Il principe e il cerbiatto

Ci sono cose che si ricordano per tutta la vita.

L’altra sera in tv hanno dato, per l’ennesima volta, un film del 2004 che è la dimostrazione di come i traduttori delle case cinematografiche andrebbero condannati ai lavori forzati, a volte: “Se mi lasci ti cancello”. Il film, diretto da Michel Gondry, con Jim Carrey e Kate Winslet, presenta nella versione originale un titolo nient’affatto banale: “Eternal Sunshine of The Spotless Mind”. Il verso è tratto da “Eloisa to Abelard” di Alexandre Pope che, letteralmente tradotto, significa “il sole eterno della mente immacolata” o, per mantenere la fedele traduzione, “infinita letizia della mente candida”.

Ora, capire che cosa è passato per la mente a chi ha tradotto il titolo di un film che parla di una tormentata storia d’amore in uno da cinepanettone, resta un mistero. Certo è che, come dicevo, alcune cose restano impresse per sempre nella memoria. Racconto.

Nel 1993 ero in missione per conto dell’ONU in Mozambico e, vista la tecnologia dell’epoca, pensammo bene di attrezzare la sala convegno (così si chiamano i luoghi dove ufficiali, sottufficiali e truppa passano il tempo libero, dal latino convenium, derivato di convenire “incontrarsi, riunirsi”) con un videoregistratore e delle relative videocassette. L’errore logistico fu mettere i due pezzi in due cartoni differenti, cosicché il videoregistratore arrivò e le videocassette no (certo sarebbe stato peggio il contrario).

La salvezza, almeno temporanea, fu rappresentata dal fatto che alcuni di noi avevano portato delle videocassette a cui erano particolarmente affezionati. Un mio collega aveva “The Doors”, il film di Oliver Stone sul famoso gruppo rock americano,  un altro “Cool as ice”, di cui ho già accennato in “Portatore di luce”, ed infine io avevo portato “Purple Rain” con Prince.

“Purple Rain”, a differenza di quanto si potrebbe immaginare, non è un film costruito attorno alle canzoni, ma il contrario. Prince diede al regista facoltà di scegliere tra un centinaio di brani, pronti o solo abbozzati. Il regista ne scelse 11 sui dodici previsti per il disco. Poco dopo, però, rimase colpito dalla versione di una canzone rock-gospel eseguita da “Prince e i Revolution” durante una serata al “First Ave & 7th St. Club” di Minneapolis. Quando chiese a Prince quale fosse il titolo del pezzo, si sentì rispondere “Purple Rain”. Da quel momento film e disco si sarebbero chiamati in questo modo.

Il film, girato in 42 giorni tra Minneapolis e Los Angeles, aveva un budget di 7 milioni di dollari e finì per incassarne oltre 68, superando anche le aspettative più sfrenatamente ottimistiche. Per il ruolo di protagonista femminile venne inizialmente scelta Vanity (Denise Matthews) fidanzata di Prince e membro delle “Vanity 6”, uno dei progetti del Principe che potrebbe essere così sintetizzato: un gruppo di belle ragazze che cantano zozzerie in biancheria intima di gusto discutibile. Anche il “6” sembrava casuale, ma non era così (pare fosse il numero delle tette delle componenti, che erano appunto tre).

Poco prima dell’inizio delle riprese di Purple Rain i rapporti tra le componenti della band, già tesi, vennero messi alla prova dalla pubblicazione di una foto su “Rolling Stone”, in cui la sola Vanity veniva ripresa in compagnia dell’influente produttore e fidanzato.

A rompere definitivamente gli equilibri fu l’allettante contratto che la Motown propose a Vanity, la quale, oltre a lasciare le Vanity 6, ruppe anche con Prince. A sostituirla in Purple Rain, dopo il rifiuto di Jennifer Beals, venne scelta Apollonia (Apollonia Kotero). La Kotero subentrò a Vanity anche nelle “Vanity 6”, che da quel momento diventarono le “Apollonia 6” (le tette rimanevano sei…).

C’è chi sostiene che nel periodo di lavorazione del film e del disco dedicato alla pioggia viola, Prince stesse con Susannah Melvoin, gemella di Wendy Melvoin (che assieme alla fidanzata Lisa Coleman militava nei Revolution e con la quale fondò il duo “Wendy e Lisa”). Quel che certo è che per Susannah, Prince aveva preso a suo tempo una bella cotta, non a caso per lei aveva scritto una sciocchezzuola come “Nothing Compares to You”.

Questa canzone ha una sua storia. Originariamente scritta e composta da Prince per uno dei suoi progetti paralleli, il gruppo musicale “The Family”, nel 1985, fu portata al successo dalla cantante irlandese Sinéad O’Connor, che la incluse nel suo secondo album “I Do Not Want What I Haven’t Got”. Questa versione venne pubblicata come singolo e riscosse un incredibile successo mondiale durante il 1990.

Impossibile non ricordare quel video. Sinéad (pronuncia Shinéid, anche se negli anni l’ho sentita chiamare in mille modi, leggere “Sinéad” per sicurezza), nel videoclip ideato dal regista John Maybury, offriva un primo piano del viso alternando tristezza e rabbia, mentre ricordava la madre prematuramente scomparsa. Capelli corti, occhi da cerbiatto, una bellissima voce così passionale, resa preziosa da uno stile di canto unico ed inconfondibile.

Era l’epoca di MTV, della rotazione continua dei video musicali e lei stravinse su tutti. Il suo volto illuminava come una luna piena in una notte d’estate tutti i televisori del mondo. La sua dolcezza era disarmante, mentre descriveva la desolazione di un vuoto incolmabile, mentre piangeva, mentre sembrava domandare a se stessa  il perché di tante incomprensioni che oggi come allora sono spesso alla base del collasso dei nostri affetti più importanti. Sinéad O’Connor ha accompagnato così i più diversi momenti di vita di tantissime persone. Questa é una di quelle canzoni  che se riascoltata nella sua unicità produce l’effetto di ricordarci immediatamente quel periodo della nostra vita.

“Sono passate sette ore e quindici giorni
Da quando hai portato via il tuo amore
Esco tutte le sere e dormo tutto il giorno
Da quando hai portato via il tuo amore
Da quando te ne sei andato posso fare quello che voglio
Posso vedere chiunque io scelga
Posso cenare in un bel ristorante
Ma niente
Ho detto niente può portare via questa tristezza
Perché niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te

E’ stato tutto così solitario senza di te qui
Come un uccello senza il suo canto
Niente può fermare queste lacrime solitarie dal cadere
Dimmi piccolo in cosa ho sbagliato
Potrei abbracciare ogni ragazzo che vedo
Ma non farebbero che ricordarmi te
Sono andata dal dottore e indovina cosa mi ha detto
indovina cosa mi ha detto
Mi ha detto ragazza sarebbe meglio che ti divertissi un po’
Non importa quello che fai
Ma è un pazzo
Perché niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te

Tutti i fiori che hai piantato, mamma
In giardino
Tutto è morto quando te ne sei andato
Lo so che vivere con te piccolo è stata dura qualche volta
Ma sono intenzionata a provarci nuovamente
niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te
niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te
niente può essere paragonato
Niente può essere paragonato a te”.

Parole semplicemente incantevoli.

Sinéad suonava molto bene la chitarra, compose molte canzoni bellissime come “Take my hand” nel 1984 e la splendida “Jeaulous” , scritta nel 2000, insieme a David Allan Stewart (famosissimo artista componente degli “Eurythmics” , legato per sempre nella storia del pop alla straordinaria Annie Lennox).

Oltre a cantare e comporre la cantautrice irlandese nel corso degli anni ha combinato un po’ di stravaganti birichinate. Nel 1992 ha strappato davanti alle telecamere una fotografia del Papa e poi qualche anno dopo ha chiesto scusa per il suo gesto. Alla fine degli anni ’90  ha deciso di diventare cattolica e di chiamarsi Bernadette. Divorzi, sparizioni, eccentriche affermazioni e sceneggiate varie sono  state all’ordine del giorno nella sua strana vita.

Ma di tutti quelli che hanno visto il video quell’estate del ’90, chi non l’avrebbe perdonata?

4 thoughts on “Il principe e il cerbiatto

  1. Hai fatto una panoramica musicale che mi ha fatto rivivere tanti momenti. Prince era un vero deux-ex-machina e nonostante la bassa statura era circondato da donne bellissime e dalle forme molto generose. Il film non l’ho visto, il disco ce l’ho a casa sia su CD che su vinile viola, una vera chiccheria.
    Sinead in NC2U è stupenda e struggente, le lacrime scendevano spontanee anche a me. Peccato sia uscita di melone.

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