Storia, magistra vitae – Sovversione – parte terza

Yuri Bezmenov, come raccontavo in “Storia, magistra vitae – sovversione – parte seconda“, era un dissidente scappato dall’URSS.

Ora mi pare abbastanza chiaro che qualunque dissidente, in quanto tale, “dissenta”. Quindi tenda a parlare male del posto dal quale è scappato.

Ma quello che fece Bezmenov è qualcosa di diverso.

Lui raccontò. Senza giudicare, senza dire se era giusto o sbagliato. Yuri Bezmenov ci raccontò la strategia messa in atto dall’Unione Sovietica a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Si può non credergli, ma visto che i video sono su YouTube, e sono del 1983-84, e che quello che diceva allora Bezmenov è, con qualche ritocco, la fotografia della società attuale, io tendo a credergli.

Bezmenov nel 1983 conosceva esattamente tabella di marcia di quello stava per succederci. E lo sapeva per il migliore dei motivi: aveva fatto parte dell’organizzazione che l’aveva pianificata.

La caduta dell’occidente, economica, sociale, nei valori, davanti alla quale ci sentiamo impotenti, non è avvenuta per caso. È stata programmata.

D’altronde, se sappiamo fare due più due, alcune delle “rivoluzioni” più famose della storia o sono state frutto di propaganda o di programmazione.

Ad esempio, il ’68, che coinvolse contemporaneamente i più grandi paesi occidentali. O le “rivoluzioni colorate” in Georgia, Ucraina, Uzbekistan e Kyrgyzstan tra il 2003 e il 2005. O la “primavera araba”, che fu una serie di moti rivoluzionari in Siria, Libia, Egitto, Tunisia, Yemen, Algeria, Iraq, Bahrein, Giordania e Gibuti tra il 2010 e il 2011.

Vi pare normale che una serie di rivoluzioni scoppino contemporaneamente in paesi distanti tra loro senza che vi sia una sorta di coordinamento?

Non voglio fare il complottista, però, voglio far parlare i fatti.

Nel 1984, Yuri Bezmenov era diventato noto, perché l’anno prima aveva tenuto una lezione presso un’università di Los Angeles.

Venne perciò contattato da G. Edward Griffin, fact-checker dell’epoca, che lo intervistò.

Il punto più agghiacciante dell’intervista è scoprire che c’è stato un piano a lungo termine messo in campo dalla Russia per sconfiggere l’America attraverso la guerra psicologica e la “demoralizzazione”. È un processo complicato che richiede decenni, ma potrebbe già aver dato i suoi frutti.

Bezmenov, nella sua chiacchierata con Griffin, sottolineò che il lavoro del KGB non riguardava principalmente lo spionaggio, nonostante ciò che la nostra conoscenza dei fatti dell’epoca potrebbe dirci. La maggior parte del lavoro, l’85% di esso, era

“un processo lento che chiamiamo sovversione ideologica, misure attive o guerra psicologica”.

Cosa significa? Bezmenov spiegò che la cosa più sorprendente della sovversione ideologica è che il processo si attua allo “scoperto”, con attività legittime.

“Puoi vederlo con i tuoi occhi”

disse.

“I media americani sarebbero in grado di vederlo, se si concentrassero solo su di esso”.

Ecco come ha ulteriormente definito la sovversione ideologica:

“Ciò che si fa in pratica è cambiare la percezione della realtà di ogni americano a tal punto che, nonostante l’abbondanza di informazioni, nessuno sia in grado di giungere a conclusioni sensate nell’interesse di difendersi, delle proprie famiglie, della propria comunità e il loro paese.”

Bezmenov ha descritto questo processo come

“un grande lavaggio del cervello”

che ha quattro fasi fondamentali. Il primo stadio si chiama “demoralizzazione”, e richiede dai 15 ai 20 anni. Secondo l’ex agente del KGB, questo è il numero minimo di anni necessari per rieducare una generazione di studenti che è normalmente esposta all’ideologia del proprio paese. In altre parole, il tempo necessario per cambiare ciò che pensano le persone.

Bezmenov portò l’esempio degli hippies degli anni ’60, che arrivavano a posizioni di potere proprio negli anni ’80, sia nel governo sia nelle maggiori imprese americane. Bezmenov sosteneva che questa generazione era già “contaminata” dai valori marxisti-leninisti. Naturalmente, questa affermazione secondo cui molti baby boomer stavano in qualche modo sposando idee contaminate dal KGB è difficile da credere, ma Bezmenov spiegò che quelle persone erano state gradualmente “demoralizzate”, e non erano in grado di capire quello che era successo.

Riferendosi a queste persone, Bezmenov disse:

“Sono programmati per pensare e reagire a determinati stimoli in un certo schema (alludendo a Pavlov, nda). Non cambieranno idea anche se li esporrai a informazioni autentiche. Anche se dimostri che il bianco è bianco e il nero è nero, quelli non cambieranno la percezione di base e la logica del comportamento.”

La demoralizzazione è un processo “irreversibile”. Bezmenov in effetti pensava (già nel 1984) che il processo di demoralizzazione dell’America fosse quasi completato.

” Ci vorrebbe un’altra generazione e un altro paio di decenni per convincere la gente a pensare in modo diverso e tornare ai patriottici valori americani”.

In quello che è forse un passaggio più sorprendente nell’intervista, ecco come Bezmenov descrisse lo stato di una persona “demoralizzata”:

“Come ho detto prima, l’esposizione a informazioni vere non ha più importanza. Una persona che è stata demoralizzata non è in grado di valutare la vera informazione, i fatti non gli dicono nulla, anche se gli faccio una doccia di informazioni, prove autentiche, documenti, immagini, anche se lo porto con la forza in Unione Sovietica e mostragli [un] campo di concentramento, si rifiuterà di crederci […]. Questa è la [tragedia] della demoralizzazione “.

È difficile non vedere che molti americani moderni versino in quello stato descritto da Bezmenov. La società americana è diventata una società di tribù polarizzate, con alcune persone che rifiutano i fatti a favore di narrazioni e opinioni. E poiché l’America è, volenti o nolenti, il centro del mondo moderno, ne risentiamo tutti.

Una volta completata la demoralizzazione, la seconda fase del lavaggio del cervello ideologico è la “destabilizzazione”. Durante questo periodo, di due-cinque anni, affermò Bezmenov, ciò che contava era individuare e colpire gli elementi strutturali essenziali di una nazione: l’economia, le relazioni estere e i sistemi di difesa. Fondamentalmente, il “sovvertitore”, tramite le relazioni stabilite negli anni precedenti, dovrebbe destabilizzare ognuna di quelle aree, indebolendola considerevolmente.

Il terzo stadio si chiama “crisi”. Ci vorrebbero solo sei settimane per mandare in crisi un paese, spiegò Bezmenov. La crisi porterebbe “un violento cambiamento di potere, struttura ed economia” e verrebbe seguita dall’ultima fase, la “normalizzazione”. Questo è il momento in cui un paese è sostanzialmente ribaltato, vivendo sotto una nuova ideologia e realtà.

Questo accadrà in America a meno che non si sbarazzi di persone che la porteranno in crisi, avvertì Bezmenov. Inoltre,

“se la gente non riuscirà a cogliere l’imminente pericolo di questo sviluppo, nulla potrà mai aiutare gli Stati Uniti. Puoi salutare la tua libertà”.

Bezmenov continuò:

“La maggior parte dei politici, dei media e del sistema educativo americano forma un’altra generazione di persone che pensano di vivere in tempo di pace. Falso, gli Stati Uniti sono in uno stato di guerra: non dichiarata, guerra totale contro i principi e le basi basilari di questo sistema”.

Qualcuno lo sta notando (basti vedere lo scandalo Russiagate), ma potrebbe non bastare.

Nella prossima e ultima parte vedremo alcuni dettagli di come la sovversione agisce sulla nostra società e del perché, ancora una volta, ce la faremo.

6 pensieri riguardo “Storia, magistra vitae – Sovversione – parte terza

  1. Leggendo il tuo articolo, a me è tornato in mente ciò che pensavo tempo fa riguardo l’Europa, anzi l’EU.
    Io ho avuto l’impressione, in questi ultimi vent’anni, che il progetto Europa Unita, sia stato manovrato dalle nazioni più forti, ovvero Germania e Francia, per colonizzare quelle più deboli e l’obbligo a certe privatizzazioni che permettono appunto a queste due nazioni, con l’incursione di altre ogni tanto, ad accaparrarsi alcuni nostri settori, rendendoci dipendenti appunto da altre nazioni. Scusami, sono solo una casalinga, la mia cultura è limitata.
    Però ciò che è successo alle nostri nazioni del sud (Spagna, Italia, Grecia), anche l’Olanda ha avuto ed ha i suoi problemi, l’Inghilterra lo stiamo vedendo, l’assurda tolleranza verso i paesi dell’Est che sono entrati per ultimo e che fanno quello che vogliono in barba agli accordi, mi fa pensare che l’unione dell’Europa sia solo a vantaggio di pochi e, soprattutto dei politici che, pare, hanno un unico interesse: tenersi quell’impiego ben remunerato, considerando i risultati.
    Buona giornata.

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      1. Lo so, quando ci spingono a guardare da qualche parte è ovvio che cercano di non farci vedere che cosa c’è, in realtà, altrove. Bisogna anche prendere con le pinze ciò che circola nel web, compresi anche i media che non sempre sono liberi di scrivere ciò che è vero.

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