Consiglieri fraudolenti

E dunque, come vi dicevo, mesi e mesi non ci vediamo… Ecco che quando viene Natale, Pasqua, queste feste ricordevoli… Capodanno ci rinuchiamo… ci ruminiamo… Vengono e mangiamo insieme!

Eduardo De Filippo – Natale in casa Cupiello – 1931

In Che fatica! e Quante fatiche! ho parlato di alimenti, e della confusione che regna sovrana, figlia di un’ignoranza da tastiera che ormai ci sommerge. Ormai è convinzione diffusa che basti leggere due puttanate pubblicate su facebook per diventare esperti in quel settore.

In Italia esistono decine di programmi di cucina molto seguiti, come “Masterchef”, “Cuochi d’Italia”, “Bake Off Italia”, “La Prova del Cuoco”, “Cuochi e Fiamme”, “Cotto e Mangiato”, “Hell’s Kitchen”, “Unti e Bisunti”, solo per citarne alcuni, ai quali si uniscono altri “tematici”, come “Il Boss delle Torte”, “Il Re del Cioccolato” e così via.

Il primo programma televisivo dedicato alla cucina fu, nel 1974, “A tavola alle 7”, condotto da Delia Scala e dopo la promozione in fascia serale condotto da Ave Ninchi con la collaborazione di Luigi Veronelli.

Intorno agli anni ottanta comparve il programma “Che fai, mangi?”, condotto prima da Carla Urban e poi da Enza Sampò.

Ma perché le trasmissioni del genere hanno tanto successo?

Sarà perché in questa incessante celebrazione del cibo la cucina sta diventando il nostro mondo delle favole: i programmi sono una specie di antistress, ci offrono una distrazione attraverso qualcosa di conosciuto, necessario e legato ai desideri e alle necessità fisiologiche, ossia il cibo.

Il cibo è aggregazione: quando ci si incontra per le feste, soprattutto con i parenti lontani, queste “riunioni”, come tentava di dire, non riuscendoci, Eduardo De Filippo in “Natale in Casa Cupiello”, avvengono per lo più intorno ad una tavola imbandita. E se proprio non si sa cucinare o non si ha voglia di farlo, si può sempre andare in qualche ristorante.

Ma noi sappiamo realmente cosa mangiamo?

Andiamo in un supermercato, e prendiamo da uno scaffale una confezione di latte scremato magro. Il termine “magro” fa riferimento al contenuto di grassi nel latte, perché nel latte magro, con metodi che non sto qui a raccontare per non annoiarvi, i grassi vengono separati dal latte. E sappiamo con cosa sostituiscono i grassi? Con zuccheri…

I prodotti “scremati” o “magri” che ormai imperversano nei nostri negozi non sono sani. Paghiamo per alimenti scippati di una delle loro componenti più preziose, il grasso. Lo so, siamo stati condizionati da 50 anni di menzogne alimentari e imboniti dall’industria del “light” e del “dietetico”, ma almeno cerchiamo di capire che quelli che consumiamo non sono cibi, almeno non quelli originali che hanno nutrito i nostri avi per migliaia di anni.

Negli anni Settanta, nessuno dubitava del fatto che le uova fossero un fattore di rischio per gli infarti, come sostenuto dai nutrizionisti. Oggi sono diventate un alimento così amato che negli Stati Uniti molte persone allevano le proprie galline ovaiole. Ci sono molti altri esempi simili di confusione e disinformazione sul tema del cibo.

Ad esempio, negli Stati Uniti non avranno mai una filiera alimentare sana, perché non appena qualcosa diventa popolare, troveranno un motivo per dire che non è sano. Diamo per scontato che un’insalatona sia sana e un Big Mac con le patatine non lo sia. Vi dirò una cosa: le nostre insalatone non sono “sane”, al massimo possiamo dire che sono nutrienti.

Il cibo non è sano. Noi siamo sani. Il cibo è nutriente. Le parole sono importanti, anzi, sono fondamentali per dare alle persone gli strumenti giusti per capire cosa mangiano.

Altro esempio: la farina di grano “raffinata” da cui sono eliminati l’endosperma e la crusca, e dove rimane solo amido puro, privo delle fibre, oli, ferro e vitamine che rendono il grano nutriente, non è un prodotto raffinato, ma è “svuotato”. Con la farina svuotata da tutti gli elementi nutritivi che la rendono preziosa per il nostro corpo, che ci fanno le aziende? La “arricchiscono”. Le aziende alimentari aggiungono il ferro che hanno eliminato durante il processo di raffinazione, ma non in quantità sufficienti. Arricchita? Mah!

Avete mai letto l’etichetta di una confezione di wurstel di pollo? C’è scritto “carne separata meccanicamente”. Sapete cos’è? Io mi sono occupato di sicurezza in una nota azienda di polli, e qualche volta ho fatto dei giri nei capannoni. In buona sostanza, la “carne separata meccanicamente” sono carcasse di pollame buttate in una specie di centrifuga gigante. Tutto ciò che rimane nel cestello della centrifuga insieme alla carne (pezzi di cartilagine, nervi, vasi sanguigni, frammenti di ossa) viene raschiato via e aggiunto agli altri ingredienti.

Parlavo di cibo, ma secondo me bisogna partire da un altro presupposto: quello che consumiamo in un ristorante o che troviamo negli scaffali dei supermercati non è cibo, ma merce. A chi produce cibo della salute del cliente finale non gliene frega niente (per la maggior parte è così, poi ci sono le eccezioni anche lì).

La gente mangia carne perché è convinta di assumere vitamine e proteine che nella verdura non si trovano, ma le bestie macellate campano talmente male che non fanno in tempo a sintetizzare le vitamine e le proteine, che vengono iniettate con gli integratori: la gente è convinta di nutrirsi di carne e invece si nutre di integratori.

Se beviamo una birra di una determinata marca a Palermo, a Pechino o a Parigi, avrà lo stesso gusto anche se è prodotta in fabbriche diverse. Come è possibile? Qual è l’ingrediente principale della birra? Il luppolo? Il malto? I cereali? Sbagliato! La birra è composta al 90% di acqua, e le aziende produttrici di birra commerciale usano acqua distillata, poi aggiungono concentrati di sali minerali in quantità precise per ottenere lo stesso sapore!

Cosa gliene frega ai grandi produttori di alcol della salute della gente? Niente! Se gliene fregasse qualcosa non sarebbero grandi produttori di alcool…

Quando un produttore di alcool mette fuori un avviso sul bere responsabile e perché vuole una clientela sufficientemente ubriaca da creare profitto ma sufficientemente sobria da andare a comprare nuove bottiglie.

Certo. C’è anche un modo di mangiare più sano, ad esempio le verdure a “chilometro zero”. Che vanno bene se a “chilometro uno” non c’è una discarica tossica… L’aria che respiriamo è la stessa che poi mangiamo: è come scoreggiare in un ascensore bloccato e poi lamentarsi della puzza…

Saremo sani se mangeremo cibo nutriente. Il cibo può essere nutriente o non esserlo. Noi siamo sani o non sani. Non si tratta di un giudizio sulle scelte alimentari. Cercate di essere informati su quello che mangiate. Comprate pure latte magro o wurstel di pollo, se vi piacciono. Sappiate però cosa state introducendo nel vostro corpo e perché.

Perché grasso non è male. Ignorante, è male.

12 pensieri riguardo “Consiglieri fraudolenti

  1. Io ricordo con nostalgia il cibo che mangiavo da bambino, a cominciare dalla signora che portava il latte tutte le mattine e le uova fresche e la carne che non si staccava dall’osso perché erano animali che avevano vissuto ecc ecc. Poi non so cosa è successo o meglio…gli americani hanno cominciato a dire che la roba così non era buona…e ci siamo allineati…la grande distribuzione ha fatto il resto e oggi ormai più che mangiare ci si nutre.Ma quegli odori e quei sapori di un tempo non li dimentico!

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