La musica è finita? – parte terza

In “La musica è finita – parte seconda”, avevo raccontato come nel 1962 i produttori rifiutarono i Beatles considerandoli dei capelloni rumorosi.

Ma, a prescindere da quello che pensavano quelli della Decca Records, negli anni ’60 ci fu un fiorire di gruppi o artisti “chitarristici”, che, con l’avvento di strumenti di amplificazione sempre più sofisticati e con la comparsa della distorsione, trovò in gruppi come i Rolling Stones, Pink Floyd, Led Zeppelin o solisti come Jimi Hendrix la massima espressione.

Alla fine degli anni sessanta iniziò a crescere la “black music”, il “soul”, il “funk” e il cosiddetto “r&b” (rhythm and blues), che iniziarono ad affiancare alla chitarra altri strumenti, come le tastiere e i fiati: la chitarra non era più protagonista assoluta, ma era ancora presente.

Verso la fine degli anni ’60 iniziò a prendere piede anche l’utilizzo del “sintetizzatore” all’interno anche di gruppi tendenzialmente rock: il synth avrà un ruolo piuttosto marginale in quel periodo, ma avrà un ruolo determinante negli anni successivi per determinare il declino della chitarra come strumento protagonista della musica.

Gli anni ’70 si possono considerare la “Golden Age” del rock, con gruppi che raggiunsero l’apice proprio in quegli anni, con, ad esempio, “Doors”, “Deep Purple”, “Black Sabbath”, “Lynyrd Skynyrd” e “King Crimson”. Ma anche la musica non prettamente “chitarristica” si sviluppò in quegli anni, con Elton John e Billy Joel, ad esempio.

La fine degli anni ’70 fu un momento cruciale per la storia della musica per almeno tre motivi: la nascita del “punk”, l’avvento della “disco music” e una ulteriore rivoluzione tecnologica, non solo nel realizzare la musica, ma anche nel registrarla.

Il “punk”, movimento di ribellione, che nei “Ramones”, nei “Sex Pistols” e nei “Clash” ebbe la sua massima espressione, non portò delle vere e proprie novità dal punto di vista stilistico, ma contribuì piuttosto a considerare i “vecchi” gruppi come Pink Floyd o Led Zeppelin come ormai superati.

La musica “dance”, o “disco music”, ebbe un impatto talmente forte che quasi più nessuno, da quel momento in poi, la poté ignorare: tantissimi artisti di estrazione rock, ma anche jazz inserirono in quegli anni elementi di disco music nei loro lavori.

La “discomusic” sicuramente doveva molto al funk di James Brown, nel quale la chitarra era presente, ma proprio l’eliminazione di quell’elemento fece la storia e nacquero così fenomeni come Donna Summer, Gloria Gaynor, gli ABBA e Barry White, tanto per dirne solo qualcuno.

Terzo elemento nato alla fine degli anni ’70, l’accelerazione tecnologica nel mondo digitale: ne approfittarono artisti come David Bowie o Brian Eno, che fecero da apripista a tutta la musica elettronica che sarebbe nata nel decennio successivo.

Negli anni ’80, anche se è vero che alcuni gruppi rock si affermarono proprio in quel periodo, pensiamo agli AC/DC, è anche vero che fu il decennio in cui la maggior parte dei gruppi dei cosiddetti “dinosauri” si sciolsero: Led Zeppelin o Jethro Tull facevano fatica a trovare una collocazione nel nuovo contesto tecnologico; contesto nel quale invece si trovavano bene gruppi che pur partendo da una tradizione rock, quindi chitarristica, riuscirono ad adattare il loro modo di fare musica. Penso a “Queen”, “Police” o “Dire Straits”, ad esempio.

Questi gruppi cambiarono molto negli anni, inserendo sempre più elettronica; non lo fecero solo loro, ma anche gruppi più “rock”, o addirittura “metal”, come gli Iron Maiden (sentire l’album “Somewhere in Time”) o i Van Halen, che con il brano “Jump” effettuarono la perfetta mescolanza tra rock e musica elettronica.

A metà anni ’80, un’altra spallata alla chitarra rock, con la nascita di un certo tipo di pop, con “Depeche Mode”, “Duran Duran”, “Spandau Ballet”, gruppi che hanno sì la chitarra, ma solo di accompagnamento, o “Pet Shop Boys”, in cui la chitarra non esiste proprio.

Negli anni ’80, grazie a due artisti in particolare, Michael Jackson e Madonna, cambia anche il modo di fare musica dal vivo, con veri e propri show in cui il ballo e la danza vanno a rosicchiare spazio alle parti strumentali che caratterizzavano i concerti anni ’70.

A quel punto, tranne che episodicamente, il rock era ormai diventata una musica di nicchia. Certo, successi commerciali come “Bon Jovi” o “Guns N’ Roses” non furono proprio di nicchia, ma nel complesso sicuramente delle eccezioni.

Gli anni novanta si aprirono con una sorta di rigurgito rock, con la nascita di gruppi come i “Nirvana”, “Soundgarden” o “Pearl Jam”, che però faticavano comunque ad affermarsi in un mondo musicale ormai orientato alla musica di un certo genere: è degli stessi anni, infatti, la nascita dei fenomeni “Brit Pop” e “Boy Band”, nipoti e figli di Madonna e Michael Jackson.

In quegli anni, la rivoluzione digitale e il nuovo modo di fruire della musica non aiutò lo sviluppo di un certo tipo di generi, quanto piuttosto il sorgere di dischi come “Achtung Baby” degli U2 o “Jagged Little Pill” di Alanis Morrisette, che possono rappresentare bene la mescolanza tra rock ed elettronica.

La musica “dance”, dopo un calo negli anni ’80, si riprese nel decennio successivo, con la nascita di sottogeneri, quali la “house”, la “techno” e la “dj music”. Questo ha comportato, contemporaneamente alla nascita dei videoclip, che sia nata un’intera generazione educata musicalmente senza chitarra e con brani sempre più corti e “leggeri”.

Il problema nasce anche da quello: la fruizione “veloce” della musica aveva già di fatto ridotto la musica in radio, accorciando sempre più la durata dei brani, che non sarebbero stati mai più “strutturati” come un tempo. Personalmente, ascoltando per lo più musica rock, adoro i brani di 6-7 minuti, nei quali gli artisti riescono ad esprimere in un solo pezzo cose che altri più “moderni” non riusciranno mai a fare.

Come raccontavo, la nascita della musica sul web è stata forse la spallata finale alla musica “chitarristica”. Non illudano le reunion fatte da praticamente tutti i gruppi storici, o il successo di gruppi come Metallica o Green Day. La musica rock, quella con le chitarre, non esiste semplicemente più.

Ma perché la musica chitarristica è così importante per definire un parametro di “qualità” della musica? Ve lo spiego la prossima volta!

3 pensieri riguardo “La musica è finita? – parte terza

  1. Ho sempre pensato che il genere “rock” (in senso molto ampio e molto generalizzato) fosse grandemente sopravvalutato. Forse perché, amante del pop, non mi sono mai troppo avvicinato a quel genere (ma ho parecchi dischi ‘rock’ che mi piacciono, ad ogni modo), o forse perché, alla fin fine, il pop è più fruibile in termini di ascolto e di ‘replica’ (fischiettandolo o cantandolo sotto la doccia).
    Ma ora come ora, la chitarra rock manca anche a me. Troppa musica usa-e-getta prodotta senza saper suonare alcun strumento, troppa musica priva di anima e priva di consistenza. Questo è il danno dell’MP3 e dello streaming: chiunque può diventare musicista, senza saper fare un beato caxxo. Ben vengano le chitarre, dunque.

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