Bud

Ciao Carlo.

Hai fatto passare una bella infanzia, tutto sommato, a noi che negli anni ‘70 venivamo a vedere te e il tuo fratello di scena Mario menare a suon di schiaffoni i cattivi di turno. Certo, c’era violenza nei vostri film, ma così surreale da essere comica e da non rendere necessario l’intervento di psicologi o della censura. E poi ci davate una speranza, che i cattivi e i prepotenti potessero essere sconfitti, che alla fine compiere buone azioni portava ricompense, che fossero birra e salsiccia o casse di oro (poi donate all’orfanotrofio di turno, ovviamente…); l’importante per noi era sapere che il bene trionfava.

Eri anche un po’ ex allievo della Nunziatella come me, no, non perché l’avessi frequentata, ma eri figlio e nipote di ex allievi. E sei venuto anche ai festeggiamenti per il giorno del nostro ventennale; io non c’ero, ero in missione all’estero con l’Esercito, ma il mio amico Marcello mi teneva aggiornato… Già, da Marcello ci sei anche passato, sì a casa sua e sicuramente avrai mangiato, ma spero non come nei film…

Sei stato attore, certo. Ma anche atleta. Sei stato il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 stile libero. Tante volte campione nazionale di nuoto (stile, rana e farfalla), hai preso parte a due Olimpiadi (1952 e 1956) e con la nazionale di pallanuoto hai vinto l’oro segnando le reti che ci hanno fatto battere la Spagna. Queste cose me le raccontava quando ero piccolo mio zio Pasquale, che chiamavamo Bàdspènser perché è grande e grosso come te e con la barba, come te.

Ti sei laureato in legge, ma il mondo ti stava stretto, un po’ come certe camicie che ti davano sul set, e allora viaggiavi. Sei stato in Sudamerica, hai partecipato alla costruzione di un tratto della strada che collega Panama a Buenos Aires, la Panamericana. Nel frattempo correvi con l’Alfa Romeo, giusto per provare qualcosa di diverso. E poi avevi la licenza di volo. Hai scritto anche qualche canzone, come “Ogni sera”, cantata da Ornella Vanoni o “Cleopatra”, per Nico Fidenco.

Ho visto tutti i tuoi film, sia quelli con il tuo partner di sempre, sia quelli da solo. E non solo perché avevi scelto il nome prendendolo da una marca di birra.

Una volta hai detto: “Non temo la morte. Dalla vita non ne esci vivo, disse qualcuno: siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto: la curiosità di sbirciare oltre, come il ragazzino che smonta il giocattolo per vedere come funziona. Naturalmente è una curiosità che non ho alcuna fretta di soddisfare, ma non vivo nell’attesa e nel timore. C’è una mia canzone che racchiude bene la mia filosofia: “Futtetenne”, ovvero fregatene”.

So, l’ha detto tuo figlio, che la tua ultima parola è stata “grazie”.

Siamo noi, che ti dobbiamo dire GRAZIE.

 

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