Storia, magistra vitae – Costantino – parte prima

Come dico sempre al mio amico Gianfranco, detto Franz, il tempo scorre inesorabilmente in una direzione, che va dal passato al futuro. Si possono fare ipotesi e congetture solo sul passato. Ma non solo.

Biologicamente, tutto ciò che è vivo, prima o poi muore. Quindi possiamo affermare che la direzione del tempo va dalla creazione alla morte. Anche il secondo principio della termodinamica dice la stessa cosa.

Infatti esso afferma che in un sistema isolato l’entropia tende ad aumentare nel tempo in modo irreversibile. L’universo delimita il perimetro di un sistema isolato, per cui, se l’universo vive per un tempo sufficientemente lungo, raggiungerà uno stato nel quale tutta l’energia è uniformemente distribuita in tutte le direzioni dello spazio, e non saranno più possibili processi energetici (inclusa la vita).

Però possiamo fare congetture di vari tipi. Legate soprattutto a quel “se” nella mia frase precedente, ma anche di altri tipi, legate, come dicevo prima, al passato. Il principio per il quale se una cosa del passato non fosse andata in quel modo in cui è andata è stato sfruttato molto nei romanzi ucronici.

Il termine ucronìa deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da οὐ = ”non” e χρόνος = ”tempo”), per analogia con utopia che significa “nessun luogo”. Indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dal filosofo francese Charles Renouvier in un saggio (Uchronie) apparso nel 1857.

Uno dei più bei racconti ucronici è secondo me “La corsa della regina rossa” di Asimov.

La storia viene raccontata da un agente di un non meglio specificato dipartimento di investigazioni. All’agente viene affidata un’indagine su un impianto nucleare che è stato completamente prosciugato della sua energia, mentre viene trovato morto un professore di fisica nucleare, Elmer Tywood.

Dalle indagini con gli studenti e I colleghi di università di Tywood emerge che questi aveva sviluppato un modo di far viaggiare gli oggetti a ritroso nel tempo attraverso una traslazione micro temporale e con questo sistema intendeva migliorare il mondo dando alla società della Grecia ellenistica un’approfondita conoscenza della chimica.

Gli agenti investigativi e il loro capo si rendono conto a poco a poco che i cambi introdotti nella storia potrebbero, attraverso l’effetto farfalla (di cui ho già parlato in questo blog), arrivare a provocare la cancellazione dell’esistenza della specie umana.

Lo sviluppo dell’indagine conduce alla fine a un certo Mycroft James Boulder, professore assistente di filosofia, il quale era stato contattato da Tywood per tradurre un testo di chimica in greco antico dell’Attica. Boulder dichiara che aveva compreso cosa Tywood avesse in mente, e tradotto solo il minimo che coincideva con i resoconti storici, pertanto la loro attuale società è già il risultato dell’arrivo del libro nell’antichità.

Quindi non solo è complicato cambiare il passato, ma a quanto pare, è impossibile farlo! Mi viene da dire che l’unica cosa che possiamo cambiare è il nostro futuro, grazie ai nostri comportamenti…

Comunque mi chiedevo, l’altro giorno, cosa fosse accaduto se Costantino (Flavio Valerio Aurelio Costantino, conosciuto anche come Costantino il Grande e Costantino I, imperatore romano, forse una delle figure più importanti dell’Impero romano, che riformò largamente e nel quale permise e favorì la diffusione del cristianesimo) non fosse mai nato.

Fino alla fine del regno di Diocleziano, che lo precedette (con qualche figura minore interposta tra i due), i cristiani erano perseguitati.

Se Costantino non fosse mai salito al trono o avesse preso una decisione diversa, tipo di continuare ad adorare il dio Sole, cosa sarebbe accaduto?

Magari, se Costantino avesse smesso di perseguitare i cristiani, fondamentalmente perché che era inutile perseguitarli (l’avevano capito tutti, l’aveva già detto due o tre anni prima Galerio, che aveva fatto di tutto per sradicarli e poi ad un certo punto, prima di morire, aveva fatto un editto in cui diceva in sostanza “io ci ho provato ad ammazzarli tutti, ma è stato inutile”), e se anziché cominciare a ricoprire la Chiesa di privilegi l’avesse lasciata perdere e avesse continuato a sostenere il culto del dio Sole, magari oggi vivremmo in un mondo un po’ diverso.

Un mondo in cui la festa religiosa più importante sarebbe celebrata in un momento assurdo, quando fa più freddo, quando il tempo è brutto: il momento peggiore dell’anno, insomma. Certo, perché i fanatici del dio Sole in quei giorni vedevano la morte e la rinascita del loro dio, quindi la più grande festa religiosa nel mondo europeo sarebbe il 25 dicembre!

E il giorno di festa nel nostro mondo anziché chiamarsi Domenica, cioè “giorno del Signore” (dies Dominici), si chiamerebbe giorno del sole e in una sperduta provincia dell’impero persa tra le nebbie del nord, il giorno di festa si chiamerebbe sun day (giorno del sole)!

Ovviamente sto scherzando, ma neanche tanto. I vecchi culti qualche traccia l’hanno lasciata, evidentemente…

Ma chi era davvero Costantino?

Tutti noi abbiamo imparato, dalla seconda media (se non ricordo male, la prima lezione di storia di quell’anno), che Costantino è stato il primo Imperatore cristiano, che si è convertito prima della battaglia di Ponte Milvio perché aveva visto nel cielo la scritta “In hoc signo vinces” (“in (sotto) questo segno vincerai”), che è stato colui il quale ha concesso la libertà ai cristiani con l’editto di Milano del 313, che è stato quello che ha deciso, usando il bilancio dello stato, di costruire grandi basiliche per regalare ai cristiani dei grandiosi edifici di culto.

Il fatto è che il cristianesimo per quei tempi deve essere stata una novità mica da poco: prima, con il politeismo, ti sceglievi un dio in base al tuo bisogno, andavi al tempio, sgozzavi un maialino e finiva lì. Nessuno ti chiedeva di credere in tutti i momenti della tua vita, come faceva il cristianesimo.

I cristiani avevano un Dio complesso, per quei tempi: un Dio che aveva iniziato a spargere il suo verbo prima agli Ebrei, con il vecchio testamento, poi con Gesù, nel nuovo. Ma l’antico testamento parlava di stermini, uccisioni e poi d’incanto, con il nuovo, “porgi l’altra guancia” e “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”!

 Le preghiere erano una di quelle cose che i politeisti e i pagani facevano fatica a digerire: pensate al passaggio del “Credo” che dice: “generato non creato della stessa sostanza del padre”; per quei tempi era una novità enorme!

Solo che non tutti i cristiani pregavano allo stesso modo, o eseguivano le cerimonie nella stessa maniera.

A quel punto, l’intervento di Costantino fu immane: decise che doveva essere lo stato ad intervenire e che lo stato doveva organizzare il congresso di tutti i vescovi cristiani (a spese dello stato): fu il primo concilio ecumenico, cioè la prima adunanza mondiale di tutti i vescovi a cura dell’imperatore e sotto la presidenza dell’imperatore, anche per decidere se avevano ragione quelli che dicevano “generato non creato della stessa sostanza del padre” o se avevano ragione quelli che non pregavano così.

Costantino stabilì una sorta di standard, diciamo così.

Però, se vogliamo dirla tutta, Costantino è anche quello che ha inaugurato una notevole scia di sangue familiare. Facciamo un passo indietro.

Costantino era figlio di Costanzo Cloro e della sua moglie (o compagna) Elena. Nacque a Naissus nell’odierna Serbia.

Nel 288 Costanzo era stato nominato Prefetto del pretorio delle Gallie (cioè comandante militare) e nel marzo del 293, in base al sistema della Tetrarchia voluta da Diocleziano, fu nominato Cesare dall’Augusto di Occidente, Massimiano, di cui sposò la figliastra Teodora. Costantino fu affidato all’Augusto d’Oriente, Diocleziano ed educato a Nicomedia presso la corte dell’imperatore, sotto il quale cominciò la carriera militare: fu tribunus ordinis primi, viaggiò in Palestina e partecipò alla campagna danubiana contro i Sarmati; fu ancora con Diocleziano in Egitto nel 296 e quindi combatté sotto Galerio, Cesare d’Oriente, contro i Persiani e i Sarmati.

Il primo maggio del 305, Diocleziano abdicò a favore del proprio cesare Galerio e lo stesso fece Massimiano in Occidente, a favore di Costanzo Cloro. Galerio nominò proprio Cesare il nipote Massimino Daia, mentre Costanzo scelse come proprio successore Flavio Severo. Fu in questo frangente che Costantino raggiunse il padre in Britannia (alcune fonti vogliono che quella di Costantino sia stata una vera e propria fuga da Nicomedia, dove Galerio avrebbe voluto trattenerlo per garantirsi la fedeltà di Costanzo Cloro) e condusse con lui alcune campagne militari nell’isola.

Circa un anno dopo, il 25 luglio 306, Costanzo Cloro morì nei pressi di Eburacum e l’esercito, guidato dal generale germanico Croco (di origine alamanna), proclamò Costantino nuovo Augusto d’Occidente, mettendo a repentaglio il meccanismo della tetrarchia, ideato da Diocleziano proprio per porre termine all’uso ormai consolidato degli eserciti di proclamare di propria iniziativa gli imperatori.

Si ebbero inizialmente quattro augusti (Galerio e Massimino Daia in Oriente, Licinio in Illirico e Costantino, nelle province galliche e ispaniche, mentre Massenzio (278 – Roma, 28 ottobre 312), figlio dell’antico collega di Diocleziano, Massimiano, restava come usurpatore a Roma, in Italia e in Africa).

Inizialmente Costantino si alleò con Massimiano, di cui aveva sposato la figlia Fausta e che era ansioso di recuperare un ruolo nella politica imperiale, in antagonismo con il figlio Massenzio. Tuttavia, grazie alla stessa moglie Fausta, Costantino scoprì il piano di Massimiano di ucciderlo alla prima occasione e lo costrinse a fuggire a Marsiglia dove il suocero si tolse la vita nel 310.

Alla morte di Galerio nel 311, Costantino si alleò con Licinio, mentre Massenzio con Massimino Daia. Costantino, ormai sospettoso nei confronti di Massenzio, riunito un grande esercito formato anche da barbari catturati in guerra, oltre a Germani, popolazioni celtiche e provenienti dalla Britannia, mosse alla volta dell’Italia attraverso le Alpi, forte di 90.000 fanti e 8.000 cavalieri. Costantino lo sconfisse definitivamente nella già citata battaglia di Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312. Con la morte di Massenzio, tutta l’Italia passò sotto il controllo di Costantino.

L’anno seguente, nel 313, Massimino Daia veniva sconfitto da Licinio e si dava la morte.

Costantino morì il 22 maggio 337 non molto lontano da Nicomedia, mentre preparava una campagna militare contro i Sasanidi. Egli preferì non nominare un unico erede, ma dividere il potere tra i suoi tre figli cesari Costante I, Costantino II e Costanzo II e due nipoti Dalmazio e Annibaliano.

Costanzo, che era impegnato in Mesopotamia settentrionale a supervisionare la costruzione delle fortificazioni frontaliere, si affrettò a tornare a Costantinopoli, dove organizzò e presenziò alle cerimonie funebri del padre: con questo gesto rafforzò i suoi diritti come successore e ottenne il sostegno dell’esercito, componente fondamentale della politica di Costantino.

Durante l’estate del 337 si ebbe un eccidio, per mano dell’esercito, dei membri maschili della dinastia costantiniana e di altri esponenti di grande rilievo dello stato. Le motivazioni dietro questa strage non sono chiare: nel settembre dello stesso anno i tre cesari rimasti (Dalmazio e Annibaliano erano vittime della “purga”) si riunirono a Sirmio in Pannonia, dove il 9 settembre furono acclamati imperatori dall’esercito e si spartirono l’Impero: Costanzo si vide riconosciuta la sovranità sull’Oriente, Costante sull’Illirico e Costantino II sulla parte più occidentale (Gallie, Hispania e Britannia).

La divisione del potere tra i tre fratelli durò poco: Costantino II morì nel 340, mentre cercava di rovesciare Costante, e Costanzo guadagnò i Balcani; nel 350 Costante fu rovesciato dall’usurpatore Magnenzio, e Costanzo divenne unico imperatore.

Come si capisce da queste righe, ben pochi morirono di vecchiaia e quasi tutti ammazzati da parenti. Neanche Shakespeare avrebbe immaginato una trama così complessa…

In realtà uno se l’erano proprio scordato, perché era impegnato in una specie di “erasmus” in Grecia, e si chiamava Flavio Claudio Giuliano, meglio noto come Giuliano l’apostata.

Tanta era l’eco di queste storie che Giovanni Crisostomo, o Giovanni d’Antiochia, arcivescovo di Costantinopoli, usava dire di diffidare dagli imperatori, perché la casa dell’imperatore è sempre fradicia del sangue dei suoi parenti.

Queste sono le cose che mettono un po’ in difficoltà gli storici.

Costantino ha sospeso le persecuzioni, ha sostenuto la Chiesa, ha inaugurato un’alleanza tra Stato e Chiesa destinata a durare nei secoli, ha protetto il cristianesimo in tutti i modi, si è convertito personalmente, ma ha anche fatto uccidere, nella scalata al potere, il suocero, due cognati, la moglie, il figlio e i suoi figli si sono uccisi tra loro.

Qual era il vero volto di Costantino? Salvatore di uomini o perfido arrivista? Lo scopriremo nel prossimo capitolo! Non mancate!

7 pensieri riguardo “Storia, magistra vitae – Costantino – parte prima

  1. Come al solito tanta carne al fuoco ed interessante! Chicca Asimoviana e bel quadretto storico anche se, forse lo hai dimenticato o forse ne parlerai in seguito, manca il motivo pecuniario al perché di quel matrimonio stato chiesa che, nello standardizzare eliminò un bel po’ di altre chiese e culti.Ma va beh, è storia ed amen! Invece sulle congetture temporali vado forte e tante ne ho fatte anche io.Tra le preferite sicuramente c’è quella del e se alla terza guerra invece di Roma avessero vinto i sanniti(son di parte lo so!😜) come sarebbe cambiata la storia, il mondo e la geografia? Beh, in periodo di mondiali scacchistici questa è una congettura che penso avrebbe di sicuro cambiato tutto e probabilmente invece di avere oggi un Molise che non esiste, non sarebbe esistita Roma e qui oggi vi sarebbe una metropoli millenaria centro del mondo! Religione?Probabilmente non ci sarebbe stato il cristianesimo per il semplice fatto che i sanniti non avrebbero invaso la Palestina e creato malcontento e martiri ma avrebbero solo stretto relazioni commerciali come facevano coi popoli loro alleati(pentri, volsci,apuli ecc ecc)
    E niente, invece vinsero i romani e semplicemente cancellarono dalla faccia della terra chi li aveva sconfitti ben due volte e siamo tutti qui!😝

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