Astronomia e astrologia – parte seconda

L’idea di scrivere su un blog mi è venuta una sera di circa quattro anni fa, soprattutto perché avevo iniziato, sotto forma di pagine scritte a mano, una sorta di “libro di fisica” e mi sarebbe piaciuto pubblicarlo.

Visto che pubblicare un libro cartaceo comporta fatiche immani, e io non lo faccio certamente come lavoro, ma come hobby, ecco che iniziai a smanettare su internet e una sera trovai una piattaforma gratuita (anche se adesso pago qualcosina per avere un indirizzo personalizzato) dove postare ciò che avevo scritto.

Ne avevo già qualcuno pronto, e uno dei primi che pubblicai fu “Astronomia e astrologia” (il terzo ad essere pubblicato ma il primo ad essere stato scritto), tratto da un libro di Piero Bianucci, scrittore e giornalista italiano.

Approfittando del fatto che questo che leggete sarà il 300esimo articolo da me postato, ecco che riprendo l’argomento già trattato allora.

In realtà, tutto nasce da Facebook, da uno scambio di “battute” sul social, dove un mio amico, Daniele, aveva postato un qualcosa che riguardava il segno zodiacale del Capricorno.

Io ho scritto, fedele alla mia linea: “I segni zodiacali non esistono, capre!”.

Un’amica del mio amico con un’alta autostima e con poco senso dell’umorismo, si è offesa per quanto da me scritto, rispondendo: “Lo studio delle stelle e dell’astrologia ha origini antichissime, nei Maya, nei babilonesi e nei greci, per citare i più importanti, da cui nasce la nostra attuale astrologia occidentale. Forse avrà sentito parlare sia della costellazione del capricorno e del tropico del capricorno, che le assicuro non è meta di vacanze turistiche, ma si tratta dei punti cardinali del solstizio d’estate e dell’equilibrio (probabilmente equinozio, nda) d’inverno. Che l’universo con i suoi pianeti e campi magnetici abbiano influenza su tutto il sistema solare, del quale anche il più sciocco sa che la terra ne fa parte, è risaputo da secoli, ma che dico millenni… e se CAPRE doveva essere un termine dispregiativo, mi dispiace, ma il capro è parte integrante del nostro astro, e reperti archeologici raffiguranti l’anfibio mezza capra e mezzo pesce, sono stati trovati tra reperti dei sumeri.”

Ecco, su Facebook ho replicato in maniera educata e sintetica, perché non sono un “leone da tastiera” e ci sono altri che leggono; qui, dove a leggermi siete pochissimi, e non ci sono nomi e cognomi, tranne il mio, mi permetto di scrivere una risposta leggermente più articolata. Salterò volontariamente la risposta sui campi magnetici, perché mi sanguinano gli occhi solo a leggere quanto è stato scritto.

Partiamo, come sempre, da alcune affermazioni indiscutibili (tranne che per i terrapiattisti, ma quella è un’altra storia).

La Terra, nel suo moto celeste intorno al Sole, gira anche su sé stessa. Il movimento del Sole nel cielo non è proprio della nostra stella ma è un effetto combinato fra i moti di rotazione e rivoluzione terrestre. Più propriamente, il moto che il Sole compie in direzione est-ovest, determinando l’alternanza del giorno e della notte, è l’effetto della rotazione terrestre intorno al proprio asse che punta in direzione del polo nord celeste.

Se l’asse di rotazione della Terra fosse perpendicolare al piano della sua orbita, la traiettoria percorsa dal Sole in direzione est-ovest manterrebbe sempre la medesima posizione sulla sfera celeste, e il circolo di illuminazione passerebbe per i poli tagliando in due parti uguali tutti i paralleli; di conseguenza, in ogni punto della superficie terrestre e per tutto l’anno il giorno e la notte avrebbero la stessa durata (12 ore ciascuno) e in nessun luogo si verificherebbe l’alternarsi delle stagioni.

Queste condizioni si verificano in due momenti dell’anno, il 21 marzo (equinozio di primavera) e il 23 settembre (equinozio d’autunno). In tutti gli altri momenti solo i due punti che si trovano sull’Equatore hanno dì e notte sempre uguali mentre, andando verso i poli, la differenza varia raggiungendo in corrispondenza di essi una durata di sei mesi per il giorno e sei mesi per la notte.

L’asse di rotazione terrestre è invece inclinato di 66° 33’ rispetto al piano dell’orbita; quindi, nel suo moto apparente, il Sole gira intorno alla Terra percorrendo una traiettoria, detta eclittica, che giace sullo stesso piano dell’orbita terrestre, inclinata di 23° 27’ rispetto al piano equatoriale celeste (o terrestre). In questo movimento il Sole si sposta perciò da un emisfero all’altro, mantenendosi per sei mesi a nord della linea dell’Equatore celeste e per altri sei mesi a sud di essa.

I due punti estremi che il Sole raggiunge nell’emisfero nord (perpendicolare al Tropico del Cancro e quindi illuminazione e riscaldamento sono maggiori nell’emisfero Boreale) e in quello sud (perpendicolare al Tropico del Capricorno e quindi illuminazione e riscaldamento sono maggiori nell’emisfero Australe) coincidono rispettivamente con il solstizio estivo e il solstizio invernale, mentre i due punti di intersezione fra la linea dell’eclittica e la linea dell’equatore (detti nodo ascendente e discendente) coincidono rispettivamente con l’equinozio di primavera e l’equinozio d’autunno.

Il tropico “del Capricorno” viene definito così perché circa 2.000 anni fa, quando fu definito il suo nome, il sole entrava nella costellazione del Capricorno nel giorno del solstizio d’inverno. Oggi questo fatto non si verifica più perché, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, il sole entra nella costellazione del Sagittario.

Quindi, cara amica, non so cosa sia per lei il tropico del capricorno, ma non è un punto cardinale. Capisco, chi non è del mestiere qualche errore lo può commettere, soprattutto sulla terminologia tecnica.

Torniamo al Sole ed al suo moto apparente.

Noi vediamo dunque il Sole sorgere e tramontare, seguendo una linea nel cielo, detta “eclittica”. La parola deriva dal greco (κύκλος) ἐκλειπτικός, (kyclos) ekleiptikós e cioè “(circolo) delle eclissi”, ed è la traiettoria (cerchio massimo) descritta apparentemente dal Sole sulla sfera celeste nel suo corso annuale; deriva il suo nome dal fatto che le eclissi hanno luogo quando la Luna viene a trovarsi con la Terra e il Sole nel piano dell’eclittica, e allineata con essi.

Il Sole, transitando su questa linea “immaginaria”, passa davanti alle stelle che sono più lontane. Poiché l’occhio umano non distingue la distanza delle stelle, si usa proiettarle su di una stessa sfera, la sfera celeste, portandole così sullo stesso piano. In questo modo, le stelle si possono “unire” come si potrebbe fare con i puntini di un classico gioco de La Settimana Enigmistica.

Nacquero così le costellazioni. Il termine deriva dal tardo latino constellatio, -onis, ed in astronomia indica un raggruppamento apparente di stelle sulla volta celeste, in cui fin da tempi antichissimi vennero riconosciuti i contorni di particolari figure di animali, eroi, oggetti, e così via, che dettero il nome alla costellazione stessa: del Leone, di Ercole, della Lira, e via andando.

L’uso di raggruppare le stelle in costellazioni è antichissimo e probabilmente nacque tra i popoli della Mesopotamia. Le attuali del cielo boreale e della parte da noi visibile dell’australe sono dovute essenzialmente ai Greci. Nel 1925 e nel 1928 sono state definitivamente fissate dall’Unione astronomica internazionale le denominazioni e le delimitazioni delle varie costellazioni. Alle nostre latitudini vi sono costellazioni che sono sempre sopra l’orizzonte (le due Orse, Cassiopea, Cefeo, ed altre minori) e quindi visibili in ogni periodo dell’anno, altre che sono visibili o invisibili a seconda della stagione; alcune, tra cui la Croce del Sud, sono sempre invisibili.

Le costellazioni zodiacali sono proprio quelle che intersecano l’eclittica, sono quelle cioè che vengono percorse dal Sole durante il suo “tragitto” annuale nel cielo. Il termine Zodiaco deriva dal greco ζώον, zòon, “animale”.

Ora, da quello che dicevo prima, si capisce che le stelle unite a formare una costellazione possono trovarsi ad enormi distanze le une dalle altre. Questo vale ovviamente anche per le tredici costellazioni dello zodiaco. Come tredici? Eh, già…

Il primo segno zodiacale, dell’Ariete, inizia quando il sole transita per il punto in cui il piano dell’eclittica interseca il piano equatoriale terrestre nell’equinozio di primavera. Tale punto è detto vernale o anche primo punto d’Ariete o punto gamma, e vede l’eclittica entrare nell’emisfero boreale della Terra. I segni zodiacali ricevono il nome dalle costellazioni situate lungo l’eclittica, ma per il resto queste ultime sono del tutto ignorate dall’astrologia.

Riepilogando:

  • le costellazioni sono raggruppamenti convenzionali di stelle, senza alcun significato astronomico, e inoltre quelle attraversate dall’eclittica sono 13 e non 12 (quella che non ha dato il nome ad alcun segno è l’Ofiuco, situata tra lo Scorpione e il Sagittario); per di più a differenza delle 12 parti di uguale ampiezza in cui lo Zodiaco è suddiviso, ogni costellazione ha una propria estensione (la più estesa è quella della Vergine, la meno estesa è quella dello Scorpione);
  • l’astrologia prende in considerazione solo le componenti mobili del cielo, ossia sole, luna e pianeti;
  • a causa della precessione degli equinozi (che non sto qui a spiegare perchè il pezzo è già lungo di suo), le costellazioni sono sempre meno sovrapposte alle omonime suddivisioni dello Zodiaco. Nell’epoca attuale quando il sole entra nel segno dell’Ariete all’equinozio di primavera il 21 marzo, esso è ancora nella costellazione dei Pesci e ci resterà fino a metà aprile. Tuttavia, essendo la precessione un fenomeno ciclico, la corrispondenza approssimativa tra segni e costellazioni si ripresenta ogni 25.800 anni circa.

La tabella di seguito riportata, che potete trovare su Wikipedia, mostra le differenze del percorso del sole, visto dalla terra, nello Zodiaco astronomico, che coincide con le costellazioni reali, e nello Zodiaco astrologico, esclusivamente basato su calcoli matematici. Le date riportate sono calcolate sul meridiano di Greenwich e sono solo indicative, in quanto il passaggio da un segno all’altro non solo non cade alla mezzanotte, ma di anno in anno varia di circa 6 ore (18 ore nei 12 mesi successivi al 29 febbraio negli anni bisestili). Per un’analisi più precisa vanno consultate le effemeridi.

tabella_zodiaco

Lo Zodiaco astronomico comprende quindi una tredicesima costellazione, Ofiuco. Non vi è alcuna reale corrispondenza tra lo zodiaco astronomico e lo zodiaco astrologico realizzato e strutturato sulla base degli equinozi e dei solstizi. Le attuali denominazioni dei segni zodiacali hanno esclusivamente un valore simbolico.

Le date “tropicali” (che dividono lo zodiaco a partire dall’equinozio di primavera) sono usate nell’astrologia occidentale; le date “siderali” (che dividono lo zodiaco a partire dall’allineamento del sole con un punto della sfera celeste detto d’Ariete o gamma, e non risentono direttamente della citata precessione degli equinozi) sono usate nelle altre tradizioni astrologiche.

L’astrologia, dal greco ἀστρολογία, parola composta da ἄστρον (ástron, “stella”) e‎ λόγος (lógos, “discorso”), è dunque quell’insieme di credenze che affermano l’esistenza di un’influenza esercitata dai corpi celesti sugli esseri umani e, in base ad essa, presume di poter prevedere avvenimenti futuri; si basa sulla convinzione che il movimento dei corpi celesti sullo sfondo creato dalle costellazioni zodiacali nella volta celeste, possa determinare il futuro degli uomini.

L’astrologia, quindi, non è una scienza e si limita a considerare soltanto gli eventi astronomici all’interno del nostro Sistema Solare e l’influsso che essi esercitano sugli uomini. Per molti secoli astrologia e astronomia procedettero di pari passo finché le scoperte astronomiche, come il sistema eliocentrico, l’invenzione del cannocchiale, calcoli astronomici più precisi, permisero di capire che l’astrologia era basata su superstizioni e credenze infondate, come quella che la Terra fosse al centro dell’Universo.

Un’ultima cosa. Il Capricorno.

I Caldei e i Babilonesi rappresentavano il Capricorno come una capra con la coda di pesce perché si raccontava che mentre tentava di sfuggire al mostro Tifone, scivolò nel Nilo, per cui la parte inferiore del corpo che finì sott’acqua prese la forma di un pesce, mentre quella superiore conservò la forma di capra. Nella mitologia greca era associato a Pan, dio della campagna che aveva due corna sulla fronte, il mento coperto da una barbetta ispida e coda e zampe da caprone.

Il capricorno nella sua raffigurazione astratta è quindi un animale mitologico, come la fenice o l’unicorno; nella realtà esiste, seppur in un ristretto numero di esemplari e specie e appartiene alla tribù dei Rupicaprini.

Molto simile al goral, il capricorno (noto anche come sirau), è alto circa un metro e pesa fino a 90 kg, vive in zone rocciose ed è un buon arrampicatore; tuttavia, è meno agile del goral date le sue maggiori dimensioni, e preferisce ambienti umidi. Assomiglia molto a una capra e no, non ha la coda di pesce.

Quindi, cara amica, non solo avevo ragione, ma avrei potuto ripetere il “capre” anche più di una volta, una per ogni segno dello zodiaco!

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