Critica della ragion fisica

“La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica; da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi”.

Lo scriveva Carl Sagan guardando l’immagine del pallido puntino azzurro che era il nostro pianeta visto dai confini del sistema solare, fotografato dalla sonda Voyager 1 a sei miliardi di chilometri di distanza.

L’altro giorno mi è capitato di iniziare una discussione con una collega relativa a Carlo Rovelli.

Fisico teorico e scrittore, ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti e attualmente lavora in Francia. La sua principale attività scientifica è nell’ambito della teoria della gravità quantistica a loop, di cui è uno dei fondatori. Indubbiamente, un fisico che conosce il suo mestiere, e che dimostra altresì una invidiabile capacità di divulgazione. Di tradurre, cioè, la ricerca in racconto.

Il suo meritatamente libro più famoso è “Sette brevi lezioni di fisica”: nel libro Rovelli ha la capacità di parlare di fisica in maniera molto semplice, senza formule matematiche, a partire dai primi rudimenti per arrivare alla fisica quantistica.

Quello che però gli imputo sono due cose: l’eccessiva semplificazione può far passare un messaggio sbagliato (che la fisica sia una materia “semplice” e alla portata di tutti) e che ritenga “puerile” che la razza umana si ritenga qualcosa di unico.

Riporto il passo:

“Nel mare immenso di galassie e di stelle, siamo un infinitesimo angolo sperduto; fra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, noi non siamo che un ghirigoro fra tanti. C’è così tanto spazio lassù, è puerile pensare che in quest’angolo periferico di una galassia delle più banali ci sia qualcosa di speciale. La vita sulla Terra non è che un assaggio di cosa può succeder nell’universo. La nostra anima non ne è che un altro.”

Io ritengo che il fatto di essere in un “angolo periferico” e “banale” non abbia pertinenza alcuna sulla eccezionalità della vita. Io credo che qui, proprio in questo punto “periferico”, sia accaduto e stia accadendo qualcosa di straordinario. La vita, appunto.

Chiaro che il mio obiettivo non è convincere Rovelli o i suoi lettori che un’argomentazione differente sia giusta e la sua sbagliata. Non è la battaglia dialettica il punto. Il punto è sconfessare quelle argomentazioni filosofiche frutto di preconcetti di tipo metafisico. Che, fuori dai denti vuol dire “oltre alla fisica c’è di più”.

La Scienza lascia aperta una porta alla meraviglia e allo stupore, e lo capì Leopardi, nel suo “Canto notturno dl un pastore errante dell’Asia”:

Dico fra me pensando:

A che tante facelle?

Che fa l’aria infinita, e quel profondo

Infinito Seren? che vuol dir questa

Solitudine immensa? ed io che sono?

Così meco ragiono: e della stanza

Smisurata e superba,

E dell’innumerabile famiglia;

Poi di tanto adoprar, di tanti moti

D’ogni celeste, ogni terrena cosa,

Girando senza posa,

Per tornar sempre là donde son mosse;

Uso alcuno, alcun frutto

Indovinar non so. Ma tu per certo,

Giovinetta immortal, conosci il tutto.

Un altro libro di Rovelli che sta riscuotendo un notevole successo è “Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza”, che raccoglie gli articoli del fisico scritti per diversi giornali.

Nell’articolo “Serve la filosofia alla scienza?” Rovelli discute dell’utilità della filosofia per la scienza, e viceversa, aggiungerei io.

“Ma se la grande scienza del passato si è nutrita di filosofia, è anche vero che la grande filosofia del passato si è abbeverata di scienza… Chiudere gli occhi al sapere scientifico attuale… è… solo ignoranza. Ancora peggiore è l’atteggiamento di quelle correnti filosofiche che considerano il sapere scientifico inautentico o di serie B, oppure una forma di organizzazione del pensiero arbitraria e non più efficace di altre. Il nostro sapere è incompleto, ma è organico: cresce in continuazione e ogni parte ha influenza su ogni altra. Una scienza che chiude le orecchie alla filosofia appassisce per superficialità; una filosofia che non presta attenzione al sapere scientifico del suo tempo è ottusa e sterile. Tradisce la sua stessa radice profonda, quella della sua etimologia: l’amore per il sapere”

Quello che Rovelli non fa, però, è ammettere che, nel corso dei secoli, è successo più che “i filosofi” abbiano ignorato la scienza, che non il contrario.

Infine, l’ultimo libro di cui voglio parlare (non in ordine cronologico, né di importanza) è “L’ordine del tempo”, che tratta della natura del tempo e della sua percezione umana.

L’ordine del tempo esamina la natura del tempo da diversi punti di vista e l’evoluzione della sua comprensione nel corso dello sviluppo del pensiero scientifico. In particolare, viene posto l’accento sul fatto che il suo scorrere non è uniforme nei diversi punti dell’universo e che in molte delle equazioni che stanno alla base della fisica moderna la variabile tempo non compare affatto. La conclusione è che ciò che noi siamo abituati a chiamare tempo è in realtà un prodotto della mente umana, e che

“L’emozione del tempo è precisamente ciò che per noi è il tempo. Il tempo siamo noi.”

Tra la divulgazione scientifica, però, ed andare in tv a dire “il tempo non esiste!”, penso ci sia differenza. E poi Rovelli non è il primo a parlare di questi argomenti.

Rispetto a che cosa sia il tempo e in cosa consista diceva Sant’Agostino:

“Se nessuno me lo chiede, lo so; se cerco di spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so”.

Heidegger affermava che

“il tempo si temporalizza sono nella misura in cui ci sono esseri umani. Anche per lui tempo è il tempo dell’uomo, il tempo per fare, per ciò di cui l’uomo si prende cura […] e finisce di per identificare la coscienza interna del tempo come l’orizzonte stesso dell’essere”.

Rovelli a questo punto decida, vuole fare il fisico e il divulgatore scientifico, o il presenzialista che filosofeggia su argomenti già noti?

6 pensieri riguardo “Critica della ragion fisica

  1. Io per certi versi mi trovo d’accordo con Rovelli.
    L’universo è talmente grande, possono esistere milioni/miliardi di pianeti simili al nostro, per cui non dobbiamo essere presuntuosi pensando di essere “unici” nel mondo degli esseri viventi e pensanti.
    Ci saranno stati livelli di evoluzione differenti, ma io credo che esistano moltissimi “ghirigori” come il nostro sparsi chissà dove.

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      1. Haha, perché mio vuoi bene!

        Diciamo che il mio è un calcolo probabilistico. E’ “altamente probabile” che esistano numerosi mondi come il nostro.
        Questo non vuol dire che esistano UFO o che esistano organismi simili a quelli qui presenti. Ci possono essere forme di vita del tutto inattese, magari anche solo spore, funghi e licheni. Chi lo sa?

        Ma nemmeno essere presuntuosi, e ritenere di essere al centro dell’universo, così come secoli fa si riteneva di essere al centro del sistema solare.

        Piace a 1 persona

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