Il sistema solare parte sesta

La traduzione tra lingue diverse rappresenta già un ostacolo per molte persone e quando si tratta di termini tecnici la difficoltà aumenta. Ma quello che aumenta di più è la difficoltà nella pronuncia e basta un accento nel posto sbagliato per dare risultati esilaranti.

Enrico Montesano, attore comico che raggiunse la notorietà negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, era famoso anche per la parodia di una romantica donna inglese, un’attempata zitella d’Oltremanica residente in Italia, affascinata e al contempo vittima dei disagi nostrani, con una pronuncia delle parole italiane dagli effetti spassosi.

Ma anche chi si trova nel mondo del lavoro ha a che fare con molte parole la cui pronuncia errata può essere foriera di imbarazzi. Due per tutte: sheet (foglio) che pronunciato male può significare cacca (shit) o spiaggia (beach) che può assumere il significato di donnaccia (bitch).

La storia più divertente sulla pronuncia inglese che abbia mai letto riguarda la pronuncia di un pianeta: Urano.

In inglese, la pronuncia di Uranus (yoor+uh+nuhs) somiglia molto a quella di “your anus” (il tuo ano), il che ha dato origine a molte battute. Quando gli scienziati se ne accorsero, provarono a modificare la pronuncia in “urinous” (yuh+ry+nous) che però significa “che ha le qualità dell’urina”. Non se n’è mai usciti, almeno nei paesi anglosassoni.

Come raccontavo in “Il sistema solare parte quinta”, Saturno era il pianeta più lontano che era stato possibile osservare e fino al 1781 gli scienziati contavano nel Sistema Solare sei pianeti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove e appunto Saturno.

Ma poi, il 13 marzo 1781, William Herschel (non ancora famoso), mentre stava effettuando misure di posizioni stellari nella costellazione dei Gemelli, si avvide di un oggetto che non era un punto luminoso, ma aveva piuttosto l’aspetto di un piccolo disco. Inizialmente credette che si trattasse di una cometa lontana, perché le comete erano gli unici oggetti, oltre ai pianeti, che all’osservazione telescopica risultassero simili a dischi.

Le comete, però, appaiono indistinte, mentre questo oggetto aveva dei bordi netti. Inoltre si muoveva sullo sfondo delle stelle più lentamente di Saturno, e quindi doveva essere più distante. Era un pianeta lontano, molto più lontano di Saturno, e molto meno luminoso. In seguito al pianeta venne dato il nome di Urano (in greco Οὐρανός, Ouranós), il dio del cielo e padre di Saturno nella mitologia greca.

Urano dista 2896,6 milioni di km dal Sole ed è il settimo pianeta e il terzo gassoso gigante. La temperatura media della faccia visibile dalla Terra è di -210°C. La sua massa è 14,5 volte quella della Terra, ma solo 5/33 di quella di Saturno e 1/22 di quella di Giove.

Il nucleo solido è simile a Giove e Saturno. Lo strato più esterno è formato da idrogeno ed elio, infatti lì si trovano ammoniaca, metano e carbonio. I venti che spirano secondo i paralleli hanno una velocità di 600 km/h mentre quelli che spirano secondo i meridiani hanno una velocità di 360 km/h.

Urano possiede un sistema di anelli appena percettibile, composto da materia scura e polverizzata fino a 10 km di diametro.

I satelliti naturali di Urano conosciuti, invece, sono 27, e tra questi, i 5 principali sono: Ariel, Umbriel, Titania, Oberon, Miranda. I nomi dei satelliti derivano da personaggi delle opere di Shakespeare e Alexander Pope.

Nel 1690, l’astronomo inglese John Flamsteed aveva catalogato una stella nella costellazione del Toro, dandole il nome di 34 Tauri. In tempi successivi altri astronomi non riuscirono a individuare tale stella; ma dopo la scoperta di Urano, quando ormai se ne conosceva l’orbita, facendo dei calcoli retroattivi ci si accorse che si era trovato proprio nel punto in cui Flamsteed aveva indicato la presenza di 34 Tauri.

Urano ha una caratteristica che lo rende unico: impiega 84,01 anni per fare un giro intorno al sole e 11 h per girare su sé stesso, ma lo fa con un’inclinazione dell’asse di quasi 98 gradi, poco più di un angolo retto: in pratica, rotola su un fianco.

Ogni polo è così esposto in continuità alla luce solare per quarantadue anni, poi per altri quarantadue resta in una notte continua. Alla distanza dal Sole a cui si trova Urano questo fatto non comporta grandi conseguenze; se fosse invece la Terra a ruotare in questo modo, le stagioni avrebbero caratteristiche talmente estreme da mettere in serio dubbio la stessa possibilità dell’evolversi della vita sul nostro pianeta.

Tutti i satelliti di Urano ruotano intorno al pianeta nel suo piano equatoriale cosicché anche tutto il sistema dei satelliti appare rovesciato su un fianco. I satelliti girano passando a nord e a sud del pianeta, anziché a est e a ovest, come di solito.

Poco dopo la scoperta di Urano, venne calcolata la sua orbita. Con il passare degli anni, però, risultò che Urano non seguiva l’orbita che era stata calcolata – o per lo meno non esattamente. Nel 1821 l’astronomo francese Alexis Bouvard ricalcolò l’orbita del pianeta, tenendo conto delle osservazioni precedenti, per esempio di quelle di Flamsteed. Ma Urano non seguiva esattamente neppure la nuova orbita calcolata.

Le lievi attrazioni gravitazionali esercitate su Urano dagli altri pianeti ne influenzavano leggermente il moto, così che Urano si trovava o un po’ in ritardo o un po’ in anticipo sulla posizione teorica che avrebbe dovuto avere. Questi effetti furono ricalcolati con cura, ma Urano seguitava a non comportarsi secondo le previsioni. La conclusione logica era che, al di là di Urano, doveva esserci un pianeta sconosciuto che esercitava un’attrazione gravitazionale di cui non si era tenuto conto.

Nel 1841 un ventiduenne studente di matematica dell’Università di Cambridge, in Inghilterra, affrontò il problema lavorandoci nel tempo libero. Il suo nome era John Couch Adams; nel settembre del 1845, il suo lavoro poteva dirsi concluso. Egli aveva calcolato dove avrebbe dovuto trovarsi il pianeta ancora sconosciuto perché, con la sua presenza, potesse spiegare le anomalie dell’orbita di Urano.

Tuttavia, Adams non riuscì a suscitare l’interesse degli astronomi inglesi per il suo progetto. Nel frattempo anche un giovane astronomo francese, Urban Jean Joseph Leverrier, stava lavorando indipendentemente allo stesso problema; egli portò a termine il suo lavoro circa sei mesi dopo Adams, arrivando a una conclusione pressoché identica. Leverrier ebbe però la fortuna di riuscire a indurre un astronomo tedesco, Johann Gottfried Galle, a controllare una determinata regione del cielo alla ricerca del pianeta sconosciuto.

Fortunatamente Galle disponeva di una nuova mappa delle stelle di quella porzione del cielo. Egli iniziò la ricerca la notte del 23 settembre 1846 e stava lavorando da meno di un’ora con il suo assistente Heinrich Ludwig D’Arrest quando scoprì un oggetto di ottava magnitudine che non risultava dalla mappa.

Era il pianeta! E si trovava all’incirca nel punto in cui, secondo i calcoli, avrebbe dovuto trovarsi. In seguito gli fu dato il nome di Nettuno, il dio del mare (Poseidone nella mitologia greca), a causa del suo colore verdastro. Il merito della sua scoperta oggi viene ripartito equamente tra Adams e Leverrier.

Si tratta del quarto pianeta più grande, considerando il suo diametro, e il terzo se si considera la sua massa. Nettuno ha 17 volte la massa della Terra ed è leggermente più massiccio del suo quasi-gemello Urano, la cui massa è uguale a 15 masse terrestri, ma è meno denso rispetto a Nettuno.

Nettuno ruota intorno al sole in un’orbita di raggio pari a 4.500 milioni di chilometri; si trova quindi a una distanza dal sole che è più di una volta e mezza quella di Urano, e trenta volte quella della Terra. Esso compie una rivoluzione intorno al sole in 164,8 anni.

Il 10 ottobre 1846, meno di tre settimane dopo che Nettuno era stato avvistato per la prima volta, fu scoperto un suo satellite, al quale venne dato il nome di un mitico figlio di Nettuno, Tritone. Si scoprì poi che anche Tritone era un satellite di grandi dimensioni, con una massa quasi uguale a quella di Titano: è stato il settimo satellite di questo tipo a essere scoperto, e il primo dopo la scoperta di Titano, avvenuta quasi due secoli prima.

Il suo diametro è di circa 3900 chilometri, il che lo rende di poco più grande della nostra Luna; la sua distanza dal centro di Nettuno è di 355 mila chilometri, circa la distanza Terra-Luna. A causa della maggiore attrazione gravitazionale esercitata da Nettuno, Tritone però compie una rivoluzione in 5,88 giorni, cioè circa in un quinto del tempo impiegato dalla luna per girare intorno alla Terra. Tritone gira intorno a Nettuno in senso retrogrado. Non è l’unico satellite a comportarsi così, ma gli altri (i quattro satelliti più esterni di Giove e quello più esterno di Saturno) sono tutti molto piccoli e molto distanti dal pianeta di cui sono satelliti. Tritone invece è grande ed è anche prossimo al suo pianeta. Successivamente furono scoperti altri 13 satelliti naturali del pianeta.

I pianeti del Sistema Solare, in teoria sarebbero finiti, ma la prossima volta parlerò di due casi particolari: la fascia degli asteroidi e Plutone, il pianeta declassato.

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