Introduzione alla Fisica

Inizio del ‘900. Inverno. Sono le otto di sera e la strada principale del paese è immersa nel buio. Non ci sono automobili, ogni tanto passa qualche intrepido a piedi o in carrozza. Si vede da una finestra la luce fioca di una lampada a petrolio e da un’altra si sente il crepitio di un camino. In una delle case vive Arturo, 43 anni, molti acciacchi (morirà di pleurite un paio di anni dopo) ed analfabeta. Non ha il telefono, la televisione, il computer, la plastica e altre cose che oggi consideriamo normali.

Pensiamo a come vivevano i nostri nonni quando erano piccoli. Nel 1900 il 13% delle persone che aveva raggiunto i 65 anni poteva aspettarsi di compierne 85. Oggi circa la metà delle persone che hanno raggiunto i 65 anni può aspettarsi di vivere così a lungo. Inoltre le persone sono fisicamente diverse: gli uomini, per esempio, sono circa 10 centimetri più alti rispetto a 100 anni fa e pesano 25 chili di più. Non c’era l’elettricità e la luce era data da lampade a olio di noci, petrolio o dalle candele di cera (molto costose in quel tempo), che si stava ben attenti a non consumare. In campagna non c’era l’acqua nelle case e per il bagno la scelta variava da un campo all’aria aperta dietro un cespuglio, o una piccola costruzione col tetto di frasche staccata dalle case con funzione di gabinetto o la stalla.

In cucina c’erano uno o più secchi che si andavano a riempire d’acqua alla fontana. Un fiasco, invece, veniva riempito un po’ prima del pranzo direttamente alla sorgente, perché l’acqua da bere era così più fresca. Per lavarsi, si riempiva il catino d’acqua. Durante i mesi invernali nella stufa o sul camino, acceso dalla mattina alla sera, vi era sempre un paiolo d’acqua a scaldare di circa 5 litri, per cui almeno nei mesi freddi c’era sempre acqua calda disponibile. Solo il sabato si svolgeva la cerimonia del bagno completo, dentro una grande tinozza, che veniva piazzata nella stanza più calda (la cucina), e ci si lavava lì, a turno. Però, dopo due bagni l’acqua veniva cambiata. In estate ci si lavava con l’acqua scaldata dal sole. La conservazione degli alimenti era un problema molto serio, quelli deperibili venivano consumati in giornata o, al massimo nei due giorni successivi. Altri alimenti potevano essere messi sotto sale, sotto il grasso della sugna oppure essiccati o affumicati.

Che cosa ha cambiato la nostra vita in maniera così radicale?

Intanto, le scoperte scientifiche. In seconda battuta, la tecnologia che quelle scoperte hanno reso possibile. Eppure, pochi di noi, traslati a cento anni fa da adesso, saprebbero cosa fare per rendere la propria vita più agiata. Mi spiego. Se uno di noi, per assurdo, si svegliasse una mattina e si trovasse nel 1916, cosa saprebbe fare con la tecnologia a disposizione a quel tempo? Quasi nulla… Chi saprebbe fare le cose più elementari? Io una volta ho provato a costruire un coltello da una selce (roccia sedimentaria composta quasi esclusivamente di silice, composto del silicio). Quando ci ho provato ho avuto seri problemi a trovare e riconoscere una selce, per non parlare dello scheggiarla e farne una lama. Eppure gli uomini primitivi ci riuscivano. Pensate a quello che riuscireste a fare senza tutto quello che vi circonda oggi.

La scienza ha avuto un ruolo fondamentale nel progresso umano. In economia, il progresso tecnico è definibile, genericamente, come il “processo di acquisizione di conoscenze e abilità che espande l’insieme dei beni in astratto producibili, finali e intermedi, e/o l’insieme delle tecniche di produzione conosciute, migliorando così l’efficienza produttiva delle dotazioni dei fattori produttivi. In genere, esso è ottenuto attraverso un processo di ricerca e sviluppo in grado di produrre innovazione sotto forma di miglioramento tecnologico”. Ed il salto che è stato compiuto nell’ultimo secolo è davvero impressionante.

Oggi conosciamo le leggi fondamentali che regolano l’universo e le interrelazioni gravitazionali tra i suoi componenti più importanti, come mostrato dalla teoria della relatività elaborata tra il 1905 e il 1916. Conosciamo anche le leggi basilari che governano le particelle subatomiche e le loro interrelazioni, chiaramente descritte dalla teoria dei quanti elaborata tra il 1900 e il 1930. Inoltre, tra il 1920 e il 1930, abbiamo scoperto che le galassie e gli ammassi di galassie sono le unità di base dell’universo.

E questo grazie alla fisica.

In questo blog mi sono spesso (quasi sempre, dirà qualcuno) occupato di scienza e in particolar modo di fisica. Ma in modo disordinato. Vorrei, se ne avrò tempo e modo, seguire un filo logico, quindi, per le prossime volte scriverò, intervallando con le solite biografie di scienziati, in maniera un po’ più organica, quasi fosse un libro di fisica. Ci sarà una introduzione alla fisica (questo articolo), con la spiegazione dei dogmi di base della materia, proprio per poter affrontare le letture successive con un sistema di riferimento. Poi parlerò del rapporto tra fisica e chimica, della fisica classica e della fisica moderna. Non che io sia in grado di spiegare la fisica a chicchessia, però ci proverò. Quello che mi preme è divulgare il più possibile, con un mezzo veloce, gratuito e senza secondi fini, un po’ di quella conoscenza che purtroppo si sta perdendo. Come, dirà il mio giovane lettore, proprio adesso che abbiamo dei mezzi di comunicazione così potenti, rischiamo di perdere la conoscenza?

Intanto facciamo una considerazione: dobbiamo fare una distinzione tra messaggio e canale. Per discutere della situazione attuale dell’informazione dobbiamo considerare due fattori: l’organizzazione dei canali rispetto al passato e il numero dei messaggi trasmissibili. Per quanto riguarda i canali stiamo assistendo da anni a una rivoluzione continua e sappiamo che in pochi secondi possiamo trasmettere un messaggio a New York e ricevere risposta. Esiste una (finta) teoria a riguardo, di un certo Backwards (toh!), che auspica un ritorno al passato. Secondo il tizio in questione, la comunicazione è entrata in crisi con l’invenzione del telecomando. Con esso, lo spettatore può azzerare l’audio, seguire solo il video e, attraverso lo zapping, crearsi una propria sequenza visiva. L’introduzione dei sistemi di videoregistrazione hanno permesso poi di liberarsi dalla linearità della diretta. A questo punto lo spettatore può guardare una registrazione senza audio e accompagnare le immagini con il suono di una musica: praticamente si torna al cinema muto. Il passo successivo è stato dettato dall’eliminazione del movimento delle immagini: rispetto a uno strumento molto più arretrato come la televisione, internet, soprattutto all’inizio, dava immagini fisse, monocolore e a bassa definizione. Con la posta elettronica si è quindi arrivati alla sola comunicazione alfabetica, in pratica tornando allo stadio dei Fenici. Ma c’è di più: fino a poco tempo fa le trasmissioni viaggiavano via etere, con tutti i disturbi e le difficoltà che ne conseguivano. Le piattaforme digitali e Internet utilizzano invece la trasmissione via cavo telefonico e questo fatto sancisce la curiosa vittoria di Meucci su Marconi.

Per quanto riguarda il numero dei messaggi è del tutto evidente che tende a crescere in forma esponenziale. Il problema non è solo legato all’abbondanza delle informazioni, ma anche alla possibilità di selezionare la loro attendibilità. Una volta Umberto Eco ha fatto un esperimento: ha digitato la parola “Graal” in un motore di ricerca e ha analizzato i primi 70 siti segnalati. Sessantotto di questi erano puro ciarpame, materiale neonazista o pubblicitario; uno era credibile, ma conteneva una semplice descrizione da enciclopedia; uno conteneva un piccolo saggio preciso, ma privo di particolare interesse. Come può un giovane studente decidere quale tra questi siti abbia notizie utili? “Come totalità di contenuti disponibili in modo disordinato, non filtrato e non organizzato, internet permette a ciascuno di costruirsi una propria enciclopedia, intesa come sistema attraverso il quale una cultura filtra, conserva ed elimina le informazioni. In teoria, quindi, si può arrivare all’esistenza di sei miliardi di enciclopedie differenti” (tratto da “La cultura è anche capacità di filtrare le informazioni”, di Umberto Eco, lezione tenuta presso l’università di Pisa nel 2004).

Ma torniamo a noi. Alla fisica, meglio. La fisica è la scienza della natura nel senso più ampio del termine. Il termine “fisica” deriva dal neutro plurale latino physica, a sua volta derivante dal greco τὰ φυσικά [tà physiká], ovvero “le cose naturali” e da φύσις [physis], “natura”. Lo scopo della fisica è lo studio dei fenomeni naturali, ossia di tutti gli eventi che possano essere descritti ovvero quantificati attraverso grandezze idonee, per stabilire princìpi e leggi che regolano le interazioni tra le grandezze stesse e rendano conto delle loro reciproche variazioni. Quest’obiettivo è raggiunto attraverso l’applicazione rigorosa del metodo scientifico e spesso la fornitura finale di uno schema semplificato, o modello, del fenomeno descritto. L’insieme di principi e leggi fisiche relative ad una certa classe di fenomeni osservati definiscono una teoria fisica deduttiva, coerente e relativamente autoconsistente, costruita tipicamente a partire dall’induzione sperimentale.

Nota come la regina tra le scienze, originariamente la fisica era una branca della filosofia e fino al XVIII secolo veniva infatti chiamata “filosofia naturale”. Con Galileo e con la nascita del “metodo”, la fisica si è evoluta e sviluppata tanto da diventare una disciplina a sé. Il “metodo scientifico”, detto anche “metodo sperimentale”, prevede che all’osservazione (del fenomeno preso in considerazione), segua la formulazione di un’ipotesi. La validità di questa ipotesi si prova attraverso esperimenti e come fa la matematica con gli assiomi e i postulati, anche la fisica usa dei princìpi fondamentali sui quali basarsi per proporre le ipotesi. Una volta confermata l’ipotesi attraverso l’osservazione e la sperimentazione, quello che ne consegue è chiamata “legge fisica”. Una legge fisica, a differenza di una dimostrazione matematica, non è mai certamente vera (lo so, può sembrare assurdo…). Infatti le teorie fisiche, ma il discorso può valere per qualunque legge scientifica, in quanto edificata con processi conoscitivi di tipo induttivo-sperimentale, sono di norma provvisorie, ma non nel senso comune del termine. Una teoria fisica è sempre valida finché non viene confutata, ovvero finché non viene osservato un fenomeno in contraddizione con tale teoria o se viene realizzato un esperimento che ne prova la non veridicità. Un insieme di leggi vanno a formare una “teoria fisica”, in modo da poter spiegare più fenomeni sotto una stessa unica legge. Anche una teoria è valida finché non viene confutata o sostituita da una nuova che abbia una maggiore accuratezza.

Il fulcro della fisica sono i concetti di grandezza fisica e di misura.

Nel 1993 sul “Vocabolario Internazionale di Metrologia” una grandezza era definita come “la proprietà misurabile di un fenomeno, corpo o sostanza, che può essere distinta qualitativamente e determinata quantitativamente”; pertanto, la misurazione non può essere applicata alle proprietà nominali, le quali non possono pertanto essere definite “grandezze”. Nella definizione di “grandezza” il termine “riferimento” può essere una unità di misura, una procedura di misura, o un materiale di riferimento, o una loro combinazione. Sebbene in base a questa definizione, il concetto di “grandezza” coincida con quello di “grandezza fisica scalare”, può essere considerato “grandezza” anche un vettore le cui componenti siano grandezze. Il concetto di grandezza, inoltre, può essere specificato progressivamente in vari livelli di concetti specifici. Per esempio, il concetto della grandezza “lunghezza” può essere specificato, per esempio, in quelle di

  • “Raggio” (il quale può essere specificato a sua volta in quello, per esempio, di “raggio di un cerchio”);
  • “Lunghezza d’onda” (il quale può essere specificato a sua volta in quello, per esempio, di “lunghezza d’onda della radiazione D del sodio”).

Nel SI (Sistema internazionale di unità di misura), adottato per legge in Italia dal 1976 e obbligatorio negli atti pubblici, le grandezze si dividono in 7 grandezze base e numerose grandezze derivate dalle precedenti. Condizione necessaria perché una proprietà sia misurabile è quella di poter stabilire una relazione d’ordine fra quelle proprietà in sistemi diversi: poter giudicare quale sistema esibisce “più” proprietà dell’altro. Se tale confronto può essere basato sul rapporto fra le proprietà dei due sistemi, allora la classe di equivalenza di quelle proprietà costituisce una grandezza fisica. In questo caso, è possibile scegliere la proprietà di un particolare sistema ed eleggerla a unità di misura per quella grandezza fisica. Fissata l’unità di misura, la quantità di tale grandezza per un qualsiasi altro sistema potrà dunque essere univocamente specificata da un valore numerico ottenuto dal rapporto con la proprietà scelta come campione di riferimento. Ad esempio, la lunghezza di un oggetto può essere confrontata con quella di un altro oggetto: la lunghezza costituisce una grandezza fisica perché è possibile stabilire la proporzione, ovvero il rapporto fra la lunghezza specifica di due oggetti. Possiamo allora scegliere la lunghezza di un oggetto particolare, come il metro campione, e utilizzarla come unità di misura per la lunghezza di qualsiasi altro oggetto. Di seguito le grandezze fondamentali:

Grandezza fisica

Simbolo dimensionale

Nome dell’unità SI

Simbolo dell’unità SI

lunghezza L metro m
massa M chilogrammo kg
tempo, durata T secondo s
corrente elettrica I ampere A
temperatura T kelvin K
quantità di sostanza N mole mol
intensità luminosa J candela/lumen Cd

(http://www.bipm.org/utils/common/pdf/si_brochure_8_en.pdf)

            Tutte le altre grandezze fisiche e le relative unità di misura possono essere derivate dalle grandezze fisiche e dalle unità di misura riportate sopra.

La notazione scientifica consente di scrivere in modo compatto gli esiti di misure espressi da numeri molto grandi o molto piccoli. Esiste anche un’altra possibilità che è quella di utilizzare i multipli e i sottomultipli dell’unità del Sistema Internazionale. Per indicare questi multipli e sottomultipli, si utilizzano dei prefissi standard che valgono per tutte le altre unità del Sistema Internazionale. Ad ogni prefisso corrisponde un ben preciso fattore di conversione. Un altro vantaggio della notazione scientifica risiede nella facilità con cui si possono eseguire operazioni che coinvolgono numeri molto grandi oppure molto piccoli, che compaiono spesso in fisica, soprattutto quando ci forziamo ad usare sempre le unità del Sistema Internazionale. Ad esempio, la distanza tra la Terra e il Sole, espressa in metri, è pari a 1,5 · 1011 m. La potenza di 10 più vicina a un numero scritto in notazione scientifica prende anche il nome di ordine di grandezza. Ad esempio possiamo dire che l’ordine di grandezza della distanza Terra-Sole è pari a 1011 m. Nella seguente tabella riporto il fattore di conversione che corrisponde ai prefissi più comunemente utilizzati in fisica:

Nome Simbolo Valore
giga (G) 109
mega (M) 106
kilo (k) 103
etto (h) 102
deca (da) 101
deci (d) 10−1
centi (c) 10-2
milli (m) 10-3
micro (µ) 10-6
nano (n) 10-9

 

Ad esempio 1 centimetro (cm) corrisponde a 10-2 m, 1 millisecondo (ms) equivale a 10-3 s e così via. (Ho introdotto questo concetto per rendere leggibile la tabella che seguirà).

Come dicevo, ogni altra grandezza fisica è omogenea a un prodotto di potenze di grandezze fondamentali detto dimensione (fisica), e grandezze (unità di misura) con la stessa dimensione sono fra loro omogenee per transitività, anche se solo alcune loro combinazioni hanno senso fisicamente. Ad esempio, se vogliamo indicare un’area, che è il prodotto di due quantità lineari, useremo il m2 (metro quadro), mentre per la velocità dovremo calcolare quanto spazio viene percorso nell’unità di tempo e useremo il m/s (metro al secondo). Qui di seguito le principali grandezze derivate.

 

Grandezza fisica Simbolo della

grandezza

fisica

Nome dell’unità SI Simbolo dell’unità SI Equivalenza in termini di unità fondamentali SI
frequenza f, ν hertz Hz s−1
forza F newton N kg · m · s−2
pressione p pascal Pa N · m−2  kg · m−1 · s−2
energia, lavoro E, Q joule J N · m  kg · m2 · s−2
potenza, flusso radiante P, W watt W J · s−1  kg · m2 · s−3
carica elettrica, quantità di elettricità q coulomb C A · s
differenza di potenziale, forza elettromotrice, tensione V, E volt V J · C−1  m2 · kg · s−3 · A−1
resistenza elettrica R ohm Ω V · A−1  m2 · kg · s−3 · A−2
conduttanza elettrica G siemens S A · V−1  s3 · A2 · m−2 · kg−1
capacità elettrica C farad F C · V−1  s4 · A2 · m−2 · kg−1
densità di flusso magnetico B tesla T V · s · m−2  kg · s−2 · A−1
flusso magnetico Φ(B) weber Wb V · s  m2 · kg · s−2 · A−1
induttanza L henry H V · s · A−1  m2 · kg · s−2 · A−2
temperatura Celsius T grado Celsius °C K
angolo piano φ, θ radiante rad 1  m · m−1
angolo solido Ω steradiante sr 1  m2 · m−2
flusso luminoso lumen lm cd · sr
illuminamento lux lx cd · sr · m−2
attività riferita a un radionuclide A becquerel Bq s−1
dose assorbita D gray Gy J · kg−1  m2 · s−2
dose equivalente H sievert Sv J · kg−1  m2 · s−2
dose efficace E
attività catalitica katal kat mol · s−1
area A metro quadro m2
volume V metro cubo m3
velocità v metro al secondo m/s m · s−1
velocità angolare ω s−1
rad · s−1
accelerazione a m · s−2
momento meccanico N · m  m2 · kg · s−2
numero d’onda n m−1
densità ρ chilogrammo al metro cubo kg/m³ kg · m−3
volume specifico m3 · kg−1
molarità SI mol · dm−3
volume molare Vm m3 · mol−1
capacità termica, entropia C, S J · K−1  m2 · kg · s−2 · K−1
calore molare, entropia molare Cm, Sm J · K−1 · mol−1  m2 · kg · s−2 · K−1 · mol−1
calore specifico, entropia specifica c, s J · K−1 · kg−1  m2 · s−2 · K−1
energia molare Em J · mol−1  m2 · kg · s−2 · mol−1
energia specifica e J · kg−1  m2 · s−2
densità di energia U J · m−3  m−1 · kg · s−2
tensione superficiale σ N · m−1  J · m−2
 kg · s−2
densità di flusso calorico, irradianza σ W · m−2  kg · s−3
conduttività termica W · m−1 · K−1  m · kg · s−3 · K−1
viscosità cinematica η m2 · s−1
viscosità dinamica ρ N · s · m−2  Pa · s
 m−1 · kg · s−1
densità di carica elettrica C · m−3  m−3 · s · A
densità di corrente elettrica j A · m−2
conduttività elettrica ρ S · m−1  m−3 · kg−1 · s3 · A2
conduttività molare ρ S · m2 · mol−1  kg−1 · mol−1 · s3 · A2
permittività elettrica ε F · m−1  m−3 · kg−1 · s4 · A2
permeabilità magnetica μ H · m−1  m · kg · s−2 · A−2
(intensità) di campo elettrico F, E V · m−1  m · kg · s−3 · A−1
(intensità) di campo magnetico H A · m−1
magnetizzazione M A · m−1
luminanza cd · m−2
esposizione (raggi X e gamma) C · kg−1  kg−1 · s · A
tasso di dose assorbita Gy · s−1  m2 · s−3

 

Le leggi fisiche, quindi, sono generalmente espresse come relazioni matematiche tra grandezze che vengono verificate attraverso misure. Il “metodo scientifico”, attraverso questo modo di ragionare, raggiunge la conoscenza della realtà che ci circonda in modo verificabile e oggettivo. A differenza dal metodo aristotelico usa la sperimentazione e quindi raccoglie prove attraverso l’osservazione, infatti Galileo scrisse:

« […] sempre se ne sta su conclusioni naturali, attenenti a i moti celesti, trattate con astronomiche e geometriche dimostrazioni, fondate prima sopra sensate esperienze ed accuratissime osservazioni. […]. Stante, dunque, ciò, mi par che nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalle autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie »

(Galileo Galilei, Lettera a madama Cristina di Lorena granduchessa di Toscana)

In pratica, per scrivere una legge scientifica, in particolare una legge fisica, bisogna seguire degli step ciclici, più o meno così: si osserva il fenomeno fisico (qualsiasi avvenimento che coinvolga grandezze fisiche, che, come abbiamo visto, sono proprietà misurabili); si elabora una teoria e si formula una previsione che segua la teoria elaborata. A volte le ipotesi vengono fatte semplificando la situazione come è nella realtà, ad esempio trascurando l’attrito o la presenza dell’aria. A questo punto si esegue l’esperimento, ripetendo in condizioni controllate le osservazioni e le misurazioni. Infine, si analizzano i dati e si verifica se i risultati siano o no in linea con l’ipotesi iniziale. Tutti gli studenti delle superiori ad indirizzo scientifico che hanno la fortuna di avere un laboratorio hanno un po’ di dimestichezza con questa metodologia.

Facciamo un esempio. L’acqua ha una densità maggiore o minore del vino? Intuitivamente la risposta (forse) la sapete già; ma proviamo a seguire il “metodo”. Intanto procuriamoci due bicchieri uguali, possibilmente di plastica rigida e trasparenti e un cartoncino di plastica rigido, oltre ovviamente a acqua e vino. Riempiamo i bicchieri, uno con acqua e uno con vino, fino a farli traboccare e appoggiamo il foglietto di carta sopra al bicchiere contenente il vino. Ora capovolgiamo velocemente il bicchiere di vino e sistemiamolo sopra a quello pieno d’acqua: sfiliamo quindi il foglietto e…voilà, il vino galleggia sull’acqua!

Da questo esperimento si capisce che il vino ha una densità un po’ più bassa di quella dell’acqua, inoltre non esce dal bicchiere, mentre lo capovolgiamo, perché la pressione verso l’alto esercitata dall’aria sul cartoncino di plastica è talmente grande da riuscire a sostenere il peso della colonna di liquido.

Questo è uno dei tanti esperimenti che si possono fare. Ovviamente vanno prese le misure, calcolati quanti litri sono coinvolti, e così via. In rete si possono trovare questo (molto semplice) e tanti altri esempi. Uno degli esperimenti di fisica i cui filmati spopolano su Internet è quello in cui si prende un acino di uva bianca, lo si taglia quasi in due lasciando i due pezzi uniti da un lembo e poi lo si mette nel microonde ma solo per 5-6 secondi (non uno di più, altrimenti senz’acqua il forno si danneggia!). Si crea un plasma luminoso molto spettacolare! Vedere (http://www.pmichaud.com/grape/) per credere!

In questo articolo abbiamo visto l’introduzione a quello che è il “metodo scientifico”. La prossima volta vedremo come è suddivisa la fisica e soprattutto la differenza tra fisica e chimica.

Aggiornamento.

Come mi ha fatto notare un amico (vedi commenti), manca il litro! In effetti il litro, come altre unità di misura (il minuto, l’ettaro) sono unità che vengono accettate accanto a quelle ufficiali del SI in quanto il loro uso è tutt’oggi molto diffuso in tutta la popolazione anche non di ambiente scientifico. Il loro uso è tollerato per permettere agli studiosi di far capire le loro ricerche a un pubblico molto ampio, anche di non esperti nel settore. Segue tabellina.

Nome Simbolo Equivalenza in termini di unità fondamentali SI
minuto min 1 min = 60 s
ora h 1 h = 60 min = 3 600 s
giorno d 1 d = 24 h = 1440 min = 86 400 s
litro l, L 1 L = 1 dm3 = 10−3 m3
grado ° 1º = (π/180) rad
minuto primo 1′ = (1/60)° = (π/10 800) rad
minuto secondo 1″ = (1/60)′ = (π/648 000) rad
ettaro ha 1 ha = 1 hm2 = 104 m2
tonnellata t 1 t = 103 kg = 106 g

Poi vi sono altre unità di misura, vedi angstrom, nodo (velocità in mare), che sono di uso commerciale ma non sono utili nella notazione scientifica. Altre ancora, come l’elletronvolt o la UA (unità astronomica) sono accettate perché quelle previste dal SI sono ricavate mediante relazioni fisiche che includono costanti non conosciute con precisione sufficiente. Consiglio la lettura di http://www.bipm.org/en/publications/si-brochure/section2-2.html.

6 thoughts on “Introduzione alla Fisica

  1. Non vorrei apparire irriverente di fronte ad una esposizione così precisa, ma non vedo riferimento al “litro” come unità di volume (che viene calcolato tramite metro cubo). Il riferimento al litro è certamente più semplice da far capire e più vicino alla vita di tutti i giorni (capisco sia una quisquilia, porta pazienza).

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