Bohemian rapsody

La scorsa settimana ho visto il film che parla di Freddie Mercury e alla fine devo dire che sono rimasto molto, ma molto deluso.

Escludendo i venti minuti finali, che sono la replica di un evento che vissi in prima persona (Live Aid, tenutosi il 13 luglio 1985), il film mi ha lasciato con un senso di incompletezza.

Perché? Ve lo spiego.

Sin da quando si è pensato di realizzarlo, Bohemian Rhapsody ha avuto ogni genere di problema. Si sono alternate scelte di attori, registi e sceneggiatori per quasi 8 anni, fino ad arrivare all’ultimo ciak.

Nel 2010 Brian May, leggendario chitarrista della band, con l’appoggio di Roger Taylor (il batterista) e alla fine anche di John Deacon (il bassista) inizia a far scrivere il copione da Peter Morgan per un “biopic” dei Queen.

Per il ruolo di protagonista viene scelto Sacha Baron Cohen, autore di un provino particolarmente convincente. Proprio tra Cohen e i tre Queen (che del film erano anche produttori) nascono i primi dissidi, legati allo sviluppo della trama.

Viene scelto a quel punto David Fincher come regista e Tom Hooper come sceneggiatore. Dopo poco, nel 2013, altra rivoluzione: il regista sarà Dexter Fletcher e il protagonista Ben Whishaw, mentre come sceneggiatore la scelta cade su Anthony McCarten.

La produzione dopo un po’ prende quelle che saranno le decisioni definitive: la regia viene affidata a Bryan Singer (padre della saga degli X-Men) e il ruolo da protagonista a Rami Malek.

Nelle ultime settimane di riprese, pare per problemi personali, anche Singer si eclissa e prima viene sostituito “ad interim” dal direttore della fotografia, poi viene richiamato Dexter Fletcher per terminare le riprese.

Ora, chiaro che con uno sviluppo così contorto, già è tanto che il film non sia una schifezza totale.

Gli Oscar presi per il montaggio, per il sonoro e per il montaggio del sonoro sono strameritati, perché, al netto di ciò che dirò poi, il film è godibilissimo e nonostante duri più di due ore, non ha mai dei cali evidenti. Su quello per il miglior attore protagonista non mi pronuncio. È uno dei premi più immeritati degli ultimi anni (e aveva di fronte mostri di recitazione come Christian Bale, con “Vice – L’uomo nell’ombra”, Bradley Cooper con “A Star Is Born” e Willem Dafoe con “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità”.

Per non parlare dei denti posticci di Rami Malek. E’ vero, i denti sono sempre stati un cruccio di Freddie Mercury. Ma lui aveva una faccia larga, Malek no. E i denti sembrano proprio finti (infatti lo sono). E non ho finito qui: si sono così tanto preoccupati di mettere i denti finti, e poi hanno lasciato al protagonista gli occhi azzurri (Freddie Mercury li aveva marroni…). Assurdo.

Gli altri attori sono stati scelti e truccati come per una puntata di “Tale e quale show”, come dicevo. Sono molto somiglianti, soprattutto Gwilym Lee a Brian May e Joseph Mazzello a John Deacon.

Il film, secondo me, riscrive troppi punti degli eventi reali, dove, se è chiaro che su alcuni si possa glissare, altri faccio davvero fatica a farmeli scendere giù.

Quello che non mi scende giù è soprattutto che, anche se qualche semplificazione e drammatizzazione delle vicende reali fa ovviamente parte del gioco e serve a rendere quei 134’ scorrevoli, il film è di fatto un grande falso su ogni fronte.

Un vero e proprio tradimento per i fan (tra cui io).

Partiamo dall’inizio.

Nel film la band si forma perché Freddie vede il litigio tra il cantante e bassista degli “Smile”, Tim Staffel, e gli altri due componenti della band, cioè May e Taylor. A quel punto si propone come voce solista e li convince cantando un brano “a cappella” (esibizione sonora che non prevede strumenti musicali).

In realtà Tim Staffel aveva deciso di andare in un altro gruppo, gli “Humpy Bong”, e propose a May-Taylor di prendere al suo posto Farrokh Bulsara (vero nome di Freddie Mercury), allora cantante e pianista dei “Sour Milk Sea”.

Freddie, nel film, viene presentato al pubblico come nuovo membro insieme a John Deacon, ma in realtà quest’ultimo divenne membro dei “Queen” dopo qualche tempo, dopo che al basso si erano alternati Mike Grose, Barry Mitchell e Doug Ewood Bogie.

Mary Austin, nel film, è una commessa che incontra quasi per caso Freddie, mentre in realtà era un’amica intima di Brian May.

Ray Foster, il discografico con il caratteraccio interpretato (magistralmente) da Mike Myers (irriconoscibile), nella realtà non è mai esistito. Forse è una figura inventata per semplificare il fatto che i discografici erano scettici sui Queen. A me ricorda il signor Sheffield de “La tata” (quello che aveva rifiutato di mettere in scena Cats).

Nel film la band si scioglie nel 1982, per colpa di Paul Prenter (suo amante e manager) e della voglia di Freddie di incidere il suo primo disco solista; in occasione del Live Aid, dopo aver licenziato Prenter, che aveva provato a nascondere l’invito al concerto di beneficenza, la band si riunisce. È sempre prima del Live Aid che Mercury confessa alla band di aver contratto l’AIDS.

In realtà, il gruppo non si è mai sciolto, e Freddie è stato l’ultimo del gruppo a realizzare un disco solista. Nel 1981 Roger Taylor “Fun in Space”, nell’83 Brian May “Star Fleet Project” e nell’85 ancora Taylor “Strange Frontier”. Solo dopo Freddie rilasciò il suo primo album solista, “Mr. Bad Guy”.

Nel 1983 i Queen erano in studio per registrare The Works, al quale seguì un tour mondiale che si concluse poche settimane prima del Live Aid.

E la partecipazione al concertone non fu perché Freddie non lo sapeva, ma perché Bob Geldolf, organizzatore dello show, non voleva i Queen perché si erano esibiti in Sud Africa, paese in cui allora c’era l’apartheid.

Prenter è vero che rivelò ai giornali la vita segreta di Mercury, ma nel 1987 e non nell’85. E Freddie scoprì di avere l’AIDS nell’86 e non lo confessò alla band fino a quando le sue condizioni di salute critiche non si resero evidenti (nel 1989), chiedendo loro di mantenere il segreto fino all’annuncio ufficiale del 1991.

Per non parlare della storia di Freddie con Jim Hutton, praticamente un paio di scene.

La cosa che mi sono chiesto è perché. Perché così tanti cambiamenti?

L’impressione è proprio che i Queen abbiano voluto creare una sorta di “favoletta” sulla vita da rockstar che calcasse la mano sui buoni sentimenti, per conquistare il pubblico generalista. Infatti non ci sono scene di festini (ne facevano, oh, se ne facevano), eccessi e chi più ne ha più ne metta.

Una mossa sicuramente scorretta.

Io li ho perdonati (e visto tutto il film) solo perché sapevo che gli ultimi venti minuti sarebbero stati (e lo sono stati), spettacolari. E solo chi ha vissuto il “Live Aid” sa cosa voglio dire.

Come solo chi è stato fan dei Queen sa cosa voglio dire quando affermo che questo film è una completa, totale delusione.

6 pensieri riguardo “Bohemian rapsody

  1. Ciò che faccio fatica a capire, è come mai May/Taylor (tralascio Deacon) abbiano avvalorato lo script con queste inesattezze storiche. Posso capire che spesso nei film si “passi sopra” a certe verità storiche per amore della scorrevolezza, ma quando si tratta di biopic l’attenzione agli eventi dovrebbe essere massima.
    A maggior ragione se sono stati coinvolti, in modo più o meno diretta, i personaggi reali.
    Mah.

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      1. vivo a Varsavia e l’ho visto in inglese con i sottotitoli in polacco che ovviamente non capisco. Non e’ stato molto facile, anzi, mi sono perso diversi pezzi perche’ il loro inglese non era molto comprensibile a chi non ha un livello molto alto, ma devo dire che mi e’ piaciuto….certo poi non ero al corrente di tutte queste inesattezze storiche.

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  2. Hai avuto davvero molta fortuna a poter dire “Io c’ero al Live Aid”! 🙂 Riguardo alle traversie subite dal film in fase di produzione, non sempre esse portano ad un flop artistico: ad esempio, se vai a leggere la pagina Wikipedia di Jane got a gun scoprirai che ha avuto tutti i problemi di produzione possibili e immaginabili, ma è comunque un gran bel film. Nel caso di Bohemian Rhapsody invece non escludo che possano aver peggiorato il risultato finale, ma anche così a me il film è piaciuto. Massimo rispetto per il tuo parere contrario comunque.
    Sono andato in brodo di giuggiole quando ho letto il nome di David Fincher: adoro questo regista. E non per il suo Seven (che considero bello ma sopravvalutato), ma per altri grandi thriller che ha fatto, da Zodiac a L’amore bugiardo. E’ forse il miglior regista di questo genere dalla morte di Hitchcock in poi. Hai visto qualcuno dei suoi film?

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