui si nutrivano. Un fringuello, per esempio, si nutriva d’insetti estratti col becco dalla corteccia degli alberi, come il comune picchio; non avendo però la lunga lingua che i picchi usano per estrarre gli insetti, questo fringuello si serviva di un piccolo bastoncino o di una spina di cactus.

Grazie alle sue conoscenze di geologia, Darwin sapeva che le isole Galápagos, di origine vulcanica, erano molto più giovani della terraferma; inoltre, aveva osservato che le piante e gli animali delle Galápagos erano differenti da quelli della terraferma, e gli organismi presenti su ogni isola differivano da quelli di ogni altra isola dello stesso arcipelago. Darwin cominciò così a pensare che le differenti specie di testuggini e di fringuelli presenti sulle varie isole si fossero originate a partire da un’esigua varietà iniziale di organismi, provenienti probabilmente dal continente.

Darwin fu particolarmente influenzato dalle opere di uomini di scienza come l’astronomo inglese Sir John Herschel (1792-1871), dal naturalista tedesco Alexander von Humboldt (1769-1859) e dal geologo scozzese Charles Lyell (1797-1875). Proprio un libro di quest’ultimo, Principi di geologia (in inglese Principles of Geology), sosteneva che la Terra non fosse stata creata così come la vediamo, in forma definitiva, ma era costantemente soggetta a cambiamenti. L’obiettivo di Lyell era di rendere note le tesi del geologo scozzese James Hutton (1726-1797), e cioè che i lenti fenomeni naturali, possono adeguatamente spiegare i fenomeni geologici. Egli descrisse un modello nel quale “non c’erano prove di un inizio, né indizi di una fine” e immaginava la Terra in un ciclo continuo. Il grande pregio di Lyell fu di saper divulgare quelle teorie: fu il primo a diffondere il concetto “il passato è la chiave del presente”, secondo il quale la Terra è stata modificata attraverso l’azione di forze in tempi lunghissimi.

Darwin ebbe l’opportunità di assistere a tutte queste forze, quali l’erosione, i terremoti e l’azione dei vulcani, durante il viaggio del Beagle e si convinse che le ipotesi di Lyell erano corrette. Darwin fece diverse scoperte molto importanti circa la geologia del Sud America, soprattutto sulle isole vulcaniche e sulle origini delle barriere coralline lavorando proprio sulle idee di Lyell. Darwin scrisse più tardi nella 2a edizione del suo diario di ricerche:

“Where on the face of the earth can we find a spot, on which close investigation will not discover signs of that endless cycle of change, to which this earth has been, is, and will be subjected?”.

Sulla base di tali riflessioni, ed in sintonia con i Principi di geologia di Charles Lyell e il Saggio sui principi della popolazione dell’economista e demografo inglese Thomas Robert Malthus (in cui si teorizzava il concetto di disponibilità di risorse alimentari intesa come limite alla numerosità delle popolazioni animali), Darwin scrisse gli “Appunti sulla trasformazione delle specie”. Ben consapevole dell’impatto che la sua ipotesi avrebbe avuto sul mondo scientifico, Darwin si mise a indagare attivamente alla ricerca di eventuali errori, facendo esperimenti con piante e piccioni e consultando esperti selezionatori di diverse specie animali. Nel 1842 stese un primo abbozzo della sua teoria, e nel 1844 iniziò a redigere un saggio di duecentoquaranta pagine in cui esponeva una versione più articolata della sua idea originale sulla selezione naturale. Fino al 1858 (anno in cui Darwin si sarebbe presentato alla Linnean Society di Londra) non smise mai di limare e perfezionare la sua teoria.

Con la teoria evoluzionistica Darwin dimostrò che l’evoluzione è l’elemento comune, il filo conduttore della diversità della vita. Secondo una visione evolutiva della biologia, i membri dello stesso gruppo si assomigliano perché si sono evoluti da un antenato comune. Secondo questo modello le specie sono originate in un processo di “discendenza con variazione”. Fatto ancora più importante, nel suo trattato sull’origine delle specie, Darwin propose la selezione naturale come meccanismo principale con cui la variazione porta alla speciazione e dunque all’evoluzione di nuove specie.

La teoria evoluzionistica di Darwin si basa su tre presupposti fondamentali:

  • Riproduzione: tutti gli organismi viventi si riproducono con un ritmo tale che, in breve tempo, il numero di individui di ogni specie potrebbe non essere più in equilibrio con le risorse alimentari e l’ambiente messo loro a disposizione.
  • Variazioni: tra gli individui della stessa specie esiste un’ampia variabilità dei caratteri; ve ne sono di più lenti e di più veloci, di più chiari e di più scuri, e così via.
  • Selezione: esiste una lotta continua per la sopravvivenza tra gli individui all’interno della stessa specie e anche con le altre specie. Nella lotta sopravvivono gli individui più adatti, cioè quelli che meglio sfruttano le risorse dell’ambiente e generano una prole più numerosa.

Darwin affermò che l’evoluzione di nuove specie avviene attraverso un accumulo graduale di piccoli cambiamenti casuali. Quelli positivi, cioè favorevoli alla sopravvivenza dell’individuo che ne è portatore, fanno sì che quell’individuo possa riprodursi più facilmente e quindi trasmettere le proprie caratteristiche ai discendenti. Ciascuna specie presenta un proprio adattamento all’ambiente evolutosi mediante la selezione naturale; comprendere in che modo gli adattamenti si sono evoluti per selezione naturale è il compito della biologia evoluzionistica.

La teoria dell’evoluzione delle specie è uno dei pilastri della biologia moderna. Nelle sue linee essenziali, è riconducibile all’opera di Charles Darwin, che vide nella selezione naturale il motore fondamentale dell’evoluzione della vita sulla Terra. Ha trovato un primo riscontro nelle leggi di Mendel sull’ereditarietà dei caratteri nel secolo XIX, e poi, nel XX, con la scoperta del DNA e della sua variabilità.

Darwin pubblicò altri trattati scientifici, tra cui il resoconto del suo viaggio a bordo del HMS Beagle. La “Zoologia del viaggio della H. M. S. Beagle” venne pubblicata, in cinque volumi, fra il 1839 e il 1843.

Il 1º luglio 1858, il grande amico di Darwin, Charles Lyell, assieme al collega Joseph Hooker, presentarono la teoria di Darwin (“L’origine delle specie per mezzo della selezione naturale”) alla Linnean Society, ad un pubblico piuttosto ristretto. Darwin non poté essere presente per la morte del figlio minore; insieme fu letta anche una comunicazione di Wallace che Darwin aveva ricevuto, in cui Wallace aveva esposto la formulazione di una sua teoria sull’origine della specie, da lui sviluppata indipendentemente, con molti punti in contatto con quella di Darwin. Il saggio di Darwin sull’argomento “L’origine delle specie” fu pubblicato un anno più tardi, il 24 novembre 1859; tanto era l’interesse suscitato dalla sua opera che la prima edizione (in 1250 copie) andò esaurita in due giorni.

Nelle sue opere successive – quali “La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico”, “L’origine dell’uomo e la selezione sessuale” e “L’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo” – Darwin sviluppò altri temi soltanto abbozzati o neppure accennati ne “L’origine delle specie”. Per esempio, ne “L’origine dell’Uomo e la selezione sessuale”, Darwin aggiunse alla selezione naturale, come meccanismo di selezione, anche la selezione sessuale, dovuta alla “scelta femminile” (o in alcuni casi maschile) che spinge uno dei due sessi a sviluppare caratteri sessuali secondari abnormi e, in apparenza, in contrasto con la sopravvivenza e quindi il fitness individuale, come i palchi dei maschi dei cervi europei (Cervus elaphus) o la coda, sempre nei maschi, del pavone (Pavo cristatus). Ne “L’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo”, Darwin abbozzò per la prima volta lo studio del comportamento animale secondo una prospettiva evoluzionistica, che avrebbe dato spunto nel secolo successivo all’etologia.

Nonostante le profonde modifiche cui è andata (e va) incontro anche ai giorni nostri la teoria dell’evoluzione per selezione naturale, le riflessioni di Darwin sono ancor oggi la base ed il presupposto scientifico per lo studio della vita e della sua evoluzione; unica lacuna importante nel sistema darwiniano era la mancanza di conoscenza dei meccanismi dell’ereditarietà genetica (i lavori di Gregor Mendel non erano ancora pubblicamente noti).

Charles Darwin non è stato solo famoso per lo studio della selezione naturale, ma viene anche ricordato per la grande attenzione dedicata alla selezione dei vegetali coltivati e degli animali domestici, in cui i riproduttori non vengono selezionati dalla prevalenza del più adatto, ma per scelta dell’uomo, il quale preferisce un riproduttore rispetto ad un altro sulla base del vantaggio economico. Darwin dedicò grande attenzione agli allevatori inglesi dell’epoca, soprattutto di colombi e di cani, e da queste osservazioni compose la propria opera più voluminosa, denominata “La variazione delle piante e degli animali in condizione di domesticità” (“Variation of plants and animals under domestication”, 1868). Tornato dal suo lungo viaggio sul Beagle, egli cominciò anche a prendere in considerazione le specie animali che depongono un gran numero di uova, soprattutto quelle dove l’esistenza dipende da alimenti la cui quantità è oscillante, in modo tale da permettere loro un rapido aumento di numero. La vera importanza della produzione di uova (o semi, Darwin estende questo concetto anche alle piante) è da ricercarsi nella compensazione delle grandi distruzioni che, nella maggioranza dei casi, si verifica nei primi anni di vita. Se un animale ha in qualche modo la possibilità di proteggere le proprie uova o i propri piccoli, allora sarà sufficiente una limitata produzione di uova per mantenere al completo il contingente medio della specie; quando invece, molte uova sono distrutte o i piccoli sono uccisi, allora è necessario che se ne producano una grande quantità per impedire che la specie si estingua.

Durante la sua esistenza, Darwin si occupò anche di argomenti geologici (“Geological observations of volcanic islands”, 1844; “Geological observations on South America”, 1846) e della formazione degli atolli corallini nel sud dell’Oceano Pacifico (“The structure and distribution of coral reefs”, 1842): egli notò che la struttura che si determina in seguito allo sprofondamento di un vulcano, cioè l’atollo, è costituito dall’estensione dei coralli lungo il suo cratere come reazione all’improvviso abbassamento della temperatura; inoltre, i grandi insediamenti corallini si trovavano (e si trovano tutt’ora) in prossimità di formazioni vulcaniche, in zone cioè dove è presente un’altissima concentrazione di minerali, ambiente ideale per i coralli per proliferare, dando appunto luogo alla formazione delle barriere coralline.

Anche se a Darwin è attribuita da parte della comunità scientifica la scoperta dell’evoluzione delle specie, come molti altri scienziati, egli non fece altro che perfezionare teorie già abbozzate in precedenza. George Combe (1788 – 1858), ad esempio, leader e portavoce di un movimento per più di venti anni, fondò la “Edinburgh Phrenological Society” nel 1820 e fu l’autore del molto influente “The Constitution of Man” (1828). La frenologia (dal greco φρήν, φρήνες, phren, mente e λόγος, lògos, studio) è una dottrina pseudoscientifica ideata e propagandata dal medico tedesco Franz Joseph Gall (1758 – 1828), secondo la quale le singole funzioni psichiche dipenderebbero da particolari zone o “regioni” del cervello, così che dalla valutazione di particolarità morfologiche del cranio di una persona, come linee, depressioni, bozze, si potrebbe giungere alla determinazione delle qualità psichiche dell’individuo e della sua personalità. Ovviamente non si tratta di una scienza, ma come base su cui lavorare (all’epoca) era ottima. Anche Robert Chambers con il suo “Vestiges of the Natural History of Creation”, pubblicato anonimo in Inghilterra, riuniva varie idee dell’evoluzione stellare con la progressiva trasmutazione delle specie in una narrazione accessibile anche ai non studiosi legando insieme numerose teorie scientifiche dell’epoca. Queste erano opere per lo più di fantasia, ma rendevano un servizio di divulgazione scientifica, cosa che al tempo non era sempre vista bene (i circoli erano abbastanza chiusi su loro stessi, in verità).

In realtà quello che fece Darwin fu più una “congiura di Palazzo” nei confronti dell’establishment vigente allora. Già in vita gli fu riconosciuto questo grande merito. Come spesso accade, l’ignoranza (come la gravità), pur essendo di gran lunga più debole della cultura, vince. O quantomeno, la spunta spesso.

Ci si rivolge alle teorie darwiniane come se negassero l’unicità dell’essere umano: qui si compie un errore madornale. Nella sua “Teoria”, Darwin vuole solo dimostrare che l’uomo, come e più di tutte le altre specie viventi, è in definitiva “malleabile” e si adatta alle circostanze esterne.

Il lettore moderno (sì, anche tu, mio giovane allievo), spesso fraintende il significato del libro di Darwin. “L’origine della specie” non significa l’origine della Vita. Darwin affermò che non c’è differenza di natura tra l’uomo e altri animali, ma solo di grado. Piuttosto che un abisso incolmabile, Darwin ha mostrato c’è una gradualità nel cambiamento non solo tra l’uomo e altri animali, ma tra tutte le forme organiche, conseguenza del graduale cambiamento continuo cumulatosi nel corso del tempo. Quello che Darwin non chiariva, ovviamente, era il baratro cognitivo tra l’uomo e le altre specie “intelligenti”. Ad esempio, con tutta la loro intelligenza, che è grande e intuitiva, le scimmie non sono creature simboliche nel senso umano e l’abisso cognitivo tra noi, anche se sembra diminuire, rimane assoluto. Noi umani non stiamo facendo semplicemente quello che fanno le altre creature ma lo stiamo facendo meglio, anzi, noi stiamo realmente trattando le informazioni in un modo altamente distintivo, cosa che nessuna teoria evoluzionista può spiegare. Darwin non era un ateo, ma un deista; egli credeva che un Creatore avesse progettato l’Universo e impostato le leggi naturali secondo cui tutta la natura era governata.

Ma come un uomo di Scienza DEVE fare, il raggiungimento della verità scientifica passa sopra le opinioni personali. Il raggiungimento della verità deve passare attraverso l’esercizio del dubbio, la ripetizione dell’esperimento, l’analisi attenta della ragione. Le teorie di Darwin non sono semplicemente un’alternativa alla presenza di un Creatore all’origine della vita. Egli stesso scrisse: “Non posso per niente accontentarmi di vedere questo meraviglioso Universo e soprattutto la natura dell’uomo e di dedurne che tutto è il risultato di una forza cieca. Sono incline a vedere in ogni cosa il risultato di leggi specificamente progettate, mentre i dettagli, buoni o cattivi che siano, sono lasciati all’azione di ciò che si può chiamare caso. Non che questa opinione mi soddisfi del tutto. Percepisco nel mio intimo che l’intera questione è troppo profonda per l’intelligenza umana. È come se un cane tentasse di speculare sulla mente di Newton, ognuno speri e creda come può.

Oggi, la quasi totalità del mondo scientifico ha accettato l’evoluzionismo come spiegazione dei vari meccanismi evolutivi. Del resto, è difficile sostenere il contrario, in quanto questa teoria si basa su prove e fatti reali, ovvero: lo studio dei resti fossili, le somiglianze e le differenze tra specie simili in diverse aree geografiche, le conferme prodotte dall’anatomia, le somiglianze nella composizione chimica e nelle strutture del corpo.

Alla sua morte, avvenuta a Downe, il 19 aprile del 1882, Darwin ricevette funerali di stato e fu sepolto nell’Abbazia di Westminster, accanto a John Herschel e a pochi passi da Newton.

Nel 1909 oltre 400 scienziati e dignitari di 167 nazioni diverse si riunirono a Cambridge per celebrare il centenario della nascita di Darwin e il cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell’origine delle specie. L’evento fu un successo senza precedenti e fu la prima volta che fu tenuta una tale celebrazione, non per un’istituzione o per una nazione, ma per uno scienziato. Nel settembre 2008, per la Chiesa anglicana d’Inghilterra il 200º anniversario della sua nascita è stato un momento di ricordo e di scuse nei confronti di Darwin “Le incomprensioni sono nate dalla nostra prima reazione sbagliata, incoraggiando altri a fraintendere le nostre intenzioni”.

Nell’anno 2009, in tutto il mondo si sono tenute celebrazioni senza precedenti per quest’uomo straordinario.

7 pensieri su “Personalità evolute

  1. E’ evidente il contrasto non solo tra l’uomo e gli altri esseri viventi, ma anche tra l’uomo dotato di normale raziocinio e quello che, come all’inizio dicevi tu, tende ancora a spiegare gli eventi sulla base di sciocche superstizioni.
    La cosa buffa è che ragione e superstizione spesso convivono nello stesso individuo, il ché è davvero difficile da spiegare.

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