Yellow Submarine

Correva l’anno 1969, e l’uso libero di droghe iniziava a produrre i suoi effetti. Nonostante le smentite di prammatica dei diretti interessati, i Beatles (che avevano già creato, un paio di anni prima, la psichedelica “Lucy in the Sky with Diamonds”) si produssero in un “concept album” molto particolare.

Mentre “Tommy” degli Who, che usciva proprio quell’anno e il successivo “The Wall” dei Pink Floyd (1982) vedevano un album affiancarsi ad un film, i baronetti di Liverpool vollero essere originali anche in questo.

L’idea di “Yellow Submarine” nacque da un Paul McCartney disteso sul letto a pensare, e che venne preso da “un’idea strana”, come lui stesso ebbe a raccontare.

Testo e melodia molto semplici, quasi si trattasse una canzone per bambini; proprio per questo, Paul la fece cantare a Ringo Starr, il meno “convenzionale” dei quattro.

In origine la title track venne inserita in “Revolver”, album del ’66 che segnò un cambio stilistico importante (è il mio preferito in assoluto dei Fab Four), ma un paio di anni dopo venne appunto l’idea di trarne un lungometraggio.

McCartney voleva il cartone alla Walt Disney, ma gli sceneggiatori preferirono seguire la linea psichedelica di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”: ci troviamo comunque di fronte ad un’opera in puro stile beatlesiano, con addirittura i quattro che preferiscono che le loro versioni animate vengano doppiate da altri.

L’uscita del film/cartone fu quindi affiancata da quella della colonna sonora, con quattro brani scritti per l’occasione e una parte totalmente strumentale, orchestrata dal produttore nonché arrangiatore della maggior parte dei pezzi dei Beatles, George Martin.

Dopo l’omonima canzone, dicevo, cantata da Ringo, segue “Only A Northern Song” composta per l’occasione da George Harrison. Pezzo dalle atmosfere psichedeliche, con addirittura McCartney alla tromba.

Si passa per la nota e divertente “All Together Now”, per arrivare ad un brano scritto per l’occasione da John Lennon, “Hey Bulldog”. Il pezzo è caratterizzato dall’introduttivo riff di pianoforte.

“It’s All Too Much” è un altro pezzo scritto per il film da George: nella sua totalità è un pezzo ripetitivo, ma instancabile, scritto probabilmente sotto l’influenza di cui sopra.

Il lato A del vinile si chiude con “All You Need Is Love”, già registrata l’anno prima, quindi inserita nel film per caratterizzare il momento in cui i Beatles salvano “Pepperland”, il reame cartoonesco del film e infine rovinata dal nostrano “Stranamore”.

Tutto il lato B, invece è accompagnato dalla dolce e sognante, a volte aggressiva orchestra arrangiata da George Martin.

Pubblicato a ruota del ben più sobrio e impegnato “The Beatles”, “Yellow Submarine” è, in estrema sintesi, l’album meno riuscito della discografia dei Beatles. Anche se quest’anno compie 50 anni, e questo ci dovrebbe far capire tante cose…

9 pensieri riguardo “Yellow Submarine

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