Tifare contro

Caro Diego (per i lettori del blog, Diego è un mio carissimo amico, al quale voglio tanto bene, che tifa Napoli),
la tua frase: “Vi auguro di andare in finale, e di perderla” mi delude, ma non più di tanto, e ti spiegherò perché.
Intanto, non comprendi che tifare contro è una pessima abitudine, ma capisco benissimo che è più facile tifare contro tante squadre, Juve in primis, piuttosto che tifare per la propria.
Già, perché tenere per una squadra che tranne che un paio di scudetti e qualche coppa qua e là ha vinto quasi niente? È più semplice tifare contro chi da 7 anni a questa parte ha lasciato le briciole agli avversari.
Non capendo che è proprio questo il punto di forza della Juve: l’odio degli altri.
Uno juventino, benché nato al Sud Italia, non smetterà mai di tenere alla propria squadra, proprio in virtù del fatto che nella propria vita ne ha sentire di tutti i colori da parte dei “tifosi” delle altre squadre.
E a me personalmente mi è stato augurato di tutto.
Anche (non da te, ci mancherebbe, lo so che mi vuoi bene anche tu) la morte. Per una squadra di calcio!
Ora, quella passione che mi è nata un giorno di 39 anni fa, proprio a Napoli, vedendo una squadra senza colori, o con tutti i colori (il bianco e il nero quello sono, la somma e la differenza di tutti i colori) battere a fatica una squadra di serie B (il Palermo) in finale di Coppa Italia, quella passione, dicevo, non smetterà di esserci solo perché mi augurate di perdere.
Cosa che si ritorce anche contro di voi, e ti spiego perché.
Primo, se una squadra vince in Europa, aumenta il punteggio Uefa, che è quel meccanismo perverso tramite il quale si stabilisce quante squadre di un singolo campionato vanno a disputare le Coppe l’anno successivo. Ora ne abbiamo 4, nel senso che anche una squadra che arriverà quarta nel nostro campionato disputerà la Champions League l’anno prossimo.
Più alto è il punteggio, più si consolida la posizione.
Secondo, ti ricordo un periodo del calcio italiano in cui le squadre italiane dominavano in Europa. Certo, c’era il Parma di Tanzi, figlio dei bond Parmalat, o la Lazio di Cragnotti, o la Fiorentina di Cecchi Gori, squadre fondate su buchi monetari importanti (tant’è vero che Parma e Fiorentina fallirono e la Lazio fu salvata da Lotito).
Ma le squadre italiane, proprio in virtù delle prime vittorie, continuavano a vincere, e a dividere gli utili di quelle vittorie.
Quello che stanno facendo ora le squadre inglesi. Ci siamo tanto stupiti della vittoria del Leicester di un paio di anni fa, ma quella vittoria era anche figlia di un bilancio altissimo. Vatti a vedere le cifre (e visto il mestiere che fai, ne capisci sicuramente più di me).
E le prime vittorie di chi erano? Del Milan.
Certo, il Berlusca comprava tutti i giocatori forti (ricordi, comprò Nando Di Napoli non per farlo giocare, tant’è vero che non giocò quasi mai, ma proprio per toglierlo a voi).
Ma il vero motivo di quelle vittorie era un altro.
Arrigo Sacchi. Non perché fosse un rivoluzionario, in fondo giocava con un 4-4-2. Ma per le tre cose che insegnò ai suoi.
La prima, che le partite vanno giocate con la stessa intensità per tutta la loro durata, senza accontentarsi del golletto di vantaggio (e la Juve di Trapattoni e Platini, che aveva vinto tanto negli anni precedenti, spesso lo faceva, attentando alle coronarie di noi poveri tifosi).
La seconda, che tutti devono dare una mano alla squadra, una sorta di riproposizione del calcio totale dell’Ajax e dell’Olanda di Cruijff.
La terza, che per me è stata la chiave di volta, la cultura della sconfitta.
Già, in un’epoca che aveva fatto dell’edonismo il proprio punto di forza, affermare che “per vincere bisogna saper perdere” sembrava quasi un paradosso. Eppure portò un periodo d’oro per il Milan e di conseguenza per tutto il movimento calcistico italiano.
Purtroppo quella lezione non è stata appresa così tanto bene dai più, ma questa è un’altra storia.
Molti pensano che la frase di Boniperti, “vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta” sia alla base delle vittorie e dei successi della Juve, così giustificando il mezzo, anche illecito, tramite il quale raggiungere lo scopo.
Ma la verità è che la frase si cui si fonda quella mentalità è un’altra: “Non importa ciò che hai fatto fino a ieri, ma ciò che farai domani”.

14 Replies to “Tifare contro”

  1. Questo è un “male” che colpisce tanta gente ignorante. Te lo dice un tifoso avellinese, nato a Palermo e residente a Verona ! 🙂
    La mia sensazione è che questa mentalità ci sia soprattutto al sud, e spesso si raggiunge il paradosso. Mio fratello mi racconta dei fuochi d’artificio sparati a Palermo dopo l’eliminazione della Juve dalla Champions o la perdita della finale. Come si fa a non sentirsi penosi e ridicoli ? Hai una squadra retrocessa in Serie B, un presidente che se ne sbatte le palle, un pubblico ai minimi storici, la gente che si è disinnamorata dei colori rosanero e tu che fai ? Festeggi la sconfitta della Juve ?!?!
    Una squadra peraltro di un altro pianeta rispetto a te (potrei capire la goduria di interisti, milanisti, romanisti, napoletani).
    Mi dispiace solo, per concludere, che questo modo di fare abbia sconfinato in politica e, anzichè parlare di cosa voglio fare e SE lo posso fare, perdiamo tempo a parlare di colui che ha perso.
    Ridicoli.

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  2. Da ragazzo ero juventino perchè quella juve coincideva praticamente con la nazionale che faece quarta ai mondiali in Argentina e che poi vinse quelli in Spagna! Era una squadra tosta, con lottatori e gente di classe a cui poi si sarebbero aggiunti Platinì e Boniek e che avrebbe vinto tutto quel che c’era da vincere quando in Italia c’era la cultura derivata da Brera( giornalista secondo me sopravvalutato) secondo cui gli altri sono sempre più grossi, più alti, più forti! Beh, per anni ne la nazionale ne le squadre di club vinsero nulla rimediando grosse figure e poi arrivò la Juve ed apri quel ciclo italiano che successivamente portò prima grandi campioni (Zico, Maradona, Falcao, Van Basten, Rumenigge ecc ecc) e poi grandi vittorie e successi! Hai giustamente ricordato il Milan ma ricordo una fantastica Sampdoria che perse una finale, e ricordo altri grandi successi. Apprezzavo il calcio e pur essendo tifoso applaudivo quando vedevo vincere altre squadre come il Milan o il Napoli. Ricordavo anche le altre formazioni e in parole povere ero tifoso ma sportivo. Poi…poi il calcio e i tifosi sono diventati altro…il valore del rispetto dell’avversario si è perso, quando la Juve perse la finale con l’Amburgo i “tifosi” interisti scesero in piazza a festeggiare come se avessero vinto loro…beh…da quel momento ho iniziato progressivamente ad allontanarmi, con farsopoli c’è stato il quasi distacco definitivo ed ancora oggi seguo ma ormai senza più passione anche perchè, oggi, non sopporto proprio più vedere i giocatori frignare come poppanti quando vengono appena sfiorati…fosse per me , in quei casi scatterebbe la squalifica a vita! 😀

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  3. hai scritto:

    “Intanto, non comprendi che tifare contro è una pessima abitudine”…

    ecco, dire una simile cosa a un tifoso del Napoli è un po’ come tentare di far diventare vegano Hannibal Lecter, non si è ancora spenta la vasta eco del 1990, anno in cui scoprimmo che per idolatrare un cocainomane i napoletani si misero a tifare contro la Nazionale.

    detto questo… sono un Torinese di fede Torinista, portatore sano di anti-Juventinità (notare la maiuscola), quando i gobbi indossano la maglia azzurra tifo spudoratamente anche per loro ma, lo dico serenamente, quando giocano nel loro club tifo contro. Credo questo sia scelta legittima.

    Sai, sono quasi 70anni che noi, tifosi del Toro, sentiamo i gobbi inneggiare alla sciagura di Superga, per quasi un secolo siamo stati costretti a vivere nel sottoscala della informazione, visto che il primo quotidiano della città era degli Agnelli. Il Toro di Pianelli vinse un clamoroso scudetto nel 1976, un successo maldigerito dall’uomo di strada San vito.

    è vero che negli ultimi sette anni agli altri avete lasciato le briciole, quelle stesse briciole che a voi lascia l’Europa, è una ruota, vincere una quantità industriale di scudetti ma non la coppa… NON è un qualcosa di cui vantarsi.

    sempre con rispetto e cordialità

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    1. E mai e poi mai nominerei Superga, se non per due motivi:
      la sciagura del grande Torino (notare la maiuscola)
      il ristorante “Bel Deuit”.
      Quei coglioni (scusa il termine, ma non ne trovo altri) che inneggiano a Superga o al Vesuvio non sono miei amici, d’altra parte io tifo Juve, non gli juventini.
      Sempre con rispetto e cordialità 😉

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  4. Potrei scriverci un tema.
    Ad ogni modo. Ieri sera, alla fine del 1° tempo, nel gruppo WhatsApp degli amici del fantacalcio scrissi che se si fossero svegliati Dyba e Pipita avreste vinto. Così è stato, avete vinto con merito anche considerato un evidente rigore negato. Bene Allegri che ha corretto la squadra in corsa (Barzagli su Son era una bestemmia).
    Detto questo, io non riesco a tifare Juve.
    Da piccolo avevo il vostro poster nella stanza, e vi ammiravo davvero, così come il Torino.
    Quindi tifavo Milan, ma simpatizzavo bianconeri e granata, semplicemente perché giocavano bene.
    Ma poi Boniperti (vincere è l’unica cosa che conta), “Il fine giustifica i mezzi” (vergognoso striscione pro triade), il doping, calciopoli, i 2 scudetti autoassegnati, Buffon che non ammette il gol di Muntari, Buffon che conferma che esistono squadre che si scansano. Non mi dilungo, hanno sbagliato anche altre squadre, ma la juve di più, e questi atteggiamenti non li posso davvero sopportare.
    Quindi bene la vittoria di ieri, ma chiedere di tifare per la Juve questo no.
    IMHO, senza nessuna acrimonia, son contento abbiate vinto a Wembley.

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    1. Non ti chiedo di tifare pro, ma di non tifare contro. Quello proprio non lo capisco. C’è quella squadra della stessa città della Juve che nominavi per la quale io non tiferò mai, ma di certo non le augurerò mai di perdere.
      Su calciopoli. La Juve ha pagato? Sì. Retrocessa, due scudetti in meno. Ma adesso basta. Non era un ergastolo…

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