Pomi d’ottone e manici di scopa 2

Nello scorso capitolo (Pomi d’ottone e manici di scopa) abbiamo visto le unità di misura dei dati e di come stiano crescendo vertiginosamente. Ma quanto spazio servirebbe per contenere tutto lo scibile umano?

Per capire meglio la cosa, dividiamo la storia dell’umanità in parti (poi capirete perché).

La prima parte va dalla comparsa dell’uomo fino all’invenzione della scrittura. Come è comprensibile, in questa parte della Storia, non sono state accumulate nozioni di alcun tipo, poiché le conoscenze venivano tramandate in maniera “orale”.

La seconda parte va dall’invenzione della scrittura a Johannes Gutenberg. Questi, che era un orafo tedesco, nel 1455 introdusse in Europa la stampa. In realtà, i cinesi l’avevano già da più di 4 secoli, ma visto l’isolazionismo in cui si erano relegati, la stampa rimase un loro segreto per parecchio tempo.

La terza parte va dall’invenzione della stampa all’invenzione del computer. Chiaramente, si tratta di una questione di velocità. Scrivere dei dati come sto facendo io sul mio portatile ha una portata sicuramente maggiore rispetto a quanto si faceva con la macchina da scrivere fino agli anni in cui era l’unico modo di scrivere (eccetto la penna, ovviamente).

Dall’invenzione del computer ad oggi, solo per una questione di raccolta dati e di velocità di elaborazione degli stessi, vanno fatte tre ulteriori divisioni: fino al 2006, dal 2006 al 2011 e dal 2011 al 2015.

Ebbene, nei primi tre periodi, quindi dalla comparsa dell’uomo all’invenzione del computer, si può dire che tutte le conoscenze siano stati accumulati 12 exabyte di dati. Cioè, tutti i geroglifici, pittogrammi, papiri, libri, tavolette di cera e tutto quello che è stato prodotto dall’uomo fino alla digitalizzazione dei dati è 12 EB. Ovvero circa 12 miliardi di Gigabyte.

Dalla comparsa del computer fino al 2006 (la suddivisione l’ha fatta l’Università di Berkeley), sono stati prodotti 180 exabyte. Se state sgranando gli occhi, non lo fate, perché i numeri successivi saranno ancora più scioccanti. Ritornando al periodo in questione, in pochi anni sono stati accumulati dati 15 volte maggiori rispetto ai millenni precedenti.

Dal 2006 al 2011, sempre secondo quella ricerca, sono stati accumulati 1.600 exabyte di dati. In 5 anni quindi quasi 9 volte i dati accumulati nei 20-25 anni precedenti.

Nell’ultimo periodo, dal 2011 al 2015, sono stati prodotti 8 zettabyte (ricordate? 1021 byte). Un numero davvero impressionante.

Oggi il mondo produce tra 1 e 2 Exabyte di nuova informazione ogni anno, equivalenti a circa 250 MB per ogni uomo, donna e bambino sulla faccia della Terra. L’informazione stampata di ogni tipo rappresenta solo lo 0,003% del totale.

Questo comporta, secondo me, due problemi.

Il primo è che le memorie magnetiche sono di gran lunga il mezzo più utilizzato per la memorizzazione delle informazioni e rappresentano anche quello a più rapido tasso di crescita, con la capacità degli hard disk commerciali che raddoppia ogni anno. Le memorie magnetiche stanno rapidamente diventando il mezzo universale per il salvataggio delle informazioni.

Ma chiunque abbia studiato la fisica (o abbia avuto un pc negli anni ’90) sa che tutto ciò che è magnetizzato, si può smagnetizzare. O, meglio, demagnetizzare.

E i dati si perdono, per sempre.

Il secondo problema è il controllo dei dati.

Problema che sta diventando sempre più pressante, soprattutto con chi con quei dati ci lavora.

Se un’astronave aliena arrivasse sulla Terra e volesse capire quali sono gli esseri maggiormente agenti, quindi i dominanti sul pianeta, con cui interloquire, e cercasse di farlo attraverso internet, penserebbe che sono gli oggetti connessi alla rete (la famosa IOT): nel 2020 saranno 80 miliardi, mentre noi umani siamo solo 7 miliardi.

Ogni giorno produciamo una mole di dati che è otto volte le dimensioni di tutte le biblioteche americane. Come fare a controllare tutti questi dati? Non è che molto presto la situazione ci sfuggirà di mano?

Secondo me la cosa ci è già sfuggita di mano, e il nostro cervello nel giro di qualche generazione si andrà atrofizzando sempre più. Guardate il film “Idiocracy”.

Nel film, del 2005, viene descritta una situazione paradossale: Joe è un militare “nella media”, in tutto né eccelle né demerita, Rita è una prostituta. Entrambi vengono scelti per un programma di ibernazione umana. Si risveglieranno nel 2505 in un mondo dominato dagli stupidi, in cui sono loro gli esseri più intelligenti: toccherà a loro quindi risolvere i problemi del mondo.

Quando ho visto il film, ho avuto l’impressione che sotto la patina della commedia leggera che a tratti fa sorridere si intraveda uno scenario possibilissimo, drammatico come pochi. Ormai, l’occidente produce software “a prova di scemo” che aiutino a pensare sempre meno, le normative sulla sicurezza consentono di tenere l’attenzione sempre più bassa, c’è un’illusione di conoscenza e un’incapacità generale.

La cosa dilaga da anni, tanto che l’analfabetismo funzionale è uno dei veri drammi della società moderna.

La nostra civiltà è stata costruita con il pensiero, da alcuni filosofi che passeggiavano sotto un portico, e probabilmente sarà distrutta dalla mancanza dello stesso. O no?

11 pensieri riguardo “Pomi d’ottone e manici di scopa 2

  1. “E i dati si perdono, per sempre.” parto da qui perchè mi hai ricordato un post di qualche tempo fa in cui ipotizzavo proprio un eventuale lavoro sul campo di archeologi spaziali arrivati sul nostro pianeta in uno scenario di estinzione: cosa potranno mai studiare ed analizzare con supporti che senza energia non funzioneranno o saranno comunque decaduti? Analoga domanda se la sono posti alcuni studiosi a proposito del disco ottico spedito sulla Voyager(o la Pionier…le confondo sempre!) chiedendosi se una civiltà aliena sarà in grado di leggere quel che probabilmente neppure noi oggi sapremo più leggere visto che già dvd e cd sono “superati” dai supporti usb! Per non parlare dei supporti a nastro tipo vhs! Spariti!
    Sul film anche ci feci un post. Lo trovai geniale nella sua intuizione anche se, con una idea del genere, con un alto cast ed un altro regista sarebbe potuto diventare un film da Oscar. In ogni caso mi tornano alla mente le parole di un mio professore di Sistemi che già allora intuì che la ridondanza nelle informazioni sarebbero state un problema, specie se, tale ridondanza sarebbe stata piena di informazioni inutili!

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  2. “Idiocracy” lo devo assolutamente vedere.

    Oggigiorno, non solo i nostri dati (anzi: il nostro sapere, la nostra storia) è immagazzinato in supporti magnetici (che anche a livello domestico si possono perdere, rompere, smagnetizzare), ma ancor peggio di spediamo nel “cloud”), di fatto perdendone la proprietà e devolvendo al cloud la gestione dei dati.
    Se il servizio cloud “chiude” (per motivi tecnici, politici, tsunami, ecc…) tutto ciò che “era” nostro viene perso.
    Ma credo che sia una strada da seguire inevitabilmente, non vedo troppe alternative al momento.

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