Ristoranti del futuro

Qualche giorno fa, leggendo una notizia, ho sobbalzato. Un paio di anni fa, un mio amico, in chat, espresse l’idea di aprire un’attività tutti insieme.

Fin qui, nulla di strano, poiché proponeva l’apertura di un ristorante. Tanti sono quelli che, ad un certo punto della propria vita, voltano pagina e, come diceva il personaggio di Jep Gambardella, magistralmente interpretato da Toni Servillo nel film “La Grande Bellezza”, “la più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare” e che quindi si rimettono in gioco.

Non era tanto quello che proponeva, ma l’oggetto della proposta: un ristorante in cui fossero serviti INSETTI!

Devo dire, dopo aver letto quella notizia (l’Ue ha di recente emanato delle direttive sull’utilizzo degli insetti come mangimi o integratori alimentari nel territorio comunitario), che Paolo aveva quasi ragione!

Tralasciando l’utilizzo degli insetti in alimentazione umana messe in circolazione da alcuni media il fatto oggettivo è che l’uso di insetti per la produzione di mangimi presenta diversi vantaggi per la salute di alcune specie di animali, che in natura sono insettivori almeno in una fase della loro vita.

Tale fatto non è una nuova scoperta, e si riscontra nella bibliografia nazionale della fine del XIX secolo e primi anni del XX secolo, quando l’Italia era il principale produttore mondiale di seta e le crisalidi secche venivano largamente utilizzate come integratore della dieta di lattonzoli (termine che indica i piccoli dei mammiferi finché si nutrono solo di latte) e pulcini.

Ma agli uomini, farebbero bene?

Nei prossimi articoli vedremo intanto come sono fatti gli insetti, poi, analizzeremo il loro apporto alla dieta animale e così avremo un quadro più chiaro e capiremo se Paolo aveva veramente ragione.

Partiamo dalle definizioni, come sempre.

Sono definiti animali tutti gli organismi eucarioti (uno dei due domini della classificazione tassonomica degli esseri viventi. Costituiscono il dominio più complesso e includono cinque regni: animali, funghi, piante, protisti e cromisti) pluricellulari (organismi costituiti da più di una cellula) eterotrofi (organismo che per ottenere energia e piccole molecole come “mattoni da costruzione” deve nutrirsi di materiali organici prodotti da altri organismi) dotati di movimento almeno in uno stadio della loro vita. Altre caratteristiche comuni agli animali sono:

  • La presenza di una cavità digerente in cui il cibo viene ingerito;
  • L’irritabilità, cioè la capacità di percepire gli stimoli ambientali e di reagire ad essi;
  • La riproduzione sessuata;
  • La simmetria corporea.

Gli animali possiedono una simmetria nella distribuzione delle loro parti corporee, che può essere raggiata o bilaterale. Il piano di simmetria, in ambito zoologico, può essere considerato come un piano che divide un animale in due parti speculari.

Gli animali a simmetria bilaterale sono generalmente più evoluti poiché tale forma è legata allo sviluppo della locomozione attiva.

In tali animali il corpo risulta diviso in 4 parti:

  • anteriore o cefàlica
  • posteriore o caudàle
  • dorsale
  • ventrale

Gli animali, a seconda se sono dotati o meno di una colonna vertebrale, si possono dividere in due grandi gruppi: i vertebrati e gli invertebrati

Gli invertebrati costituiscono più del 97% del regno animale, mentre i vertebrati non raggiungono il 3%. I phyla (gruppo tassonomico gerarchicamente inferiore al regno e superiore alla classe) presenti per ciascun tipo sono:

Invertebrati N° di specie
Poriferi 4.300
Celenterati 11.000
Platelminti 15.000
Nematodi 90.000
Molluschi 110.000
Anellidi 15.000
Echinodermi 6.000
Artropodi 1.000.000
Vertebrati N° di specie
Pesci 21.100
Anfibi 3.900
Rettili 7.000
Uccelli 8.600
Mammiferi 4.500

In questa trattazione tratteremo solo gli invertebrati fino ad arrivare agli insetti, quindi partiamo.

I poriferi, noti più comunemente come spugne, sono fra i più semplici organismi pluricellulari viventi poiché possiedono solo pochi tipi di cellule che non sono organizzate in veri tessuti.

Sono invertebrati sessili e bentonici, poiché vivono attaccati al fondo marino per tutto il ciclo vitale. Una spugna tipica ha un corpo a forma di sacco la cui cavità centrale è aperta verso l’alto con un’apertura (osculo). Il loro nome deriva dalla presenza sul corpo di pori inalanti (osti). Il corpo è sostenuto da una impalcatura scheletrica formata da spicole di carbonato di calcio o silice, oppure da fibre proteiche di spongina.

Le spugne possono assumere varie forme e colori, con dimensioni che vanno da pochi millimetri ad oltre un metro. Un porifero è essenzialmente un sistema filtrante. Il battito dei flagelli dei coanociti, cellule presenti nelle cavità interne della spugna, genera una corrente d’acqua che entra dai pori inalanti, gli osti, e fuoriesce da una apertura più grande, l’osculo. Le particelle di cibo, in sospensione nell’acqua, sono trattenute dai filamenti retrattili dei coanociti e digerite dalle cellule all’interno della spugna.

I celenterati, sono animali a simmetria raggiata la maggior parte dei quali vive nelle acque marine, mentre solo poche specie sono d’acqua dolce. A questo gruppo appartengono organismi come le meduse, le anemoni di mare, e i coralli.

Le dimensioni individuali variano da un millimetro ad alcuni metri. Una caratteristica di questi organismi è che possono presentarsi sotto due forme distinte quella di polipo e quella di medusa; il polipo, è fornito di una bocca situata centralmente sul lato superiore con i tentacoli verso l’alto. È la forma bentonica che vive ancorata sul fondale marino.

La medusa, a forma di campana o di ombrello, possiede una bocca con i tentacoli rivolti verso il basso. È la forma natante in quanto galleggia e si sposta nell’acqua. Per certi aspetti, come forma, la medusa potrebbe essere considerata un polipo rovesciato.

Nonostante un’apparenza estremamente variabile, i celenterati hanno tutti una medesima struttura: il loro corpo può essere infatti schematizzato come un sacco, con una sola apertura, circondata da tentacoli, che funge da bocca ma serve anche per espellere il materiale non digerito.

La cavità interna, detta celenteron, è una vera cavità gastrovascolare. I tentacoli sono forniti di cellule urticanti che paralizzano la preda prima che sia inghiottita (cnidoblasti). Il loro corpo è formato da tre rivestimenti si chiamano: endoderma (pelle interna), mesoglea (strato intermedio gelatinoso) ed ectoderma (pelle esterna). Alcune specie di celenterati hanno solo la forma di polipo, altre solo quella di medusa, mentre altre ancora, durante il loro ciclo vitale, passano attraverso entrambi gli stadi strutturali.

Le meduse si riproducono sessualmente. L’individuo maschile disperde in acqua i suoi gameti che raggiungono l’ovulo nel celenteron di una medusa femmina. Lo zigote diploide che deriva dalla fecondazione viene disperso in acqua, dove dà origine a una forma larvale detta planula. Dopo un breve periodo, la planula si fissa sul fondo e si sviluppa un polipo. Questo, a maturità, darà origine per via asessuata alle efire, giovani meduse destinate a diventare individui adulti capaci a loro volta di riprodursi sessualmente.

I platelminti, detti più comunemente vermi piatti, sono i più semplici tra gli animali a simmetria bilaterale. Sono inoltre i primi animali cefalizzati, forniti cioè di un capo, e direzionali, ossia con direzione di avanzamento orientato.

Rispetto a poriferi e celenterati nei platelminti, compaiono tre distinti strati di cellule:

  • ectoderma, il più esterno;
  • mesoderma, intermedio;
  • endoderma, il più interno.

Nei platelminti sono presenti apparati specializzati:

  • il sistema nervoso presenta gangli cefalici dai quali si dipartono cordoni nervosi che innervano l’intero organismo e sono collegati ad organi di senso;
  • l’intestino è ramificato e presenta una sola apertura che funge sia da bocca che da ano;
  • il sistema escretore, costituito da protonefridi, ha la funzione di eliminare i prodotti di rifiuto e di regolare la quantità di liquidi presenti nel mesoderma.

Il phylum dei platelminti si divide in tre classi: i turbellari sono forme a vita libera, abbondanti in mare e nelle acque dolci e rari sulla terraferma; i trematodi e i cestodi, invece, sono vermi parassiti che possono produrre malattie abbastanza gravi agli animali domestici e all’uomo, la tenia o verme solitario.

Molto importante dal punto di vista della parassitologia sono le tenie. Vivono nell’intestino dei loro ospiti, sono segmentati e formano dei nastri talora lunghissimi, anche fino a 12 m, composti di moltissimi segmenti o proglottidi.

Una tenia presenta una porzione anteriore detta testa o scolice, provvista di ventose con cui si attacca alla parete dell’intestino e un collo che prolifica formando sempre nuove proglottidi. Gli ultimi segmenti, giunti a maturità, sono pieni di uova microscopiche e vengono emessi con le feci. Se queste imbrattano l’erba, l’uovo può venire ingerito da buoi o maiali, nel cui stomaco sguscia una piccolissima larva che s’insinua nella parete dell’intestino e, attraverso la circolazione del sangue, va a situarsi nei muscoli. Qui la larva si trasforma in cisticerco, che è come una piccola vescica (delle dimensioni di un grano di riso) che contiene lo scolice.

L’uomo s’infetta di tenia mangiando carni infette di bue o di maiale poco cotte: il cisticerco si installa nell’intestino e si trasforma in tenia adulta. Perché la cura della tenia sia radicale occorre somministrare vermifughi forti, che siano capaci di staccare e fare espellere lo scolice, perché fin quando questo rimane attaccato alla parete intestinale genera nuove proglottidi.

I nematodi sono detti anche vermi cilindrici: hanno il corpo filiforme non segmentato, sprovvisto di organi di locomozione. Generalmente sono lunghi pochi centimetri, ma molti sono microscopici. Sono i primi animali a presentare un canale alimentare con due aperture: una bocca e un ano terminale.

Molte specie conducono vita libera nelle acque dolci, marine, nel terreno umido.

Numerosissime specie sono parassite, e rivestono una grande importanza nella parassitologia umana (ascaridi, ossiuri, filarie, trichinella).

Al phylum dei molluschi appartengono animali invertebrati caratterizzati da un corpo molle non segmentato e, spesso, da una conchiglia calcarea con funzioni protettive. Sono presenti in tutti gli habitat, sebbene raggiungano il massimo della diversità biologica nell’ambiente marino.

La maggior parte dei molluschi ha una lunghezza compresa fra 1 e 20 cm, ma tra essi troviamo anche il più grande invertebrato esistente, il calamaro gigante, che può raggiungere i 18 m di lunghezza!!!

Tutti i molluschi mostrano la stessa organizzazione fondamentale del corpo in cui si possono distinguere tre parti:

  • il capo-piede, che contiene organi di senso e motori;
  • la massa viscerale che contiene gli organi per la digestione, escrezione e riproduzione;
  • il mantello, un tessuto specializzato che avvolge e racchiude la massa viscerale e produce la conchiglia.

Nella cavità del mantello, sono situate le branchie (organi per la respirazione) e vengono scaricati i prodotti dell’apparato escretore, di quello riproduttivo e i rifiuti della digestione. Il tubo digerente è semplice e nella bocca sono presenti delle mascelle chitinose e la radula, una struttura retrattile a forma di nastro che presenta dei dentelli.

I molluschi possiedono un apparato circolatorio costituito da un organo che pompa il sangue (cuore) e da vasi che lo trasportano. La riproduzione è sempre sessuata: i molluschi possono essere a sessi separati o ermafroditi.

Il phylum dei molluschi comprende tre classi principali:

  • Gasteropodi
    • Comprendono animali come la chiocciola caratterizzati dall’avere una sola conchiglia o, come nel caso della lumaca, di non averla.
  • Bivalvi
    • Il nome deriva dal fatto che la conchiglia, che racchiude il corpo, è divisa in due valve unite posteriormente.
  • Cefalopodi
    • Essi possono essere privi di conchiglia come il polpo o averla interna come la seppia. Il piede è trasformato in tentacoli.

I gasteropodi sono organismi sia acquatici (prevalentemente) che terrestri. Nei gasteropodi si presenta il fenomeno della torsione: una rotazione di 180° del corpo rispetto al capo piede. Come risultato di questa situazione la conchiglia, la cavità del mantello e la massa dei visceri vengono a posizionarsi sopra la testa.

Un altro fenomeno tipico dei gasteropodi è la spiralizzazione dei visceri e della conchiglia. Anteriormente sono presenti “antenne” che sono sensibili agli odori e al tatto. Alcune specie sono dotate di occhi.

I gasteropodi terrestri, caratterizzati da una scarsa capacità di movimento, sono spesso ermafroditi: una strategia che permette loro di raddoppiare il numero dei potenziali partner sessuali.

I bivalvi comprendono organismi come i mitili, le vongole, le ostriche. Il nome deriva dal fatto che la conchiglia è divisa in due valve, unite posteriormente da una cerniera. Uno o due muscoli adduttori sono utilizzati dal bivalve per aprire e chiudere le due valve. Il corpo del mollusco risulta appiattito tra le due valve, il piede è molto sviluppato mentre il capo è scomparso.

Molti bivalvi sono sessili e producono un muco che permette loro di rimanere attaccati alle rocce del fondale. Gran parte dei bivalvi è erbivora e vive filtrando l’acqua dolce o salata in cui vivono, trattenendo sulle branchie le particelle di cibo.

Ai cefalopodi appartengono molluschi come il polpo, la seppia e il calamaro. Essi possono essere privi di conchiglia come il polpo o averla interna come la seppia (“l’osso di seppia”). Esiste un’unica specie di cefalopodi che presenta una conchiglia esterna: il nautilus.

Il movimento è assicurato da una formazione muscolare fatta ad imbuto (sifone), da cui viene espulsa l’acqua in modo violento permettendo il movimento ” a reazione”.

Questi molluschi sono organismi prevalentemente marini ed attivi predatori. Tra tutti gli invertebrati sono quelli considerati più “intelligenti”. La testa possiede occhi prominenti e la bocca è circondata da tentacoli. Sono dotati di una buona capacità di movimento e possiedono delle sacche dalle quali possono espellere un liquido nero in modo di confondere il nemico. Sono capaci anche di mimetizzarsi con il fondale.

Come abbiamo notato, alcuni degli animali da me citati già fanno parte della nostra catena alimentare (soprattutto gli ultimi).

La prossima volta andremo avanti fino ad arrivare lì, dove nessun ristorante è mai giunto prima!

9 pensieri su “Ristoranti del futuro

  1. Demonio ha detto:

    Vecchie riminiscenze scolastiche perse nel tempo riaffiorano! Post interessante come sempre e che credo che alla fine di tutta l’esposizione probabilmente condividerò. In attesa dei prossimi articoli sto pensando ad un calamaro fritto di 18 metri! 😀

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