Neanche gli dei

Neanche gli Dei (The Gods Themselves) è un romanzo di fantascienza del 1972 scritto da Isaac Asimov.

Ha vinto entrambi i maggiori riconoscimenti della letteratura fantascientifica, il Premio Hugo e il Premio Nebula.

Il libro è diviso in tre parti principali, originalmente pubblicate su rivista come tre storie consecutive. La storia principale è una cospirazione da parte di alieni che abitano un Universo parallelo con leggi fisiche diverse da quelle note, con l’intento di ottenere energia trasformando il sole in una supernova. I titoli delle tre parti formano, tutti insieme, una frase unica. Esse sono le seguenti:

  1. Contro la stupidità…
  2. … Neanche gli Dei…
  3. … Possono nulla?

La prima parte si svolge sulla Terra. Ambientata quasi un secolo dopo la “grande crisi”, dove la popolazione mondiale, in seguito al collasso ecologico ed economico, è ridotta da 6 miliardi a solamente 2 miliardi. Il radiochimico Frederick Hallam mentre sta lavorando ad un progetto, scopre sul suo tavolo un barattolo che avrebbe dovuto contenere del tungsteno e cerca di capire cosa sia.

Sebbene non sia molto dotato, Hallam dopo numerose analisi scopre che il barattolo contiene un isotopo del plutonio con numero di massa 186. L’esistenza di tale isotopo è impossibile dal punto di vista teorico: sarebbe dovuto decadere velocemente in tungsteno 186, trasformandosi, mentre il materiale del misterioso campione risultava stabile e decadeva solo molto lentamente.

Questa scoperta permette la creazione di una pompa che produce energia apparentemente pulita attraverso uno scambio di materia (dove il plutonio 186 decade in tungsteno 186 nel nostro universo e viceversa nell’altro il tungsteno decade in plutonio) tra i due universi. Infatti, si scopre che il plutonio proveniva da un universo parallelo con leggi fisiche differenti, cosicché in quella realtà parallela il plutonio era stabile.

Tuttavia, un fisico giovane e idealista, Peter Lamont, scopre che la “pompa” genera un cambiamento delle leggi della fisica in ambedue gli universi, e in particolare della Forza forte. Egli teorizza, infatti, che le leggi fisiche dei due universi, entrando in contatto, tendano a “uniformarsi” ovvero a generare in entrambi i mondi una legge “intermedia” tra le due. Questi cambiamenti mettono in pericolo la stabilità del Sole, causando la sua implosione nel nostro universo e lo spegnimento nell’altro. Questo cambiamento delle leggi viene ritenuto irrilevante. I suoi tentativi di mettere in guardia i potenti per evitare le conseguenze catastrofiche dello scambio sono respinti sdegnosamente. Lamont decide di informare i “para-uomini” di fermare l’uso della Pompa, ma Bronowski gli dice che dall’altro lato non ci sono autorità del Para-universo, ma probabilmente dei dissidenti come loro che non hanno il potere di fermare la pompa. L’ultimo messaggio implora alla Terra di fermare tutto.

Questa parte è il classico Asimov: ambientata unicamente in laboratori, dove poderose innovazioni scientifiche vengono discusse senza fine da scienziati inaciditi e scapoli, che litigano e cercano di farsi le scarpe a vicenda, mentre si intrattengono in passatempi infantili come lanciare noccioline per aria e inghiottirle al volo. La padronanza dell’autore nei riguardi della fisica di base e delle 4 forze fondamentali è ottima e permette di impostare una trama “hard” davvero interessante: c’è una soluzione a tutti i problemi energetici dell’umanità, peccato che potrebbe distruggere l’universo.

La seconda parte si svolge nel Parauniverso e viene descritto dettagliatamente il mondo alieno. In questo mondo vi sono due specie, i morbidi ed i duri. Nella prima ci sono tre sessi con ruoli ben definiti:

Alieno Razionale: sono gli alieni più predisposti per l’attività intellettuale e vengono istruiti dai Duri per migliorare al massimo le loro capacità intellettive; sono il sesso “dominante”: sono infatti loro a decidere quando è giunto il momento di trapassare e quando è il momento di formare la triade. Di solito dedicano una scarsa attenzione ai figli, preferendo dedicarsi pienamente all’apprendimento e all’allenamento intellettivo. Hanno un ottimo intuito dimostrando di essere molto intelligenti, oltre che molto apprensivi. Essi forniscono il seme per la riproduzione. Sono anche il sesso più “compatto”: infatti gli esseri alieni sono come delle specie di nubi atomiche più o meno dense a seconda dell’umore o a seconda dei momenti; sono anche chiamati Sinistro e sono rappresentati da Odeen.

Alieno Paterno: sono gli alieni che si dedicano alla prole; sono per ciò intellettivamente di gran lunga inferiori sia ai razionali che alle emotive, tanto da non riuscire in molti casi addirittura a parlare a causa della loro limitata capacità di comprensione ed hanno come fine ultimo la procreazione e lo sviluppo della Triade (ogni alieno fa parte di una Triade dove è presente un rappresentante di tutti e tre i sessi). Fungono anche da “incubatrice”, cioè ospitano il piccolo al loro interno nello sviluppo fino alla nascita. Non sono sempre razionali e cercano di perseguire il loro fine primario in ogni modo. Sono anche chiamati Destro e rappresentati da Tritt.

Alieno Emotiva: sono gli alieni più rarefatti (più dei Paterni e molto di più dei Razionali) tanto che possono anche “fondersi” nelle rocce (entrando coi loro atomi in quelli del minerale). Sono fondamentali per una fusione (il corrispettivo alieno del rapporto sessuale) in quanto sono quelle che forniscono gran parte dell’energia necessaria ed è per questo che rimangono molto tempo esposte alla luce del sole per “caricarsi” adeguatamente. Sono anche chiamati Medio e rappresentati da Dua. Forniscono l’energia durante la riproduzione perché il seme e l’ovulo si incontrino e sono inoltre indispensabili per legare gli altri due sessi.

I Duri sono gli alieni che si sono fusi permanentemente (quindi “dentro” di loro ci sono tutti e tre i sessi precedenti) e possiedono delle capacità intellettive particolarmente sviluppate. Inoltre, provano dolore al contatto con gli altri esseri “Morbidi” (ovvero, i tre sessi separati). Hanno un linguaggio diverso da quello dei morbidi, comprensibile solo ai razionali.

L’universo parallelo è diverso perché la forza nucleare forte è molto più elevata. Pertanto, le loro stelle sono molto più piccole (una stella come le nostre esploderebbe immediatamente), ed essi provano a sfruttare questa differenza con il nostro universo nel modo descritto sopra. I tentativi di Dua per invertire questo processo sono vani come quelli di Lamont, perché nessuno crederebbe alla veridicità delle tavolette spedite a Lamont (che ha perso molta stima e credibilità, contestando Hallam e definendolo un inetto) e anche perché Dua, diventando un Duro assieme agli altri due membri della sua triade, si scopre essere il principale fautore del piano per la distruzione dei terrestri (elaborato durante le fusioni parziali avvenute in precedenza, preparative a quella permanente).

Nella seconda parte iniziano i fuochi d’artificio: è ambientata nell’universo parallelo da cui proviene la misteriosa energia, gratuita e illimitata, che veniva discussa nella prima parte, e che ha rivoluzionato la vita sulla Terra. Viviamo direttamente la vita delle creature del para-universo, anch’esse soggette a seri problemi energetici; il buon dottore, tante volte “accusato” di non descrivere alieni, si dilunga nel dettagliare la vita sociale e personale di queste creature di energia, che presentano tre sessi con ruoli riproduttivi distinti e fasi di metamorfosi che li portano da Molli a Duri; conosceremo diverse di loro (il Genitoriale Tritt, il Razionale Odeen, l’Emotiva Dua) con le loro personalità e i loro conflitti, appassionanti come quelli tra terrestri. È una descrizione di società aliena degna della “Crociera nell’infinito” di Van Vogt o dei romanzi di Hal Clement come “Strisciava sulla sabbia”. Ma anche in questo mondo i ribelli non hanno vita facile: usata dall’illuminista Asimov verso le follie di massa (in quegli anni poteva essere la guerra atomica o l‘inquinamento o l’esaurimento delle risorse; oggi potrebbe essere il riscaldamento globale).

Nella terza parte, sulla Luna, il cinico ex radiochimico di mezza età Denison, che era stato messo al corrente del pericolo da Lamont nella prima parte, trova una soluzione che non reca danno a nessuno e da cui l’umanità può trarre grande beneficio: egli fa ricorso ad un altro universo parallelo, che esiste in uno stato pre-big bang (un uovo cosmico o cosmeg), dove le leggi fisiche sono diverse nella direzione opposta a quelle dell’universo di Dua, ovverosia si ha una forza forte molto più labile. Lo scambio con il secondo universo parallelo produce più energia a costo zero (che è un effetto alquanto gradevole per i Lunariti, che non erano riusciti a installare una pompa elettronica), e bilancia i cambiamenti introdotti dall’uso della Pompa Elettronica, causando un ritorno dell’equilibrio. Il fisico è aiutato da una guida turistica lunarita chiamata Selene, che è segretamente un’Intuitiva, un umano normale con intuizioni super-umane. Alla fine, Selene e Denison sventano anche un piano per usare la nuova fonte di energia per portare la Luna lontano dall’orbita della Terra.

In quest’ultima parte, Asimov si diverte proprio: e raffigura la vita in una colonia lunare, di fatto uno Stato indipendente libero dai vecchi pregiudizi terrestri, al punto che i rapporti tra Lunariti e Terricoli sono basati sul reciproco disprezzo. È una città del futuro come si poteva immaginare nel ’72, al culmine degli entusiasmi per la liberazione sessuale e la conquista dello spazio: niente più matrimonio, molto sport per abituarsi alla bassa gravità e da praticarsi svestiti (in particolare ci descrive un nuovo sport appassionante e pericoloso, praticabile solo nella bassa gravità lunare), donne libere e sfrontate che stanno a seno scoperto (particolare più volte sottolineato da zio Isaac) chiamate Selene, Diana, Cynthia o Artemis: tutti nomi lunari nella mitologia greca, anche se dànno luogo a giochi di parole più da Brooklyn (‘Selene, do you.. “sell any”?’).

Uno degli scienziati che nella prima parte del romanzo è stato sconfitto dalla stupidità della massa e dall’arroganza di chi se ne mette a capo si rifugia sulla Luna, nella speranza di rifarsi una nuova vita: la sua carriera scientifica è stata distrutta, è stato ridotto a fare il venditore di deodoranti (sia pure arrivando a essere dirigente vendite): in un nuovo pianeta spera di ricominciare a fare qualcosa che abbia un significato almeno per lui stesso. Forse senza saperlo si trova invischiato in un triplo gioco di spionaggio tecnologico: le autorità scientifiche sia terrestri sia lunari fingono di stimarlo, ma in realtà lo disprezzano e pensano solo ad usarlo per carpire i risultati delle ricerche più avanzate della controparte. Ignorando o sforzandosi di ignorare tutto ciò, egli porta avanti le sue ricerche in nome della propria dignità; e grazie anche alla assistente-spia che gli è stata affidata, in realtà stufa anche lei di manipolazioni e prevaricazioni, riusciranno a sbugiardare i ciarlatani che si erano attribuiti i meriti scientifici della scoperta iniziale, ma soprattutto a risolverne il problema energetico universale con un’ulteriore geniale scoperta, che non potrà che entusiasmare gli appassionati di fantascienza tecnologica!

A questi meriti aggiungo le descrizioni dei paesaggi lunari, meno liriche di quelle di Clarke ma concrete e ricche di dettagli credibili nell’immaginare le attività in superficie e nei sotterranei: quale sarà il modo più opportuno di camminare, se ci sia acqua sulla Luna. Non manca l’idillio tra il vecchio scienziato reso cinico dalla vita e la giovane “Intuizionista” (qualcosa più di una scienziata), provocante e libertina ma con un fondo di purezza e ingenuità, che dopo aver a lungo deriso l’infatuazione del primo, cederà al suo fascino “vissuto”.

In una lettera del 12 febbraio 1982 Asimov scrisse che questo era il suo romanzo di fantascienza preferito (ed anche il mio, nda).

L’ispirazione di Asimov per il titolo del libro e le sue tre sezioni, è una citazione da Friedrich Schiller (1759 – 1805): “Mit der Dummheit kämpfen Götter selbst vergebens.” (“Contro la stupidità neanche gli dei possono nulla.”)

Asimov descrisse una conversazione nel gennaio 1971 quando Robert Silverberg si doveva riferire ad un isotopo di un atomo, semplicemente uno arbitrario, come esempio. Silverberg disse Plutonio186. “Non esiste un tale isotopo” disse Asimov, “e non può esistere”. “E quindi?” rispose Silverberg. Più tardi Asimov inventò sotto quale condizione il Plutonio186 sarebbe potuto esistere, e quali complicazione e conseguenze avrebbe portato. Doveva appartenere ad altro universo con altre leggi fisiche. E iniziò a scrivere le sue idee, che gradatamente divennero questo libro.

Asimov prese i nomi degli alieni immaturi – Odeen, Dua, e Tritt – dalle parole Uno, Due e Tre nella lingua della sua Russia natale. Il nome dell’alieno maturo, Estwald, è forse ispirato dal Tedesco-Russo Wilhelm Ostwald (1853 – 1932), inventore del Processo Ostwald, una chiave di sviluppo nella produzione di fertilizzanti e di esplosivi.

 

2 pensieri riguardo “Neanche gli dei

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