Lady Soul

La musica leggera, così detta in contrapposizione alla musica “pesante” (la musica classica) si divide in tre macro aree, jazz, pop e rock. A loro volta ognuna di queste categorie ha delle sottosuddivisioni, anche se a volte i confini tra questo e quel genere sono così labili da non riuscire ad inquadrare bene il fenomeno.

Ad esempio, “Rithm and Blues”, anche scritto rhythm & blues e spesso abbreviato in R&B, R’n’B o RnB, termine introdotto nel 1949 da Jerry Wexler, allora giornalista per la rivista Billboard, è un genere di origine inglese e che tradotto letteralmente significa “ritmo e blues”, ed è una versione politicamente corretta del termine race music usato in quei tempi, considerato offensivo verso le persone di colore. Più che una definizione di un genere musicale ben preciso, rhythm and blues è stato utilizzato nel tempo per indicare genericamente la musica contemporanea popolare degli afroamericani.

Un’artista che ha spaziato tra R’n’B e Soul music, altro termine che indica un genere di musica leggera, è stata Aretha Franklin. Tutti quelli che hanno visto “The Blues Brothers” non possono dimenticare la performance di Aretha in “Think”. Ma lei era già molto famosa, al tempo del film.

Il 22 gennaio 1968 uscì un suo album, “Lady Soul”, la signora del Soul.

Dieci pezzi esplosivi, ripartiti tra originali e (soprattutto) cover, vanno a comporre uno dei più straordinari album soul di sempre.

Figlia di un predicatore battista, scoprì presto la passione per la musica, cantando e suonando il piano durante le funzioni religiose celebrate dal padre; la ragazza aveva talento, e passò gli anni ’50 a cantare il gospel, con il debutto discografico all’età di quattordici anni. Il passaggio alla Columbia Records (avvenuto nel ’60) fu all’insegna del jazz, che se da un lato le permetteva di dar sfoggio delle proprie qualità dall’altro ne limitò espressività e creatività: ottenne tuttavia i primi successi con singoli come “Today I Sing The Blues”, “Operation Heartbreaker” e “Won’t Be Long”.

La svolta avvenne nel 1967, quando passò alla Atlantic Records, trovando quelle forti influenze soul e r’n’b che ne avrebbero segnato il suo sound classico. Gli Lp “I Never Loved A Man (The Way I Love You)” e (in tono minore) “Aretha Arrives” segnarono la consacrazione dell’artista, ma fu con l’album “Lady Soul” che Aretha raggiunse la sua vetta artistica e il suo maggior successo discografico, in corrispondenza di un suono più sporco e incisivo. A partire da “Chain Of Fools”, singolo di grande successo e brano d’apertura dell’Lp, ci troviamo di fronte a una serie ininterrotta di capolavori: in questo caso è un robusto R&B ad accompagnare la Franklin, che alla grinta di brani come “Money Won’t Change You“, “Niki Hoeky” e “Come Back Baby“, alterna le dolci ballate “Groovin’” e “Good To Me As I Am To You“, tra le altre.

Un ruolo importantissimo per il successo dell’album fu quello giocato dai ben quattro singoli estratti dall’album: “Since You’ve Been Gone” e “Ain’t No Way“, commovente ballata a chiudere il disco, hanno un grande riscontro in termini di vendite, ma fu con la già citata “Chain Of Fools” e “(You Make Me Feel Like) A Natural Woman” che la Franklin sbancò ottenendo due successi planetari che sarebbero rimasti due delle sue interpretazioni simbolo. Il fatto che il disco sia composto in prevalenza da cover non sminuisce affatto il lavoro, perchè la Franklin non si limita ad interpretare una canzone, la spoglia e la riveste della sua anima, annichilendo l’autore originale realizzando spesso quella che sarà considerata la versione definitiva. Così la vocalist di Memphis tra un tributo a James Brown, Ray Charles, sua sorella Carolyn (!) Curtis Mayfield e Carole King mostra la sua duttilità come cantante, con la sua voce che svetta come al solito su tutto.

Il ricco sound che caratterizza l’album è composto da una compatta sezione ritmica, dal continuo lavoro delle coriste e soprattutto da una batteria di fiati strepitosa; tra i tanti musicisti coinvolti nelle registrazioni spicca la collaborazione di Eric Clapton su “Good To Me As I Am To You“, che accompagna la canzone per tutta la sua durata con un ispirato fraseggio solista.

Prodotto da Jarry Wexler, già al servizio di Ray Charles, Bob Dylan, The Allman Brothers, Dusty Springfield e tanti altri, “Lady Soul” è uno dei migliori dischi soul mai realizzati, che nei suoi 30 minuti scarsi di durata racchiude tutto il cuore e la grinta di una delle migliori vocalist del ‘900.

Tramandiamolo pure ai posteri.

12 pensieri riguardo “Lady Soul

  1. Non ho molto di Aretha Franklin, devo essere sincero, pur apprezzandola e considerandola brava (oltre che davvero simpatica). Purtroppo non è il mio genere, ho alcuni suoi dischi anni ’80 dove la commistione con il pop era più pronunciata.

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