Caterina Valente

Ohibò, dirà il mio giovane lettore, chi è costei? (Va bene, non dirà ohibò. Non è neanche tanto giovane. E non usa “costei”).

Chi ha qualche anno in più di me (entrerò a far parte della gloriosa schiera dei cinquantenni da ottobre prossimo) la ricorderà di certo.

Caterina Valente è una cantante, attrice e showgirl italiana, ritirata dalle scene ormai da anni.

Tipico esempio di artista cosmopolita, nata a Parigi nel 1931 da genitori italiani, con passaporto tedesco, vincitrice di premi internazionali, con pubblico in ogni continente, con più di 1500 brani musicali incisi in dodici lingue diverse (per questo è entrata nel guinness dei primati) di cui almeno sei parlate correntemente, e ben 18 milioni di dischi venduti in ogni parte del globo.

Chi non la conoscesse, andasse subito a cercare le esibizioni che (purtroppo poche e registrate male) ci sono in rete. Un talento ASSOLUTO.

Proveniente da una famiglia italiana di artisti viaggianti (il padre Giuseppe era un noto fisarmonicista, la madre Maria una commediante musicale pluristrumentista e ballerina), Caterina mosse ancora da bambina i primi passi nello spettacolo insieme ai tre fratelli in teatro.

Dopo la guerra, durante la quale la famiglia Valente era stata costretta a spostarsi più volte, tornò a Parigi dove cominciò a esibirsi in alcuni club come cantante jazz, accompagnandosi con la chitarra che suonava ormai da professionista.

È in quel periodo che incontrò un ancora sconosciuto Gilbert Bécaud, anch’egli desideroso di sfondare come cantante. In seguito, da personaggi entrambi affermati, ebbero modo di ritrovarsi più volte per collaborazioni e duetti musicali.

Nel 1948 partì per un tour in Scandinavia; nel 1952 conobbe e sposò il giocoliere berlinese Erik Van Aro (nome d’arte di Gerd Eric Horst Scholz): dalla loro unione nacque Eric Van Aro, poi apprezzato cantante jazz.

Nel 1953 venne chiamata dal famoso artista Grock a far parte del suo circo mobile. Qui venne notata da Walo Linder, dirigente della Radio Svizzera, che la fece partecipare ad alcune trasmissioni radiofoniche mandate in onda da Zurigo.

Il 1953 fu anche l’anno del suo primo disco, Istanbul, registrato con l’orchestra di Kurt Edelhagen, direttore che la porterà alla seconda edizione del Festival del Jazz di Francoforte e nel 1955 al Salon du Jazz di Parigi, dove si cominciava a parlare di lei sulla stampa, e dove alcuni giornalisti la salutavano come una vera e propria rivelazione.

Di qui i primi successi discografici con “Malagueña”, “The breeze and I”, composti dal celebre musicista cubano Ernesto Lecuona e arrangiati da Werner Müller.

La sua versione di “Malagueña”, malgrado fosse cantata in tedesco, riuscì ad arrivare nelle classifiche americane come pure “The breeze and I” (cantata in inglese) che ci rimase per 14 settimane, mentre “Ganz Paris träumt von der Liebe”, cover tedesca di “I love Paris” di Cole Porter, vendette 500 mila copie in Germania.

Arrivarono così i primi film musicali, tra cui uno (Casino de Paris, 1957) interpretato al fianco di Vittorio De Sica.

Nel 1959 venne a Roma invitata da Mario Riva che la lanciò ne “Il Musichiere”, e i suoi dischi entrarono anche nelle classifiche italiane.

Tra i suoi maggiori successi “Till”, un melodico che in seguito diverrà uno standard e “Personalità”, brano ritmico che venne poi reinterpretato anche da Mina e da Adriano Celentano.

Intanto Caterina si faceva strada anche negli Stati Uniti dove partecipò a importanti varietà televisivi, come ospite di entertainers del calibro di Perry Como, Dean Martin, Bing Crosby e Danny Kaye.

Dal 1959 in poi si fece paladina dei nuovi ritmi provenienti dall’America Latina: dal calypso al samba, dal cha cha cha alla bossa nova, Caterina fu fra i primi a interpretare in Europa le firme più prestigiose della nuova ondata musicale, a partire dalla famosa colonna sonora di Orfeo negro e non mancò di incidere decine di brani con celebri orchestre di musica latinoamericana quali quella di Edmundo Ros.

Molti furono i programmi televisivi italiani ai quali partecipò, sia come ospite che come conduttrice. Tra questi: “Nata per la musica”, “Bentornata Caterina”, “Un’ora con Caterina Valente”, “Studio Uno”. In quest’ultimo si lanciò in spericolati virtuosismi vocali duettando con Mina e con il Quartetto Cetra.

Questi show furono l’occasione per presentare al pubblico italiano altri brani che diventarono immediatamente dei successi, quali “Ciao”, “Precipitevolissimevolmente”, “Stanotte come ogni notte”, “Nessuno al mondo”, “Twistin’ the twist”, quest’ultima eseguita assieme al fratello Silvio Francesco, cantante, attore e pluristrumentista che spesso era al suo fianco negli spettacoli.

Nel 1961 un suo spettacolo di varietà intitolato “Bonsoir Caterina” di 6 puntate inaugurò il neonato secondo canale televisivo della RAI.

Nel 1971 divorziò da Erik, ma i due restarono amici oltre che soci in affari. L’anno successivo Caterina sposò Roy Budd, pianista britannico, dal quale nacque nel 1974 il secondogenito Alexander.

Proseguirono intanto le tournée in vari paesi del mondo: Russia, Giappone, Cile, Sud Africa, Messico e naturalmente Stati Uniti, dove duettò con artisti quali Ella Fitzgerald, Buddy Rich, Louis Armstrong, Chet Baker, e si esibì con le orchestre di Count Basie, Tommy Dorsey, Woody Herman.

Nel 1980 divorziò anche dal secondo marito. Venne nominata ambasciatrice di un’associazione benefica per l’infanzia, e nel 1986 festeggiò i suoi 50 anni di carriera con un concerto alla TV tedesca visto da 16 milioni di spettatori della Repubblica federale, e da un totale di 50 milioni di spettatori se si considera la totalità delle nazioni di lingua tedesca che lo trasmisero.

Negli anni ’90 le apparizioni in pubblico si fecero più rare, ma Caterina continuò ad incidere dischi, uno dei quali “A briglia sciolta” (1989), inciso in Italia, divenne il CD di Caterina più venduto in assoluto.

L’ultimo CD, dal titolo Girltalk venne registrato nel 2001 con la collaborazione dell’arpista Catherine Michel e gli arrangiamenti di Gianni Ferrio. Tra i brani dell’album venne inclusa la canzone “Papa n’a pas voulu”, la prima che Caterina cantò in pubblico, nel 1936.

Ritiratasi a vita privata, oggi divide la sua vita tra Montagnola, la sua residenza nei pressi di Lugano, e gli Stati Uniti, dove possiede un appartamento.

Peccato che in Italia quasi nessuno la conosca, soprattutto  fra le nuove generazioni.

Il grande pubblico non ha neanche una vaga idea della grandezza di questa straordinaria entertainer e delle sue straordinarie capacità, espresse in campi molto differenti.

Ad esempio suonava la chitarra talmente bene che si permise un disco in duetto con Chet Baker in tempi nei quali si azzardavano davvero in pochissimi a farlo.

Ballava il tip tap magistralmente e duettò con quattro pezzi da novanta della batteria moderna  Jazz come Shelly Manne, Philly Joe Jones, Irv Cottler e Louie Bellson (nome d’arte dell’italiano Luigi Balassoni).

Si immerse nel puro piacere fisico di cantare con Danny Kaye, Dean Martin, Perry Como e Louis Amstrong, esprimendo una generosità e un senso dell’ironia che testimoniavano la sua unicità e, su tutto, dimostrò con i fatti la sua straordinaria musicalità quando duettò con la Regina Ella Fitzgerald e con la sua amica Mina.

Oggi è molto difficile individuare qualcuno che possa, anche solo lontanamente, paragonarsi a questa stella assoluta, che è stata ballerina, cantante, chitarrista, attrice e anche compositrice. E forse, visto che è stata una delle poche, se non l’unica vera vedette internazionale mai espressa dall’Italia, sarebbe il caso di ricordarla un po’ di più.

 

9 pensieri riguardo “Caterina Valente

  1. Non la conoscevo ma sono andato a guardarmi dei video e mi sono fatto l’idea che giustamente era famosa all’estero dove forse aveva più possibilità di mettere in mostra il suo talento indubbio mentre, forse qui l’Italia era ancora in ricostruzione e non c’era stato quel boom economico che avrebbe portato la tv in ogni casa! Negli anni ottanta novanta avrebbe spopolato ma credo che se la sia goduta! Comunque hai ragione, davvero in gamba!

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  2. La ricordo perfettamente, era la cantante italiana più nota in area internazionale, forse già da allora meno nota in Italia. Come cantante leggera credo che fosse la più brava, almeno fino all’affermazione di Mina che però, se ben ricordo, raggiunge la sua maturazione dopo la metà degli anni ’60

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