Antropocene

La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota. E inoltre, siccome per tutti c’è il rischio che quando si diventa vecchi ci venga l’Alzheimer, uno dei modi di evitare questo spiacevole incidente è di esercitare sempre la memoria. (Umberto Eco)

Non sono mai stato amante del nozionismo, termine usato con valenza negativa per designare i vizi del culturalismo e dell’istruzione intesa come trasmissione di un insieme di nozioni volte soltanto a corredare, quasi sempre enciclopedicamente, la mente dello studente.

Ma come dare torto a Umberto Eco, che aggiungeva: “Ogni mattina impara qualche verso, una breve poesia, o come hanno fatto fare a noi, “La Cavallina Storna” o “Il sabato del villaggio”. E magari fai a gara con gli amici per sapere chi ricorda meglio. Se non piace la poesia fallo con le formazioni dei calciatori, ma attento che non devi solo sapere chi sono i giocatori della Roma di oggi, ma anche quelli di altre squadre, e magari di squadre del passato…”

È vero che se ci viene il desiderio di sapere chi fosse Alessandro Magno o dove stia il Taj Mahal non dobbiamo fare altro che premere qualche tasto e Internet ce lo dice subito. Farlo quando serve va bene, io stesso lo faccio spesso, ma dopo dovremmo cercare di ricordare quanto imparato per non essere obbligati a cercarlo una seconda volta. Il rischio è che si perda il gusto di ricordare.

Ci sono però materie che ci risultano più ostiche di altre; il mio mostro era metallurgia: seicento pagine di formule da imparare a memoria. Ognuno di noi ha il suo mostro, alcuni la matematica, altri la fisica (vero, Simona?), altri ancora il greco o il latino.

Un’altra materia che è abbastanza ostica è la geologia (anche perché non c’è niente di intuitivo, le cose o le sai o non le sai). Vediamo una tabella:

 

Era geologica

(milioni di anni fa)

Periodi
Precambriano

da 4600 a 570

Adeano, Archeano, Proterozoico
Paleozoico

da 570 a 251

Cambriano, Ordoviciano, Siluriano, Devoniano, Carbonifero, Permiano
Mesozoico

da 251 a 65,5

Triassico, Giurassico, Cretaceo
Cenozoico

da 65,5 a oggi

Paleogene, Neogene, Pleistocene, Olocene

 

Ecco, ricordare a memoria tutti questi termini è sicuramente peggio che ricordare qualche formula: in questo caso la conoscenza del greco può aiutare. Ad esempio, l’Olocene è la seconda epoca del periodo Quaternario e il suo nome deriva dal greco ὅλος (holos, tutto o intero) e καινός (kainos, nuovo), vale a dire “del tutto recente”.

Infatti è l’epoca più recente, quella che noi stiamo vivendo: in realtà secondo gli scienziati ci sono tutti gli elementi per ritenere che siamo entrati in una nuova era geologica: l’Antropocene, iniziato a metà del ‘900 e caratterizzato da un impatto su rocce e sedimenti terrestri che rimarrà visibile a lungo, per milioni di anni.

E anche se le prove definitive del passaggio epocale richiederanno tempo, ci sono sette indizi convincenti dell’inizio di un’epoca in cui è l’uomo a forgiare il pianeta a sua immagine. Per i geologi, sono prove dell’Antropocene. Vediamoli.

  • Le esplosioni atomiche. Dall’inizio dell’era atomica, con i primi esperimenti nucleari del Progetto Manhattan nel New Mexico, il 16 luglio 1945, sono stati fatti esplodere 2.421 ordigni nucleari (l’ultima esplosione, non confermata, è stata dichiarata dalla Corea del Nord). Test e bombe depositano nelle aree limitrofe isotopi radioattivi (radionuclidi), atomi instabili con un eccesso di energia nucleare che lasciano un’impronta radioattiva sulla Terra.
  • I combustibili fossili. Forse la più ovvia eredità dell’Antropocene: dal 1850 ad oggi la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ha subito un’impennata raggiungendo il record allarmante di 400 parti per milione. Le emissioni globali di CO2 sono le più alte da 65 milioni di anni a questa parte, e lasceranno traccia nei ghiacci antartici (sempre che qualcuno di essi sopravviva alla fusione) ma anche nelle piante, nei sedimenti di arenaria, nelle ossa fossili e nelle conchiglie che forse qualcuno troverà dopo la nostra dipartita. I combustibili fossili aumentano infatti la quantità di isotopi di carbonio-12 e carbonio-13, che si depositano su queste “spugne” naturali.
  • I nuovi materiali. Tre saranno gli elementi che si troveranno dopo di noi: alluminio, cemento e plastica, i materiali più largamente impiegati dalla società umana. Il primo era sconosciuto prima dell’inizio del 19esimo secolo, ma ne abbiamo prodotto da allora circa 500 milioni di tonnellate. Il calcestruzzo era noto già agli antichi Romani, ma nel 20esimo secolo abbiamo raggiunto ritmi di produzione tali da averne ora un chilo per metro quadrato di Terra (più della metà del quale prodotto negli ultimi 20 anni). Per quanto riguarda la plastica, ne produciamo 500 milioni di tonnellate all’anno, ma il dato più preoccupante è la sua pervasività nell’ambiente.
  • L’impronta geologica. Attività minerarie, perforazioni, deforestazione, urbanizzazione, erosione costiera e attività agricole estensive stanno mutando inesorabilmente la geologia terrestre, incidendo sul modo in cui avviene la stratificazione dei sedimenti rocciosi. Finora abbiamo modificato per le nostre esigenze il 50% della superficie terrestre. Gli effetti saranno visibili anche tra milioni di anni.
  • I fertilizzanti. Il nostro tentativo di sfamare una popolazione in aumento (e con esigenze non in linea con il rendimento naturale della terra) ha fatto raddoppiare i livelli di fosforo e azoto nel suolo rispetto al secolo scorso, a causa dell’utilizzo massiccio di fertilizzanti. Questi lasceranno un’impronta chimica visibile nei millenni avvenire: produciamo 23,5 milioni di tonnellate di fosforo e abbiamo causato il maggior impatto sul ciclo naturale dell’azoto da 2,5 miliardi di anni a questa parte.
  • Il riscaldamento globale. Le future analisi climatiche, se mai ci saranno, indicheranno per la nostra era geologica la più intensa variazione climatica causata dall’uomo mai registrata. Nell’ultimo secolo la temperatura terrestre è aumentata di 0,6-0,9 °C. E il livello dei mari ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 115 mila anni.
  • L’estinzione di massa. Le estinzioni di massa causate da violenti cambiamenti ambientali caratterizzano l’inizio e la fine di ogni era geologica studiata, e l’Antropocene non fa eccezione. Secondo alcune teorie saremmo sull’orlo della sesta estinzione di massa, con tre quarti delle specie terrestri destinate a scomparire nei prossimi secoli.

Se praticamente nessuno nega l’impatto dell’uomo, in molti spingono per una definizione culturale, piuttosto che geologica, dell’Antropocene. Al pari del Neolitico, l’Antropocene potrebbe designare una fase dell’evoluzione umana ed essere dunque slegata da datazioni più rigide. Un compromesso prudente, che permetterebbe di ignorare la domanda fondamentale: quando è iniziato l’Antropocene?

Per definire una nuova epoca geologica bisogna individuare nelle rocce uno specifico marcatore, sia esso un’anomalia isotopica o un’associazione fossile, sincrono e diffuso in qualunque luogo del pianeta. Ecco perché gli isotopi liberati a partire dal 1945 nelle esplosioni nucleari rappresentano probabilmente il miglior termine di riferimento. Ma non l’unico: la principale alternativa è la rivoluzione industriale con l’impennata delle emissioni di gas serra, osservabile per esempio nelle carote di ghiaccio.

C’è invece chi propone di prendere come riferimento l’invenzione dell’agricoltura, che in 10.000 anni ha stravolto la fisionomia del suolo di buona parte del pianeta. Altri ancora propendono per il 1610, quando vaiolo e schiavismo fecero crollare la popolazione del Nuovo Mondo: l’espansione dei boschi fece crollare l’anidride carbonica in atmosfera di sette parti per milione.

Anche se finalmente abbiamo preso coscienza della portata storica del nostro impatto sulla Terra, il dibattito è tutt’altro che chiuso e proseguirà nei prossimi anni. Un ritardo insignificante per la scala dei tempi geologici, i cui gradini più consunti hanno miliardi di anni.

7 pensieri su “Antropocene

  1. L’Antropocene secondo me può essere visto nascere con il passaggio da una vita stanziale ad una nomade, con la “conquista” da parte dell’uomo di nuovi territori da assogettare alle proprie esigenze di vita sociale.

    Per quanto riguarda il nozionismo, a me non dispiace. Ma non deve essere asettico, pura elencazione di nozioni imparate a memoria, ma visto in un contesto di approfondimento. Sapere che Oslo si chiamava Christiania può essere nozione, sapere “il perché” è frutto di vera conoscenza (esempio tra miliardi).

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      • Demonio ha detto:

        Si, molto affascinante e per me smemorato cronico anche difficile da ricordare però, se non altro capisco i passaggi e cosa ancora più importante non metto in discussione certezze che gente in gamba e più competente di me ha ormai acquisito! Della serie…la terra piatta implica che sia piatto anche il cervello!:-D

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