Scoperte casuali

Tante volte ci meravigliamo davanti alla conoscenza e all’abilità degli inventori, soprattutto del passato.

Ma alcune di quelle scoperte hanno avuto una casualità incredibile.

Antonio Santi Giuseppe Meucci, nato a San Frediano, popolare quartiere della città di Firenze, il 13 aprile 1808, è stato un inventore italiano, celebre per lo sviluppo di un dispositivo di comunicazione vocale, il cosiddetto telettrofono.

La sua era una famiglia povera: non poté completare gli studi presso l’Accademia di Belle Arti e iniziò a lavorare molto giovane; svolse varie professioni, da quella di impiegato doganiere, a quella di meccanico di teatro. Nell’ambiente teatrale incontrò Ester Mochi, sarta, sua futura moglie.

Antonio si appassionò fin da giovane all’elettricità fisiologica e animale. Seguì anche la politica: fu coinvolto nei moti rivoluzionari del 1831 e, a causa delle sue convinzioni politiche per le sue idee liberali e repubblicane, fu costretto a lasciare il granducato di Toscana. Dopo lunghe peregrinazioni nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie, Meucci emigrò a Cuba dove, per arrotondare lo stipendio, si dedicò all’elettroterapia, una pratica all’epoca molto in voga.

Fu proprio quell’hobby un po’ inconsueto, curare pazienti che gli erano inviati dai medici locali con leggere scariche elettriche, a portarlo in modo del tutto accidentale ad una intuizione che avrebbe rivoluzionato letteralmente il nostro modo di comunicare.

Un giorno dell’autunno del 1849, infatti, si presentò un suo amico, malato di reumatismi.

Meucci infilò un cavo elettrico nella bocca del malcapitato, e per prudenza, un altro cavo nella propria, in modo da poter regolare la corrente ed evitare pericolosi eccessi. Quindi, si allontanò in un’altra stanza (era meglio che la cavia umana restasse isolata in una stanza separata e non scorgesse gli inquietanti macchinari).

A quanto pare le precauzioni prese non furono sufficienti perché non appena inserì nel circuito una batteria di pile con una tensione di 114 V, a causa dell’eccessiva corrente utilizzata, il paziente lanciò un urlo di dolore per la scossa subita.

La cosa sorprendente era che Meucci sentì il grido molto distintamente, sembrava che provenisse direttamente dalla sua bocca e non attraverso l’aria (era due stanze più in là rispetto al letto del malato!).

Si trattava della prima trasmissione della parola per via elettrica: la bocca del paziente fece da microfono e quella di Meucci da altoparlante.

Nel 1850 si trasferì negli Stati Uniti, stabilendosi nella città di New York.

A New York Meucci aprì una fabbrica di candele e nel 1856 riuscì a completare quello che era diventato il suo chiodo fisso: l’esigenza nasceva dalla necessità di mettere in comunicazione il suo ufficio con la camera da letto della moglie, dove era costretta da una grave malattia.

Un appunto del 1857 di Meucci descriveva così il telefono: “Consiste in un diaframma vibrante e in un magnete elettrizzato da un filo a spirale che lo avvolge. Vibrando, il diaframma altera la corrente del magnete. Queste alterazioni di corrente, trasmesse all’altro capo del filo, imprimono analoghe vibrazioni al diaframma ricevente e riproducono la parola”.

Aveva le idee chiare, tuttavia mancavano i mezzi economici per sostenere la propria attività. La fabbrica di candele fallì e Meucci cercò finanziamenti presso facoltose famiglie in Italia, ma non ottenne i risultati auspicati.

Ben presto arrivano a mancare i soldi anche per la propria sussistenza: Meucci poteva contare solo sull’aiuto e la solidarietà di altri emigrati italiani.

Gli accadde inoltre di rimanere vittima di un incidente su una nave: Meucci fu costretto a letto per mesi. La moglie Ester si vide costretta a vendere tutte le attrezzature telefoniche a un rigattiere per soli 6 dollari.

Meucci non rinunciò ai suoi progetti e nel 1871 decise di richiedere il brevetto per la propria invenzione, che chiamò “telettrofono”. Il problema economico si ripresentò: con i 20 dollari che aveva disposizione non poteva nemmeno permettersi di pagare l’assistenza dell’avvocato che ne esigeva 250.

La strada alternativa era quella di ottenere una sorta di brevetto provvisorio, il cosiddetto caveat, che andava rinnovato ogni anno al prezzo di 10 dollari. Meucci riuscì a pagare la somma solo fino al 1873.

Nello stesso periodo, con un’ampia documentazione sulle sue ricerche, Meucci si rivolse alla potente American District Telegraph Company di New York, richiedendo la possibilità di utilizzare le linee per i propri esperimenti.

La compagnia non colse le potenzialità economiche dello strumento e procurò allo scienziato italiano una nuova delusione.

Nel 1876 Alexander Graham Bell presentò domanda di brevetto per il suo apparecchio telefonico. Gli anni successivi della vita di Meucci furono spesi in una lunga vertenza per rivendicare la paternità dell’invenzione.

Meucci trovò una sponsorizzazione da parte della Globe Company, che intraprese una causa con la Bell Company per infrazione del brevetto.

La causa terminò il 19 luglio 1887 con una sentenza che, pur riconoscendo alcuni meriti ad Antonio Meucci, diede ragione a Bell. “Nulla dimostra – recitava la sentenza – che Meucci abbia ottenuto qualche risultato pratico a parte quello di convogliare la parola meccanicamente mediante cavo. Impiegò senza dubbio un conduttore meccanico e suppose che elettrificando l’apparecchio avrebbe ottenuto risultati migliori”.

In sintesi, la sentenza affermerebbe che Meucci avrebbe inventato il telefono, ma non quello elettrico.

Antonio Meucci morì a 81 anni, il 18 ottobre 1889, poco prima che la società Globe presentasse ricorso contro la sentenza. La Corte Suprema statunitense decise per l’archiviazione del caso.

Per oltre un secolo, ad eccezione dell’Italia, Bell è stato considerato l’inventore del telefono. Il giorno 11 giugno 2002 il congresso degli Stati Uniti ha ufficialmente riconosciuto Antonio Meucci come primo inventore del telefono.

Meucci non si limitò solo all’invenzione del telefono, ma propose numerose innovazioni tra cui le candele steariche, oli per vernici e pitture, bevande frizzanti, condimenti per pasta e una tecnica per ottenere pasta cellulosica di buona qualità.

14 pensieri riguardo “Scoperte casuali

  1. È triste pensare che tale vicenda non abbia insegnato nulla soprattutto a questo paese e molti cervelli sono costretti a brevettare(quando ci riescono) le loro scoperte all’estero o a cedere completamente le loro idee.Un esempio fu il matematico italiano che di fatto inventò o pose le basi per il motore di ricerca fu Google.Ma ce ne sono a centinaia e tu sicuramente ne conosci molte più di me!

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