La musica è finita? – parte quarta

Abbiamo visto, nei tre precedenti articoli, di come la fruizione e la musica stessa siano cambiate negli anni.

Prima di andare avanti, vi spiego cos’è la “dinamica”.

Nel linguaggio musicale la dinamica si occupa dell’intensità dei suoni, indipendentemente da quale ritmo essi abbiano. In pratica, è il volume del brano che stiamo ascoltando.

Ricordate quando vi parlavo di anni ’80 e di certi gruppi? Ho nominato i Dire Straits, che sono da sempre uno dei miei gruppi preferiti.

A parte le caratteristiche che hanno reso unico il loro modo di fare musica (chi suona la chitarra lo sa, Mark Knopfler è un mostro), una delle caratteristiche che li contraddistingue è proprio l’utilizzo della dinamica nei loro brani. Ma se andiamo a prendere i gruppi rock di un certo livello, ci accorgeremo che tutti cercano di sfruttare questa caratteristica della musica.

La dinamica non è importante solo nella musica. Ricordate il mio professore di analisi? Anche nella vita, l’uso di dinamica è cruciale per i rapporti umani. Ma vediamo prima un esempio musicale.

Nelle tabelle che seguono, vediamo dei grafici, ricavabili da semplici app o programmi di editing musicale.

Il primo è Telegraph Road, dei Dire Straits. Il secondo è il brano vincitore del Festival di Sanremo 2019, Soldi, di Mahmood. Il terzo è il brano in testa alla classifica di Spotify, “E’ sempre bello” di Coez.

Telegraph road

Soldi.png

Coez

Cosa notiamo? Che l’uso della dinamica nei Dire Straits è calibrata, per un finale in crescendo, mentre il range dinamico in brani più moderni è praticamente nullo.

Un’altra cosa molto importante è il respiro. Certo, la chitarra non è uno strumento a fiato, ma se leggete quei grafici, noterete che ci sono delle pause, esattamente come se la chitarra fosse una tromba e il chitarrista dovesse rifiatare per poi ricominciare.

Il silenzio, o respiro, è una delle cose più sottovalutate nella musica, soprattutto in quella rock, ma è importantissima. Purtroppo, nella musica moderna il respiro quasi non esiste: in un brano di tre minuti, che dovrai ascoltare mentre fai altro, mentre sei in treno, in metro, mentre fai acquisti o sistemi la casa, la dinamica ed il respiro sono praticamente ignorate.

Questo non vale solo nel mondo della musica. Pensateci un attimo.

Se abbiamo di fronte una persona che parla nervosamente e convulsamente, il “tactus” di cui parlavo prima funziona lo stesso, e anche noi ci agitiamo. Al contrario, se abbiamo di fronte una persona che parla lentamente e con calma, potremmo annoiarci.

Aveva ragione il professore, quindi!

Eh, già. Perché il nostro cervello ha una capacità estrema di adattarsi ai rumori; se vicino a casa vostra ci fosse una fabbrica che fa sempre lo stesso rumore, dopo qualche tempo non lo sentireste più.

Uno degli esperimenti più strani che abbia visto riguardava una camera anecoica, così detta perché immersa nel silenzio.

La stanza del silenzio è costruita in modo da annullare completamente sia i rumori provenienti dall’esterno sia la riflessione sulle pareti interne dei suoni prodotti da dentro. È formata da due camere costruite una dentro l’altra: quella più interna, cuore dell’intera struttura, è isolata dal resto del mondo da uno strato di fibra di vetro spesso 1 metro e le sue pareti sono rivestite da una curiosa tappezzeria tridimensionale in schiuma sintetica capace di spezzare e assorbire il 99% delle onde sonore.

Le misurazioni all’interno del locale hanno stabilito la sua rumorosità di fondo in -9,4dB. Per farsi un’idea di cosa questo significhi basta tener presente che 0dB è la soglia dell’udibile per l’orecchio umano e 30 dB è il volume dei suoni che si sentono normalmente di notte nelle nostre stanze da letto.

Entrando in questo locale si diventa insomma l’unica fonte di rumore. E una volta che il nostro udito si è abituato al silenzio assoluto, inizia a percepire tutti i suoni prodotti dal nostro corpo: il battito cardiaco, lo scorrere del sangue nelle vene, l’aria che entra e esce dai nostri polmoni. L’esperienza può risultare così estrema da far perdere l’equilibrio fisico e psicologico a chi soggiorna al suo interno.

Una versione più semplice, chiamata camera ad acustica controllata è quella tipicamente realizzata negli studi di registrazione dove si cerca un suono pulito e fedele, in particolare per strumenti con cassa di risonanza (come quelli a corde) o voce che soffrono della presenza di eco.

Uno degli effetti curiosi della camera anecoica acustica è la degradazione del senso di equilibrio: l’orecchio, infatti, contribuisce alla percezione spaziale basandosi sull’eco. L’artificiale cancellazione dello stesso compromette parzialmente l’efficacia dei sistemi di orientamento istintivi, basati su un organo apposito sito nell’orecchio interno.

Il fatto di ascoltare musica con range di dinamica nullo (volume alto, in sintesi) non fa che peggiorare la nostra percezione e la nostra capacità di ascoltare. Nella musica come nella vita.

Come dicevo, quindi non è stata la scomparsa della chitarra a trasformare la musica, quanto la diminuzione della dinamica nella costruzione della musica.

Ma era già accaduto? Possiamo sperare che nei prossimi anni si torni a fruire di musica di qualità?

Ovviamente io me ne rendo conto ogni volta che prendo la metro o il treno ed ho le cuffie. Se provo ad ascoltare capolavori della musica, come “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin, “Bohemian Rapsody” dei Queen o “Comfortably Numb” dei Pink Floyd, ad un certo punto dovrò alzare il volume.

Uno dei brani che mi piacciono di più in assoluto è quello dei Dire Straits citato prima, “Telegraph Road”: se guardate nel grafico ad un certo punto ci sono proprio dei secondi di silenzio, che io non potrei godermi appieno con le cuffie mentre faccio altro.

Rinunciare alla dinamica nella musica, dove tutto è audio, vuol dire emozionarsi di meno e vivere la musica in modo asettico. L’assenza di dinamica è figlia del modo in cui ascoltiamo la musica, e non è la prima volta che succede, nella storia.

Già, nel 1700 era già accaduto. Lasciate che vi spieghi.

Se pensiamo alla musica classica, ci viene in mente prevalentemente una musica piena di dinamica, di range dinamico molto ampio, quindi con punti molto intensi e punti molto lievi; in realtà non è sempre stato così.

Infatti, alla fine del 1700, Mozart componeva musica principalmente per i mecenati di allora per poi suonarla nei palazzi e durante le feste, quindi c’era gente che parlava, c’era gente che ballava e quindi faceva molto molto rumore di fondo. Se Mozart avesse usato un range dinamico molto ampio in quelle situazioni, nessuno si sarebbe accorto di lui. Quando invece suonava nei teatri, che hanno un audio controllato e dove le persone cercano di non produrre neanche il minimo rumore di fondo, poteva anche permettersi di avere un range di dinamica ampio.

Concludo con una considerazione e un consiglio.

Quando noi “vecchi” diciamo che la musica moderna fa schifo, non ci riferiamo al singolo prodotto, perché nel passato non è che si facesse solo musica di livello eccelso. Ci riferiamo alla qualità della musica rock, che con l’uso di dinamica e respiro, faceva in modo che il cervello non si atrofizzasse.

Il consiglio è di prendervi una mezz’oretta alla settimana in cui ascoltare della musica. Ma non in metro, sul treno o mentre si stira la biancheria. Stesi sul divano, con le cuffie, provate ad ascoltare un brano dei Dire Straits. Poi mi saprete raccontare.

7 pensieri riguardo “La musica è finita? – parte quarta

  1. Totalmente d’accordo con te ed aggiungerei un non è che sono vecchio ma sono loro i gggiovani che non sanno di cosa parlano e cosa si perdono! E i pezzi che hai citato sono tutti tra i miei preferiti compreso Telegraph Road! Io poi ne ho uno che mi fa da “calmante” quando sono nervoso o agitato ed è Child in Time dei Deep Purple…beh…non ho i dati della sua dinamica ma li di pause e riprese e crescendi e diminuendi ce n’è in abbondanza! Ecco, alla musica di oggi in generale manca oltre a questa dinamica anche la capacità di fare brani che sorprendano e certi vecchi brani riescono a sorprendere anche dopo il millesimo ascolto mentre un brano attuale già dalla prima nota so già dove va a parare…

    Piace a 1 persona

  2. Il problema della musica moderna si riflette su quel “tutto e subito” che è il dogma della vita moderna.
    La musica non scappa, si cerca la via più facile, senza perdersi in fronzoli.
    Peccato che i “fronzoli” rappresentino la qualità artistica della canzone stessa.
    Si cerca di ovviare alla scarsità di idee (o – diciamolo – alla mediocrità musicale) con un flusso di parole più o meno scombinate che non danno “respiro” al brano stesso, ma che chiudono l’ascoltatore in un involucro.
    Può piacere: il rap e più ancora l’hip/hop giocano sul flusso di parole, espresse ritmicamente senza quasi prendere fiato, peccato però che pochi sappiano davvero fare rap e hip/hop. Molti scimmiottano, imitano, ma il loro brano oggi sarà 1° in classifica, ma tra 10 giorni sarà già dimenticato.
    E l’MP3 verrà cancellato on un clic.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...