Tiri fatali

Non mi piace parlare di calcio, perché è uno di quegli argomenti in cui tutti sono esperti. Non solo, in Italia, quando si parla di calcio, si è ancora più campanilisti che ai tempi di Goethe, che nel suo celebre Viaggio in Italia scrisse:

“Qui sono tutti in urto, l’uno contro l’altro, in modo che sorprende. Animati da un singolare spirito di campanile, non possono soffrirsi a vicenda”.

Quando si parla di Nazionale, in genere, il campanilismo scema un po’, tranne ricomparire in caso di sconfitta per colpa di un errore di qualcuno, che a quel punto non è più un giocatore dell’Italia, ma un calciatore del Milan, o della Juve o dell’Inter e così via…

Nella giornata di ieri abbiamo assistito all’ennesima sconfitta ai rigori in torneo internazionale della Nazionale Italiana di calcio, ma a questo punto mi viene un dubbio: non è che siamo un po’ presuntuosi e snobbiamo i rigori?

La domanda mi è sorta leggendo un post di Riccardo Cassini (l’autore bravo, quello che ha scritto quel capolavoro di “Nutella Nutellae”) su Facebook, che parla di un’incapacità di tirare i calci di rigore da parte della nostra Nazionale di calcio.

Ma vediamo un po’ di storia. Prendo in considerazione solo i tornei disputati dal 1968 (anno della mia nascita) in avanti. Con una precisazione: i “tiri di rigore” sono uno dei tre metodi approvati dall’IFAB (International Football Association Board) per determinare la squadra vincitrice di un incontro di calcio terminato in pareggio. Sono presenti in tornei a eliminazione diretta, nei quali una delle due squadre deve necessariamente prevalere sull’altra per superare il turno. L’esecuzione dei “tiri di rigore” è regolamentata diversamente rispetto al “calcio di rigore” che, invece, fa parte del normale svolgimento di una partita. Spesso, sebbene impropriamente, si parla di “calci di rigore” per indicare i “tiri di rigore”.

Nel 1968 si disputarono i campionati Europei. La formula era diversa da quella attuale, alla fase finale parteciparono solo 4 squadre, tra cui l’Italia e la Uefa decise che proprio l’Italia avrebbe ospitato le ultime gare (semifinali e finali). A quel tempo i vincitori di una partita terminata in pareggio erano decisi per sorteggio: proprio l’Italia se ne avvantaggiò, raggiungendo la finale contro la Jugoslavia grazie al sorteggio avvenuto dopo il pareggio con l’URSS. Essendo terminata la finale in parità e non essendo previsti i tiri di rigore (la cui invenzione è attribuita all’ex arbitro tedesco Karl Wald; quando furono proposti nel 1970, la Federcalcio bavarese cercò di bloccare la proposta e fu solo quando la maggioranza dei delegati si dissero a favore che furono appoggiati: poco tempo dopo, anche la Federcalcio tedesca, seguita poi da UEFA e FIFA, accettò la proposta), si ricorse alla ripetizione della partita con la Jugoslavia a distanza di 48 ore, ripetizione che arrise all’Italia. Da allora si parlò, secondo me a torto, dello “Stellone”, che avrebbe dovuto proteggere l’Italia calcistica dalla sfortuna. In realtà la “Stella d’Italia”, conosciuta popolarmente anche come “Stellone”, è una stella bianca a cinque punte che da molti secoli rappresenta la terra italiana. È il più antico simbolo patrio italiano, dato che risale all’antica Grecia.

Parte di quella nazionale si ritrovò dopo due anni ai Campionati del Mondo di Calcio che si svolsero in Messico. L’anno di Italia-Germania 4-3 e della finale persa contro il Brasile. Quindi nessuna partita decisa ai rigori. Nel ’72 niente qualificazione agli Europei. Nel ’74, ai Campionati del Mondo, Italia eliminata al primo turno e quindi ancora niente rigori. Nel ’76, Europei, ancora non qualificata. Due anni dopo, in Argentina, ai mondiali, una splendida nazionale arrivò quarta, ancora senza nessun tiro dal dischetto, né favorevole né sfavorevole.

Europei 1980. Formula ancora diversa, assegnazione della fase finale ancora all’Italia. La formula prevedeva che le prime dei due gironcini finali si andassero a disputare il titolo, mentre le seconde la finale del terzo e quarto posto. Italia seconda nel gruppo, per differenza reti, e finale del terzo posto con la Cecoslovacchia. I campioni in carica (i cechi…) sono costretti a difendersi per quasi tutta la partita, con gli Azzurri lanciati costantemente in avanti grazie alla loro superiorità tecnica, ma gli attacchi dell’Italia vengono puntualmente vanificati dal portiere cecoslovacco Jaroslav Netolička. Ciccio Graziani riesce a segnare, con un colpo di testa su calcio di punizione di Franco Causio, ma è solo per riequilibrare le sorti di un incontro già compromesso da un goal di Jurkemik al decimo del secondo tempo. La gara va direttamente ai calci di rigore e dopo otto gol consecutivi per squadra, Netolička para quello di Fulvio Collovati. Quindi prima sconfitta ai rigori in un torneo internazionale.

L’ossatura di quella squadra, sempre guidata da Bearzot e dal capitano Dino Zoff, vince i Mondiali ’82, senza tiri di rigore. Nell’84, Europei, Italia non qualificata e nell’86, Mondiali, eliminata agli ottavi dalla Francia di Platini (2-0). Senza rigori. Nell’88, agli Europei, altra eliminazione, ancora per 2-0, questa volta per mano dell’Urss allenata da Lobanovs’kyj.

Mondiali 1990. Fase finale dei mondiali che si disputa in Italia (notti magiche, ricordate?) e una coppia di attaccanti (Baggio – Schillaci) che ci fa sognare la conquista del titolo. Semifinale contro l’Argentina di Maradona. Il gol per l’Italia arrivò subito, al 17º di gioco: su un tiro di Vialli non trattenuto da Goycochea irruppe Schillaci, abile a portarci in vantaggio. Nel secondo tempo, al 68º, un cross di Olarticoechea permise a Caniggia di realizzare di testa la rete del pareggio: dopo 518 minuti terminò così l’imbattibilità di Walter Zenga. L’ingresso di Baggio (che nei supplementari sfiorò il gol su punizione) e Serena al posto di Giannini e di Vialli non smossero il punteggio dall’1-1 e si andò ai rigori. L’Argentina li segnò tutti, mentre Goycochea neutralizzò i tiri di Donadoni e Serena. Seconda sconfitta ai rigori in un torneo internazionale.

Nel 1992 l’Italia non si qualifica per gli Europei.

Mondiali 1994, negli Stati Uniti. L’Italia si qualifica per differenza reti alla fase ad eliminazione diretta (e stavolta sembra che lo “Stellone” davvero ci sia) e poi fa fuori, nell’ordine, Nigeria (calcio di rigore nei supplementari di Roberto Baggio), Spagna (goal del solito Baggio a tre minuti dalla fine) e Bulgaria. In finale il Brasile di Dunga, Romario e Bebeto. Dopo 120 minuti di nulla (Brasile che attacca, ma niente di paranormale, Italia che difende) si va ai rigori. Si inizia male e si finisce anche peggio. Sul dischetto, per il primo penalty degli azzurri, si presenta Franco Baresi, il faro della retroguardia azzurra, il capitano, che proprio al Rose Bowl taglia il traguardo delle 80 presenze con la maglia della Nazionale. Taffarel lo ipnotizza, Baresi calcia alto. L’epilogo è, se possibile, ancora più amaro. Sul 3-2 per il Brasile è il turno di Roberto Baggio, fino a quella gara il trascinatore del gruppo scelto da Sacchi. Sono secondi, ma sembrano ore e l’attesa si fa angoscia. Poi, succede. Il numero 10 prende la rincorsa e tira. Alto. Terza sconfitta ai rigori in un torneo internazionale.

Europeo 1996. Eliminati al primo turno. Niente rigori.

Mondiali 1998, Italia prima nel gironcino finale e via alla fase ad eliminazione diretta. Agli ottavi si fa fuori la Norvegia e ai quarti c’è la Francia padrona di casa. La partita si conclude sullo 0-0 dopo 120 minuti, anche se la Francia nel complesso avrebbe meritato qualcosina in più. Sbagliano Albertini e Di Biagio (per la Francia fallisce solo Lizarazu) e Italia con la quarta sconfitta ai rigori in un torneo internazionale.

Europei 2000. Sembra che stavolta il vento sia cambiato. Italia prima nel girone a punteggio pieno, fa fuori la Romania nettamente ai quarti. Semifinale contro l’Olanda, padrona di casa. Partita rocambolesca, Zambrotta espulso al 34esimo, rigore parato da Toldo quattro minuti più tardi. Nel secondo tempo, paradossalmente, l’inferiorità numerica degli azzurri disorienta gli uomini di Rijkaard. Il tirassegno contro Toldo continua ma la manovra offensiva olandese si fa meno lucida, si va ai supplementari ma i due allenatori (il nostro è Zoff) sono bravissimi nel disporre le squadre in campo. Abbiamo l’occasione di chiudere grazie al “Golden Goal” (stupidaggine inventata in quel periodo dalla IFAB, in pratica il primo che segna nei supplementari ha vinto) ma Del Vecchio cicca la palla. Rigori. Zoff sorprende tutti, facendo tirare per primo Gigi Di Biagio (che aveva sbagliato due anni prima), ma questo lo ripaga segnando. Per l’Olanda, stanca, sbagliano de Boer, Stam e Bosvelt, l’unico errore italiano è di Maldini, ma stavolta è ininfluente. Però, la prima vittoria ai rigori in un torneo internazionale consegna alla finale un’Italia stanca. Nonostante questo, in finale si va in vantaggio contro la Francia di Zidane. Ma la stanchezza permette il pareggio della Francia al quarto minuto di recupero (Wiltord) e diventa un incubo al 13esimo del primo tempo supplementare, quando Trezeguet mette dentro il Golden Goal. Italia sconfitta in finale, quindi la prima vittoria ai rigori in un torneo internazionale non porta a nulla, in termini pratici.

Mondiali del 2002. Dopo aver faticato a passare il girone, eliminati agli ottavi dalla Corea grazie all’arbitro Moreno. Europei 2004, eliminati al primo turno, quindi niente rigori.

Francia 2006. Niente che non sia stato già detto. Zidane e la testata a Materazzi. Vinciamo il Mondiale ai rigori. Seconda vittoria (determinante, stavolta) ai rigori in un torneo internazionale. Per la cronaca, inventiamo, sulle note di “Seven Nation Army”, singolo del 2003 del gruppo musicale The White Stripes, il famoso “Po-po-po-po-po-po-poo”, usato poi un po’ da tutti in seguito per festeggiare le vittorie o i gol della propria squadra.

Europei 2008. Italia seconda nel girone, nei quarti affronta la Spagna. Dopo 120′ senza gol, sbagliano dal dischetto De Rossi e Di Natale, mentre Buffon illude parando il tiro di Guiza, ma Fabregas segna il tiro decisivo. È la Spagna che poi vincerà anche il Mondiale e l’Europeo successivo, quindi quinta sconfitta per l’Italia ai rigori in un torneo internazionale.

Nel 2010, ai Mondiali, l’Italia esce subito al primo turno, quindi niente rigori.

Nel 2012, al primo turno secondi dietro la Spagna e ai quarti contro l’Inghilterra. L’Italia domina. Sì, domina, non è un’esagerazione, ma non segna. Anzi, segna pure, con Nocerino, di testa, ma in fuorigioco. Si va ai tiri di rigore. Ashley Cole si fa parare il tiro da Buffon e subito dopo Diamanti spiazza Hart e fissa il risultato sul 4-2 per noi. Vittoria ai rigori, anche stavolta inutile, perché si va in finale dopo aver eliminato la Germania, ma si prende un sonoro 4-0 dalla Spagna. Anche la terza vittoria ai rigori in un torneo internazionale non porta a nulla, alla fine.

2014, come nel 2010, eliminati al primo turno ai Mondiali.

E poi ieri.

Come dice Riccardo Cassini: “Se avessimo saputo battere i rigori, saremmo di gran lunga la squadra con più titoli mondiali e continentali del pianeta.”

Ma è sicuro che sia una questione di capacità o piuttosto di atteggiamento?

13 thoughts on “Tiri fatali

  1. Stefano ha detto:

    Una narrazione analitica e appassionata molto bella.

    Anche secondo me è una questione di atteggiamento, ma in questo caso penso più agli individui non tutti quelli che hanno sbagliato ma quelli che non hanno esitato a mostrare la loro arroganza.

    Credo che Conte abbia fatto un buon lavoro, si è visto bel gioco specie nei secondi tempi (così mi è sembrato).

    Ai tiri di rigore è prevalsa la superficialità di pochi individui.

    Saluto questi Euro2016 fiducioso in un mondiale emozionante che ci attende nel 2018 😊
    S.

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