Italia, se é mesta

Non ci sto.

Mi sono scocciato di appelli al buon senso, all’educazione, al “politically correct“. Si facciano delle leggi, delle norme. O stai di qua o stai di là.

Ma che non mi vengano a dire che serve senso civico o baggianate del genere.

Senso civico? Chi ce l’ha veramente? Chi faceva la raccolta differenziata prima che ce la imponessero? Eppure era possibile farla anche prima (in Alto Adige io la facevo nel ’93).

Non ci sto a guardare la gente lamentarsi di qualunque cosa.

Mi ricorda una barzelletta di tanti anni fa.

Durante una manifestazione di disoccupati, un industriale che passava di lì per caso dice a uno dei manifestanti: “Smetti di lamentarti, ti assumo io!”. E quello: “E con tutta questa gente, proprio a me?”.

Ecco, noi italiani siamo così.

Esperti di spazio mentre la Cristoforetti era sulla ISS, di Costituzione mentre si forma il Governo, di Diritto Internazionale di Navigazione durante la crisi migranti.

Eppure, uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) dice che in Italia il 47% delle persone tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale, più del Messico, più della Nuova Zelanda, più di Bermuda…

Non ci sto a guardare la televisione. E infatti non la guardo più.

Non ci sto ad assistere alla crisi di un mondo musicale fatiscente e finto, che “sforna” più meteore che talenti: la responsabilità in buona parte è della televisione che, con i vari talent (Maria De Filippi & Company), sta occupando e plasmando il mondo della musica.

Eppure la tv era diversa, all’inizio.

La tv è cambiata con Berlusconi, che ha portato in Italia la tv americana, compiendo un’operazione che la Rai non avrebbe mai potuto azzardare, essendo nata sul modello della Bbc inglese, e quindi con l’obiettivo di informare, educare e intrattenere.

In Rai c’era un canale solo: forse quell’approccio della Tv, agli occhi di oggi, potrebbe passare per noioso ed invece era molto più avanti e rivoluzionario, tanto che la casalinga di Voghera conosceva Renzo e Lucia, i fratelli Karamazov.

A 4 anni, mi misi a leggere il giornale di mio padre, con grande sorpresa dei miei vicini di casa, che pensavano fossi un genio!

In realtà, mia nonna, che non aveva studiato, da piccola, prima che io nascessi guardava la trasmissione “Non è mai troppo tardi” di Alberto Manzi, che aveva come fine quello di insegnare a leggere e a scrivere agli Italiani adulti, e pensò di applicare quell’insegnamento anche a me.

Quando mi trovai in prima elementare erano già due anni che avevo imparato a scrivere e a leggere!

Oggi, al contrario, la televisione ha creato una sorta di analfabetismo di ritorno, le persone hanno poca capacità critica e comprendono sempre meno.

Il nostro è un Paese che non esiste più, che ha dimenticato la sua storia. I giovani non leggono, l’etica è stata sostituita dall’estetica. E i libri da Instagram.

Un tempo anche nel cinema eravamo grandi.

Mastroianni, Totò, Gassman, Alberto Sordi… sono stati grandi uomini, e in confronto a loro quelli di oggi potrebbero fare a malapena la comparsa muta.

Con tutta la nostra tradizione alle spalle (il Neorealismo era un riferimento per tutti coloro che facevano cinema nel mondo) gli anni attuali sono davvero sconfortanti!

Nel cinema ci hanno superato anche i Francesi (il film “Benvenuti al Sud” è un remake della pellicola francese “Giù al Nord”).

A parte il cinema e la televisione, anche negli altri ambiti siamo messi male, eppure la maggior parte degli scienziati di valore internazionale sono Italiani.

Che dire del calcio?

Le polemiche sono l’unico motore di un gioco che ormai è un ricettacolo di soldi.

E quest’anno è stato anche peggio.

Nei tre campionati con Sarri, il Napoli ha sempre migliorato il numero delle vittorie (25, 26 e 28) ed il totale dei punti in classifica (82, 86 e 91).

Tutto ciò, Sarri lo ha fatto con una squadra sostanzialmente ereditata. In pratica, non sua. Degli 11 titolari, ben 8 (Reina, Hamsik, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Jorginho, Mertens e Callejon) sono acquisti effettuati nella gestione del suo predecessore Rafa Benitez, oltre ad Insigne già presente in rosa.

Un gruppo al quale è stato sottratto Gonzalo Higuain, passato alla Juve.

Da un lustro, la squadra è costantemente presente in Europa, giocando, a dire di molti, il miglior calcio continentale.

Senza dimenticare che nel 2007 era in serie B. Nel 2007 era in serie B anche la Juventus.

Da allora, 7 scudetti 4 Coppe Italia, 2 finali di Champions League, un fatturato da top ten, conti in ordine e uno stadio di proprietà.

Juventus e Napoli sono nell’elite attuale del calcio italiano ed europeo e non sono governate da magnati del petrolio russi, sceicchi arabi o fondi asiatici.

Come si direbbe in altri settori, sono il Made in Italy che ci dovrebbe rendere orgogliosi.

Eppure i tifosi si fanno la guerra, non capendo che non c’è più la contrapposizione nord-sud, che il Napoli andò in B non per colpa della Juve ma di altri (la prima volta, nel 48, su denuncia di Dall’Ara e avallo della federazione “milanese”; la seconda volta, nel 2001, per un accordo tra il Parma di Tanzi e il Verona di Pastorello, comprato da quest’ultimo con i soldi di Tanzi), che non è la Juve il mostro da colpire, ma la federazione “milanese” con la cassa di risonanza dei giornali “milanesi”.

La cosa di per se mi lascerebbe indifferente se non fosse che viene presa di mira la Juventus per giustificare i loro fallimenti.

Come il fallimento di una Nazionale che dopo 60 anni non si è qualificata per i Mondiali. E anche il calcio è lo specchio della società.

Ma io non ci sto.

Ma soprattutto non ci sto che qualcuno venga a casa mia a dirmi come mi devo comportare.

Quindi cari “amici” del Nord Europa, pensate ai fatti vostri, che noi di gatte da pelare ne abbiamo già abbastanza.

6 Replies to “Italia, se é mesta”

  1. Hai ragione a criticare tanto la televisione ma dimentichi, caro Franco, un intero mondo che incide ancor di più: quello dei social network.
    I giovani stanno crescendo rincoglioniti perchè quando non guardano la De Filippi in Tv, leggono ciò che scrive Di Maio su Facebook.
    Chi legge ? Pochi.
    Il futuro ? “Arbitro pagato Juve”. Questa è l’unica certezza che parecchia gente aveva in passato, ha tutt’oggi e avrà in futuro ! 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Sono juventino, ma non mi arrabbio se dicono che la Juve paga gli arbitri; non credo che la rete sia un male, ma l’uso che se ne fa (colpa dei genitori, caro Vincenzo). E non credo che Di Maio dica boiate più di tutti quelli che lo hanno preceduto. Ma mi arrabbio se mi chiamano Franco, e la risposta è nell’ultimo periodo del post. Mi chiamo Francesco 😁😁

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