Auto elettrica, sì o no? – parte seconda

Il problema di tutte le innovazioni è che vanno accettate. E soprattutto, chi le propone deve fare in modo che vengano accettate.

Io credo che l’innovazione debba essere innanzitutto un cambiamento culturale. Sappiamo che l’ambiente è probabilmente oltre il punto di non ritorno, quindi dobbiamo fare tutto il possibile per non inquinare.

Costi quel che costi. Ma che situazione si trova davanti uno che compra l’auto elettrica per non inquinare e poi deve fare il pieno?

Attualmente in Italia abbiamo 4.207 prese di ricarica in 2.108 postazioni: molte sono periodicamente fuori uso e altre sono perennemente occupate da automobilisti che lasciano la loro auto elettrica collegata ben oltre il tempo necessario alla ricarica.

Questo non va bene, soprattutto se si vuole promuovere l’auto elettrica, e i primi a capirlo dovrebbero essere proprio le case produttrici.

Ora torniamo a quel famoso “articolo” di cui parlavo in “Auto elettrica, sì o no?”.

Il titolo non mi convinceva, però l’ho letto tutto.

Subito dopo la lettura ho pensato che “La morte viaggia su auto elettrica: le verità scomode delle auto ecologiche” (andatevelo a leggere, se vi va) fosse una lettera di una persona che spiegava quali sono i problemi delle auto elettriche.

Ma c’era qualcosa che non mi tornava e dopo aver letto qualcosa in giro, mi sono fatto un’altra idea.

La persona che ha scritto la lettera “sponsorizza” l’utilizzo del metano e di una determinata marca di veicoli. Questa era la prima cosa che non mi convinceva.

Allora sono andato a vedere quali sono i pericoli reali delle auto elettriche.

Le auto elettrice ed ibride sono molto ben studiate dal punto di vista della sicurezza elettrica.

Sono protette da molteplici dispositivi attivi che tagliano a monte l’alimentazione in caso di: urto, guasto, o tentativo di manomissione di isolamenti e scatolati di sicurezza.

Su una Toyota, ad esempio basta provare a tagliare un cavo ad alta tensione, per far saltare istantaneamente 3 relé, staccando gli oltre 200 V di alimentazione.

Vi sono poi elementi passivi, quali ad esempio il “maxi fuse” all’uscita della batteria, che saltano in caso di eccesso di corrente (es. corto circuito verso parti metalliche), isolando nuovamente la batteria.

Nel caso di auto con pile di litio, ad esempio, le Tesla, il collegamento tra singola pila ed il resto dei moduli, avviene attraverso un filo metallico capillare, che salta subito in caso di sovracorrente, andando di fatto ad isolare le singole pile.

In caso di urto così violento da incidere il pacco batterie, diventa effettivamente difficile valutare il comportamento elettrico.

Per come sono progettate e per quel che si è visto nei test che ovviamente sono stati condotti, all’interno dei moduli lesionati le pile vengono scisse dal loro collegamento elettrico principale, annullando di fatto i collegamenti elettrici che portano il pacco completo ad alta tensione. Difficile dunque che una batteria smembrata possa mettere in alta tensione l’intero veicolo.

Il problema maggiore pare essere il pericolo chimico e quindi le possibilità d’incendio. Ed anche qui molto dipende dalla tipologia di batteria.

Un po’ quello che succede anche nelle auto a benzina o a gas, alla fine.

Un’altra cosa che mi ha dato di più da pensare di tutto il cosiddetto “articolo” è la frase “TIR da 1.500.000 km/anno a veicolo”.

Ho preso la calcolatrice: se un tir percorre un milione e mezzo di chilometri l’anno, diviso 365 (lavora tutti i giorni?) fa 4.110 al giorno. Che diviso le ore del giorno fa 171. Quindi abbiamo un tir che si muove sempre, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, a 171 chilometri l’ora!

Letto quello, ho analizzato tutto quello che scriveva, e mi sa che è tutta una grande “promozione”, che tra l’altro non cita un dato che sia uno. Ne dirò uno io.

Nel 2017 circolavano due milioni di auto elettriche. Alcune sono state coinvolte in incidenti. Quanti “morti folgorati” ci sono stati? Zero.

Aggiungo una mia personalissima considerazione. Sono in procinto, a breve, di acquistare l’auto. Avendo sostenuto un esame all’università in cui si parlava di motori a combustione interna e della neonata marmitta catalitica (sì, l’ho sostenuto parecchi anni fa, non c’è bisogno di fare i precisini), so benissimo quanto inquinino le auto con il motore a scoppio.

Quindi, se ne avrò la possibilità, la mia scelta cadrà su di un auto che mi consenta di viaggiare:

  1. In sicurezza;
  2. In sicurezza;
  3. In sicurezza.

E che, soprattutto, non inquini e non prosciughi le mie già scarse riserve economiche.

Ci sono aspetti tecnici, legati alle batterie e alle colonnine di ricarica, che ancora limitano il raggio d’azione dell’auto elettrica e la rendono un filino ansiogena. Ci sono costi d’acquisto ancora poco concorrenziali, che rendono l’elettrico un piacere un po’ snob.

Ma ci sono anche aspetti positivi, sia in termini di comfort di guida che di impatto ambientale (ma ripeto: solo se produciamo energia da fonti pulite, altrimenti ci prendiamo in giro). Ci sono interessanti iniziative volte a migliorare le politiche dell’energia green, ma c’è ancora molto da fare.

Conclusione: le auto elettriche dovranno per forza essere migliorate, ma intanto possiamo sicuramente dire che non sono “bare viaggianti” anche se un eccesso di elettronica può portare ad incidenti come quelli avvenuti recentemente sui Boeing.

Ma quella, è sicuramente un’altra storia.

3 pensieri riguardo “Auto elettrica, sì o no? – parte seconda

  1. Certi articoli smetto di leggerli immediatamente non appena mi imbatto in dati palesemente campati in aria ma che son fatti proprio per attirare gli allocchi. Come dicevo, l’idea che mi sono fatto, in attesa di eventuali smentite serie, è che il futuro è quello delle auto elettriche a idrogeno e li credo che più che tecnologico il problema sia politico e strutturale.Ovviamente la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dell’idrogeno ha al momento costi alti e sarebbero giustificati solo se le energie usate fossero pulite.In attesa di questo step( o di altra tecnologia ora assente…mai dire mai!)credo l’ibrido sia un buon compromesso iniziale. Sulle totalmente elettriche a batteria sono per ora sul attesa sia di una migliore distribuzione che di una tecnologia che ricarichi nell’ordine di minuti e garantisca percorrenze superiori ai 500 km mantenendo negli anni gli stessi livelli. Sulla sicurezza…che dire noi che da piccoli viaggiavano sulle 500, 850ecc ecc direi che se siamo sopravvissuti a quelle auto oggi di fronte abbiamo auto enormemente più sicure in ogni tipologia di propulsione!😉

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    1. Ahah vero. Hai citato proprio le due di mia madre su cui sono cresciuto, la 500 e la 850…
      Io credo, e Milano in questo è all’avanguardia, che la totalmente elettrica dovrebbe relegata ai soli centri urbani con modalità di sostituzione : arrivi al parcheggio, lasci la tua, prendi una elettrica a un tot all’ora. Quando hai finito, torni, rimetti in carica l’elettrica e ti riprendi la tua. Sai che abbattimento di inquinamento ci sarebbe?

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