Il Bardo d’Albione

William Shakespeare è senza alcun dubbio il più importante scrittore inglese di tutti i tempi; nato a Stratford-upon-Avon il 23 aprile 1564, ci ha lasciato in eredità 37 testi teatrali, 154 sonetti e una serie di altri poemi.

Le sue opere teatrali sono state tradotte in tutte le maggiori lingue del mondo e sono state inscenate più spesso di qualsiasi altra opera; inoltre è lo scrittore maggiormente citato nella storia della letteratura inglese e molte delle sue espressioni linguistiche sono entrate nell’inglese quotidiano.

Nonostante fosse già noto quando era vivo, dopo la morte, avvenuta il giorno del suo 52° compleanno (caso strano, ma non è l’unico: Ingrid Bergman,ad esempio, morì proprio il giorno del suo 60° compleanno), divenne molto famoso e le sue opere furono celebrate in tutto il mondo occidentale.

I dubbi e le manchevolezze delle notizie sulla sua biografia e, di conseguenza, sulla sua vera identità, hanno generato una massa imponente di studi e di ricerche e di polemiche che, ben lungi dall’essere esaurite, periodicamente tornano a rinfocolarsi per l’apparire di qualche nuova o rivisitata ipotesi.

I dubbi nascono proprio da quello che sappiamo di lui: figlio di un guantaio, abbandonò la scuola ad 11 anni e, per quel che si è poi venuto a sapere, non riprese mai più gli studi.

In un film del 2011, “Anonymous”, diretto da Roland Emmerich, si parla sulla controversia dell’attribuzione delle opere di Shakespeare: secondo Emmerich le opere del drammaturgo sarebbero in realtà state scritte da un aristocratico elisabettiano, Edward de Vere, diciassettesimo conte di Oxford.

Ma l’ipotesi De Vere non può essere vera, secondo me: Edward de Vere morì nel 1604, cosicché resterebbero senza autore una decina di capolavori di Shakespeare, tra cui “Macbeth”, “Re Lear”, “La tempesta”.

E se Shakespeare non fosse stato inglese? D’altronde, alcune delle sue opere si svolgono in luoghi diversi dall’Inghilterra, luoghi che William dimostra di conoscere bene. Ne “Il mercante di Venezia” l’autore dell’opera ha una approfondita conoscenza del Diritto veneziano, ben diverso dal Diritto inglese del tempo; conoscenza che poteva avere solo chi avesse seguito corsi regolari di studio in un’università veneta. Ma se non aveva terminato neanche gli studi, come aveva potuto frequentare l’università?

C’è un’ipotesi, scarsamente accettata dagli inglesi, che porta a pensare che Shakespeare fosse in realtà un italiano immigrato in Inghilterra.

Michel Agnolo Florio era siciliano, nato forse nel 1564 a Messina, figlio di Giovanni Florio, medico palermitano, e di Guglielma Crollalanza, di nobile famiglia messinese. Il dottor Giovanni si convertì presto al calvinismo e cominciò una serrata lotta contro il clero, culminata nella pubblicazione di un pamphlet contro la corruzione ecclesiastica.

Per sfuggire all’ inquisizione presto attivatasi, i Florio abbandonarono in fretta Messina e si trasferirono al Nord, in Valtellina, e presero dimora in una casa chiamata Cadotel, perché appartenuta, secondo la voce popolare, a un certo Otello, militare al servizio della Repubblica di Venezia, il quale aveva ucciso per gelosia la moglie, di nome Desiderata.

Il giovane Michel Agnolo, che a Messina aveva frequentato le scuole dei Cappuccini e aveva seguito i corsi di letteratura teatrale tenuti da Paolo La Rocca, in Valtellina si innamorò di Giulia, figlia di un altezzoso conte fanatico cattolico, il quale per ostacolare l’amore tra i due giovani non trovò niente di meglio che inscenare un finto rapimento e di affidare la figlia al governatore di Verona. Concupita dal governatore, la fanciulla preservò la sua purezza gettandosi da una torre del castello. Poco dopo il dottor Giovanni Florio, padre di Michel Agnolo, fu ucciso in un agguato tesogli dai fanatici cattolici.

Guglielma Crollalanza tornò in Sicilia dai parenti, mentre il giovane Michel Agnolo, ricercato dall’ inquisizione, girovagò per l’Italia settentrionale e nel Veneto, soggiornando a Venezia, Verona, Mantova e Padova, dove forse seguì alcuni corsi di Diritto. A Venezia conobbe Giordano Bruno e da lui fu incoraggiato a lasciare l’Italia e a trovare una nuova sistemazione in Inghilterra, che Bruno conosceva bene per aver insegnato al Magdalene college di Oxford e per essere stato in rapporti con il letterato John Florio, parente di Michel Agnolo.

John Florio, il cui padre si chiamava anch’egli Michel Agnolo (e la cosa ha generato più d’ una confusione), era infatti cugino di secondo grado del padre di Michel Agnolo, il dottor Giovanni. John accolse benevolmente il lontano parente e ottenne per lui la protezione del conte di Pembroke. Fu John o forse il suo protettore a suggerirgli, in un momento in cui gli stranieri non erano visti di buon occhio perché sospettati di diffondere pestilenze, di assumere un nome inglese.

Michel Agnolo pensò di adattare nella lingua d’ Albione il nome e il cognome della madre, Guglielma Crollalanza, facendone una letterale traduzione: Guglielma diventò William, Crollalanza, ovvero Scrolla-lancia, diventò Shake-speare.

Io non so quale versione sia la più attendibile, ma mi chiedo: come faceva il figlio di un guantaio a possedere l’immensa cultura classica che Shakespeare dimostra? Come faceva a descrivere fedelmente i luoghi e i paesaggi senza esserci mai stato? Tuttavia, dopo i 25 anni, come per magia, iniziò a scrivere poesie, poemi, decine di opere teatrali, diventando un gigante della letteratura mondiale

Poi c’è la questione della lingua. Le prime opere di Shakespeare vennero tradotte per essere messe in scena al teatro in legno “The Globe”; dopo il matrimonio, fu la moglie di Shakespeare a tradurre i suoi versi più famosi. Anche per i biografi dell’epoca, Shakespeare aveva un accento straniero.

Altre singolari circostanze? Nei registri scolastici di Stratford non compare il nome di nessun William Shakespeare… E neanche i registri del “Club In” che Shakespeare frequentava lo menzionano, salvo il fatto – invece – che in questi elenchi figura Michelangelo Florio.

Riepilogando:

  • In Amleto compaiono i cognomi di due studenti danesi, Rosencrantz e Guildenstern, che frequentarono l’università di Padova e che Michelangelo Florio conosceva in quanto colleghi;
  • In Amleto si trovano molti proverbi pubblicati dal calvinista Michelangelo Florio nel volumetto intitolato “I secondi frutti”;
  • L’origine italiana di Shakespeare forse può spiegare i molti luoghi, presenti nelle sue opere, che richiamano nomi italiani, come: “Romeo e Giulietta”, “Otello” e l’Italia come: “Due signori di Verona”, “Il mercante di Venezia”, “La Bisbetica Domata” (che è di Padova), “Giulio Cesare”, “La Tempesta” (che ha per protagonista Prospero, il vero duca di Milano);
  • Proprio ne “Il Mercante di Venezia” il Bardo rivela una approfondita conoscenza della legislazione veneziana del tempo, completamente diversa da quella vigente in Inghilterra e che nessun inglese del tempo poteva conoscere così bene. Inoltre, il maestro Bellario, citato nel testo, richiama un personaggio realmente esistito e molto famoso nell’ambiente giuridico padovano, il prof. Ottonello Discalzio;
  • La gran parte delle sue opere rivela una conoscenza diretta dei luoghi visitati durante il suo periodo girovago;
  • “Giulietta e Romeo” appare come la trasfigurazione artistica della storia d’amore vissuta da Michelangelo durante la giovinezza;
  • Nei registri della scuola secondaria di Stratford, la “Grammar School” non compare il nome di nessun William Shakespeare;
  • Si sa che William Shakespeare frequentasse a Londra un Club In, in cui, non risulta registrato fra i soci, mentre vi appare Michelangelo Florio;
  • È noto che la stringatezza della biografia di Shakespeare, raffrontata alla grande mole della sua opera teatrale, ha fatto dubitare dell’autenticità della sua esistenza a molti studiosi e ritenere essere il prestanome di un personaggio più famoso;
  • Shakespeare conosceva bene anche la storia romana e sapeva che Pompeo aveva soggiornato a Messina e, infatti, nella Commedia “Antonio e Cleopatra” parla della casa di Pompeo che si trova nella città dello Stretto ed è proprio lì che ambienta l’atto II scena I: “Messina. In casa di Pompeo. Entrano Pompeo, Menecrate e Menas in assetto di guerra”;
  • In “Molto rumore per nulla”, commedia degli equivoci, sono riscontrabili quel particolarissimo carattere del messinese che ama complicarsi l’esistenza proprio con gli equivoci e modi di dire e doppi sensi propri della parlata della città dello Stretto (tra cui, ad esempio, “mizzica”);
  • Quando morì Shakespeare, il 23 aprile 1616, nessuna commozione né lutto nazionale si registrò in Inghilterra, quasi fosse uno straniero e non una gloria nazionale;
  • Lo studioso di Oxford Charlton Ogburn ha fatto altresì osservare che tra le 32 edizioni delle opere di Shakespeare, pubblicate prima del First Folio del 1623 in cui l’autore veniva menzionato, il nome conteneva il trattino in quindici casi, quasi la metà. Ciò rafforza la tesi del cognome composto (scrolla = shake, lanza/lancia=speare).

Shakespeare era inglese, o è stata la prima fuga di cervelli della storia?

 

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