I nostri figli

Il 3 gennaio 1954, con una triplice cerimonia a Milano, Torino e Roma, la Rai inaugurò ufficialmente l’inizio delle trasmissioni nel nostro Paese. “Ogni settimana sul vostro schermo oltre 32 ore di trasmissioni”, diceva lo slogan.

Alle 11:00 Fulvia Colombo da Milano e Nicoletta Orsomando da Roma annunciarono contemporaneamente l’avvio ufficiale delle trasmissioni televisive.

Il palinsesto prevedeva:

  • Ore 11.00: Cerimonia di inaugurazione.
  • Ore 14.30: Arrivi e partenze. Prima trasmissione regolare della televisione italiana. Era una breve rubrica settimanale con interviste a personalità note in arrivo e in partenza dall’aeroporto di Ciampino. Armando Pizzo e Mike Bongiorno avevano il compito di fermare i personaggi tra un volo e l’altro e di far loro qualche domanda. La regia era di Antonello Falqui.
  • Ore 14.45 : Cortometraggio.
  • Ore 15.00 : Orchestra delle quindici (musica leggera).
  • Ore 15.45 : Pomeriggio sportivo (ripresa in diretta di un avvenimento).
  • Ore 17.30 : Le miserie del signore Travet (film di Mario Soldati).
  • Ore 19.00 : Le avventure dell’arte: Giambattista Tiepolo, a cura di Antonio Morassi. La rubrica presentava nel modo più esaustivo possibile vita e opere di alcuni pittori italiani. Il primo fu Tiepolo. Primo programma culturale della storia della tv italiana.
  • Ore 20.45 : Telegiornale.
  • Ore 21.15 : Teleclub (curiosità culturali e varie presentate da “note personalità”.
  • Ore 21.45 : L’osteria della posta di Carlo Goldoni, regia di Franco Enriquez; in diretta.
  • Ore 22.45 : Settenote (programma di musica leggera presentato da Virgilio Riento).
  • Ore 23.15 : La domenica sportiva, a cura di Aldo De Martino. Risultati, cronache filmate e commenti sui principali avvenimenti della giornata. (Senza conduttori!)

Senza dubbio, a leggerlo ora, non fa né caldo né freddo, ma allora immagino sia stata una vera emozione, anche perché la televisione era una realtà già diffusa in altri paesi del mondo.

Nel giro di qualche anno i programmi si ampliarono, nacquero altre reti e l’offerta arrivò a superare ogni più “rosea” aspettativa.

Quello che mi piaceva vedere, quando ero ragazzo, erano soprattutto “La Tv dei Ragazzi” (dove imparammo a conoscere “Rin Tin Tin”, “Lassie”, “Zorro” e “Furia”) e le repliche de “L’amico degli animali”, che in realtà era finito qualche anno prima che io nascessi.

La trasmissione era condotta dallo studioso di zoologia Angelo Lombardi, padre della divulgazione scientifica attraverso la tv, che proponeva, con spirito scientifico-educativo, di far conoscere alla gente, in una sorta di viaggio nel regno animale, varie specie viventi ancora allo stato selvatico, mostrandole dal vivo ed educando ad un rispetto per un mondo per molti versi ancora misterioso (allora).

Lo zoologo spiegava come si catturano ed addomesticano belve feroci come leoni o tigri e come si estrae il veleno dai serpenti per trasformare il liquido letale in una medicina. Ma sul proscenio dello studio televisivo non salivano solo animali della savana o delle foreste d’Africa ma anche i piccoli compagni dell’uomo, come cani, gatti o pappagalli.

Da quei programmi si imparava davvero tanto (e non c’era la pubblicità ogni cinque minuti). Le cose che mi piacevano di più in genere erano legate al mondo dei mammiferi, di cui facciamo parte anche noi umani. Erano interessanti soprattutto i tempi di svezzamento e di indipendenza dei cuccioli, che variano da specie a specie.

In realtà per noi umani le cose sono un po’ complesse, perché le necessità biologiche sono state affiancate da altri tipi di necessità, di ordine morale e pratico, che gli animali non hanno.

In antichità, quando eravamo più simili alle scimmie che all’uomo moderno, le cose andavano diversamente da ora. L’uomo doveva cacciare tutto il giorno per procacciare il cibo per tutto il “nucleo familiare” e la donna gestiva la crescita dei figli più piccoli. Le cose sono cambiate piano piano, le vite si sono allungate grazie ai progressi nel campo medico-scientifico, le città sono diventate dei luoghi più vivibili e i tempi dedicati al lavoro sono calati tantissimo.

Si pensi che un contadino di inizio ‘900 lavorava nei campi almeno dodici ore al giorno per tutti i giorni dell’anno e aveva un’aspettativa di vita che raramente superava i cinquant’anni. Oggi, nei paesi occidentali (non dico “civilizzati”, perché certi comportamenti dell’uomo occidentale sono tutto, tranne che civili), il lavoro non supera le otto ore, viviamo fino a quasi ottant’anni in case confortevoli e abbiamo l’assistenza sanitaria.

Eppure, in questo vivere agiato, c’è qualcosa che si è perso.

Non tantissimi anni fa, nelle case vi era, quando andava bene, un televisore. Noi ne avevamo uno in cucina. Di giorno rigorosamente spento: dopo la scuola, i compiti e dopo i compiti era troppa la voglia di noi piccoli di prendere un po’ di aria fresca, quindi cortile. Al rientro dei papà, tutti a tavola, programmi stabiliti dal capofamiglia e a letto presto.

Le cose sono un po’ cambiate: nelle case ci sono più televisori, a cui si sono aggiunti pc, portatili, tablet e cellulari. Ognuno ha il suo flusso di informazioni personalizzato, senza che vi sia la “direzione” da parte del più anziano, come accadeva prima.

La società attuale è purtroppo pervasa di un egoismo furibondo, pieno di cinismo e di indifferenza e carenza di ideali e valori guida. È una società con un ritmo di cambiamento sbalorditivo: quello che è valido o innovativo oggi, domani è già vecchio ed obsoleto. Credo che in questo mondo “sballato” ci sia sempre più bisogno di capacità di giudizio e di buon senso. Questo ritengo sia uno dei più importanti valori che la famiglia può validamente e concretamente trasmettere ai giovani: saper navigare cioè in mezzo alle crescenti difficoltà di un mondo sempre più competitivo.

Le difficoltà per farlo, però, sono più che moltiplicate.

Vero, non esiste un manuale per “il genitore perfetto”, ma il buon senso può aiutare.

Invece oggigiorno i genitori sono così fragili ed emotivi da ritrovarsi incapaci di porre regole, di predisporre con autorità e solidità paletti tali da consentire al bambino di orientarsi una volta adulto: tutto subito, tutto garantito, tutto gratis, tutto ossessivamente e individualmente semplificato. Basterebbe smettere di non fare i genitori.

Siamo riusciti a rendere i nostri figli non solo inabili, ma anche insopportabili e decisamente antipatici.

Ai genitori, in teoria, spetta il compito di dare delle regole. Ma negli ultimi anni i genitori si sono trasformati in qualcos’altro. Mollando, dopo che lo avevano fatto la società e la scuola, il ruolo di educatori.

Se l’aver mollato sull’educazione avesse almeno prodotto genitori più liberi, più riposati, più tranquilli, non più stressati da quest’impegno quotidiano e costante! Certo sarebbe stato comunque un problema, perché di fatto rinunciare a educare produce bambini a rischio, ma almeno i genitori avrebbero potuto “starsene in pace” a dedicarsi alle loro cose. Niente di tutto questo. Spesso oggi, oltre ad avere bambini stressati e disorientati, abbiamo anche genitori sempre più isterici, stremati, pentiti di essersi riprodotti.

E già si vedono questi figli, così decisionali e autodeterminati, che benché cresciuti finiscono per non uscire mai di casa, facendo coppia troppo tardi, finendo gli studi sempre oltre i limiti canonici, prolungando il tempo della dipendenza a suon di inutili e costosi master di specializzazione. Non si sentono mai pronti per abbandonare lo status di figlio, e continuano a ricorrere ai genitori oltre i limiti storicamente concessi.

Come fare ad invertire questa tendenza?

Abbiamo detto che non c’è il manuale e forse troppi anni di deriva ci renderà difficoltoso riprendere la rotta, ma ascoltando qualcuno che dell’educazione dei piccoli ne ha fatto un mestiere, magari si riesce a venirne fuori.

Victoria Prooday, una psicoterapeuta canadese (di origini ucraine) specializzata in ergoterapia e che lavora con bambini, genitori e insegnanti, ha scritto un articolo che riporto tradotto. Il link è in fondo, per chi volesse leggere l’originale.

C’è una tragedia silenziosa che si sta svolgendo proprio ora, nelle nostre case, e riguarda i nostri gioielli più preziosi: i nostri bambini. Attraverso il mio lavoro con centinaia di bambini e genitori come ergoterapista, ho visto questa tragedia svolgersi proprio sotto i miei occhi. I nostri bambini sono in uno stato emotivo devastante! Provate a parlare con insegnanti e professionisti che hanno lavorato nel campo negli ultimi 15 anni e ascolterete le mie stesse preoccupazioni. Inoltre, negli ultimi 15 anni sono state pubblicate statistiche allarmanti circa il continuo aumento di disturbi psicologici nei bambini, che stanno raggiungendo livelli quasi epidemici:

  • 1 bambino su 5 ha problemi di salute mentale
  • I disturbi dello spettro ADHD (deficit di attenzione/iperattività) sono aumentati del 43%
  • Fra gli adolescenti, la depressione è aumentata del 37%
  • Nei ragazzi tra i 10 e i 14 anni, i suicidi sono aumentati del 200%.

Quante altre prove ci servono per svegliarci?

No, il solo “aumento nelle diagnosi” non è la risposta!

No, “sono tutti nati così” non è la risposta!

No, “è tutta colpa della scuola” non è la risposta!

Sì, anche se può essere doloroso ammetterlo, in molti casi NOI, i genitori, siamo la causa dei problemi dei nostri bambini!

Da molte ricerche risulta che il cervello ha la capacità di modificarsi a seconda dell’ambiente che ci circonda. Sfortunatamente, con l’ambiente e l’educazione che stiamo fornendo ai nostri figli, stiamo modificando i loro cervelli nella direzione sbagliata, aumentando le loro difficoltà.

Sì, esistono e sono sempre esistiti bambini nati con disabilità, e che, nonostante tutti gli sforzi dei genitori, continuano ad avere difficoltà. Non sto parlando di questi bambini.

Sto parlando di tutti quegli altri i cui problemi dipendono in gran parte dai fattori ambientali che i genitori, pur con le migliori intenzioni, forniscono loro. Come ho potuto osservare nel mio lavoro, nel momento in cui i genitori modificano la loro visione della genitorialità, questi bambini iniziano a cambiare.

Cosa c’è che non va?

Oggi i bambini vengono privati delle basi per un’infanzia sana, cioè:

  • Genitori emotivamente presenti
  • Limiti ben definiti e figure di guida
  • Responsabilità
  • Alimentazione equilibrata e numero adeguato di ore di sonno
  • Movimento e vita all’aria aperta
  • Gioco creativo, interazioni sociali, opportunità di avere del tempo libero e momenti di noia.

Al contrario, ai bambini vengono offerti:

  • Genitori “digitalmente distratti”
  • Genitori indulgenti che permettono ai figli di “comandare”
  • Convincimento che tutto gli è dovuto
  • Alimentazione non equilibrata e poche ore di sonno
  • Vita sedentaria dentro casa
  • Stimolazioni continue, babysitter tecnologiche, gratificazioni immediate, assenza di momenti di noia.

Come si può crescere una generazione sana in un ambiente così malsano? È impossibile! Non esistono scorciatoie, e la natura umana non può essere ingannata. Come possiamo vedere, i risultati sono terribili. I nostri bambini pagano l’assenza di un’infanzia sana col loro benessere emotivo.

Cosa fare?

Se vogliamo che i nostri bambini diventino adulti sani e felici, dobbiamo tornare ai fondamentali. È sempre possibile farlo. Lo so perché centinaia dei miei clienti, dopo aver adottato gli accorgimenti qui di seguito, assistono a cambiamenti nei loro figli nel giro di settimane (in certi casi, persino nel giro di giorni).

Fissate dei limiti, e ricordate che voi siete i GENITORI del bambino, non degli amici.

Offrite al bambino uno stile di vita di bilanciato, ricco di ciò di cui egli HA BISOGNO, non solo di ciò che VUOLE.

Non abbiate paura di dire “No!” quando ciò che il bambino vuole non è ciò di cui ha bisogno.

  • Dategli cibi nutrienti e limitate gli snack
  • Trascorrete almeno un’ora al giorno in uno spazio verde: andando in bici, camminando, pescando, osservando insetti o uccelli
  • Durante i pasti, mettete via i cellulari
  • Fate giochi da tavolo
  • Fate svolgere al bambino piccoli lavori domestici (ripiegare il bucato, mettere a posto i giocattoli, riporre i vestiti nell’armadio, vuotare le buste della spesa, apparecchiare, ecc.)
  • Fate in modo che il bambino dorma un numero sufficiente di ore in una camera priva di dispositivi tecnologici.
  • Insegnategli la responsabilità e l’indipendenza e non proteggetelo dai piccoli fallimenti. In questo modo, impareranno a superare le grandi sfide della vita.

Non siate voi a preparargli lo zaino per la scuola, non portateglielo voi, se ha dimenticato a casa il pranzo o il diario non portateglielo a scuola, non sbucciate una banana per un bambino di 5 anni. Insegnategli piuttosto come si fa.

Cercate di ritardare le gratificazioni e fornitegli opportunità di “annoiarsi”, poiché è proprio nei momenti di noia che si risveglia la creatività:

  • Non ritenetevi la fonte d’intrattenimento dei vostri figli
  • Non curate la noia con la tecnologia
  • Non usate strumenti tecnologici durate i pasti, in macchina, al ristorante, nei supermercati. Usate questi momenti come opportunità per insegnare ai bambini a essere attivi anche nei momenti di noia
  • Aiutateli a creare un “kit di pronto soccorso” della noia, con attività e idee per questi momenti.
  • Siate presenti per i vostri bambini e insegnate loro come disciplinarsi e comportarsi:

Spegnete i cellulari finché i bambini non vanno a letto, per evitare di essere distratti

Insegnate al bambino come riconoscere e gestire la rabbia o la frustrazione

Insegnategli a salutare, a condividere, a stare a tavola, a ringraziare

Siategli vicini dal punto di vista emotivo: sorridetegli, abbracciatelo, leggete per lui, giocate insieme.

Occorre fare dei cambiamenti nella vita de nostri bambini prima che un’intera generazione vada sotto farmaci. Non è ancora troppo tardi, ma presto potrebbe esserlo…”

A causa degli stimoli continui, i bambini diventano ottusi nei confronti del mondo circostante, tanto che sempre più spesso genitori e insegnanti si lamentano del fatto che i bambini non siano più in grado di ascoltare o di osservare (tanto che in alcuni casi si può addirittura parlare di “autismo virtuale”). Oggi spesso accusiamo i giovani di essere indifferenti, di essere capaci di restare a guardare mentre un loro compagno o un estraneo viene picchiato, senza intervenire o chiamare aiuto. Forse la causa è anche questa.

Riguardo la necessità di dire di no ai bambini e di imporre limiti, alcuni anni fa uscì un libro che riscosse un certo successo, dal titolo “I no che aiutano a crescere”. Leggetelo.

Un bambino che cresce senza limiti è come un fiume senza argini: si espande dove capita e alla prima occasione strariperà, danneggiando sé stesso e gli altri.

Alcune delle problematiche messe in luce dalla Prooday sono di facile risoluzione, richiedono solo un po’ d’impegno e presa di coscienza da parte dei genitori. Altre, invece, richiederanno più tempo, perché occorrerà una presa di coscienza da parte della società intera.

Che dite, ce la facciamo?

https://yourot.com/parenting-club/2017/5/24/what-are-we-doing-to-our-children

6 pensieri su “I nostri figli

  1. Paradossalmente, la mole di stimoli e di informazioni che ricevono i ragazzi oggi, li ha resi incapace di filtrarli e di appropriarsene in modo cognitivo. Non era impossibile immaginarlo, a mio modesto parere.

    Riguardo la TV. Noi ne abbiamo solo una in soggiorno, ma in effetti anche il PC e il tablet possono fungere da TV con app e varie. Ricordo perfettamente la TV degli anni ’70, parlando di animali io ricordo che guardavo “Nata Libera”, ambientato in Africa.

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