Vengo anch’io

Lo so. Avete (tutti) pensato: “no, tu no”.

Ci sono dei ritornelli che ti restano in testa, non c’è nulla da fare, per quanto ci provi non li scorderai finché campi. Uno di questi è legato proprio a quella canzone di Jannacci.

Enzo Jannacci era un medico (vero, non per finta, e mi dicono anche abbastanza bravo) che aveva l’hobby della musica.

Ad un certo punto, a metà anni sessanta, quando era sul punto di mollare la musica, Dario Fo se lo portò per un tour di spettacoli. Apriti cielo.

Nel giro di pochissimo, Jannacci diventò l’idolo della Milano dell’epoca, e di riflesso, famoso in tutta Italia.

Ma il successo vero, quello che oggi corrisponde al riempire gli stadi, arrivò dal classico pezzo accantonato, che, dovendo ultimare il nuovo album, stavolta per la ARC, etichetta satellite della potente RCA italiana, voluta dal direttore generale in persona, Ennio Melis, per fare centro con nuovi artisti, Jannacci tirò fuori dal proverbiale cassetto: si tratta, ovviamente, di “Vengo anch’io. No tu no”.

Il primo abbozzo della canzone era nato nel 1965, quando faceva una sorta di piano bar surrealista al Derby di Milano.

La prima strofa e il ritornello nacquero dall’unione delle menti di Jannacci e Fo:

 “Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale.

Vengo anch’io. No, tu no.

Per vedere come stanno le bestie feroci

e gridare aiuto, aiuto è scappato il leone,

e vedere di nascosto l’effetto che fa.

 

Vengo anch’io. No, tu no.

Vengo anch’io. No, tu no.

Vengo anch’io. No, tu no.

Ma perché? Perché no!”

Poi a Roma, con Fiorenzo Fiorentini, attore, compositore e sceneggiatore romano, Jannacci scrisse la seconda e la terza strofa:

“Si potrebbe andare tutti quanti ora che è primavera.

Vengo anch’io. No, tu no.

Con la bella sottobraccio a parlare d’amore

e scoprire che va sempre a finire che piove

e vedere di nascosto l’effetto che fa.

 

Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore.

Vengo anch’io. No, tu no.

Dove ognuno sia già pronto a tagliarti una mano

un bel mondo sol con l’odio ma senza l’amore

e vedere di nascosto l’effetto che fa. “

La quarta e ultima nacque invece dalla collaborazione con Cochi e Renato (pseudonimo degli attori comici Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto):

“Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale.

Vengo anch’io. No, tu no.

Per vedere se la gente poi piange davvero

e scoprire che per tutti è una cosa normale

e vedere di nascosto l’effetto che fa.”

Ma c’è un “omissis” in questa storia: le strofe scritte da Fo e Jannacci erano ben più di una: erano tre. Le altre due, note da tempo agli appassionati di Jannacci, erano molto più politiche:

“Si potrebbe andare tutti insieme nei mercenari

vengo anch’io? No tu no

giù nel Congo da Mobutu a farci arruolare

poi sparare contro i negri col mitragliatore

ogni testa danno un soldo per la civiltà.

 

Si potrebbe andare tutti in Belgio nelle miniere

Vengo anch’io? No tu no

a provare che succede se scoppia il grisù

venir fuori bei cadaveri con gli ascensori

fatti su nella bandiera del tricolor.”

La prima si riferisce alla convulsa situazione che si verificò nel Congo all’indomani dell’indipendenza dal Belgio, nel 1960: in estrema sintesi, uno scontro tra filoccidentali e filosovietici da cui emerse nel 1965 la dittatura di Mobutu Sese Seko, guida di un regime estremamente cruento e rapinoso nei confronti del popolo congolese. La seconda allude invece al disastro minerario di Marcinelle, in Belgio, in cui morirono 262 minatori, in gran parte emigrati italiani, nel 1956.

C’è chi dice per censura della RCA, chi per colpo di genio di Jannacci, le due strofe “politiche” vennero espunte, rendendo il personaggio universale, facendo in modo, in altre parole, che chiunque, quali che fossero le sue idee politiche, potesse identificarcisi. Chi non si è mai sentito escluso da qualcosa, in vita sua?

Anche nella strofa del funerale ci fu una modifica importante: in origine, invece di dire “e scoprire che per tutti è una cosa normale”, il penultimo verso recitava “e scoprire che poi piangono solo le suore”, cantata qualche volta dal vivo da Jannacci in questa forma.

Anche questo disco come tutti quelli che ho presentato in passato, come Cheap Thrills – Big Brother and the Holding Company, o “Music from Big Pink“, compie 50 anni.

Chi l’avrebbe mai detto? No, tu no!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...