Beggars Banquet

Dall’inizio di quest’anno ho pubblicato una serie di articoli sui dischi “splendidi cinquantenni”, cioè quelli pubblicati nel 1968. Dall’anno prossimo pubblicherò invece tutti i dischi che sono stati pubblicati x*10 anni prima (10, 20, 30, 40 e 50) così nel 2028 avrò finito questa sorta di summa delle migliori pubblicazioni anno per anno.

Quest’anno abbiamo visto “Nefertiti” di Miles Davis, “Lady Soul” di Aretha Franklin, “White Light White Heat” dei Velvet Underground, “Horizontal” dei Bee Gees, “We’re Only in It for the Money” di Frank Zappa, il disco del “X° ZECCHINO D’ORO”, “At Folsom Prison” di Johnny Cash, “A Saucerful of Secrets” dei Pink Floyd, “Music from Big Pink” dei The Band, “Cheap Thrills” dei Big Brother and the Holding Company, “Vengo anch’io No, tu no” di Enzo Jannacci, “Tutti morimmo a stento” di Fabrizio De Andrè, “The Beatles” dei Beatles e “Astral week” di Van Morrison.

È di pochi giorni fa la notizia che i Rolling Stones, nei 50 anni dall’uscita dell’album “Beggars Banquet” (del 1968 appunto), che contiene canzoni come “Sympathy For The Devil” e “Street Fighting Man”.

Il disco è stato particolarmente importante all’interno della lunghissima carriera dei Rolling Stones, essendo il primo album prodotto da Jimmy Miller e dando così il via a quello che è considerato il loro periodo più prolifico. “Beggars Banquet” ha avuto inoltre un posto speciale nella storia della band, in quanto è stato l’ultimo album realizzato con la formazione originale, composta da Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Bill Wyman e Charlie Watts.

Celebre era anche la copertina, che ritraeva una toilette mal ridotta di Los Angeles e venne censurata inizialmente dalla casa discografica, optando per una cover tutta bianca.

Registrato tra marzo e luglio del 1968 all’Olympic Sound Studios di Londra e mixato al Sunset Sound di Los Angeles, “Beggars Banquet” viene ritenuto “l’album del cambiamento” per i Rolling Stones, che tornarono ad esplorare il rock ‘n’ roll dopo le parentesi psichedeliche del 1966-67. Il gruppo definisce il proprio stile durante le registrazioni, complice anche il debutto del produttore Jimmy Miller, che da lì in poi avrebbe collaborato con gli Stones a dischi leggendari come “Sticky Fingers”, “Exile On Main St” e “Let It Bleed”.

Lo stesso Miller attribuì parte del nuovo sound al grande contributo di Keith Richards, dato che l’altro chitarrista Brian Jones era sempre più inaffidabile per problemi di droga. Di lì a poco, il 3 luglio 1969, Jones sarebbe tristemente morto nella sua piscina.

Il gruppo era deciso a tornare alle origini, mescolando rock (“Street Fighting Man”), blues (“Prodigal Son”, “No Expectations”) e ballate (“Salt Of The Earth”), avvalendosi anche di musicisti esterni come Nicky Hopkins al piano, Dave Mason alla chitarra e mandolino e un magnifico coro gospel di Los Angeles.

Dopo aver interpretato la cosiddetta “summer of love” del 1967, gli Stones compresero i grandi cambiamenti sociali e politici del ’68 e li inserirono in parte nelle tematiche del disco. È il caso di “Street Fighting Man”, la canzone più politica dei Rolling Stones, scritta da Mick Jagger ispirandosi all’attivista politico Tariq Ali e a una marcia contro la guerra avvenuta nel 1968 a Londra.

Jagger partecipò in prima persona e vide la polizia tentare di controllare una folla di oltre 25.000 persone; le stesse violenze nei confronti degli studenti accadevano a Parigi nel medesimo periodo.

Da qui decise di scrivere un testo che fosse anche un invito alla rivoluzione: “ovunque sento il suono di piedi che marciano, ragazzo/l’estate è qui ed è il tempo giusto per combattere in strada, ragazzo”. La celebre frase “cosa può fare un povero ragazzo se non cantare in un gruppo rock ‘n’ roll?” diventa poi uno degli emblemi del ’68.

Anche la famosissima “Sympathy For The Devil” contiene tanti riferimenti politici o a rivoluzioni del passato, tra cui l’assassinio di Kennedy sempre nel 1968, la rivoluzione Russa, le guerre religiose europee e la Seconda Guerra Mondiale.

Dopo le immagini psichedeliche del disco precedente, i Rolling Stones decisero di cambiare radicalmente anche nella copertina. Al punto da decidere di ritrarre un bagno particolarmente mal ridotto di Los Angeles, notato da Jagger e Richards in una pausa dalle registrazioni e immortalato dal fotografo Barry Feinstein. Stando ad alcuni racconti il pavimento era talmente messo male che Jagger e Richards, vestiti con abiti costosissimi, dovettero sporcarsi per raggiungere la parete e aggiungere ai graffiti alcuni titoli di canzoni e i ringraziamenti dell’album.

La copertina venne giudicata “di cattivo gusto” dalla casa discografica e l’uscita del disco viene ritardata di ben tre mesi; uscì alla fine con una copertina tutta bianca e le lettere RSVP per ricordare un invito a un matrimonio. La cover ufficiale è rimasta così per diversi anni, prima che la copertina originale, ormai non più ritenuta offensiva, venisse ripristinata.

5 pensieri riguardo “Beggars Banquet

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