L’inaffondabile

Signor Capitano mi stia a sentire

ho belle e pronte le mille lire

in prima classe voglio viaggiare

su questo splendido mare.

(Francesco De Gregori – Titanic – 1982)

Chi non conosce la storia del Titanic? Sì, giovane lettore, quello del film, che, se non lo sai, è tratto da un fatto realmente accaduto.

In realtà la nave più famosa del mondo non ha ispirato solo il film di James Cameron, ma numerosi libri, mostre e documentari, tanto che nessuno al mondo non ha mai sentito la parola Titanic.

Ah, io la pronuncio come si legge e con la c dura, come se fosse una k, non come quelli che la pronunciano “taitenich”, mescolando la pronuncia inglese a quella italiana.

La parola “titanic” è un aggettivo inglese, non una parola greca, per cui andrebbe pronunciata all’inglese (“taitanik”). Ma poiché non sono inglese, la leggo in italiano.

Anche se una cattiva pronuncia, trascorso un certo periodo di tempo, diventa corretta, mentre una pronuncia corretta, passato un certo periodo di tempo, diventa ridicola: perciò diciamo jeans Levis (e non “livais”) e dentifricio Colgate (e non “colgheit”).

La suddetta aveva due navi gemelle: la “Olympic” e la “Britannic”. Tutto ciò perché una compagnia di navigazione britannica, la Cunard Line, aveva realizzato due transatlantici velocissimi, il “Mauretania” e il “Lusitania”.

Il Mauretania detenne il nastro azzurro (riconoscimento che veniva attribuito alla nave passeggeri che deteneva il record di velocità media di attraversamento dell’Atlantico, in regolare servizio e senza scali di rifornimento) addirittura per ventidue anni, dal 1907 al 1928.

Con quelle tre navi la White Star Line intendeva far concorrenza alla Cunard, anche se in realtà la potenza installata sui tre gemelli non avrebbe mai consentito di competere in velocità, ma il lusso più raffinato, le maggiori dimensioni e superiori caratteristiche di sicurezza li avrebbero comunque resi assai competitivi economicamente.

L’amministratore delegato della White Star Line, Joseph Bruce Ismay, commissionò la creazione delle tre enormi navi, appunto: la costruzione del Titanic ebbe inizio il 31 marzo 1909 su progetto di William Pirrie e dell’architetto Thomas Andrews nei cantieri navali di Belfast in Irlanda.

Esattamente il 31 marzo di tre anni dopo, era completato e pronto a partire per la sua prima traversata. La RMS Titanic (RMS significa Royal Mail Ship ed è il prefisso usato dalle imbarcazioni che trasportano la posta per conto della Royal Mail, la più importante azienda postale britannica), con uno scafo lungo 269,9 metri e alto 53,3 metri (come un edificio di allora di 18 piani) era il più grande mezzo di trasporto mai realizzato dall’essere umano all’epoca: la gente ne era così sbalordita che quando fu inaugurata c’erano quasi 100mila persone a vederla.

La nave era il massimo del lusso: gli interni erano ispirati al Ritz Hotel di Londra e a bordo c’erano comfort di ogni genere, come una palestra, una piscina, un bagno turco, un barbiere e addirittura il giornale quotidiano; certo, quasi normale per gli standard odierni delle navi da crociera, ma consideriamo che era davvero straordinario per i primi del ‘900.

Il passeggero più ricco a bordo del viaggio inaugurale era John Jacob Astor IV, costruttore dei famosi alberghi St. Regis e Knickerbocker di New York e proprietario del celebre Waldorf-Astoria Hotel, con un patrimonio netto di circa 87.000.000 di dollari (equivalenti a 2,21 miliardi odierni); anche sua moglie era a bordo con lui.

C’erano anche l’industriale Benjamin Guggenheim, che dopo un soggiorno nella sua villa di Parigi, aveva deciso di tornare in America a bordo del transatlantico Lusitania accompagnato dalla sua amante, dal suo cameriere personale e dal suo autista (ma un guasto alla nave lo obbligò ad optare per il Titanic), l’ereditiera Margaret “Molly” Brown ed il co-proprietario dell’azienda statunitense Macy’s, Isidor Straus, con la moglie Ida.

Sicuramente a questi il viaggio costò un bel po’, considerando che il prezzo del biglietto della prima classe variava dalle 30 sterline dell’epoca (che equivalgono a 3.000 euro), costo di una normale cabina di prima classe, alle 870 sterline (87.000 euro), costo di una suite di prima classe con tanto di salotto e ponte di passeggiata privato. Sicuramente più economico era viaggiare nelle classi inferiori: il prezzo del biglietto della terza classe, infatti, variava dalle 3 sterline (300 euro), costo di una cabina di terza classe, alle 7,15 sterline (715 euro), costo di una buona cabina di terza classe.

In terza classe c’erano circa 700 passeggeri, dei 2.223 totali (compresi gli 800 dell’equipaggio). La nave, pur se innovativa per l’epoca, aveva solo 20 scialuppe di salvataggio, che potevano contenere solo 1.178 persone: in realtà, il Titanic aveva addirittura quattro scialuppe in più rispetto agli standard normativi di allora. Ma ad un certo punto ci si accorse che erano poche: ahimè, quando era troppo tardi.

Certo, se non fosse mai salpato, oggi non parleremmo del Titanic, ma soprattutto più di 1.500 persone non sarebbero morte. E in effetti, il giorno del viaggio inaugurale ci andò abbastanza vicino, a non salpare.

Infatti, il Comandante Edward J. Smith, durante le manovre, proprio davanti agli occhi di migliaia di spettatori entusiasti, sfiorò una nave ormeggiata nel porto di Southampton.

Ma i motivi per cui il Titanic non avrebbe dovuto proprio salpare era un altro: lo scafo della nave era stato danneggiato da un enorme incendio scoppiato durante la costruzione dello scafo, tre settimane prima della partenza; la White Star Line era pienamente consapevole del danno subito ma decise di tacere sull’avvenuto, con conseguenze assai “spiacevoli”.

La nave, dopo aver effettuato due soste in Francia ed in Irlanda, salpò per New York il 14 aprile, con a bordo anche il proprietario Joseph Bruce Ismay. Proprio lui, letto il messaggio che avvisava di possibili iceberg sulla rotta, disse al Capitano Smith di ignorarlo, e di procedere alla massima velocità.

Allora non esisteva il sonar, ma davanti alla nave c’era una vedetta che, grazie al chiaro di luna e al mare calmo, alle 23:40 (ora locale della nave) avvistò un iceberg alto quasi 30 metri. Il Capitano, proprio a causa dell’elevata velocità, ebbe solo una trentina di secondi per evitare la collisione: i motori furono invertiti e la nave virò, in modo da colpire l’iceberg solo di lato.

Sfortuna volle che il punto colpito dall’iceberg fosse proprio in corrispondenza del punto danneggiato dall’incendio di tre settimane prima. Si aprì uno squarcio lungo 90 metri e si allagarono 6 comparti.

Immediatamente il Comandante mandò un segnale di soccorso, raccolto da due navi, dalla Carpathia (nave della Cunard) e dalla Olympic, la gemella del Titanic. La prima, si trovava in mezzo agli iceberg, quindi iniziò a zigzagare per raggiungere il luogo dell’incidente; la seconda era a 800 chilometri di distanza.

Visto lo squarcio, il Comandante calcolò di avere un’ora e mezza per evacuare la nave e subito, con il suo ingegnere capo, iniziò le operazioni. Purtroppo, ci volle quasi un’ora per calare la prima scialuppa, che caricò 28 persone invece delle 65 previste.

Immaginate il caos che si sviluppò a bordo: le famiglie furono separate e le donne e i bambini furono caricati sulle scialuppe di salvataggio per primi come voleva la legge marittima.

Secondo alcune testimonianze, quando il Titanic iniziò ad affondare, Isidor Straus disse a sua moglie di salire su una scialuppa, ma lei non volle lasciarlo; Ida diede il suo posto e il suo cappotto alla cameriera che era con loro e decise di rimanere con suo marito.

Il direttore della White Star Line Joseph Bruce Ismay salì su una scialuppa mentre veniva calata, un atto per il quale l’opinione pubblica lo rimproverò a lungo; anche Molly Brown riuscì a salire su una scialuppa, esortando gli uomini dell’equipaggio a caricare quante più persone possibili (per quello si guadagnò il soprannome di “inaffondabile”).

Benjamin Guggenheim tornò nella sua stanza, si vestì in modo elegante e affrontò il suo destino, bevendo uno scotch e fumandosi un sigaro.

Il Titanic a quel punto iniziò ad affondare e mentre la poppa si sollevava, scaraventava nel gelido mare (-2 gradi), tutti quelli che erano rimasti a bordo. Una volta che la prua fu interamente sommersa, la poppa non riuscì a sopportare la pressione e la nave si spezzò in due tronconi: affondò del tutto alle 2:20 del 15 aprile 1912.

Il numero esatto di persone che hanno perso la vita nella catastrofe non è mai stato stabilito, poiché la lista dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio aveva un sacco di errori di ortografia e non includeva i membri dell’orchestra.

La cosa più strana riguarda proprio l’orchestra di bordo, che continuò a suonare almeno fino all’1:40 circa, per quello, ogni qualvolta qualcuno fa qualcosa, incurante di quello che gli accade intorno, viene paragonato a quell’orchestra.

Alcuni avevano acquistato i biglietti per il viaggio ma non salirono mai a bordo: uno dei più potenti banchieri dell’epoca, J.P. Morgan, avrebbe dovuto essere su quella nave ma dovette disdire all’ultimo minuto. Nel 1934 la White Star Line si fuse con la Cunard Line, compagnia rivale, dando vita alla Cunard-White Star, fino al 1947, quando la Cunard acquisì tutta la compagnia, causandone la cessazione nel 1949.

L’affondamento del Titanic, oltre ad aver segnato tragicamente la storia, è stato visto come il simbolo della fine di un’epoca. Un’epoca di sfarzo e di progresso sia scientifico che tecnologico che contraddistinse quella che gli storici hanno definito la “Belle époque” che si concluse definitivamente pochi anni dopo con lo scoppiò della Prima Guerra Mondiale.

Le speranze, i sogni e le aspettative riposte in un mezzo simbolo del progresso, naufragarono insieme con i suoi artefici.

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