Star Trek Discovery – finale di stagione

star-trek-discovery-enterprise

Ma come, si chiederà il giovane lettore (trekker), scrivi Discovery e poi in copertina ci piazzi l’Enterprise?

Non preoccuparti, mio caro affezionato alle storie di Star Trek, un motivo c’è (e non è il nome di questo blog), e se vorrai scoprirlo, dovrai leggere tutto fino in fondo.

Partiamo, come sempre, dall’inizio.

Ho raccontato della partenza della nuova serie tv in “Discovery” e di come la ricerca dell’umanità dei personaggi fosse alla base della trama, in questo caso cosiddetta “orizzontale”.

Ma cosa si intende per trama orizzontale?

La “trama orizzontale” è quel tipo di narrazione seriale che si estende per diversi episodi o addirittura a tutta la stagione o ancora a tutta la serie. Volendo fare un esempio pratico con serie che attualmente sono nei palinsesti, potremmo dire che “The Walking Dead”, e quindi anche “Star Trek – Discovery” ha una trama orizzontale poiché la vicenda non inizia e finisce con l’episodio. Facendo un salto nel passato, non posso non citare “Lost”.

La “trama verticale”, al contrario, prevede una narrazione episodica: la vicenda inizia e termina con l’episodio in onda. Quasi tutte le serie crime prevedono una trama di questo tipo che vede un caso esaminato dai nostri protagonisti e risolto nel giro di 42 minuti. Law and Order: SVU ci ha basato 15 stagioni!

Facendo il nostro solito salto nel passato, le grandi e vere serie verticali sono quelle definite “antologiche” o storiche: serie completamente a trama verticale erano il “Tenente Colombo” o “La Signora in Giallo” che raccontavano ben poco del passato del protagonista e si concentravano esclusivamente sulla storia del giorno (credo che nessuno sappia realmente quanti nipoti avesse Jessica Fletcher, o il perché tutti prima o poi venissero accusati di omicidio…) e ogni episodio non era mai relazionato ad episodi precedenti.

Tornando a noi, farò finta che tutti conosciate Star Trek e perdonerò chi non la conosce, ma è d’obbligo una precisazione.

“Star Trek Discovery”, la serie iniziata nel settembre 2017 e appena conclusasi nella sua prima stagione, è la sesta serie televisiva del franchise, dopo “La serie classica” (The Original Series, 1966-1969), “The Next Generation” (1987-1994), “Deep Space Nine” (1993-1999), “Voyager” (1995-2001) ed “Enterprise” (2001-2005). Altro particolare: le prime 4 si svolgevano sequenzialmente (dal punto di vista della narrazione), a partire dal 2266 della prima serie fino al 2378 di “Voyager”, mentre “Enterprise” era un prequel di “TOS”, posta negli anni tra il 2151 e il 2155. Ebbene, con “Discovery” siamo al sequel del prequel (mal di testa), perché inizia a partire da dieci anni prima di Kirk, Spock e McCoy, quindi cento anni dopo Archer e T’Pol, quindi nel 2256.

Presa l’aspirina e passato il mal di testa, parlerò di questa prima stagione di “Discovery”, in quanto nell’articolo da me scritto nell’ottobre scorso accennavo solamente alle prime battute della serie, non immaginando ciò che gli sceneggiatori avessero in serbo per noi appassionati.

Intanto, mentre scrivo, mi giunge la notizia che Alex Kurtzman, produttore esecutivo dello show, ha confermato che ad aprile di quest’anno inizieranno le riprese della seconda stagione e quindi noi appassionati speriamo per fine anno di ricominciare a seguire le avventure di Michael Burnham e soci.

Ovviamente non pretendo di racchiudere in poche righe 15 puntate per più di undici ore complessive di show, ma ci proverò. Con una premessa. Come avevo accennato la scorsa volta, c’è una frangia di fan di Star Trek che non ha preso a cuore la nuova serie.

Negli anni ’90, quando io iniziai a seguire per la prima volta Picard e soci, Facebook e i social non esistevano, ma gli appassionati di Star Trek avevano, grazie al lavoro di Alberto Lisiero, prematuramente scomparso 5 anni fa, e sua moglie Gabriella Cordone, un fan club, lo Star Trek Italian Club. In realtà lo “STIC” è molto più di un semplice fan club. I due hanno fondato la rivista Inside Star Trek, hanno collaborato ai doppiaggi dei telefilm e dei film, hanno diretto la rivista Inside Star Trek Magazine, e soprattutto organizzato la Sticcon, che negli anni è diventata una convention sempre più grande e di successo. E Gabriella continua egregiamente a portare avanti la missione.

Dall’avvento dei social, c’è stato un proliferare di gruppi e pagine dedicate a Star Trek e le discussioni si sono chiaramente spostate su quelli. Negli ultimi tempi le discussioni, grazie a Discovery, si sono moltiplicate, e non sono sempre state costruttive ed edificanti. Come dicevo, c’è un gruppo di nostalgici che vorrebbe rivedere solo la serie classica…

Ma tant’è, il tempo passa, le case di produzione decidono se, come e quando fare le cose, e a noi spettatori non resta che aspettare, guardare e giudicare. Però mi sento di dare un consiglio ai facinorosi del web: se uno show non vi piace, cambiate canale, tanto noi non cambieremo idea solo perché voi urlate “Discovery non è Star Trek! “

Parliamo adesso di Discovery, e soprattutto della sua conclusione (della prima stagione, tranquilli). Vediamo prima i punti principali.

Avendolo visto in inglese, ho notato che nella recitazione niente è stato lasciato al caso, il cast è veramente ben assortito e tutti gli interpreti hanno fornito delle ottime performances, da Sonequa Martin-Green, che a me è piaciuta molto, a Shazad Latif, Jason Isaac, Anthony Rapp, Doug Jones, fino all’ultimo dei personaggi coinvolti.

Proprio Doug Jones, che interpreta l’ufficiale scientifico kelpiano Saru, è uno dei personaggi più interessanti.

E poi, finalmente una serie di fantascienza con effetti speciali degni di questo nome. Premetto, a me piace la fantascienza senza troppi blabla pseudoscientifici, tipo “Dark Matter” o “The Expanse”, ma Star Trek è Star Trek. E Netflix, che produce la serie, ha messo mano al portafoglio, evidentemente.

La trama, in ultimo. Qui tocca fare un distinguo, legato proprio al fatto di voler raccontare una storia nell’arco narrativo di 15 episodi. Alcuni episodi, soprattutto quelli iniziali, hanno un po’ deluso, sia dal punto di vista narrativo vero e proprio, sia dal punto di vista dello sviluppo. Ma la serie di colpi di scena che ha caratterizzato la prima stagione ha veramente reso la serie degna di essere guardata.

Piccolo riassunto (occhio, se non avete visto nulla, non continuate a leggere, salvate la pagina e rileggete dopo aver visto Discovery).

Michael Burnham, primo ufficiale della nave stellare Shenzou, scopre che i Klingon, che non fanno parte della Federazione Unita dei Pianeti, composta da Vulcaniani, Tellariti, Andoriani e Umani, più altre più piccole civiltà, vogliono riunificare le 24 casate che compongono la propria razza appunto per muovere guerra alla Federazione.

Durante la prima battaglia, Michael, anche se adottata e addestrata da Sarek, il vulcaniano padre di Spock, per far finire la guerra prima di iniziarla, si rende protagonista di un ammutinamento alla sua Comandante Philippa Georgiu. Ciò nonostante, alla fine convince la Comandante ad attaccare chi dei Klingon stava assumendo il comando, cioè T’kuvma e il suo albino attendente Voq. Durante lo scontro, Burnham riesce a sopraffare Voq, ma Georgiou viene uccisa da T’Kuvma, che viene a sua volta ucciso da Burnham.

Inizia la guerra e Michael viene rimossa dal grado e condannata per tradimento. Durante il trasferimento al carcere federale, la navicella ha un’avaria e viene tratta in salvo dalla nave stellare Discovery, il cui primo ufficiale è Saru, già ufficiale scientifico della Shenzou.

Il Capitano è l’enigmatico Gabriel Lorca, con un passato oscuro e abbastanza lontano dai Kirk, Picard e Janeway a cui erano abituati i fan di Star Trek. A causa delle sue conoscenze e delle sue capacità, a Michael viene chiesto di unirsi all’equipaggio della Discovery per dare una mano al Capo Ingegnere Stamets. Accetta, e condivide l’alloggio con la timida e logorroica cadetto Sylvia Tilly.

Quello che Stamets sta facendo è provare un nuovo tipo di mezzo per trasportare l’astronave da un punto all’altro dell’Universo, utilizzando un motore “a spore”. Inizialmente non capiscono quasi neanche come funzioni, poi scoprono che il catalizzatore è un tardigrado alieno, alla fine Stamets stesso, che ha una relazione con l’Ufficiale Medico Culber, si impianta il DNA del tardigrado e delle interfacce nelle braccia per fungere da intermediario tra il motore e le spore.

Nel frattempo, l’ufficiale addetto alla sicurezza, Ellen Landry, uccisa dal tardigrado, viene sostituita da Ash Tyler, già prigioniero dei Klingon ed in particolare di L’Rell, compagna di Voq, che ne aveva fatto il proprio giocattolo erotico.

Per vincere la guerra contro i Klingon, alla Discovery viene data carta bianca dall’Ammiraglio Katrina Cornwell, che in passato aveva avuto una relazione con Lorca e, prima di essere catturata da L’Rell fa un ripasso con il tenebroso Capitano.

Si passa così attraverso alcune missioni interlocutorie, compreso l’incontro con Harcourt Fenton Mudd, truffatore ben noto a chi conosce la Serie Classica, poi Burnham trova il modo di sconfiggere i Klingon: il loro vantaggio tattico deriva dal fatto che tutte le loro navi sono dotate di un dispositivo di occultamento; una volta rubati i codici, le navi Klingon sarebbero individuabili. L’unico modo è fare una serie di micro-salti (133!) in sequenza per disorientare le navi Klingon in modo da teletrasportare una squadra a bordo dell’ammiraglia nemica e rubare il dispositivo di occultamento.

Nel frattempo Micheal e Ash iniziano una relazione, ma Tyler ha problemi legati al periodo trascorso nelle prigioni Klingon.

I salti vengono completati con seri problemi per Stamets, che per il suo ruolo chiave nel funzionamento del sistema di propulsione dell’astronave, ne rimane completamente prostrato.

Quando l’analisi dei dati inviati dai sensori viene completata, Burnham, Tyler, Cornwell e L’Rell vengono teletrasportati sulla Discovery e la nave Klingon viene individuata e distrutta.

Stamets vorrebbe fare un ultimo salto per ricongiungersi velocemente alla flotta, ma nell’avviare il salto Lorca inserisce volutamente coordinate “sconosciute” e la procedura abortisce, a causa della estrema debolezza di Stamets: l’astronave riemerge nello spazio in un luogo sconosciuto, pieno di detriti di astronavi klingon.

Come ogni serie statunitense che si rispetti, a Natale non vengono trasmessi episodi, quindi siamo rimasti ad aspettare dal 13 novembre all’8 gennaio per sapere che fine avesse fatto la Discovery. In questo, i social sono stati particolarmente utili, a patto di non amare le sorprese e di voler sapere subito chi è l’assassino.

Infatti, nei gruppi su Facebook quei lunghissimi quasi 60 giorni sono stati riempiti da una ridda di ipotesi, alcune delle quali si sono rivelate sorprendentemente azzeccate.

Dov’era finita la Discovery? Ma nell’universo dello specchio!

L’universo dello specchio è il nome informale per l’universo parallelo visitato per la prima volta (ma poi scopriremo che non era la prima) da James T. Kirk e diversi altri ufficiali della USS Enterprise. Quest’universo parallelo coesiste con il nostro universo su un altro piano dimensionale. L’universo è così chiamato in quanto molti personaggi e luoghi sembrano essere l’esatto opposto delle loro controparti “normali” del “nostro” universo, con numerosi aspetti “positivi” diventati specularmente “negativi” e viceversa.

Nel frattempo, Stamets è in una sorta di coma, quindi l’unico modo per tornare a casa è entrare nel palazzo dell’Imperatore (nell’universo dello specchio, la Federazione dei Pianeti non esiste, e i terrestri hanno assoggettato o sono in guerra contro tutti gli altri popoli) e rubare i dati in possesso dell’Imperatrice, che si rivela essere la controparte della Georgiu.

Ash viene “riattivato” da L’rell, che è prigioniera sulla Discovery, e Culber scopre che non è Ash Tyler, ma Voq trasformato in umano. Questa scoperta gli costa la vita, toltagli proprio da Tyler che gli spezza il collo.

Colpo di scena, forse il più forte, Lorca è già tornato a casa. Eh, già, lui appartiene a quell’universo e devo dire che Jason Isaac è stato veramente bravo ad interpretare un ruolo così sul confine.

Dopo che Burnham è riuscita a mandare i dati a Saru , avviene uno scontro tra l’Imperatrice e i ribelli, capitanati da Lorca, e quest’ultimo viene ucciso proprio dalla Georgiu, che però viene salvata da morte certa da Burnham, che se la porta sulla Discovery e nel nostro universo.

Rientrati, altro colpo di scena: sono passati nove mesi e i Klingon stanno vincendo su tutti i fronti, anche se l’idea di T’Kuvma di riunire le 24 fazioni sta andando a farsi benedire.

Una rediviva Ammiraglio Cornwell decide con Sarek che l’unico modo per sconfiggere i Klingon è affidarsi alla Georgiu, che li ha già sconfitti nell’universo parallelo. Ma Burnham, quando si accorge che il piano prevede la distruzione del pianeta natale dei Klingon, Qo’noS, si oppone e trova una soluzione per mettere fine alla guerra.

In cambio del dispositivo per far esplodere il pianeta, dà la libertà alla Georgiu, e cede il dispositivo a L’Rell, tramite il quale la Klingon può costringere i capi fazione a rientrare prima di distruggere la Terra e la Federazione, proclamandosi nuova leader.

Ash decide di seguire L’Rell perché, anche se liberato dall’influenza Klingon, ha ancora tutti i ricordi e le capacità di Voq al proprio interno e può usare il proprio lato umano per aiutare i Klingon nel processo di unificazione interna e di pace con la Federazione.

Sarek convince la Federazione a reintegrare Michael, che viene promossa, così come vengono onorati e promossi Stamets, Tilly, Culber (alla memoria) e Saru.

Mentre sulla Discovery, con Sarek a bordo, l’equipaggio si sta recando a Vulcano per imbarcare il nuovo Capitano, viene ricevuta una chiamata di soccorso.

“Non siamo più alla vigilia di una battaglia.

Ciò nonostante mi pongo la stessa domanda che il giovane soldato rivolse al generale tanti anni fa.

Come sconfiggo la paura?

Il generale disse: L’unico modo per sconfiggere la paura è rispondere no.

No.

Non prenderemo scorciatoie sulla via verso la rettitudine.

No.

Non infrangeremo le leggi che ci proteggono dai nostri istinti più bassi.

No.

Non permetteremo alla disperazione di distruggere l’autorità morale.

Io sono colpevole di tutto questo.

Qualcuno ha detto che nella vita non ci sono seconde possibilità.

L’esperienza mi dice che è vero, ma possiamo solo guardare avanti.

Dobbiamo essere tedofori.

Dobbiamo fare luce perché gli altri possano vedere il cammino verso una pace duratura.

Continueremo a esplorare, a scoprire nuovi mondi, nuove civiltà.

Sì.

È questo la Federazione Unita dei Pianeti

Sì.

È questo la Flotta Stellare

Sì.

È questo ciò che siamo.

E ciò che sempre saremo.”

Entra l’Enterprise.

Sipario.

10 pensieri su “Star Trek Discovery – finale di stagione

  1. Demonio ha detto:

    Non amo particolarmente le serie perché ogni volta che provo a seguirne una poi non posso continuare a vederla!Ecco, a sto punto meglio le verticali! Però non amo nemmeno gli integralismi e come hai ben detto se una cosa non piace…non guardarla! Questa sembra interessante ma io sono rimasto a Buck Rogers…come finiva quella serie?😬😈

    Liked by 1 persona

  2. Qui, Francesco, mi devi perdonare. Pur avendo letto l’articolo mi trovo spiazzato perché credo di essere uno dei pochissimi al mondo a non conoscere praticamente nulla dell’universo di Star Trek. Conosco solo il nome ed il volto (storico) dei principali protagonisti. Di tutto il resto non so davvero nulla di nulla. Sorry.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...