Attesi al VARco

Jake: Ah! Ti prego, non ucciderci! Ti prego, ti prego, non ucciderci! Lo sai che ti amo, baby! Non ti volevo lasciare! Non è stata colpa mia!

Ex-ragazza di Jake: Che bugiardo schifoso! Credi di riuscire a cavartela così? Dopo avermi tradito?

Jake: Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

Jake (John Belushi) in “The Blues Brothers” di John Landis

Come molti di voi sanno mi occupo poco di calcio, perché l’Italia è un paese di santi, poeti, navigatori e commissari tecnici della Nazionale di calcio.

Quindi sono tutti “esperti”, anche se in realtà pochi sanno di tattica e di tecnica e tutti si ritengono migliori degli allenatori della propria e delle altrui squadre del cuore.

A volte capita anche a me di entrare in discussioni, sono juventino non azionista (nel senso che non ci guadagno un euro, sia la Juve vinca, sia perda) e faccio spesso colazione in un bar di juventini. Ultimamente la mia frase preferita a chi critica l’attuale allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri, è: “Perché c’è lui e non tu, ad allenare la Juve? Un motivo ci sarà!”.

Come tutti gli appassionati, preferisco vedere le partite della squadra per cui tengo, ma mi è capitato, negli anni, di guardare con piacere giocare l’Olanda di Johan Cruijff, il Milan di Sacchi e quello di Capello, il Napoli di Sarri o la Sampdoria di Mancini e Vialli, perché in fondo è il gesto atletico che mi interessa.

Quando il 18 maggio del ’94 il Milan di Capello, pur privo degli squalificati Baresi e Costacurta, annichilì il Barcellona con un sonoro 4-0, provai comunque attimi di goduria calcistica come se quella squadra fosse la “mia”.

Ovviamente, a differenza di tanti altri tifosi di calcio, non devo aspettare molti anni tra un trofeo e un altro, anzi, proprio negli ultimi anni la Juventus sta dando una dimostrazione di forza (che parte da una organizzazione societaria invidiabile) che non ha uguali nella storia del campionato italiano.

Dall’anno scorso, dopo anni di battaglie, soprattutto del compianto Aldo Biscardi, è stata introdotta la famosa “moviola in campo”, che, per rispettare la nostra esterofilia, è stata chiamata VAR, cioè Video Assistant Referee, in italiano “Assistente al Video dell’Arbitro” (e quindi è di genere maschile).

Il VAR può essere usato esclusivamente in quattro casi, definiti determinanti per lo sviluppo della partita e del risultato:

  1. segnatura di un gol;
  2. assegnazione di un calcio di rigore;
  3. espulsione;
  4. errore di identità.

Il funzionamento di tale procedura è formato da tre diverse fasi:

  1. il VAR informa l’arbitro riguardo a una decisione da rivedere;
  2. il VAR rivede le immagini video, spiegando all’arbitro cosa è successo;
  3. l’arbitro, per decidere, potrà rivedere il video a bordo campo.

La decisione finale spetta comunque all’arbitro.

Nella prima stagione di utilizzo, si sono contati 115 interventi in 380 partite di campionato (30,2%), 35 rigori fischiati (i penalty complessivi sono comunque calati da 132 a 126), 18 cancellati e numerosi cartellini gialli.

Il giudizio è stato comunque molto positivo, ma la sensazione era che si potesse gestire diversamente. In fondo, il VAR stabilisce che l’arbitro ha sbagliato. Per questo motivo, ad inizio della attuale stagione il protocollo di utilizzo è stato modificato: il VAR deve indicare nei casi di “chiaro ed evidente errore” il margine per intervenire sulle decisioni assunte in campo.

Approfittando dell’ultima pausa per le nazionali, gli arbitri si sono riuniti e hanno visto che le cose sono ancora migliorabili.

Dopo le prime 120 partite della Serie A 2018-2019 l’elenco degli errori arbitrali certificati dal designatore non è stato lungo, ma, come tutte le cose italiane, ha fatto comunque discutere.

E pensare che il VAR ha sbagliato solo 7 volte! Vediamo, come riportato dal designatore degli arbitri, quali sono i sette errori:

INTER-PARMA (Manganiello-Rocchi) – Mancata segnalazione di un fallo di mano di Dimarco sulla linea di porta su traversone di Perisic. La sala Var non si è accorta del tocco di braccio, invisibile in campo, e non ha chiamato Manganiello alla review che avrebbe comportato certamente l’assegnazione del penalty;

BOLOGNA-UDINESE (Manganiello-Orsato) – Netto fallo su Svamberg non visto dall’arbitro in campo con conferma del non-rigore anche successivamente alla review al Var richiesta dall’assistente allo schermo. Per i vertici arbitrali Manganiello avrebbe dovuto concedere il penalty;

TORINO-FROSINONE (Pezzuto-Giacomelli) – Mancato annullamento del gol del Frosinone nato in un’azione in cui c’è una spinta di Chisbah ai danni del portiere Sirigu. La sala Var, ha spiegato Rizzoli, si è persa il contatto perché impegnata ad analizzare un possibile fuorigioco molto complesso;

UDINESE-TORINO (Valeri-Nasca) – Ai granata viene annullato per fuorigioco un gol regolare perché l’azione viene fermata segnalando l’offside inesistente di Berenguer senza che si possa concludere. In questo modo diventa impossibile per il Var l’intervento a posteriori per ristabilire la verità del campo;

FIORENTINA-ATALANTA (Valeri-Doveri) – Era da cancellare il rigore concesso per presunto fallo su Chiesa che, invece, cerca il contatto con l’avversario e si lascia cadere. “Ripartenza rapida dopo un’azione in cui i Var erano impegnati in un chieck dall’altra parte del campo e si sono persi il contesto complessivo di quanto accaduto” ha spiegato Rizzoli;

LAZIO-SPAL (Guida-Ghersini) – Mancata espulsione per intervento di Vicari a fermare una chiara occasione da gol di Immobile;

CHIEVO-BOLOGNA (Orsato-Manganiello) – Era da togliere il rigore concesso al Chievo per un fallo di mano di Calabresi. Il Var avrebbe dovuto correggere la chiamata sbagliata in campo;

Vediamo anche un po’ di numeri dell’uso del VAR nelle prime 120 partite del campionato in confronto alla passata stagione (sempre dopo le prime 12 giornate):

  • EPISODI SOTTOPOSTI A VERIFICA – 657 (5,4 per partita) contro i 601 di un anno fa (5,1);
  • INTERVENTI VAR – 32 (uno ogni 3,75 partite) contro i 34 di un anno fa (3,29);
  • La percentuale di correzione è stata del 3,65% contro il 5,65% di un anno fa;
  • TIPOLOGIA INTERVENTI VAR – 21 on field review e 11 interventi senza controllo in campo (fuorigioco);
  • CAMBI DI DECISIONE – 24 contro 34 (9 rigori, 2 espulsioni e 13 gol) contro 34;
  • PERCENTUALE ERRORE – Scesa dall’1,33% sul totale all’1,06%.

Le ammissioni e rivendicazioni del designatore non hanno ovviamente chiuso il capitolo errori arbitrali anche nell’utilizzo del Var. Proteste continue caratterizzano tutte le giornate di campionato fino a far immaginare una modifica del protocollo nel prossimo mese di marzo quando l’Ifab si riunirà come succede una volta all’anno.

Io credo che il problema non sia il Var.

Con il VAR mi pare che ci sia più trasparenza ma purtroppo c’è ancora chi, pur di giustificare una sconfitta, tira fuori una sequela di scuse che John Belushi dei Blues Brothers è un dilettante.

Se il Var prendesse il 100% di decisioni giuste, nel senso se non ci fossero più errori di valutazione degli arbitri, io credo che si passerebbe a prendersela con il calendario, il terreno di gioco, il caldo, il freddo… O la pioggia, la neve, la nebbia…

Ma non è che aveva ragione Sacchi, quando diceva che in Italia non sappiamo perdere?

7 pensieri riguardo “Attesi al VARco

  1. Quel film è mitico ed è al mio primo posto assoluto!😂 Sulla non sportività degli italiani…stendiamo un velo pietoso! Detto ciò io avrei migliorato la regola concedendo due richieste di verifica a partita per ciascuna squadra da parte del tecnico o del capitano.

    Piace a 1 persona

      1. Ahahahah è probabile!
        Gli altri due si, carini e li rivedo anche io ogni tanto ma il primo ce l’ho anche in dvd, visto in lingua originale, visto in spagnolo…praticamente lo so a memoria! 😀

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