Goodbye

Il 1969, come dicevo in “Led zeppelin I“, fu uno degli anni centrali per lo sviluppo di un certo genere di musica.

Il rock si evolse… evolvette… ma come si dice?

Digressione necessaria.

Il verbo “evolvere”, come “devolvere”, ha alcune particolarità: all’indicativo passato remoto offre ben tre scelte per la prima persona singolare e per la terza persona singolare e plurale.

La coniugazione è la seguente:

  • io evolvetti, evolvei, evolsi
  • tu evolvesti
  • lui volvette, evolvé, evolse
  • noi evolvemmo
  • voi evolveste
  • loro evolvettero, evolverono, evolsero

La forma in -etti trova la sua origine nell’analogia con stetti (dal latino stetui); quella in -ei si è formata in analogia alle forme della prima e terza coniugazione -ai (portai) e -ii (aprii); la terza forma è la forma di perfetto forte, in analogia con il passato remoto (sigmatico) del verbo volgere. Fine digressione.

Il rock, dicevo, CAMBIO’ () e iniziò a diventare qualcosa di differente.

Gli anni 70 del rock videro l’inserimento di nuovi strumenti musicali, che arricchirono il genere di nuove sonorità; nacquero così dei sottogeneri molto corposi: “Hard Rock” (Slade, Kiss, Black Sabbath, Sweet, Uriah Heep, Thin Lizzy, Status Quo, Styx, T.Rex, Led Zeppelin, AC/DC e Deep Purple), “Psichedelico” (Jefferson Airplane, Grateful Dead, Captain Beefheart, Frank Zappa, Tim Buckley, Velvet Underground), “Progressive” (Pink Floyd, Yes, Soft Machine, King Crimson, Gentle Giant, Traffic e Van der Graaf Generator) per rimanere ai maggiori.

I Cream sono stati una band rock britannica attiva tra il 1966 e il 1968, che, rivisitando vecchi schemi del blues, riuscì ad innovare il rock in generale, influenzando molti artisti, tra i quali Jimi Hendrix, Queen, Black Sabbath e Van Halen. Formati dal chitarrista Eric Clapton, dal bassista Jack Bruce e dal batterista Ginger Baker, furono il primo power trio ad aver avuto notevole successo e uno dei primi supergruppi della storia.

Pubblicarono solo quattro album, “Fresh Cream” nel 1966, “Disraeli Gears” nel ’67, “Wheels of Fire” nel ’68 e “Goodbye” nel 1969. Vendettero però milioni di dischi.

Goodbye (chiamato anche Goodbye Cream), come dicevo, è il quarto e ultimo album in studio dei Cream, con tre brani registrati dal vivo e tre registrati in studio.

Fu pubblicato in Europa dalla Polydor Records e dalla Atco Records negli Stati Uniti, debuttando a Billboard il 15 febbraio 1969 (postumo, dunque, si erano già sciolti). Raggiunse il numero uno nel Regno Unito e il numero due negli Stati Uniti.

Poco prima del rilascio del terzo album, “Wheels of Fire”, il manager del gruppo, Robert Stigwood, annunciò lo scioglimento dopo un tour di addio e un concerto finale alla Royal Albert Hall a novembre ‘68.

Poco prima dell’inizio del loro tour di addio, i Cream registrarono tre canzoni agli IBC Studios di Londra con il produttore Felix Pappalardi e l’ingegnere Damon Lyon-Shaw.

I brani “Badge” e “Doing That Scrapyard Thing” furono registrati da Clapton utilizzando un altoparlante Leslie, mentre tutte e tre le registrazioni erano caratterizzate da strumenti a tastiera suonati da Jack Bruce o Felix Pappalardi.

Il gruppo iniziò il tour di addio il 4 ottobre 1968 a Oakland, in California e 15 giorni dopo, il 19 ottobre, si esibì al Forum di Los Angeles dove le tre registrazioni live di Goodbye vennero registrate con Felix Pappalardi e gli ingegneri Adrian Barber e Bill Halverson.

Il piano originale per Goodbye era di farne un doppio album, con un disco con registrazioni in studio e l’altro con esibizioni dal vivo molto simili a “Wheels of Fire”, ma per mancanza di materiale di qualità a portata di mano l’album fu di un solo disco con tre registrazioni dal vivo e tre registrazioni in studio.

In una recensione recente di “Rolling Stone”, il critico musicale Ray Rezos scrisse che Cream, secondo lui, avrebbero meritato di lasciare con un album migliore. La maggior parte delle canzoni dal vivo hanno un suono inferiore alle registrazioni originali e le tracce in studio sono segnate dallo stesso difetto di “Wheels of Fire”, ovvero la presenza del blues su canzoni le cui composizioni non erano blues (a suo parere).

Ciononostante, “Goodbye” è stato votato come 148 ° miglior album rock di tutti i tempi nel sondaggio di Paul Gambaccini del 1978 di 50 importanti critici rock americani e inglesi.

In una recensione retrospettiva per “AllMusic”, il senior editor Stephen Thomas Erlewine definì Goodbye un’opera di “hard, heavy rock” con “momenti forti”.

Insomma, i critici si sono molto divisi, su quest’album.

Personalmente lo ritengo un tributo, non il migliore del gruppo (adoro Disraeli Gears), un ricordo di quattro anni di grandissima musica.

Ricordiamo che i “supergruppi” fecero la storia del Rock di quel periodo, ed Eric Clapton fece la storia dei “supergruppi”, fondando o partecipando attivamente a quattro grandissime formazioni: “Yardbirds”, “Bluesbreakers”, “Cream” e “Blind Faith”.

Ma parliamo delle canzoni del disco.

Aprono le danze le registrazioni live dal Forum di Los Angeles, con la roboante cover di “I’m so Glad” in prima fila, cover di uno dei padri del delta-blues, Skip James, dilatata a dismisura rispetto alla litanica e acustica versione originale: il possente muro sonoro creato nella jam dalle magmatiche e autonome linee di basso di Bruce, dallo stile impetuoso ma preciso di Baker e dalle evoluzioni chitarristiche della Fast hand, fa sembrare i Cream una versione titanica dei Grateful Dead live.

La successiva “Politician”, che chiude la Side A, è invece opera di Bruce (con il puntuale aiuto del paroliere Pete Brown), e mantiene una struttura molto più scandita, rimanendo comunque nel giro blues del basso, anche nelle improvvisazioni centrali. Continua la sagra del live electric blues nella Side B con una densa cover di “Sitting on the Top of the World” (già contenuta, per altro, nella parte in studio di “Wheels of Fire”), che richiama, per la forza strumentale, i Led Zeppelin live di “Dazed and Confused”.

Tocca poi alle tre canzoni registrate, di cui solo “Badge” (made in Clapton) rimane memorabile e davvero degna.

Canzonetta, però, con una linea di basso perfetta e con un giro di chitarra che, magia, è lo stesso di una strofa di Here Comes the Sun dei Beatles: non per niente tra i credits spunta il nome di George Harrison. A proposito di Beatles, “Doing That Scrapyard Thing” potrebbe benissimo essere contenuta nel “White Album”, senza che molti si accorgano che è firmata da Jack Bruce, così come la successiva “What a Bringdown” di Baker.

11 pensieri riguardo “Goodbye

  1. Come si dice: ma quante ne sai! Grazie. C’ero e ho vissuto quegli anni dove toccavi la creatività con mano, come si dice. Quanto al 1969, tempo fa mio nipote mi ha chiesto di segnalare 10 pezzi notevoli usciti quell’anno, e ho fatto una enorme fatica a creare una selezione.

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    1. Questi sono 10 album, non in ordine, molto “notevoli” usciti quell’anno (ma sicuramente me ne scordo qualcuno): King Crimson – In The Court Of The Crimson King; Jefferson Airplane – Volunteers; The Band – The Band; Quicksilver Messenger Service – Happy Trails; Nick Drake – Five Leaves Left; Isaac Hayes – Hot Buttered Soul; Neil Young – Everybody Knows This is Nowhere; Led Zeppelin – Led Zeppelin I; Led Zeppelin- Led Zeppelin II; Who – Tommy.

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  2. Non mi importa alcunché del rock, ma sono un appassionato del verbo evolvere per cui ho fatto qualche ricerca. Il verbo ha senz’altro il suo posto in italiano, ma i dizionari del XIX secolo (Tommaseo, Fanfani) lo ignorano mentre è citato dal Treccani degli anni ’90 del XX secolo. Vero che su Internet si trovano le tre versioni che tu citi (https://www.coniugazione.it/verbo/evolvere.php), tuttavia ho dei dubbi sull’autorevolezza della fonte, sul sito della Crusca non ho trovato la coniugazione.
    Qualche considerazione: il paradigma latino è “evolvo, evolvi, evolutum, evolvere” per cui in italiano sono possibili sia “evolsi” che “evolvei” ma evolvetti da dove esce? Sembra omologo al napoletano “mettetti” e simili ma, il fatto che sia forma corretta nella lingua napoletana, per cui ho il massimo rispetto, non significa che sia forma corretta in lingua italiana.
    Restano comunque aperti tutti i problemi relativi a cosa sia la lingua italiana ed a chi abbia autorità su di lei.

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