Una questione spinosa

Dopo aver parlato di latte (in “Un’impresa titanica”) e di zucchero (parlando di Nutella ne “Il cibo degli dei”), oggi provo ad affrontare, sempre cercando di non avere preconcetti, il tema “vaccini”, di gran moda in questo periodo a causa di un decreto-legge promulgato dal governo Italiano che obbliga la fascia di età più piccola (0-16 anni) a vaccinarsi. È un argomento spinoso, perché come per gli altri argomenti trattati, l’opinione pubblica è spaccata in più parti: chi dice che sono essenziali e chi no, oltre un grosso numero di persone che parla solo per “sentito dire” (e sono i più pericolosi, a mio parere…).

Non posso, né voglio, fare il debunker, ma voglio capire. E nel farlo, lo scrivo, così magari capiamo insieme.

Intanto, cosa sono i vaccini?

Il vaccino è un preparato che viene generalmente somministrato per garantire l’immunità da una certa malattia. L’effetto immunizzante viene ottenuto dalla stimolazione, nel paziente al quale viene somministrato, alla produzione di specifici anticorpi capaci di combattere una data patologia.

Ma partiamo dall’inizio, come sempre.

Ai tempi degli antichi Greci, lo storico Tucidide, in occasione della peste che aveva colpito gli Ateniesi nel 429 a.C., osservò che le persone guarite raramente si ammalavano una seconda volta, e mai in maniera grave. Intorno all’anno 1.000 d.C., in Cina e in India, era stata sviluppata, sulla base dell’esperienza pratica, un metodo di prevenzione del vaiolo chiamato variolizzazione. Tale pratica consisteva nell’estrazione di materiale infettivo proveniente dalle pustole di un malato di vaiolo lieve o in via di guarigione (Variola minor), e nel suo innesto sotto pelle alle persone sane affinché esse si contagiassero; dopo che l’infezione era stata superata, i soggetti che avevano ricevuto tale tipo di trattamento risultavano immuni dalle forme più gravi della malattia (Variola vera e Variola haemorragica). Nel 1700 la variolizzazione era diffusa, oltre che in Cina, anche in India e nell’Impero Ottomano e, solamente più tardi, raggiunse l’Europa.

È parere di numerosi storici che questa tecnica sia stata introdotta in Inghilterra nella prima metà del 1700 e che Lady Mary Wortley Montagu, una scrittrice famosa all’epoca per le sue idee progressiste, abbia svolto un ruolo chiave nella sua diffusione. La Montagu, infatti, il cui marito era ambasciatore in Turchia, sarebbe venuta a conoscenza ad Istanbul della variolizzazione dopo essere rimasta sfigurata durante l’epidemia di vaiolo a Londra del 1715. La variolizzazione, anche se risultava una pratica efficace per combattere il vaiolo, era spesso pericolosa a causa dell’utilizzo del virus umano vivo, tuttavia essa trovava un solido appoggio nell’esperienza empirica dell’epoca. Samuel Tissot infatti, grande divulgatore popolare della nuova medicina, scriveva così nel 1782: “Il vaiolo è la più generale di tutte le malattie dato che su cento persone solo quattro o cinque gli sfuggono; è pur vero che se colpisce tutti, colpisce una sola volta e, quando lo si sia contratto si è per sempre protetti”.

Secondo alcune recenti stime solo il 2-3 % delle persone inoculate morivano di vaiolo contro una percentuale del 20-60% di morti tra i non immunizzati che contraevano la stessa malattia; per queste ragioni la conoscenza della variolizzazione raggiunse entro la fine del settecento la maggior parte dei Paesi europei e del Nord America, anche se rimase utilizzata in maniera piuttosto limitata.

Alla fine del ‘700 era noto che i contadini che avevano contratto il vaiolo bovino (cowpox) durante la mungitura delle mucche, una volta superata la malattia, non si ammalavano della variante umana del vaiolo (smallpox), di gran lunga più grave. Un medico e naturalista britannico, Edward Jenner (1749 – 1823), seppe cogliere l’utilità pratica che tale situazione poteva offrire e pertanto, nel maggio del 1796, iniettò del materiale preso da una pustola di vaiolo bovino contratto da una giovane donna, figlia di un contadino del posto, ad un ragazzo di 8 anni (James Phipps).

Dopo alcuni mesi il ragazzo venne nuovamente inoculato quest’ultima volta con il vaiolo umano, ma, come ci si aspettava, non successe nulla. Jenner giunse alla conclusione che, evidentemente, qualcosa nel corpo del ragazzo lo preservasse ormai dal contagio, anche se non lo seppe identificare con precisione.

Le ricerche di Edward Jenner sulla vaccinazione, come tecnica di prevenzione del vaiolo, posero le basi ai successivi studi sulla natura delle malattie infettive e allo sviluppo dell’immunologia nel corso del XIX secolo. Il suo lavoro è stato il primo tentativo scientifico di controllare una malattia infettiva mediante vaccinazione; la scoperta fu talmente importante che in Inghilterra, a partire dal 1840, la vaccinazione divenne obbligatoria per tutti. Jenner ha iniziato il lungo processo che ha portato all’eliminazione con successo del virus del vaiolo nel 1980.

In seguito al successo ottenuto con la vaccinazione anti-vaiolo, i ricercatori cercarono di estendere la vaccinazione ad altre malattie infettive. I primi tentativi di immunizzazione contro morbillo, sifilide e tubercolosi non diedero, però, i risultati attesi. Importanti traguardi nello studio di malattie infettive come la tubercolosi, il carbonchio e la rabbia, si raggiunsero dopo la metà dell’800 grazie, soprattutto, alle ricerche di importanti studiosi come il medico tedesco Robert Koch (1843 – 1910) e il biologo e chimico francese Louis Pasteur (1822 – 1895), considerato il fondatore della microbiologia.

Fin dai tempi di Jenner, i vaccini sono stati oggetto di discussione tra sostenitori e oppositori. Le motivazioni degli oppositori, però, non erano basate su informazioni scientifiche, ma ideologiche o religiose: noi ci chiediamo, ma oggi, le cose saranno diverse?

Una volta (non fino a tanti anni fa, in realtà) non era facile accedere allo scibile umano; quando andavo al ginnasio, per fare una ricerca, o avevo un’enciclopedia o dovevo chiederla a qualcuno o tuttalpiù dovevo andare in una biblioteca comunale.

Oggi, con una connessione internet, si possono consultare tutte le leggi del mondo, leggere tutte le Costituzioni di tutti i Paesi o semplicemente informarsi su qualunque argomento. Ovviamente, come tutti sanno e come ho già detto in questo blog, la quantità di notizie utili e vere sono sommerse da una quantità immensamente superiore di notizie false e inutili, tanto da far nascere la nuova professione del “debunker”. Un debunker (in italiano: demistificatore o disingannatore) è un individuo che mette in dubbio e smaschera ciarlatanerie, bufale, affermazioni false, esagerate, anti-scientifiche, dubbie o pretenziose.

Ma proviamo ad usare in maniera intelligente lo strumento “web”.

Intanto, vediamo cosa dice la Costituzione della Repubblica Italiana all’articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. […]”

Ecco perché l’introduzione di una legge per vaccinare… anche se, in realtà, non si tratta di una legge, ma di un decreto-legge. Cos’è un decreto-legge? Un decreto-legge nell’ordinamento giuridico italiano, è un atto normativo di carattere provvisorio avente forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal Governo, ai sensi dell’art. 77 e 72 della Costituzione della Repubblica Italiana. Entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, ma gli effetti prodotti sono provvisori, perché i decreti-legge perdono efficacia se il Parlamento non li converte in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione.

In questo caso, il decreto-legge sui vaccini non è stato promulgato per una reale “necessità e urgenza”, ma dalle parole di chi ci governa traspare che è stato utilizzato questo strumento straordinario per “preoccupazione alla quale vogliamo rispondere. Decreto anche perché negli ultimi mesi dopo diverse prese di posizione di diverse regioni su questo punto, sentiamo dovere e esigenza di dare indirizzi generali. (cit. Pres. Consiglio)”.

In realtà, cosa sta succedendo?

Come dicevo, i vaccini hanno sempre avuto degli oppositori. Il caso più clamoroso avvenne verso la fine del 1800, quando gli oppositori alla vaccinazione (antivaccinisti) riuscirono a far eliminare in Inghilterra l’obbligo della vaccinazione. In seguito a questa decisione il numero dei vaccinati si ridusse della metà ed aumentarono i casi di malattia e di morte per malattia infettiva. Il movimento degli antivaccinisti trovò un consenso tanto alto che nel 1863 a Londra fu fondata un’associazione internazionale contro la vaccinazione: la “Societas Universa contra Vaccinum Virus”. Secondo gli oppositori, la vaccinazione, oltre ad essere inutile e dannosa, era una violazione della libertà personale che lo Stato non aveva il diritto di imporre e pertanto paragonabile ad un crimine intollerabile.

Nel 1998, il medico e chirurgo britannico Andrew Wakefield diffuse una pubblicazione scientifica su “Lancet” in cui sosteneva la correlazione tra la somministrazione del vaccino trivalente (morbillo, parotite e rosolia) con l’autismo e le malattie intestinali. L’articolo di Wakefield determinò nel Regno Unito e in altri Paesi una notevole diminuzione delle vaccinazioni con il conseguente aumento dell’incidenza del morbillo e delle sue complicanze.

Il compito di un debunker è complesso, come quando, ad esempio, si risponde ai sostenitori della teoria dell’igiene, secondo cui certe malattie infettive sono scomparse non per l’efficacia dei vaccini ma per le migliorate condizioni igieniche. Questi sostenitori utilizzano spesso, infatti, come prova inconfutabile, i grafici di mortalità. Ma se prendiamo il caso della poliomielite, ad esempio, è vero che la mortalità si ridusse notevolmente prima dell’introduzione del vaccino, ma fu solo perché vennero introdotte nuove tecniche di assistenza intensiva: le persone colpite dalla polio non morivano nell’immediatezza dell’esordio di malattia ma passavano il resto della vita in un polmone d’acciaio.

Per contrastare tale disinformazione è opportuno quindi utilizzare grafici che riportino l’andamento dei casi (e non i decessi) della malattia, specificando l’anno di introduzione e diffusione globale del vaccino. Sarà così evidente il crollo del numero dei casi di molte malattie infettive, la successiva scomparsa delle stesse e la stretta relazione tra questi fenomeni e la diffusione della pratica vaccinale.

Riprendiamo l’esempio della correlazione vaccini-autismo.

Alla domanda “Le vaccinazioni nell’infanzia sono responsabili dell’autismo?” l’OMS risponde correttamente indicando che:

“I dati epidemiologici disponibili indicano che non vi sono evidenze di un legame tra il vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR) e i disturbi dello spettro autistico. Gli studi precedenti che hanno avanzato l’ipotesi di tale nesso, presentavano gravi limiti. Non c’è inoltre alcuna evidenza che qualunque altra vaccinazione dell’infanzia possa aumentare il rischio di disturbi dello spettro autistico. Inoltre, le revisioni (basate sulle prove) commissionate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno concluso che non c’è alcuna relazione tra l’uso di conservanti che contengono etilmercurio (come il tiomersale) nei vaccini e i disturbi dello spettro autistico”.

A proposito, ma che fine ha fatto lo studio di Wakefield?

La complessa architettura di questa storia è stata magistralmente descritta da un giornalista inglese, Brian Deer, e documentata in articoli pubblicati da prestigiose riviste scientifiche, come ad esempio, il British Medical Journal (Deer Brian. How the case against the MMR vaccine was fixed. BMJ 2011;342:c5347).

Lo studio fu presto ritirato: si scoprì che Wakefield era stato pagato per alterare i risultati al fine di supportare una serie di cause giudiziarie intentate da un avvocato contro le case farmaceutiche produttrici dei vaccini. Inoltre si scoprì che Wakefield aveva brevettato un sistema di vaccini separato per sostituire il trivalente che aveva additato come causa dell’autismo.

In seguito all’articolo di Deer, il General Medical Council britannico (GMC) instaurò un’indagine per condotta antiscientifica su Wakefield e due suoi ex colleghi. Gli investigatori analizzarono le numerose scoperte di Deer su Wakefield, tra cui l’aver sottoposto senza necessità bambini autistici a punture lombari e altre procedure mediche invasive non necessarie, quali delle colonscopie, e l’aver agito senza la necessaria approvazione etica da parte di un comitato di controllo istituzionale.

Il 28 gennaio 2010 un tribunale di 5 membri designati del GMC trovò provate le accuse, tra cui quattro episodi di disonestà e 12 episodi di abuso su bambini mentalmente disagiati. I giudici stabilirono che Wakefield era “venuto meno ai suoi obblighi di consulente responsabile”, sia agendo contro gli interessi dei suoi pazienti sia agendo “in modo disonesto e irresponsabile” nelle sue ricerche pubblicate.

Sulla base delle conclusioni del GMC il Lancet pubblicò immediatamente una completa ritrattazione dell’articolo del 1998 evidenziando che i contenuti del manoscritto erano stati falsificati. Nel maggio 2010 Wakefield venne radiato dal Medical Register con una dichiarazione di falsificazione disonesta delle ricerche sul Lancet e da allora non può praticare la professione medica nel Regno Unito.

Nonostante questo, c’è ancora gente che ne sostiene le idee!

Torniamo al decreto-legge italiano: dalle parole del legislatore, si capisce che non c’è una emergenza vera e propria, ma preoccupazione e allerta: dal 1° gennaio al 16 maggio 2017 in Italia sono stati segnalati 2.395 casi di morbillo, poiché la copertura vaccinale per il morbillo è bassa, solo l’85,29%, 10 punti in meno rispetto alla soglia di sicurezza fissata dall’OMS. Soglia che l’Italia non raggiunge per nessun vaccino.

I vaccini obbligatori passano da 4 a 12 su tutto il territorio nazionale, mentre prima alcuni lo erano soltanto in certe regioni:

  • anti-poliomelitica;
  • anti-difterica;
  • anti-tetanica;
  • anti-epatite B;
  • anti-pertosse;
  • anti Haemophilusinfluenzae tipo B;
  • anti-meningococcica B;
  • anti-meningococcica C;
  • anti-morbillo;
  • anti-rosolia;
  • anti-parotite;
  • anti-varicella.

Siccome i vaccini rientrano nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) sono gratuiti per tutti i nati a partire dal 1° gennaio 2017. Anzi, nei LEA viene incluso un tredicesimo vaccino: quello contro il rotavirus.

Le misure del decreto entreranno in vigore a partire dal prossimo anno scolastico: “All’iscrizione presso qualunque istituto, cioè da 0 a 16 anni, bisognerà presentare il libretto vaccinale. Se non è in regola con le vaccinazioni o si è in lista di attesa, la scuola deve riferire all’Asl, questa chiama la famiglia, gli dà un tot di giorni per vaccinare. Se questo non avviene, scatterà una sanzione molto elevata. Che per chi non è in regola si ripeterà ogni anno”.

In molti paesi della UE le coperture vaccinali non sono in calo per cui l’immunità di gregge non è a rischio, le persone si vaccinano e vaccinano serenamente i propri figli anche senza essere obbligati, anzi probabilmente grati di potersi proteggere da molte malattie in maniera sicura e gratuita, quindi non c’è bisogno di correre ai ripari. Ma solo pochi anni fa in UK è stata presa una contromisura simile per arginare un’epidemia di morbillo (guarda caso in seguito alla pubblicazione dello studio di Wakefield.

Quindi non è vero, o meglio, è vero parzialmente che in Europa non ci siano obblighi. Dove non ci sono, è semplicemente perché non ce n’è bisogno.

E i complottisti che dicono sia tutta una mossa per far guadagnare le aziende farmaceutiche? Non so, ma mi viene da pensare che ad un’azienda farmaceutica convenga di più che uno sia malato, non che si vaccini e non si ammali mai…

Riporto un pensiero del prof. Burioni, specialista in immunologia (Professore presso Università Vita-Salute San Raffaele, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia, Dottore di Ricerca in Scienze Microbiologiche, Specialista in Immunologia Clinica ed Allergologia):

“Molti “genitori informati” sostengono che sia loro diritto non vaccinare i figli in nome della libertà di scelta. Questo è un ragionamento completamente sbagliato.

In primo luogo, questa scelta non riguarda loro stessi, ma i loro figli che non possono decidere autonomamente. Per cui non vaccinare i propri figli è come trasportarli in auto senza cinture e seggiolino pensando che così sia più sicuro. Per evitare che qualcuno si comporti in questo modo lo Stato obbliga le persone a usare cinture e seggiolino, pena multe severe. Dei bambini non vaccinati se ne frega e prendiamone atto. In realtà non vaccinare i bimbi è un comportamento molto più grave, in quanto non mette a rischio solamente i non vaccinati (cosa già grave), ma anche le altre persone. Non ci credete? Gli antivaccinisti gridano le loro balle ancora più forte? Lasciamo perdere le opinioni e parliamo di fatti, oggettivi ed innegabili.

Negli Stati Uniti il vaccino contro il morbillo attualmente in uso è stato introdotto nel 1971 e la vaccinazione a tappeto ha portato, nel 2000, ad interrompere la trasmissione di questa infezione in tutto il paese. Avete capito bene, la famosa immunità di gregge: alcune persone si ammalavano rientrando negli USA da paesi dove ancora il virus circolava (come il nostro), ma grazie all’immunità diffusa nessuno veniva contagiato, e il tutto si risolveva con qualche decina di casi all’anno e senza che il virus potesse diffondersi e circolare nella comunità.

Purtroppo, a causa delle scelte di quelli che pure il Los Angeles Times ha chiamato “stupidi”, il tasso di copertura contro questa malattia è calato, e nel 2013 ci sono stati negli USA 187 casi di morbillo, con un’epidemia a New York di 58 casi. Nel 2014 la situazione è precipitata: ci sono stati quasi 700 casi, con un’epidemia di ben 377 casi in Ohio. Il virus aveva ripreso a circolare, l’immunità di gregge era scomparsa.

Catherina Montantes era una ragazza di 28 anni. Lavorava come assistente in uno studio dentistico ma stava studiando legge perché voleva andare avanti nella vita. Purtroppo era affetta da una grave forma di dermatomiosite che riusciva però a curare utilizzando dei farmaci immunosoppressori. Il 29 gennaio del 2015, mentre era in ospedale per dei controlli, ebbe la sfortuna di incontrare una persona che aveva contratto il morbillo, e stava diffondendo il virus. La ragazza, nonostante fosse stata regolarmente vaccinata da bimba, per le terapie immunosoppressive alle quali era costretta aveva un sistema immune molto indebolito e a causa della svanita immunità si prese il morbillo, sviluppando quella che viene chiamata “polmonite a cellule giganti”. Purtroppo alcune settimane dopo morì, e l’autopsia confermò che la causa della morte era proprio il virus del morbillo.

Se tutti si fossero continuati a vaccinare, il virus – come negli anni precedenti – non sarebbe riuscito a circolare grazie all’immunità di gregge e questa ragazza sarebbe ancora viva. Grazie alle balle degli antivaccinisti il virus ha ripreso a circolare e una incolpevole giovane di 28 anni, con la vita davanti, è finita sottoterra.

Dunque non vaccinare i propri bambini non è come trasportarli senza cinture o seduti sul cruscotto, in quanto questo comportamento, seppure scellerato, mette a rischio solo i propri figli.

Non vaccinare i propri figli è in realtà come circolare con un’auto senza freni, causando pericolo per i passeggeri del veicolo e per tutti gli altri automobilisti. Chi smonta i freni dalla propria auto viene come minimo multato, l’auto sequestrata, e se insiste ad affermare che senza freni si circola con maggiore sicurezza probabilmente viene internato in un manicomio.”

I vaccini sono stati salutati come “salvatori dell’umanità”, il loro arrivo ha rappresentato un vero punto di svolta e tramite loro siamo passati da un’epoca di malattia frequente e grave ad una (quella odierna) di benessere, salute, sicurezza. Ma come spesso accade è proprio la mancata conoscenza di un fatto che ci rende ignoranti e che può causare errori pericolosi, non vedere più bambini con la poliomielite ci fa sentire distanti dal problema, come se questo non esistesse e per lo stesso motivo tanti genitori continuano a porsi delle domande che per i nostri nonni avevano una risposta scontata e semplice: mi vaccino per non ammalarmi e per non fare ammalare i miei figli.

Io credo, anche senza avere una laurea in medicina, di avere le competenze per distinguere un medico abilitato da un cialtrone, di chi mi posso fidare e di chi no, ma soprattutto, cerco di usare lo strumento “web” nel modo migliore possibile. Fatelo anche voi!

6 thoughts on “Una questione spinosa

  1. Marcello Di Maio ha detto:

    Ottimo e abbondante. Sono ignorante e “istintivamente” vaccinista (ho vaccinato le mie figlie in tempi non sospetti anche del facoltativo e lo rifarei). Mi risulta indigesta l’ammenda per chi si ostinasse a non vaccinare: come al solito chi non ha niente o chi ha molto in Italia potrà influire sugli altri negativamente.

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  2. Sono sempre stato convinto sulla utilità dei vaccini.
    Purtroppo viviamo in un periodo dove la disinformazione regna sovrana, e le menti semplici vengono fatalmente attratte dai fake un po’ come le mosche con gli escrementi.
    Dunque si propagano idee anti-vaccino, suffragate da dati falsi o letti in modo distorto, corroborate da stupide catene di Sant’Antonio dove mail, sms, whatsapp mettono in guardia dai vaccini.
    Tutto ciò non avrebbe alcun senso in un mondo ‘normale’ di persone acculturate, ma purtroppo questo è tutto tranne che un mondo normale ed acculturato.

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