Storia, magistra vitae – Erminio Laura

Vorrei sia chiara una cosa.

La guerra è la cosa peggiore che un uomo possa concepire.

Le brutture che gli uomini hanno fatto (e fanno, e purtroppo faranno) ad altri uomini sono solo da condannare, senza giustificazione alcuna.

In queste pagine mi sono occupato di cose che sono accadute nei periodi immediatamente successivi all’8 settembre del ’43, perché sono quelli che per anni sono stati sottaciuti o negati da una delle parti in causa.

Qui non si fa assolutamente apologia, ma si cerca di far capire che in guerra non ci sono angeli e diavoli, ma, tranne qualche rara eccezione, solo diavoli.

Che anche tra le fila di coloro che avrebbero dovuto dare una speranza a chi la guerra l’aveva subita, c’era gente marcia e crudele.

Ricordiamo il contesto storico, prendendo delle frasi di una persona che quei fatti li ha vissuti in prima persona, cioè Winston Churchill.

[A Mussolini] Se fossi stato un italiano, sono sicuro che avrei dato la mia entusiastica adesione alla Vostra vittoriosa lotta contro gli appetiti e le passioni bestiali del leninismo… L’Italia ci ha offerto l’antidoto necessario al veleno russo. D’ora in poi nessuna grande nazione sarà priva dei mezzi decisivi per proteggersi contro la crescita del cancro bolscevico. (1927: citato in George Orwell, “Chi sono i criminali di guerra?”, in Tra sdegno e passione, p. 369);

Se io fossi italiano sarei stato con voi [Mussolini] fin dal principio […] il vostro movimento ha reso un servigio al mondo intero. (nel 1927, ai giornalisti nel corso di una sua visita a Roma) (Citato in Richard Lamb, Mussolini e gli inglesi, p. 108);

Il signor Mussolini è il più grande legislatore fra i viventi. (1933) (Citato in Richard Lamb, Mussolini e gli inglesi, p. 108, con ampio dettaglio di riferimenti documentali);

Che [Benito Mussolini] sia un grand’uomo io non lo nego… ma è anche un criminale. (Citato in Guido Gerosa, Churchill, Mondadori, 1972, p. 98).

Questo per inquadrare il contesto storico. Allora l’iscrizione al “fascio” era quasi una norma, checché ne dicano gli smemorati.

Nel dopoguerra la retorica antifascista può avere dato l’impressione di aver compiuto un taglio netto con i vent’anni precedenti, ma come il “politicamente corretto” non cancella il razzismo, non ridà la vista a un cieco chiamandolo non vedente, dobbiamo comprendere che il fascismo del Ventennio fu un grande movimento di massa.

Certo, gli antifascisti militanti, c’erano, ma erano una minoranza. Ci voleva un coraggio al limite dell’eroismo.

Ti spaccavano la testa, ti costringevano a bere l’olio di ricino, ti mettevano in galera, ti mandavano al confino in isole remote.

Il regime ebbe anche un consenso, più o meno vasto a seconda dei momenti. Ma è sempre difficile misurare il consenso di una dittatura, quando non esiste un’alternativa. “Qui non si parla di politica” era scritto nei locali.

Tra pochi giorni assisteremo a centinaia di celebrazioni da parte delle istituzioni per la cosiddetta liberazione, celebrazioni sistematicamente riportate da tutte le tv e grandi giornali.

Nemmeno una parola di ricordo o di pietà per tutti coloro che combatterono dall’altra parte, per coloro che tennero fede alla parola data, per coloro che liberamente fecero delle scelte. Scelte che poi avrebbero pagato, con gli interessi.

Finché si proseguirà con l’insegnamento e la propaganda di una storia a senso unico, manichea, nella quale tutti i buoni stanno da una parte e tutti i cattivi dall’altra, l’Italia non sarà mai veramente una nazione. E dopo il 25 aprile, io voglio ricordare il 26 aprile, a guerra finita, a Italia liberata.

Giovanni Battista Laura era un agricoltore cinquantenne dell’entroterra ligure di ponente e aveva i suoi campi nel paese di Baiardo. Viveva con la moglie Erminia di 44 anni e 2 figli: Erminio di 12 anni e Paola di 8.

L’uomo, ex combattente nella grande guerra, era stato iscritto negli anni 20/30 al fascio e aveva ricoperto la carica di segretario del P.N.F. in Baiardo.

Dopo la (prima) caduta del fascismo la famiglia si estraniò dalla politica attiva, badando al suo lavoro di agricoltura e cercando, come si dice, di starne fuori, mentre nella città e nei piccoli centri si stavano ristrutturando le vecchie organizzazioni fasciste e le prime trame della resistenza.

Il 25 agosto del 1944, una delle Brigate Garibaldi era da quelle parti.

Le Brigate Garibaldi furono delle brigate partigiane organizzate dal Partito Comunista Italiano operanti nella resistenza italiana durante la seconda guerra mondiale.

Composte in gran prevalenza da comunisti, in esse militarono anche esponenti di altri partiti del CLN, specialmente socialisti.

Quella brigata era comandata da Luigi “Gino” Napolitano, nato a Cosenza nel ’24 ma residente nel Sanremese, che sarebbe poi negli anni ’60 diventato Senatore della Repubblica nelle fila del Partito Comunista Italiano.

Quel giorno d’estate, Giovanni Battista Laura fu prelevato dai campi dalla Brigata comandata da Napolitano, e fu portato ad Aivogo, nel comune di Molini di Triora, punto di ritrovo delle formazioni partigiane.

Non tornò più a casa.

Il giorno dopo, irriconoscibile per le sevizie subìte, fu ritrovato assassinato: l’autopsia fu effettuata dal Dottor Pasquale Alliata e gli atti di morte (due, uno del Comune di Triora, l’altro del Comune di Baiardo) furono firmati dal commissario prefettizio.

Qualche tempo dopo, una mattina di fine gennaio del ’45, Erminia, vedova di Giovanni Battista, insieme alla madre Maria Banaudo, si stava recando ad Apricale quando incontrò alcuni contadini del luogo.

Quelli la avvisarono: “Occhio, ci sono i partigiani della “Gori”, da queste parti!”. “perché, non ne ho ancora avuto abbastanza?”, disse lei.

Poco dopo fu assalita, le furono strappati i vestiti, fu violentata, le furono estratti gli occhi e tagliate le orecchie, quindi le fracassarono il cranio.

Poche ore dopo, su segnalazione di un pastore, in regione Orsetto, fra monte Acuto e Colla Bassa, venne ritrovato, parzialmente sepolto, il piccolo Erminio, di soli 12 anni.

Furono riscontrate tre fratture del cranio, la frattura scomposta della mandibola e molti denti rotti; sul corpo furono contate ben sette pugnalate.

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Si seppe successivamente che il ragazzino, saputo che la mamma era andata in quella località, aveva voluto seguirla ed era andato via da casa all’insaputa dei parenti.

Ma non furono gli unici orrori di Baiardo, basta cercare e se ne trovano a decine, così come se ne trovano a decine per ogni luogo “liberato” d’Italia.

Giusto processare e condannare chi nel ventennio si era reso protagonista di reati infamanti.

Faccio fatica a immaginare, però, quali reati abbia potuto commettere Erminio Laura, 12 anni, la cui unica colpa era stata quella di nascere.

2 pensieri riguardo “Storia, magistra vitae – Erminio Laura

  1. Io ho avuto i racconti dei miei famigliari che hanno vissuto il ventennio e la guerra. Non mi hanno mai nascosto che ci sono stati casi di partigiani che si sono comportati come nel tuo racconto, così come ci sono stati fascisti e tedeschi che, soprattutto durante la guerra, hanno finto di non vedere nè sentire. Ma lo sbilanciamento tra le due posizioni era enorme.

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