Fantascienza parte prima

Un uomo apre le grandi cancellate di una fabbrica. Attraverso la porta d’ingresso e una porta più piccola accanto ad essa, i lavoratori stanno uscendo, girando a destra o a sinistra. La maggior parte di loro sono donne in abiti lunghi e grandi cappelli, ma alcuni sono uomini. Improvvisamente un uomo con un lungo grembiule precipita fuori tra la folla, inseguito da un grosso cane. Alcuni uomini in bicicletta lasciano la porta d’ingresso. Quando tutti i lavoratori hanno lasciato la fabbrica, il portinaio inizia a chiudere di nuovo i cancelli.

Certo, pensare che la scena che ho appena descritto, al tempo in cui fu vista, suscitò grandissime emozioni, pare un po’ surreale. Eppure è così.

Si tratta infatti di “L’uscita dalle officine Lumière” (titolo originale “La Sortie de l’usine Lumière”) ed è un film di poco meno di un minuto dei fratelli Auguste e Louis Lumière, proiettato il 28 dicembre 1895 al “Salon indien du Grand Café di Boulevard des Capucines” a Parigi. Fu il primo film a venire visto dal pubblico, per cui viene solitamente indicato come il punto di partenza della storia del cinema.

Certo, oggi è diverso. E la settima arte non è più quella di una volta. Intanto, perché settima arte?

Le Muse (in greco antico: Μοῦσαι, -ῶν; in latino: Mūsae, -ārum) erano divinità della religione greca. Figlie di Zeus e di Mnemosýne (la Memoria), la loro guida era Apollo e la loro importanza nella religione greca era elevatissima: esse infatti rappresentavano l’ideale supremo dell’Arte, intesa come verità del Tutto ovvero l’”eterna magnificenza del divino”.

Secondo l’ordine reso canonico da Esiodo nel passo dalla Teogonia, incipit, 76-79, i loro nomi erano:

  1. Clio, colei che rende celebre, la Storia, ovvero il canto epico, con una pergamena in mano, spesso srotolata;
  2. Euterpe, colei che rallegra, la Poesia lirica, con un flauto o con le tibie;
  3. Thalia, colei che è festiva, la Commedia, con una maschera comica, una ghirlanda d’edera e un bastone;
  4. Melpomene, colei che canta, la Tragedia, con una maschera tragica, una spada e il bastone di Eracle (Ercole);
  5. Tersicore, colei che si diletta nella danza, la lirica corale e poi la Danza, con la lira;
  6. Erato, colei che provoca desiderio, la Poesia amorosa (poi anche la geometria e la mimica), con il rotolo;
  7. Polimnia, colei che ha molti inni, la danza rituale e il canto sacro, ovvero il Mimo, senza oggetti;
  8. Urania, colei che è celeste, l’Astronomia e l’epica didascalica, con un globo celeste, o un bastone, o l’indice, puntato al cielo;
  9. Calliope, colei che ha una bella voce, l’Elegia, con una tavoletta ricoperta di cera e uno stilo, oppure col rotolo nella sinistra.

Nel tempo le attribuzioni non furono mai fisse: a capriccio dei vari poeti si allargarono, includendo oltre alla poesia, i campi della prosa e delle scienze: Clio dalla poesia epica divenne protettrice della Storia, Urania all’epica astronomica (legata cioè alla descrizione delle origini delle costellazioni) e divenne sacra per l’Astronomia, e Thalia all’agricoltura. Le Muse si avviarono così a proteggere ogni campo della sapienza umana e, in epoca più tarda, vegliavano sull’educazione fisica e spirituale degli esseri umani assieme ad alcuni dei, in particolare Ermete, Eracle e Atena.

Come avrete notato, le Muse erano nove. E allora come mai il cinema viene definito la settima arte? Perché in tempi moderni, le sei arti associati alle Muse erano diventate:

  • La 1a – Architettura,
  • la 2a – Musica
  • la 3a – Pittura
  • la 4a – Scultura
  • la 5a – Poesia
  • la 6a – Danza

E quindi il cinema, nuova arte, venne così definita.

Io sono appassionato di fantascienza e, ovviamente, quando posso scegliere (non sempre è possibile, perché, come diceva Arbore, “tu nella vita/comandi fino a quando/ci hai stretto in mano/il tuo telecomando”), la mia scelta di come passare il tempo libero è ovviamente orientata sui film di fantascienza. E devo dire che negli ultimi anni c’è stata una produzione di bellissimi film, certo aiutati dalla tecnologia e dalla post-produzione computerizzata, come da tempo non se ne vedevano.

La fantascienza nasce come genere narrativo popolare che ha le proprie radici nel romanzo scientifico. Il termine viene usato in senso più generale, per indicare un qualsiasi tipo di letteratura di fantasia che includa un fattore scientifico che abbia però un certo grado di plausibilità (per quello Star Wars è più del genere “fantasy” che di fantascienza). I primi scritti di fantascienza moderna iniziano più o meno nello stesso periodo in cui i fratelli Lumière davano vita al cinema, con esponenti quali Jules Verne (1828-1905) o H. G. Wells (1866-1946).

Ma scavando nel passato, troviamo che già gli antichi scrivevano romanzi fantastici (come “La storia vera”, in greco Ἀληθῆ διηγήματα, propriamente “Storie vere”, scritta nel II secolo d.C. da Luciano di Samosata, che parla di un viaggio sulla Luna e relativo incontro con gli abitanti del luogo).

Certo è, che da quando esiste la fantascienza, della stessa sono state date una quantità infinita di definizioni. La più bella, se non ricordo male, è di Isaac Asimov. Lo scrittore-biochimico russo-americano disse che “la fantascienza è quel genere letterario che nasce dalla curiosità, alla quale si può rispondere solo con l’immaginazione, su come sarà il mondo dopo la nostra morte”. Per la cronaca, è la seconda citazione di Asimov che preferisco, dopo “La vita è piacevole. La morte è pace. É la transizione che è problematica”.

Quella definizione, comunque a me piace perché racchiude in poche parole due grossi concetti: il mondo è in continuo mutare e questo mutare non è casuale, ma deriva da quanto avanti ci spingiamo con le conoscenze scientifiche e, di conseguenza, tecnologiche.

Ovviamente questi cambiamenti non devono per forza essere cambiamenti in meglio: “1984” di George Orwell, tanto per dirne uno, romanzo distopico che deve il suo titolo all’anno della sua stesura (1948). Ambientato in una Londra del futuro devastata dalle continue guerre, la denuncia forte e chiara è contro tutti i totalitarismi di ogni colore ed il riferimento al passato conflitto mondiale è evidente nella descrizione deprimente della ex capitale dell’impero britannico e nelle privazioni patite dai suoi abitanti.

Malgrado la fantascienza sia tradizionalmente incentrata anzitutto “sulla scienza”, come dicevo, si è evoluta un’area molto vasta di opere che comprende una grande varietà di generi e sottogeneri.

A complicare questa situazione si è assistito, a partire soprattutto dagli ultimi decenni del XX secolo, ad una commistione sempre più frequente della fantascienza con altri generi, quali il fantasy e l’horror, tanto che alcuni autori e critici anglosassoni utilizzano di preferenza l’espressione speculative fiction (letteralmente “narrativa speculativa”) per descrivere complessivamente il fenomeno. Altri utilizzano il termine Slipstream intendendo il fantastico, cioè quella forma letteraria estremamente ampia che utilizza l’immaginario, il surreale e tutto ciò che non è mimetico della realtà, per dare maggior impatto a un messaggio radicato nella visione politica, ideologica del reale.

I sottogeneri principali della fantascienza (ma ce ne sono un’infinità di minori) sono:

  • Hard o Tecnologica (caratterizzata dall’enfasi per il dettaglio scientifico o tecnico, o per l’accuratezza scientifica, come quella di Asimov o di Arthur C. Clarke, per esempio);
  • Soft (si concentra maggiormente sui sentimenti umani che sulla tecnologia, come in quella di Ray Bradbury);
  • Apocalittica (incentrato sull’imminente fine del mondo o della civiltà, a causa di guerre nucleari, pandemie, o di qualche genere di olocausto naturale o artificiale, come in “Mad Max” o ne “Il pianeta delle scimmie”);
  • Space Opera (o epopea spaziale, in cui Star Trek è l’esempio migliore);
  • Ciberpunk (storie ambientate generalmente in un futuro prossimo, un mondo decadente e ipertecnologico fortemente distòpico, dominato da grandi multinazionali, come in opere alla “Blade Runner” o “Matrix”);
  • Utopica o distopica (la prima descrive una società ideale, in genere basata sulla giustizia, l’uguaglianza e un diffuso benessere, dal greco οὐ, “non” e τόπος, “luogo”; la seconda le si oppone, descrivendo una società indesiderabile, come ad esempio in “1984” di Orwell o in “V per vendetta”);
  • Ucronìa (dal greco letteralmente “nessun tempo”, da οὐ, “non” e χρόνος, “tempo”, per indicare presenti alternativi se la storia non fosse andata com’è andata, o mondi paralleli, come in “Fringe”);
  • Xenofiction (con storie ambientate tra specie o culture considerevolmente diverse da quella umana, quindi extraterrestri, come in “Neanche gli Dei” di Asimov );
  • Viaggi nel tempo.

Questi ultimi due generi sono quelli che a me piacciono di più, insieme ai viaggi nello spazio (tipo il già citato “Star Trek” o “Galactica”), anche perché possono generare discussioni (quasi sempre costruttive) tra amici.

E proprio il mio amico Gianluca, in fondo al mio articolo “Destino Principe”, mi ha detto, cito: “…vorrei un tuo parere su alieni, linguaggi, mondi e viaggi nel tempo…”. Mica facile!

Intanto indico una quindicina di film che parlano di viaggi nel tempo e che secondo me vale la pena vedere, e se sono tratti da romanzi, ne consiglio anche la lettura. La mia playlist sui viaggi nel tempo è:

  • L’uomo che visse nel futuro (1960);
  • Il pianeta delle scimmie (1968);
  • Ricomincio da capo (1993);
  • L’esercito delle dodici scimmie (1995);
  • Primer (2004);
  • Déjà vu (2006);
  • Source code (2011);
  • Looper (2012);
  • Coherence – Oltre lo spazio tempo (2013);
  • About time (Questione di tempo) (2013);
  • Predestination (2014);
  • Edge of tomorrow (2014);
  • Interstellar (2014);
  • Time Lapse (2014);
  • Project Almanac – Benvenuti a ieri (2015).

Non cito altri film, come i cinque Terminator (1984 – 1991 – 2003 – 2009 – 2015) e i tre Ritorno al futuro (1985 – 1989 – 1990), né le fugaci puntate nel passato/futuro dei vari “X Men”, “Harry Potter” e “Star Trek”, né le serie TV, tipo “Timeless” o “Quantum Leap”, anche perché qualcuno di notevole ne rimarrebbe fuori comunque. Diciamo che questo è un elenco di quello che ho visto e per un motivo o per un altro mi è piaciuto.

Ma per adesso accantoniamo le preferenze personali.

Come dicevo, la fantascienza è un genere letterario che anticipa e/o analizza il progresso tecnologico e scientifico e le implicazioni che quelli potrebbero avere sulla società nel futuro, ma trattandosi appunto di letteratura, quindi parlando soprattutto di umanità, pone al centro proprio l’uomo, le sue emozioni e i suoi problemi. Quindi è ovvio che non tutti i rami della scienza sono fonte ispiratrice per la fantascienza.

Uno dei rami della scienza più sfruttati è senza dubbio l’esplorazione spaziale, anche perché la storia dell’umanità è soprattutto una storia di scoperte e di avventure; e una volta terminata l’esplorazione del piccolo grande pianeta sul quale viviamo, pare ovvio rivolgersi ad altri orizzonti (la “nuova frontiera”, come la chiamava J. F. Kennedy). Come abbiamo visto, i generi sono tantissimi, ma senza esplorazione spaziale, rimane ben poco.

Ovviamente questo genere ha avuto dei cambiamenti nel tempo, perché se certamente era plausibile andare sulla Luna a cavalcioni su un missile, come in “Viaggio nella Luna” (Le Voyage dans la lune), film muto del 1902 realizzato da Georges Méliès, in genere considerato il primo film di fantascienza, pare ovvio, in base a quello che abbiamo scoperto successivamente, che la Luna, piccolo sasso senza né acqua né atmosfera e quindi sicuramente senza vita biologica, non sarà una delle mete dei viaggi umani. Così come vale per gli altri pianeti del sistema Solare, come Mercurio, troppo vicino al Sole, o Venere, con la sua atmosfera venefica, o Marte, con una temperatura di -15 °C, o come per i giganti gassosi Giove, Saturno e così via.

È possibile (anzi, probabile) che ci sia vita biologica extraterrestre nell’Universo (sempre per citare Asimov, “Se fossimo soli l’immensità dell’universo sarebbe davvero uno spreco di spazio”), ma con la tecnologia attuale probabilmente non lo sapremo mai. Anzi, per come ho già spiegato in questo blog, non è solo una questione di tecnologie, ma dal fatto che le leggi fisiche che regolano il nostro Universo sono così come sono. Quindi quando anche raggiungessimo la massima velocità per un corpo macroscopico, che è un quinto della velocità della luce, potremmo percorrere la strada da Bolzano a Taranto cinque volte in un secondo, ma per raggiungere la stella più vicina a noi, Proxima Centauri (che non è detto che ospiti pianeti abitabili), un’astronave impiegherebbe comunque novant’anni o, per rimanere ai sette pianeti Trappisti di cui ho parlato in “Alieno per mancipium”, servirebbero circa 800 anni per raggiungere i pianeti abitabili più vicini mai osservati.

Ma chi scrive di fantascienza ha una caratteristica, non si arrende di fronte a questi ostacoli, anzi. Quindi abbiamo astronavi che sfruttano singolarità, tunnel spaziali, motori a curvatura, ibernazione, stasi e chi più ne ha, più ne metta. Il tutto, ovviamente, descritto con plausibilità scientifica (tranne quella volta che chiesero a Michael Okuda, autore di Star Trek, come funzionasse il “Compensatore di Heisenberg” nel teletrasporto. Lui rispose “Molto bene, grazie!”).

La storia della fantascienza si può per questo dividere in tre fasi: preistoria, che va dai racconti degli antichi fino alla rivoluzione industriale; storia, che va dai primi dell’ottocento (1818, anno di pubblicazione di “Frankenstein”, di Mary Shelley) al 1926; infine abbiamo un’era moderna, dal 1926 ad oggi.

Perché il 1926? Merito di Hugo Gernsback, nato in Lussemburgo nel 1884, emigrato negli Stati Uniti nel 1905 e naturalizzato statunitense. Pur se Gernsback non creò dal nulla il genere fantascientifico, egli fondò nel 1926 la rivista Amazing Stories, in cui per la prima volta si identificava il genere fantascientifico come è concepito oggi; Amazing Stories pubblicava solo e specificamente racconti di “scientifiction”, come la definiva allora Gernsback. Il suo interesse per questo tipo di storie veniva dalla sua infanzia: il piccolo Hugo aveva letto i racconti di Percival Lowell restandone affascinato. Ebbe anche un ruolo importante nella nascita del fandom, il mondo degli appassionati di fantascienza, perché la rivista pubblicava, oltre alle lettere dei lettori, anche i loro indirizzi. Dal 1953 (eccezion fatta per il 1954), viene annualmente assegnato in suo onore il Premio Hugo per lavori di fantascienza e fantasy, durante lo svolgimento della WorldCon (World Science Fiction Convention).

Ovvio che dal 1926 ad oggi, la fantascienza è cambiata spessissimo, come accennavo prima, mano a mano che il progresso scientifico indicava altre vie. E anche se, in base a quella data, la fantascienza sembra sbarcata in Europa dagli USA, non dimentichiamo che proprio in Europa nacquero i primi racconti: Mary Shelley, Jules Verne, Herbert G. Wells, Arthur Conan Doyle ed anche Emilio Salgari scrissero, e bene, di fantascienza, anche se la stessa ancora non aveva questo nome. E poi lo stesso Gernsback era europeo, Asimov russo, così come erano di origine perlopiù europea tutti gli autori di quel periodo, Clifford Simak ceco, Fritz Leiber e Robert Heinlein tedeschi, Poul Anderson scandinavo, Alfred E. Van Vogt olandese.

A proposito di parole (quelli che mi conoscono sanno che sono queste le curiosità che mi piacciono…), se il termine inglese pare coniato proprio dallo stesso Gernsback, che, come dicevo le chiamava “scientific fiction”, l’espressione poi si contrasse in scientifiction, per ridursi infine a science fiction (spesso abbreviata Sci-Fi dagli anglosassoni), il termine italiano fantascienza ha un anno di nascita preciso. Si tratta del 1952, quando Giorgio Monicelli, fratello maggiore del regista cinematografico Mario, così definì i romanzi e i racconti che pubblicava la neonata collana Urania, da lui diretta. Prima di Monicelli non si usava in italiano la parola fantascienza, ma ci si riferiva in vario modo al fantastico, all’avventura, alla narrativa d’evasione o ad altro ancora.

Un’altra persona molto importante per lo sviluppo e la diffusione della fantascienza fu John W. Campbell, che diresse la rivista “Astounding Science Fiction” dal 1937 all’anno della sua morte, avvenuta nel 1971 (era del ’10). La sua rivista ebbe così tanto successo che il periodo che va dal ’37 fino all’inizio degli anni ’50 era addirittura denominato “l’era di Campbell”. Egli era molto accurato nella scelta degli autori, ma metteva mano a tutte le storie che gli venivano proposte. I suoi quattro autori di punta furono Isaac Asimov, Clifford Simak, Robert A. Heinlein e Alfred E. Van Vogt, e scusate se è poco. Forse un quarto delle storie “belle” di fantascienza mai pubblicate è di quei quattro. Ai quattro se ne aggiunsero altri molto bravi (tipo Ray Bradbury), perché si sa, il miele attira le api.

Ovviamente, dopo la II Guerra Mondiale, anche il mondo della fantascienza venne influenzato da ciò che accadeva. Nacquero altre riviste, come “Galaxy”, diretta da Horace L. Gold e vennero alla luce nuovi autori, come Fredrerick Pohl, Cyril M. Kornbluth e Kurt Vonnegut jr. Poi ci furono la new wave, con Philip K. Dick e, negli anni ’70, alcune incursioni di autori fantasy nel mondo della fantascienza, come Marion Zimmer Bradley, per esempio. Negli anni ’80 ci fu un ritorno al passato, propiziato anche dall’aumentare dell’uso del cinema per produzioni di un certo livello. E così, fino ad oggi, tra la nascita e la mescolanza di nuovi generi.

La prossima volta risponderò al mio amico Gianluca e alla sua istigazione “…vorrei un tuo parere su alieni, linguaggi, mondi e viaggi nel tempo…”

4 pensieri su “Fantascienza parte prima

  1. landlab ha detto:

    La potenza dello sci-fi è che dà forma e nomina cose e Mondi che (ancora) non ci sono – e qui torniamo al Linguaggio (sotto qualsiasi forma esso sia) … cmq in passato ho avuto un forte periodo Sterling /Gibson.
    Tra le serie TV mi permetto di segnalare Torchwood della BBC, in part. Children of Earth.

    Aspettiamo la parte 2, di grazia!

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  2. Anni fa alcuni aspetti di quello che veniva definito ‘fantascienza’ si è avverato davvero. Può essere che anche nel futuro, alcune ‘immaginazioni’ odierne possano trovare compimento.
    Mi rammarico solo che, dei film da te citati, io ne abbia visti solo 2 o 3.
    Non ho il telecomando neppure io.

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