Il cibo degli Dei

Narra una leggenda azteca che una principessa, lasciata dal suo sposo a far la guardia ad un prezioso tesoro, venne uccisa per non aver voluto rivelarne il luogo, nemmeno sotto tortura, e dal suo sangue nacque la pianta del cacao. I suoi semi, amari come le sofferenze d’amore, forti come le virtù, lievemente rossastri come il sangue, erano il dono del dio azteco Quetzalcoatl alla fedeltà della fanciulla pagata con la morte.

Quetzalcoatl, il “dio serpente piumato”, venerato dalle antiche popolazioni precolombiane, dio dei venti e della conoscenza insegnò poi agli uomini la coltivazione del cacao.

Il bello di mangiare tutti insieme con la televisione spenta è che possono nascere discussioni interessanti. L’altro giorno l’argomento era “alimentazione” e mia figlia ha detto: “Ho sentito dire che nella Nutella c’è il midollo osseo di maiale!”. Il fratello le ha subito detto “Ma sei sicura? Qual è la fonte?”

Anche a me l’affermazione è sembrata un po’ esagerata e d’accordo con i miei figli mi sono documentato e ho la risposta!

Ma come sempre partiamo dall’inizio.

La Nutella nasce ufficialmente nel 1964 , ma le sue origini risalgono agli anni ’40, alla fine della seconda guerra mondiale. Fu allora che Pietro Ferrero, un pasticcere di Alba, provò a sostituire il costosissimo cioccolato con le nocciole (un prodotto tipico delle Langhe piemontesi): nacque così la Pasta Gianduia (o Giandujot), che era confezionata sottoforma di pani avvolti nella carta stagnola, si tagliava a fette ed era economica.

Nell’estate del 1949 la ricetta venne ritoccata e l’impasto reso più morbido, cremoso. Da lì a due anni venne lanciato un nuovo prodotto, la Supercrema, che venne confezionata in barattoli e venduta come crema spalmabile.

Nel 1964 il nome venne modificato in Nutella (al suffisso “nut”, che si rifà al termine inglese di nocciola, venne agganciata la desinenza “ella”, che evoca attributi positivi ed è facile da pronunciare ad ogni latitudine).

L’immagine che la Ferrero è riuscita a costruire intorno a questo prodotto è incredibile: nell’immaginario popolare la Nutella è un prodotto irraggiungibile, unico. E non potrei di certo affermare il contrario, mi interessa invece spiegare il perché di questa unicità.

L’unicità della Nutella non è (purtroppo) dovuta alla qualità del prodotto, ma al rapporto qualità prezzo e dalla pubblicità. Moltissimi tentativi di imitazione falliscono miseramente non perché la Nutella è irraggiungibile dal punto di vista della qualità, ma perché nessuno riesce a produrre qualcosa di altrettanto appetibile allo stesso prezzo.

Assieme alla Coca Cola detiene primati straordinari in un mondo industriale che tende a bruciare in fretta i suoi prodotti: marchio longevo e intoccabile, ricetta segreta e custodita con tutta l’attenzione che il suo valore – milioni di euro – merita.

Ma qual è la composizione? Per metà sono zuccheri (se non mi credete guardate i valori nutrizionali dietro il barattolo!); un buon 30% è composta da grassi (l’olio vegetale non è l’eccellente olio d’oliva con cui condite l’insalata!) che non sono proprio un toccasana; e, solo per il 13% di nocciole.

Per chi non l’avesse sottomano ecco l’etichetta:

  1. zucchero 50%
  2. olio vegetale 31%
  3. nocciole 13%
  4. cacao magro
  5. latte scremato in polvere 5%
  6. emulsionante lecitina di soia
  7. aromi

Vediamoli uno alla volta, partendo dallo zucchero.

Quanti dei consumatori di zucchero bianco sono a conoscenza che stanno mangiando una miscela contenente calce, resine, ammoniaca, acidi vari e “tracce” di barbabietola da zucchero? Così prodotto, lo zucchero industriale è un prodotto “morto”, nocivo al nostro organismo.

Questo è dovuto alla sua laboriosa lavorazione, in gran parte voluta per renderlo presentabile agli occhi del consumatore “raffinato”. Il prodotto di partenza si ottiene triturando la barbabietola o la canna da zucchero, la sostanza risultante viene poi trattata con calce viva, cioè viene cotto con latte di calce, nella quale i componenti nobili del vegetale (albumine e minerali) precipitano, distrutti dalla reazione alcalina e dal calore.

Le principali sostanze chimiche utilizzate nella produzione di saccarosio (zucchero) sono la calce viva come depurante e i solfiti come sbiancanti. L’ultimo processo, la raffinazione, avviene utilizzando acido carbonico, acido solforico ed altre sostanze (carbonato di calcio) non meno dannose, se rimangono anche in parte nello zucchero.

Sono in particolare i bambini i più grandi consumatori di questa sostanza dolce. E, come dice la pubblicità, lo zucchero (così prodotto) fa bene? Vediamo:

  • Lo zucchero è la causa principale della formazione di carie;
  • Favorisce i processi fermentativi con conseguente aumento di flora batterica tossica per l’intestino;
  • Compie un’azione demineralizzante e decalcificante;
  • Agisce sull’umore in modo negativo;

Benché lo zucchero contenga le stesse calorie al grammo di altri carboidrati, è l’unico alimento che non apporta al fisico nutrimenti importanti come fibre, vitamine o minerali, al contrario, per permetterne il suo assorbimento, l’organismo deve investire buona parte delle sue risorse di vitamina del gruppo B (da ricordare che il crescente aumento delle depressioni e di esaurimenti nervosi è dovuto in gran parte alla carenza di vitamina B1 e B5).

Anche il nostro sistema endocrino si sbilancia per l’introduzione di quest’elemento, che non esiste in natura, e di conseguenza ne risente il nostro umore. Qualche anno fa un giudice inglese condannò un bambino, che aveva messo a soqquadro una scuola, a sei mesi d’astinenza da dolci. Dopo un mese l’umore della piccola peste era ritornato normale!

  • E’ la vera causa dell’incremento dei diabetici nei paesi industrializzati;
  • E non fa neppure bene al cervello, la ricerca sfata completamente la credenza che “lo zucchero fa bene al cervello”, evidenziata da molte pubblicità legate ai produttori dello zucchero raffinato.

Una glicemia anche solo moderatamente sopra la norma può provocare problemi di memoria e restringere l’ippocampo, la parte del cervello fondamentale per l’immagazzinamento di nuove informazioni.

L’aumento dei livelli di zucchero nel sangue è stato studiato dal dr. Antonio Convit, psichiatra della New York University. Egli ha esaminato 30 soggetti sani fra i 53 e gli 86 anni di età. Gli esami riguardavano una risonanza magnetica del cervello dei soggetti, una serie di test cognitivi e un esame per verificare la loro capacità di rimuovere il glucosio dal sangue. I soggetti con livelli di zucchero particolarmente elevati erano quelli con le peggiori prestazioni nel test di memoria, e il loro ippocampo era più piccolo.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS) e riportato da LeScienze.it (http://www.lescienze.it/news/2003/02/04/news/lo_zucchero_fa_perdere_la_memoria-588555/)

Il problema della minor tolleranza allo zucchero negli anziani è molto serio. E’ proprio con l’aumento dell’età che aumentano le persone affette da diabete senile. Il fatto è che si tende a dare colpa del problema all’età, mentre l’ippocampo secondo me si atrofizza perché la presenza di zuccheri raffinati nell’alimentazione e’ tossica.

  • Ora, a sorpresa, sarebbe anche la causa principale delle odiate rughe, sono i vari effetti della “glicazione” – questo è il nome scientifico del fenomeno.

Sembra infatti che si depositi nelle proteine della pelle diminuendone l’elasticità (attacca le fibre di collagene e l’elastina, irrigidendole) e aumentando la formazione di rughe, il rilassamento cutaneo ed i danni da photoaging e questi sono i principali e primi malanni fino ad ora riconosciuti dalla medicina ufficiale dei danni dello zucchero raffinato.

Il grasso delle nocciole (naturale e benefico, poiché contiene grassi mono e polinsaturi e svariati micronutrienti benefici), è sostituito dagli “oli vegetali”.

Quando in un’etichetta trovate la definizione olio vegetale, anche se la vostra mente pensa d’istinto all’olio d’oliva (fondamentale per la crescita) in realtà, il più delle volte non si tratta nemmeno di oli di mais o di semi vari, bensì di olio di palma, di colza, di cocco.

Quest’ultimi sono facilmente reperibili dalle industrie dolciarie che ne fanno grande uso, sia per il loro basso costo, sia per la resa che hanno sul prodotto finito. Gli oli vegetali, che costituiscono la maggior parte dei grassi presenti nella Nutella, costano decine di volte meno delle nocciole.

È molto probabile che questi oli siano raffinati, e dato che la legge non impone di indicare la provenienza, possono essere ricavati da qualunque pianta. I produttori poi, non specificano se sono saturi, mono insaturi, polinsaturi, insaturi, potrebbero essere costituiti, per esempio, da oli di palma e/o di cocco, e contenere quindi una percentuale di grassi saturi molto elevata. Certo, il 31% è meno della metà, però ci sono grassi e grassi…

Sull’etichetta non vengono riportate informazioni riguardo al tipo di grassi, quindi non è possibile risalire nemmeno indirettamente al tipo di oli vegetali contenuti nella Nutella.

La direttiva europea consente di utilizzare i seguenti tipi di grassi vegetali nelle tavolette di cioccolato: burro di illipé, olio di palma, burro di karité, cocum, noccioli di mango e olio di cocco. Tuttavia non si può affermare con certezza che venga usato uno di questi grassi, poiché le creme spalmabili non rientrano nella categoria.

L’olio di colza è estratto da una pianta della famiglia delle crocifere. Si è diffuso rapidamente grazie al costo contenuto e la bassa acidità. Ha una discreta quantità di acido linoleico ( riduce l’innalzamento del tasso di colesterolo). Generalmente è mescolato ad altri olii per ridurre la presenza di un acido grasso (erucico) che in grandi dosi può avere effetti tossici, oppure viene estratto da una varietà di crocifera, geneticamente modificata, che non contiene acido erucico.

Insomma meglio evitarlo.

L’olio di palma e quello di cocco sono largamente impiegati oltre che in Africa, per la produzione di margarina perché contengono grandi quantità di acidi grassi saturi (80%- 91%). Questi oli sono quasi solidi a temperatura ambiente, in quanto sono simili, per composizione in acidi grassi, ai grassi d’origine animale.

Hanno una bassissima quantità di acido linoleico e quindi contribuiscono all’innalzamento del colesterolo. Essendo saturi favoriscono l’ictus e tutti i problemi cardiovascolari. A questo punto se dobbiamo ingozzarci di grassi saturi è meglio un panino col lardo di Colonnata!

O pane burro e marmellata, come una volta.

Le nocciole, poi, saranno ancora piemontesi?

Possiamo notare che il cacao che, si presume, dovrebbe essere insieme allo zucchero, l’ ingrediente principale, in realtà è al quarto posto.

Viene data particolare enfasi al fatto che contenga “latte scremato” (la scritta campeggia ben in vista in un riquadro bianco). Quasi fosse un prodotto destinato a chi ha problemi di colesterolo o di linea. Leggendo gli ingredienti si scopre che il latte scremato rappresenta il 5% del totale.

Se fosse stato intero, il prodotto avrebbe avuto 1.245 grammi di grassi in più (un aumento del 4%). A voi il giudizio: vi sembra una informazione importante per quanto riguarda la qualità e la salubrità del prodotto o è il solito specchietto per le allodole?

In ultima posizione ci sono gli aromi che, evidentemente, non sono naturali.

Torniamo alla domanda iniziale: la nutella contiene davvero midollo osseo?

La cosa non è proprio esatta. Ma c’è del vero.

In realtà nella Nutella ci sono ossa tritate, ma per un’altra ragione: lo zucchero raffinato per essere sbiancato usa appunto le ossa animali, quindi in ogni prodotto zuccherato ci si ciba involontariamente di ossa animali.

Se non mi credete controllate su “È spesso usato nell’industria di raffinazione dello zucchero di canna per la sua raffinazione e decolorazione. Il procedimento è stato brevettato da Louis Constant nel 1812.

Quindi sì. Le ossa animali non ci sono solo nella nutella indirettamente, ma in tutte le bibite zuccherate e i sughi pronti zuccherati. Di conseguenza, oltre alla nutella, fate i conti di quante ossa mangiamo senza accorgercene, dato che lo zucchero raffinato lo mettono pure nelle fette biscottate.

Torniamo alla Nutella. Conosco amici che la dispensano ai propri figli come fosse essenziale per la loro crescita. Acquistano barattoli da 3 kg , tra l’altro meno convenienti ma più scenografici di quelli da 750 grammi, e via sul pane.

Chiaramente, poco pane, perché al bambino non piace, ma tanta Nutella perché è buona e così almeno mangia. Se lo saranno chiesti di cosa fanno crescere questi poveri bambini? D’accordo se usata come dolce e dispensata con parsimonia, ma in quella maniera…

Athena Hohenberg di San Diego, California, ha portato Ferrero in tribunale. Athena è una mamma che aveva l’abitudine di dare al suo bimbo di quattro anni, come prima cosa del mattino, alcune cucchiaiate di Nutella. Nella convinzione che fosse parte di una colazione “sana e equilibrata”, persuasa dall’etichetta e da uno spot Tv ambientato tra i giocatori della nazionale di calcio.

Ma un giorno un’amica le ha spiegato che, dal punto di vista nutrizionale Nutella è “sana e equilibrata” quanto del comune cibo spazzatura, tipo una barretta di cioccolato. La mamma, scioccata e furiosa, si è rivolta a un’associazione di consumatori che, con una class action, ha querelato la Ferrero.

Ora, per effetto di un accordo extragiudiziale, Ferrero Usa ha dovuto pagare una multa singolare e salatissima. Quattro dollari per ogni confezione venduta negli Stati Uniti tra il 2008 e il 2012, uno scherzetto da oltre 3 milioni di dollari.

L’accordo stabilì che “le pubblicità Nutella diffuse in America non mettevano in rilievo tutti gli elementi nutrizionali della crema spalmabile, in particolare i grassi”. Athena Hohenberg, la mamma furiosa, ha aggiunto che “Nutella non è né sana né nutriente ed è simile a tante altre dolci e contiene livelli pericolosi di grassi saturi”.

Oltre alla multa, Ferrero Usa si impegnò a modificare alcuni spot pubblicitari e a rendere più chiara la tabella nutrizionale sulla confezione. Eppure, specie se paragonata ad altre colazioni di solito accettate, Nutella non sembra il demone ritratto dalla sentenza.

Solo adesso mi rendo conto che mia madre, che me la faceva mangiare molto poco e si ostinava a propormi la marmellata e il miele, aveva ragione.

Di recente vi è stato un dibattito a livello europeo sul considerare o no questo prodotto dannoso ed apporvi una specifica etichetta, tipo quella delle sigarette, “causa obesità”. Ma un’alternativa c’è.

Suggerisco una ricetta semplice semplice per un ottimo surrogato.

  • Mettete in un bicchierino ( perché no, quello vuoto della Nutella) cacao amaro q.b fino a tre quarti del bicchiere.
  • Aggiungete tre cucchiai rasi di miele preferibilmente d’acacia, poiché è il più insapore.
  • Mescolate lentamente fino a che riuscite ad ottenere un composto denso ma cremoso.
  • Se vi sembra ancora difficile riuscire ad amalgamare il cacao aggiungete ancora un pochino di miele.

Avete ottenuto una crema al cioccolato ricca di zuccheri ed assolutamente senza grassi di nessun genere. Per la colazione è ideale e la si conserva benissimo per un sacco di tempo. Mancano le nocciole ma se riuscite a trovare la pasta di nocciole (mi hanno detto che esiste) potete aggiungerne un po’ e questa volta vi sembrerà Nutella (quasi!). Se volete fare un passo avanti usate miele che non sia di produzione industriale poiché spesso è extraeuropeo e in tutti i casi perde quasi tutti i valori nutritivi.

Un prodotto alternativo e qualitativamente migliore: la crema spalmabile Novi.

Basta confrontare gli ingredienti per capire che la crema spalmabile Novi è nutrizionalmente e qualitativamente superiore alla Nutella, per diversi motivi:

  • La quantità di nocciole è tre volte superiore (45% contro 13%). Non si tratta di pochi punti percentuali, ma di più del triplo!
  • La quantità di zucchero è inferiore. Infatti la quantità di carboidrati della Nutella è decisamente superiore (57 grammi contro 42.7), e gran parte di questi carboidrati proviene dallo zucchero (poiché gli altri ingredienti ne contengono pochi). Se si considera che il prodotto della Ferrero ha anche una quantità inferiore di proteine, è molto probabile che abbia un indice glicemico più elevato, e sia quindi più incline a scatenare il meccanismo perverso dell’insulina.
  • I grassi della crema spalmabile Novi sono solamente quelli delle nocciole, (che ne contengono il 64%). Il grasso delle nocciole è naturale e benefico, poiché contiene grassi mono e polinsaturi e svariati micronutrienti benefici.
  • Il burro di cacao è un’altro ingrediente piuttosto costoso assente nella Nutella.

Queste differenze si ripercuotono in modo decisivo sul costo. Si può concludere che il costo delle materie prime del prodotto della Novi è molto più elevato di quello della Ferrero.

Se andate a spulciare negli scaffali di un grande supermercato, di fianco a decine di barattoli di Nutella vedrete qualche confezione di Novi, e vi accorgerete che il prezzo è di 10.25 Euro al kilo, contro 6 Euro del barattolo di Nutella di pari quantità. La qualità, come sempre, si paga (il 70% in più).

Un confronto diretto è improponibile dato che la Nutella è un prodotto di massa e il Novi di nicchia (il ricarico sul Novi dovrebbe essere superiore), ma se consideriamo che la Ferrero spende milioni di euro per pubblicizzare la Nutella mentre la Novi spende molto meno per pubblicizzare l’intera gamma dei suoi prodotti, si comprende come il costo delle materie prime debba essere radicalmente diverso.

Quando acquistate un barattolo di Nutella, state comprando un prodotto più a base di oli vegetali che non di nocciole, e molto probabilmente una buona parte dei soldi che spendete va a finanziare le campagne pubblicitarie della Ferrero (e non l’acquisto di nocciole).

Ma esistono punti a favore della Nutella?

Il tenore di zucchero è alto, ma l’indice glicemico — 33 — è basso, vale a dire che l’energia è a rilascio lento.

Il fatto che la Nutella contenga grassi poco salutari conta poco, è più una questione di principio, poiché in un regime alimentare caloricamente accettabile è sconsigliabile assumere, mediamente, più di 10 – 20 grammi al giorno di un prodotto con simili valori nutrizionali.

Anche se i grassi contenuti nella Nutella fossero dannosi, la loro quantità sarebbe comunque irrisoria se il consumo rientrasse nei canoni di un regime alimentare corretto.

C’è anche da rilevare un altro punto a favore della Nutella, probabilmente dovuto proprio agli oli vegetali. Il prodotto della Ferrero, infatti, risulta più spalmabile rispetto a quello della Novi. Questa caratteristica consente di spalmare veli più sottili, e in definitiva di limitare le quantità e quindi le calorie.

E poi, dite quello che volete, a me, la Nutella piace…

12 pensieri su “Il cibo degli Dei

  1. ehhhhhh…..
    tutto giusto….
    ma la nutella… anche solo per nome,… è nutella! hahahah
    e io magari non disdegno la balocco al posto del mulino bianco eh…
    nel senso non vado dietro alle merche…
    mi hanno detto che la novi è buonissima… e anche le pernigotti torinesi…
    ma…. la nutella è nutella…!
    cmq grazie per tutte le info!
    considerato cmq il fatto che non ne possiamo mangiare un etto al giorno…

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  2. Ho appunto comerato qualche mese fa il Novi, proprio perché persuaso dalle qualità nutrizionali.
    Io non sono un consumatore di Nutella, ma il figlio 15enne sì, il panino alla Nutella è ogni giorno la sua merenda scolastica.
    Ho comunque assaggiato: non c’è paragone, il Novi è estremamente più buono.
    Ma….
    C’è un ma.
    Al figlio piace la Nutella, o almeno è convinto che sia più buona del Novi, e mi ha vivamente sconsigliato di comperare ancora il Novi (“che poi costa il doppio” mi ha detto).
    Alla fine sceglie il palato, non la mente, e la Nutella è prima per distacco.

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