Auto elettrica, si o no?

Se, mentre leggo, noto qualcosa che mi insinua un qualche dubbio, mi vado ad informare, ma come notò Umberto Eco, se non sai dove cercare, trovi solo spazzatura.

La situazione attuale dei motori di ricerca su internet è questa. Solo spazzatura.

Visto che attualmente scrivo su questo blog per hobby, e non è un lavoro, mi accontento di filtrare la spazzatura per capire dov’è la ragione e dove il torto in certi ragionamenti.

L’altro giorno mi è capitato di leggere un “articolo” su una rivista online che parlava di auto elettriche.

Questo articolo, che in realtà era una lettera anonima, diffusasi poi con il “passaparola” su internet, si scagliava contro le auto elettriche.

Prima di parlare della lettera e dell’eventuale sua confutazione (critica diretta a dimostrare l’infondatezza di qualcosa), cerchiamo di capire come funzionano le auto, soprattutto quelle elettriche. Senza scendere troppo nel particolare, chiaro.

Verso gli anni 30 del diciannovesimo secolo, con la nascita dei primi motori a vapore, nacque l’idea di rendere “autonome” le carrozze, fino ad allora trainate dai cavalli.

I nuovi motori venivano già montati sulle locomotive, quindi il passo successivo fu cercare una soluzione diciamo “poco ingombrante”. Già, perché sui treni un’intera carrozza era dedicata al motore: focolare, nel quale veniva inserito il carbone, e caldaia, nel quale bolliva l’acqua. Da lì il vapore prodotto andava nel cilindro che muoveva i pistoni, i quali a loro volta davano il movimento al treno.

Tutto ciò andava ridotto di dimensioni: Gottlieb Daimler, ingegnere e imprenditore tedesco, brevettò il primo motore funzionante a “benzina”. A differenza del motore a vapore, questo utilizzava un carburante liquido e tramite un dispositivo chiamato carburatore creava la miscela esplosiva che dava il “la” al movimento.

Daimler montò questo motore su tram, battelli e dirigibili, perché molto più remunerativo, a quel tempo. Dimostrò, però, che chiunque avrebbe potuto farlo, montandolo egli stesso sotto il sedile della propria carrozza.

Karl Benz, ingegnere tedesco quasi coetaneo di Daimler, costruì, nel 1885, un triciclo in tubolari metallici con un motore a un solo cilindro raffreddato ad acqua, che sviluppava quasi 1 CV. Nel 1893 realizzò una vera e propria vettura con trasmissione a catena, quindi si può considerare il padre dell’automobile.

Nel giro di pochi anni in tutta Europa e negli Stati Uniti nacquero numerose case automobilistiche; in Italia la Fiat, la Bugatti, la Lancia e l’Alfa Romeo. Nel 1903 Henry Ford, imprenditore statunitense, inventò l’auto prodotta in serie, che così passava da prodotto d’élite a prodotto di massa.

L’industria dell’automobile è uno dei principali settori produttivi in Europa e da sola vale 859 miliardi di Euro di fatturato, pari al 6,4% del Pil.

Ma è anche uno dei maggiori problemi nel percorso di tutela dell’ambiente che tutti gli stati e i governi dovrebbero perseguire.

È la principale causa dell’inquinamento atmosferico delle città; è ritenuta la responsabile dello spreco energetico; è causa di migliaia di morti sulle strade; comporta individualmente ed alla comunità un costo economico eccessivo.

Negli ultimi anni si è cercato di fare qualcosa, soprattutto cercando alternative al motore a scoppio ed al suo carburante. In Brasile, per esempio, già da qualche anno si riforniscono le auto con una miscela di benzina (80%) ed etanolo (20%) che è ricavato dalla canna da zucchero.

A seconda del carburante utilizzato al suo interno il motore può funzionare in modo piuttosto diverso, ma il principio rimane sempre lo stesso: l’energia prodotta dal combustibile che brucia all’interno del motore serve a far ruotare su sé stessa a grande velocità una barra cilindrica, detta albero di trasmissione; questo movimento rotatorio viene poi trasformato nel movimento di due delle quattro ruote.

Il motore di quasi tutte le automobili odierne è del tipo chiamato a scoppio ed è alimentato con sostanze derivate del petrolio. Benzina e gasolio sono i carburanti più utilizzati, ma esistono anche molte automobili alimentate a metano oppure a GPL (sigla di Gas di petrolio liquefatto), che sono due gas combustibili usati anche per il riscaldamento domestico.

La propulsione elettrica era tra i metodi preferiti di locomozione per gli autoveicoli tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, in quanto fornivano un livello di comfort e di affidabilità che non poteva essere raggiunto attraverso le macchine a combustione del tempo.

A causa però dei limiti tecnologici delle batterie, e della mancanza di una qualsiasi tecnologia di controllo della carica e della trazione (a transistor o a valvola termoionica), la velocità massima di questi primi veicoli elettrici era limitata a circa 32 km/h.

Successivamente i progressi tecnologici nel settore automobilistico portarono l’affidabilità, le prestazioni e il comfort dei veicoli a benzina ad un livello tale per cui il conseguente successo commerciale relegò i veicoli elettrici in pochissimi settori di nicchia. Le vendite di autoveicoli elettrici nel 2000 erano di circa 30.000 esemplari su scala mondiale.

A partire dalla fine degli anni novanta, la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie per le batterie fu pilotato dalla impetuosa crescita della domanda di computer portatili e di telefoni cellulari, con la richiesta da parte dei consumatori di schermi più larghi e più luminosi e di batterie di durata più lunga. Il mercato dei veicoli elettrici ha beneficiato grandemente dei progressi ottenuti, in particolare dalla ricerca sulle batterie basate sul litio.

I motori elettrici hanno complessivamente una maggiore efficienza energetica rispetto a quasi tutti i motori a combustione interna. Occorre però considerare l’intero ciclo di produzione e utilizzo dell’energia in gioco visto che l’energia elettrica è una fonte di energia secondaria ottenuta prevalentemente a partire da fonti fossili.

Un mezzo elettrico è poco conveniente in situazioni di traffico scorrevole ed ad andatura costante o sostenuta, in quanto nel complesso il mezzo utilizzerà una maggiore quantità d’energia, in particolare quando viene utilizzato anche il riscaldamento, in quanto il motore termico lavora al meglio senza sprecare inutilmente l’energia solo per tenere acceso il motore come può essere in città, mentre l’energia necessaria per il motore elettrico riceve tante trasformazioni, perdite e dispersioni che non rendono questa propulsione conveniente, per tale motivo i veicoli ibridi misti permettono un uso a più ampio spettro e versatile alle varie situazioni.

La prossima volta vedremo di cosa parlava quel famoso articolo e quali sono le conclusioni a cui sono giunto.

8 pensieri su “Auto elettrica, si o no?

  1. Pingback: Auto elettrica, sì o no? – parte seconda – Enterprises…

  2. Demonio

    Mi interessa l’argomento, mi piacerebbe prendere una macchina ibrida anche se credo che il futuro dell’auto elettrica non debba tanto guardare alla tecnologia delle ricaricabili ma a quella delle fuell cell e dell’idrogeno che ha fatto passi da gigante in pochi anni.Comunque aspetto curioso il seguito dell’articolo!

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      1. Demonio

        Si, da quel che ho letto lo credo anche io.Per me che alla fine la uso poco e per lo più in città sarebbe l’ideale, tanto per lavoro treno tutta la vita o al limite aereo! Di sicuro le celle a combustibile mi affascinano da sempre e sono anni che, anche in ambito di ricerca spaziale ne seguo i progressi.Invece trovo che si stia sottovalutando l’impatto ambientale delle nuove batterie. Comunque…finché c’è ricerca c’è speranza e il bello è che a volte basta una nuova scoperta in un settore per dare il la a tutta una serie di ricadute che portano ad avanzare settori apparentemente lontani come il tuo esempio cellulari/auto. Chissà…comunque in fatto di miniaturizzazione il non vecchio Asimov ci aveva visto lungo!😉

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