Il tifoso nel pallone

Devo ammetterlo.

La partita di andata aveva mandato noi tifosi, nel pallone, non certo l’allenatore.

Io, come ho scritto e detto più volte, anche dopo la partita di andata, ero convinto che la qualificazione fosse ancora in gioco.

Quello che non capivo era perché la partita fosse stata preparata e giocata in quel modo, anche perché Allegri ha dimostrato più volte in questi anni di saper preparare bene le partite, soprattutto sul doppio confronto.

Bayern-Juve del 2016, Juve-Barcellona del 2017 e Real-Juve dell’anno scorso su tutte, ma non solo quelle.

Quello che è successo in questi giorni che hanno separato i due incontri ha avuto dell’incredibile, comunque.

All’andata siamo arrivati alla partita in condizioni imbarazzanti: Chiello e Bonny appena rientrati dall’infortunio, idem Cancelo (forse per quello giocò De Sciglio?), Pjanic con la febbre la mattina del match, Khedira col coccolone sulle scalette dell’aereo, Cuadrado e Flash lungodegenti, insomma una serie di sfighe che Paperino scansati.

Che affrontassimo la migliore delle seconde, si sapeva: così come noi, non erano arrivati a caso in finale di Champions, andandoci più vicino di noi, tra le altre cose.

E il ruolino casalingo dell’Atletico nei doppi confronti è da paura. Mai perso negli ultimi sei anni, battendo Barcellona, Bayern, Real, Arsenal, Borussia e, 20 giorni fa, noi. Stiamo parlando di 16 partite senza sconfitte, con soli due gol subiti!

Con quelle premesse, arrivare all’ultimo quarto d’ora sullo 0-0, giocando in quel modo, non era proprio tutto da buttare. Poi, come spiego sempre a mio figlio di sette anni, in campo ci sono due squadre, quindi non è solo il comportamento della tua che conta.

E l’Atletico all’andata ha vinto solo 2-0. E Allegri lo sapeva.

Sapeva che siamo la squadra più impegnativa che l’Atletico abbia affrontato negli ultimi anni (lo ha detto il Cholo, non Allegri).

“Il secondo tempo è stato brutto, siamo caduti nell’errore di andare dietro all’Atletico Madrid. Loro sono bravi nel far scivolare le partite su ritmi blandi, senza tirare e senza far tirare. Già avevamo rischiato prima del gol di Gimenez, non abbiamo fatto un tiro in porta nel secondo tempo. Loro erano più cattivi nelle palle inattive, noi abbiam sbagliato. Fare peggio del secondo tempo è impossibile, quindi al ritorno possiamo ribaltare tutto, dobbiamo avere fiducia. Recupereremo giocatori importanti, ci sarà tempo per prepararla al meglio. Non piangiamoci addosso, la partita è stata difficile come ci aspettavamo. L’Atletico è una squadra che ti fa giocare male, lo sapevamo”.

Così ha parlato Allegri a fine partita. E ha continuato:

“Hanno inciso tante cose in questa sconfitta, abbiamo sbagliato la ripresa. Può capitare, ora ci sarà grande delusione ma capita spesso di perdere l’andata e vincere al ritorno. Servirà una grande partita. Contro di loro si deve essere veloci e precisi, è difficile trovare spazi. Noi invece abbiamo rallentato dal primo al secondo tempo, dovevamo muoverci di più. Poi abbiamo anche rischiato il 3-0, abbiamo perso ordine. Il 2-0 si può tranquillamente ribaltare, non siamo morti. Non lo eravamo dopo Juventus-Real Madrid dello scorso anno, figuriamoci ora. Le partite vanno tenute sempre aperte, giocheremo in casa. Dobbiamo mantenere un ordine nella nostra testa. Nel secondo tempo invece abbiamo mollato, concedendo occasioni come quella di Diego Costa che non si possono concedere. Non abbiamo verticalizzato e abbiamo difeso male. Loro sono diventati più cattivi di noi nella ripresa”.

Vedete. Lo aveva detto!

Ma la nevrosi di questi ultimi venti giorni ha veramente colpito tutti. Sui social, sui media, dappertutto, divisioni, spaccature. Sembravamo il PD sotto elezioni.

Poi c’è stato il ritorno. Non farò l’analisi della partita, ci sono persone più brave di me in questo.

Devo però delle scuse.

A Wojciech Szczęsny, per averlo definito “non decisivo”. L’altra sera era il simbolo della sicurezza. Ok, non è mai stato impegnato seriamente (e la parata a mano aperta sul Petite Diable?). Ma ha guidato la difesa come non mai.

Al centrocampo, al quale avevo imputato la sconfitta dell’andata. Perché l’altra sera ha veramente dato il 100% (Emre, lo dico dall’inizio dell’anno, è un calciatore da Juve. Punto.) e anche di più.

Ad Allegri, anche se l’unica critica all’andata era sulla poca prontezza nell’usare la panchina. Ma, ripensandoci, se mandi in campo quella che pensi sia la formazione migliore in quel momento, e al 75° sei ancora 0-0 al Wanda, perché cambiare?

Alla Serie A, che ho definito “poco impegnativa” (anche se in realtà il discorso è più complesso di così).

Ma devo le mie scuse, soprattutto, alla Curva Sud.

Spero che anche loro si siano resi conto che cosa vuol dire incitare per tutti i novanta minuti la propria squadra. Un fattore determinante della vittoria dell’altra sera è stato lo Stadio. Finalmente unito. Finalmente per la Juve.

2 pensieri su “Il tifoso nel pallone

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