Dimenticàti

Pensate ad un forte attaccante argentino che abbia segnato tanti goal nel Monaco (la squadra del Principato, quella con l’accento sulla o, non l’omonima di Baviera). A tutti viene in mente David Trezeguet: nato a Rouen, in Francia, da genitori argentini, aveva il padre, Jorge Ernesto, che era stato calciatore e che verso la fine degli anni ‘70 aveva militato per tre stagioni nelle file del Rouen; una volta terminato l’ingaggio, aveva fatto ritorno con la famiglia in Argentina.

Cresciuto a Florida, in provincia di Buenos Aires, David iniziò ben presto a giocare a calcio seguendo le orme paterne. Riuscì ad entrare nella squadra giovanile del Platense e, all’età di 16 anni, esordì in prima squadra nel campionato argentino. Tornò in Francia nel 1995, all’età di 18 anni, a seguito del suo acquisto da parte del Monaco.

Partito dalle giovanili, si fece ben presto notare dal tecnico dei monegaschi nonché ex nazionale francese, Jean Tigana, il quale lo fece esordire in prima squadra a far coppia d’attacco con un altro giovane prospetto, Thierry Henry. Nella stagione 1999-2000 si fregiò da protagonista del titolo nazionale, bissando quello vinto da rincalzo tre anni prima, segnando in totale 52 gol con la formazione del Principato.

Poi Trezeguet passò alla Juventus, con cui praticamente chiuse la carriera, giocandoci per dieci anni, ma non è di lui che parlavo all’inizio.

Tutti i tifosi italiani hanno presente quel giocatore fortissimo nella squadra di club che però non viene mai convocato in nazionale: mi vengono in mente Furino (3 presenze nell’Italia), oppure Beccalossi, Bonini (che però era sammarinese e di presenze nella sua nazionale ne fece 19, ma solo perché non convocato da quella Italiana) o Brio (va bene, non era proprio fortissimo, ma era comunque un difensore centrale di valore), che rimediarono zero convocazioni.

Certo, giocare da difensore centrale mentre in nazionale c’erano Cannavaro e Nesta non era proprio il massimo per poter aspirare ad una convocazione, ma c’è a chi è andata peggio, potendo aspirare ad essere convocato da ben due nazionali, per la doppia cittadinanza, e non rimediare neanche una convocazione, né da una, né dall’altra.

E non parlo di schiappe, ma di giocatori di un certo livello. Ma facciamo un salto al 1948…

Delio Onnis nacque a Giuliano di Roma nel 1948 e dovette emigrare ben presto in Argentina dato che il paese italiano si stava risollevando piano piano dalla guerra con enormi strascichi sull’economia del lavoro e non.

I suoi genitori, originari di un piccolo paese sardo, Nurallao, presero il piccolo Delio e partirono alla volta del Sudamerica dove entrò a far parte delle giovanili dell’Almagro dopo qualche anno passato sui più piccoli campi di provincia.

Con la maglia del Tricolor mise a segno 11 gol in 18 partite ad appena 16 anni di età, il che gli valse la chiamata del Gimnasia La Plata fermamente deciso a metterlo sotto contratto, vedendo in lui la gallina dalle uova d’oro.

Erano anni bui quelli, ma con la ristrutturazione dei campionati ed il progressivo inserimento di Delio, la squadra biancoblu arrivò ad aggiudicarsi il torneo Promocional del 1967 (primo anno di Delio nel Gimnasia) e la semifinale (persa contro il Rosario Central) del torneo Nacional nel 1970. Delio era parte integrante della Barredora (la spazzatrice), ossia il soprannome del Gimnasia in quegli anni, una squadra che schierava, tra gli altri, il portiere Hugo Orlando Gatti.

La tifoseria di La Plata era incantata dalla potenza del suo nuovo bomber, ben deciso ad iscrivere il proprio nome nella storia del club più vecchio d’Argentina. I tifosi arrivarono a soprannominarlo El Tano, in onore dei suoi natali; nell’arco dei numerosi anni passati in Argentina, ne ottenne anche la cittadinanza.

La svolta nella carriera calcistica di Delio arrivò nel 1971 a seguito di un curioso quanto insolito fatto.

La dirigenza dello Stade Reims sbarcò in Argentina ben decisa a mettere sotto contratto Alfredo “El Mono” Obberti, attaccante del Newell’s Old Boys; al momento della firma, però, la moglie si oppose al trasferimento in Francia, cosicché i dirigenti della squadra transalpina dirottarono la loro attenzione su El Tano, decisamente sorpreso per la scelta di puntare su di lui e farne possibilmente il degno successore di Raymond Kopa.

C’era molto scetticismo nelle Ardenne per il curioso trasferimento; perché se da una parte Delio aveva segnato con una certa costanza, dall’altra c’erano tutte le perplessità su come un calciatore “argentino” potesse far bene nel più complesso calcio europeo.

Tutti i dubbi vennero spazzati via sin da subito; Delio non era certo il prototipo dell’attaccante elegante, ma fu talmente efficace che nella prima stagione mise a segno 22 gol contribuendo notevolmente alla salvezza; mentre nella stagione successiva ne mise a segno 17, col Reims classificatosi ottavo e protagonista di un campionato assolutamente tranquillo. L’unico neo fu quello di non aver vinto, con la maglia de les Rouges et Blancs, la classifica cannonieri, letteralmente dominata dallo jugoslavo Josip Skoblar.

A questo punto il piccolo club delle Ardenne non potè che cedere alle lusinghiere avances del Monaco, che, nella persona del presidente Henri Orengo, ben deciso a ricostruire una squadra d’alta classifica, tesserò Delio nel 1973 dando inizio ad un sodalizio che sarebbe durato ben 7 stagioni.

A conferma di quanto fatto in precedenza, Delio rincarò la dose segnando grappoli di gol che gli valsero il titolo di capocannoniere nella stagione 1974/1975. Le aspettative dei dirigenti monegaschi non furono però a pieno rispettate con la squadra che non poteva prescindere solamente dai gol della forte punta italo-argentina. Un lento declino portò la formazione del Principe Ranieri alla retrocessione al termine della stagione 1975/1976, nonostante i 29 gol di Delio.

Come se non bastasse il passaggio alla cadetteria, Delio vide nascere una rivalità con Carlos Bianchi, nuova stella dello Stade Reims e successivamente passato al Paris Saint Germain. Le preferenze furono quasi tutte per il futuro allenatore del Boca Juniors e della Roma che conquistò il titolo di miglior goleador per ben 5 volte; oltre a questo disponeva di maggior grazia nei movimenti, cosa abbastanza “strana” nella Francia degli anni 70.

Tutte queste critiche non scalfirono minimamente l’orgoglio di Delio che, risalito nella massima serie, fu protagonista nella spettacolare cavalcata che portò i monegaschi alla conquista del titolo da neopromossi. Furono ancora 29 i gol dell’italo-argentino che aveva in Christian Dalger un ottimo compagno d’attacco con i due che si completavano e si capivano a meraviglia.

Nel 1980 lasciò il Principato con la vittoria della Coppa di Francia conquistata grazie al 3-1 rifilato all’Orleans e dove Delio ebbe il merito di siglare il gol finale al minuto 66. Dopo aver siglato 157 gol in 232 partite decise di sbarcare al Tours con cui conquistò altre tre volte il titolo di capocannoniere per poi chiudere la carriera con la maglia del Tolone.

Purtroppo non fu mai considerato dalla nazionale argentina che in quegli anni gli preferì sempre Bianchi e successivamente la coppia Kempes – Luque; l’Italia invece aveva regole ferree sul tesseramento dei calciatori (che sarebbero state abolite solo nel 1980) che imponevano ai commissari tecnici delle nazionali di convocare i soli calciatori italiani militanti nel campionato italiano e al contempo proibivano ai club di acquistare calciatori provenienti da federazioni estere; per tale motivo negli anni settanta fallirono i tentativi, da parte di Cagliari prima e Napoli poi, di portarlo in Serie A.

Ma dalla sua ci saranno sempre quei 299 gol a ricordare Delio Onnis come uno dei più prolifici attaccanti della storia del calcio, nonché massimo goleador della storia del campionato francese.

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